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mercoledì 13 agosto 2025

Trekking per i 60!










 Per i nostri 60 anni, siamo del 1965 , io , Enrico P, stimato collega siciliano e Carlo, lombardo, alpinista, guida del gruppo e conoscitore di mille percorsi montani, decidiamo di celebrare la cifra tonda con un trekking in giornata. Giunti a Margno in macchina, parcheggiamo vicino alla funivia. L'impiegato allo sportello ci dice che sta per partire una cabina. La prendiamo al volo. Nel cabinato vetrato il panorama da cui ci allontaniamo, Margno e le montagne intorno, è mozzafiato. Giunti in Pian delle betulle, Carlo aziona il GPS. Siamo diretti al rifugio Santa Rita. Carlo è un alpinista, una volta arrampicava, ma gli è rimasta la profonda conoscenza della montagna e una varietà di percorsi eseguiti sulle montagne della Lombardia senza eguali. Subito troviamo un percorso pianeggiante e qualche famigliola, cani e figliolanza al seguito, che si avventurano per la ragnatela di percorsi che si inerpicano fra le montagne, parte boschivi e parte esposti al sole. Presto restiamo soli, mentre affrontiamo le prime salite, in mezzo ai boschi e incocciamo in qualche ruscello meno pieno di quanto fosse un tempo. Carlo , mentre fa strada con andatura serrata, si ferma per spiegarci che i percorsi sono molto poco battuti perché ci sono molti meno camminatori di un tempo, in montagna e che , rispetto agli anni '70 e '80 c'è una desertificazione dei camminatori. Le nuove generazioni hanno abbandonato la montagna in luogo dei Mac Donald e dei centri commerciali, dice. Ogni tanto c'è qualche tratto di piano e questo ci consente qualche divagazione. Sullo sfondo si vede la città di Premana, ad un certo punto e  Carlo ci dice che un tempo era famosa per i coltelli ma dopo la globalizzazione non più. Soppiantata dal "potere giallo": dai cinesi. Lungo il percorso c'è la possibilità di rifornire le nostre borracce, si incontrano molte fontanelle a getto continuo. Vicino ad una di queste fontanelle incontriamo due ragazzini minorenni in mountain bike. Notiamo che sono delle mountain bike vere, non gli ultimi prototipi di mountain bike a pedalata assistita, di quelli a cui piace vincere facile, che salgono senza il minimo sforzo giusto per l'insano gusto adrenalinico della discesa a tutta velocità, correndo rischi personali e facendoli correre ad altri camminatori o bikers. Giacché la strada è di tutti e la libertà di ciascuno di noi finisce dove inizia l'altrui. Affidiamo a questi due ragazzini, idealmente, il futuro di un'umanità che conservi il più a lungo possibile quell'idea fondativa dell'essere umano che consiste nell'uso del proprio cervello e dei propri muscoli nello sfidare le forze della natura e i suoi elementi. Sperando che la profezia di Bukowski non si avveri. E cioè che a furia di scale mobili l'umanità perda l'uso delle gambe e finisca per camminare sul culo. Concetto estensibile in vari ambiti e campi, chiaramente. Siamo partiti molto tardi e nonostante il buon passo, ad un certo punto ci accorgiamo che non riusciremo ad arrivare per le due al rifugio Santa Rita, e che non potremo così rifocillarci. A quel punto, nel momento di questa riflessione, ci troviamo nei pressi di un altro rifugio, Madonna della Neve. Decidiamo di sederci lì, per un boccone. Ci accoglie un cordiale signore agèe che dice di essere un volontario dell'associazione Mato Grosso e che quel rifugio si chiama Madonna della neve. Al parallelepipedo tipo malga, c'è anche annessa una chiesetta con tanto di sacerdote sorridente e accogliente quei pochi coraggiosi camminatori, per lo più ultracinquantenni, c'è da dire, che si trovano a passare da quelle parti. Ci servono, a me ed Enrico, delle tagliatelle al ragù deliziose, mezzo di rosso..e concludiamo con delle torte biologiche che si è portato dietro Carlo, nel suo zaino dove pare entrarci l'infinito. Enrico approfitta per immergere i piedi in una ritemprate fontanella cauterizzandoli dalla lunga camminata (due ore e trenta circa). Durante il pranzo ci rilassiamo e ascoltiamo da Carlo, in vena di narrazioni da cui ricavare massime, il racconto del cappotto, passato dal bisnonno, al nonno al papà, sino a lui, quando il mondo conosceva il valore del riutilizzo per contro alle drammatiche immagini documentaristiche dal lui osservate in tv giorni fa che mostravano enormi matasse di vestiti tali da costituire, per proporzione visiva, l'immagine di un'isola, in Malesia, dove branchi di diseredati si aggirano cercando qualche vestito riutilizzabile della Shein, in un mondo, quello attuale, che si basa sulla produzione infinita di merci in un sistema finito. Che è poi la definizione in biologia del cancro. Salutiamo i gestori del rifugio e ci incamminiamo sulla strada del ritorno. Ci troviamo di fronte ad un dilemma: ritornare indietro dalla stessa strada correndo il rischio di non trovare l'ultima corsa della funivia, oppure tirare dritto fino ad Introibo e cercare di beccare n autostradale per ritornare a Margno. Decidiamo che rifare il percorso dell'andata è troppo per le nostre energie. Lungo la discesa, su una strada di cemento, in mezzo ai boschi, con a destra il serpentello di un grosso ruscello, che vicino a rifugio Tavecchia diventa cascatella, la teoria di jeep che portano e riportano i turisti che hanno rinunciato a camminare per cominciare la trasmissione genetica degli striscianti sul culo. Giunti a Introibo, abbiamo la fortuna sfacciata di beccare quasi subito l'unico pullman della giornata diretto a Margno. Il capolinea è proprio di fronte al bar della funivia e la birra finale è d'uopo. La considerazione finale è di Enrico: ho trascorso una giornata in cui mi sono sentito libero, ho staccato la spina...e adesso posso attaccarmi ad un'altra spina...media...

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