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martedì 5 settembre 2017

L'estate del 2017, parte uno

L'estate del 2017 per me si è concretata in uno spazio di due settimane, la prima quindicina di agosto, trascorse in quel di Ostuni, mio luogo natio, di radici e affetti.


Ero partito con l'invocazione telefonica a mia madre, prima di partire, di fare le polpette, genius loci gastronomico pugliese per antonomasia e , in definitiva, pietanza che caratterizza chi le prepara. Non troverete una sola nonna o mamma o figlia o chef che le faccia uguali alle altre. Ognuno ci mette qualcosa di suo. In definitiva fare le polpette è come fare l'amore, non troverete uno che lo faccia uguale a qualcun altro. E puoi persino fare cilecca...succede quando si bruciano le polpette.


Ho viaggiato con l'autobus della Marino , come di consueto. Pioveva, il che era abbastanza raro  e , che dico, da ricordare, in un'estate-questa cosa sì,  è stata particolare- fra le più calde che io ricordi. Temperature tropicali e umidità marziane. Attraverso il diluvio sull'autobus bipiano colmo di bipedi, verso poco dopo Lodi, città a me nota per aver dato  il nome ad un piazzale e ad un corso di Milano. E questo senza che s'offenda nessuno, non m'è ancora scappato di andarci.


In autobus si dorme poco, e le lucine da lettura non le usa nessuno, nel timore di disturbare gli altri...ehm, gli smartphones degli altri...tutti a guardare tv e film sfruttando la connessione wi-fi gratuita fornita dalla Marino Viaggi. Mi rassegno e cerco di rilassarmi, mettendomi in posizione yogica del loto. Mi osservano in modo un po' strano, più che altro perché riesco ad incrociare le gambe nonostante la mia complessione da plantigrado.
Poco dopo spiove e tutti si tranquillizzano , anche perché sotto quell'acquazzone l'autobus non aveva minimamente accennato a diminuire la propria andatura. E tutti si erano per un po' tenuti ai sedili simili a molti passeggeri durante decollo o partenza di un aereo.


Le soste notturne sono sempre benvenute. In un quarto d'ora si cerca di sgranchirsi e di sgranocchiare qualcosa. E si finisce sempre per svuotarsi il portafoglio con alimenti inutili e calorici e costosi, prerogativa questa di tutti gli autogrill. Dove puntualmente ci si ferma. E poi , dato il periodo, fine luglio inizi di agosto, persino per andare in bagno c'è la fila come al botteghino di uno stabilimento balneare ligure-riminese.


Chi sa perché ma, delle soste con la Marino, mi ricordo sempre quelle nei pressi di Termoli. Lì, verso le 4 di mattina, il bar è affollato dagli amanti dei cornetti ammazzanotte. Ragazzi dagli accenti alla Di Pietro chiacchierano e fumano, mentre consumano i cornetti dell'autogrill i cui impiegati servono con i sorrisi a mezz'asta dettati dal sacrificio di dover lavorare mentre gli altri gozzovigliano. Sono uniche , le ragazze molisane, piuttosto in carne , alcune , parecchio bianche di carnagione , le smilze.
I libri che vendono agli autogrill mi fanno gioire di non essere uno scrittore di successo. Sono destinati alla lettura estemporanea dei primi capitoli, fra una capatina su facebook e l'altra, dello smartphone di chi se li è comprati sull'impulso del momento. Io di tutti una volta mi sono comprato quello sulle virtù dell'Aloe di Padre Romano Zago, un frate italiano che vivendo in Brasile s'è inventata una sorta di panacea di tutti mali a base di Aloe vera. Non so, magari funziona molto meglio di certi farmaci iperpubblicizzati.


L'alba di solito non la vedo mai, è il mio momento di dormire della grossa. Non lo so, è stato sempre così, quando viaggio in autobus o in treno.
Ma alle prime luci del sole, dopo aver lasciato qualcuno a Monopoli e poi a Fasano, sulla sinistra, scorgo il Parco Regionale delle Dune Costiere. E sullo sfondo il mare della costa ostunese, dai colori cangianti, mixati dal filtro di quelle ciglia di cime di macchia mediterranea penetrate dal primo sole che spunta dietro le murge dal lato opposto della strada.




Alla stazione Erg di Rosa Marina, vengo scaricato. Mentre aspetto che venga a prendermi in auto mio fratello, detto il maresciallo, perché, punto, è questo che fa, il maresciallo dei Carabinieri, entro nel bar, abbandonando i bagagli incustoditi sul piazzale antistante. Nel bar c'è odore di cornetti e caffè e sul banco a destra, di fronte al banco del bar, ci sono i giornali. Voglia di comprarmi "Il quotidiano" per leggermi le ultime sulla campagna acquisti del Lecce. La squadra per cui tutti noi in famiglia tifiamo e che dopo i fasti delle massime serie calcistiche si dibatte nelle secche della Lega Pro, la vecchia serie C, finita lì per vicende legate al calcio scommesse. Ma l'estate è leggerezza. Non importa se anche nel calcio è tutto un trucco, partite truccate, promozioni annunciate, arbitri venduti, dirigenti scorretti...quintessenze del malcostume italico di sempre dove ci si ritiene imprenditori edili là dove si è palazzinari e manager dove invece si è apprendisti stregoni appena usciti da una soap opera sudamericana.


Mio fratello arriva poco dopo e si trova già comprati Il quotidiano e la Gazzetta dello Sport, che di leggerezza abbiamo da fare il pieno. Sperando di non tracimare nell'aria fritta, dopo cotanto Renzismo e Grillismo. Apolide di sinistra, mi sento, secondo una ben nota definizione che mio padre ha dato a se stesso, riguardo a posizionamento politico. Chapeau, il Boss non ne sbaglia una, di definizioni, da incidere nel marmo.


-Ciao, Professò, mi chiama così affettuosamente, un po' alla prendiperculo (ma bonario) , mio fratello, per via di certe mie prerogative intellettualoidi, come questa pretesa di scrivere libri, come stai? , completa.
-Sono stato meglio, ma anche peggio, direi che sto democristianamente bene...
Saliamo in macchina e arriviamo sulla strada 379 fino allo svincolo per Ostuni(a destra si va a Villanova Mare). Saliamo verso la città bianca, su questo serpentone, questa anaconda di asfalto squamoso (ormai nemmeno elettorale), in mezzo agli ulivi secolari che con i loro tronchi sembrano discutere fra loro e commentare il nuovo arrivo "milanese"...mentre con il Brother si chiacchiera del più e del meno, di salute, di sport, con immancabile critica estetica alla mia ormai cronica pancetta(che essendo stato io un atleta in molti  non sono più abituati e vedere).


Una volta superata Ostuni, che con quel presepe palestinese di case bianche affastellate le une sulle altre trasmette sempre una sensazione nostalgica di bellezza senza tempo, ci avviamo sulla strada per Cisternino, dove  i miei vecchi villeggiano d'estate, in una dimora avita, annegata nell'ombra di pini che hanno più o meno la mia età....visto che sono stato io a piantarli (ricevuti in regalo dal buon Peppe P. che aveva il papà, buonanima, forestale).




L'arrivo è sempre bello, da figliol prodigo, accolto sempre dall'abbraccio dei "vecchi". Bisogna avere rispetto per chi ti  ha dato i natali, nutrito e pasciuto, e magari non sei venuto come speravano, ma questa è la storia di sempre di ogni tempo e luogo e una madre e un padre ti ameranno comunque. Ma le eccezioni non mancano e io sono fortunato (vedi il film Gran Torino).


Faccio colazione, tutti ossessivamente attenti alla mia dieta(ma ha senso in vacanza?). Colazione leggera con fette biscottate e marmellata d'arance fatta da mammà. Una squisitezza.


Poi si va a mare...


Al Pilone, ma dall'interno del villaggio. Lasciamo la macchina fuori in un parcheggio e percorriamo una delle arterie che tagliando il villaggio di villette a schiera che dà sul mare...


Andando in spiaggia incontriamo vecchi amici e le solite storie del perché non porti con te la fidanzata...e le solite risposte del perché è così che ci piace vivere, non convivendo, vedendosi due tre volte alla settimana ognuno con i propri spazi, forse, e dico forse, magari dura di più...
le convezioni sociali sono una stratificazione e anche chi pensa di esserne immune ne è intriso sino al collo, ma tant'è...


Spiaggia di sabbia, e siamo io , il Brother , sua moglie, avvenente sicula mediterranea e mia nipote Ludmilla, che non perde occasione per conteggiare le multe di cinque euro ad ogni parolaccia detta da me: sono appena arrivato e siamo a 340 euro...Minchia! Ah, scusate, 345.


Il mare è spettacolare e io mi immergo nell'acqua per il mio primo bagno di stagione. Nuoto fino alle boe e una volta lì, mi aggancio a una e faccio qualche esercizio di apnea...dal che mi accorgo che devo riprendere yoga, che ho i polmoni rinsecchiti e che resisto solo pochi secondi. Ora c'ho poco più di 50 anni non dico che devo resistere come un pescatore di perle o un tricheco sino a modificarmi geneticamente, ne diventare in pochi minuti uno yogin capace di entrare in catalessi per giorni e giorni. Ma si può fare di più...Ed è uno dei miei buoni propositi: esercizi di apnea tutti i giorni in cui si va a mare...


Mentre esco dall'acqua vecchi amici mi salutano , mi stringono la mano e ricordano gli antichi trascorsi calcistici, quando ero magro come un fuscello( aridaie!). Una volta la pancia era simbolo di benessere e abbondanza, oggi con le nuove tendenze salutiste è sinonimo di cattive condizioni generali e tutti si consolano che il passare del tempo non ti sta risparmiando, mentre loro giocano ancora al pallone (beati loro). E infatti c'è Tonino I .che mi saluta con affetto e restiamo per un po' all'acqua bassa , con il mio Brother che della mia generation non ne sa molto, ad ascoltare incuriosito....


In piedi nell'acqua bassa di poco oltre il bagnasciuga, Tonino sta in piedi ben piantato con i suoi quasi due metri di statura, la pelata ben rasata, gli occhiali da sole e un cappello alla Carlo Verdone marito pignolo di MAGDA  in partenza per le vacanze estive.
Davanti a lui, di schiena al sole e alle ville del villaggio Pilone, ennesima spianata di cemento sparsa a pochi metri dal mare e come sempre impattante sul piano ambientale-ma sono rimasto uno dei pochi a indignarmi, l'indignazione continua alla fine diventa silenzio per orecchie acufeniche-a braccia conserte io  mio fratello lo ascoltiamo. E sì perché Tonino come molti salentini delle generazioni nate negli anni sessanta, ha un certo gusto per la narrazione orale .E per la teatralizzazione della stessa , con mimiche facciali e corporee, d'accompagnamento, che meriterebbero di essere filmate e incluse in un dvd sul "Teatro naturale dei meridionali".
-Con tuo fratello, Fabrì, dice rivolto al maresciallo, abbiamo giocato al pallone in un epoca in cui le panche degli spogliatoi  erano intrisi di un forte odore di olio canforato, recita con quel suo tipico accento ostunese unico al mondo, inconfondibile, come quasi tutti i dialetti salentini molto tipici e caratteristici , tutti diversi gli uni dagli altri, come ebbe modo di constatare con meraviglia il glottologo tedesco Gehrald Rohlfs nella stesura di quell'opera straordinaria nota come "Vocabolario dei dialetti salentini".
-Quell'anno giocammo un campionato allievi regionali. Si giocava su campi in terra battuta o coperti di sansa, la sostanza di risulta degli oleifici...oppure, come nel caso del campo del Torchiarolo, su campi pieni di camomilla, riprende a dire restando in quella posizione da anziano che si è appena alzato dalla sua sedia di corda , interrompendo la sua siesta per spiegare o raccontare uno stralcio di vita vissuta, un tassello del puzzle di una storia fra le storie che alla fine compongono il grande affresco della STORIA,  a lettere maiuscole.
-Ricordo una storica partita con gli allievi del Lecce, fu memorabile, fa...
Mio fratello ascolta assorto e interessato, parliamo di una generazione a lui antecedente, che ha avuto nel calcio la sua formazione guerriera finalizzata ad affrontare la vita. I cinesi hanno il Kung Fu, gli indiani lo Yoga, i thailandesi il Muay Thai, noi abbiamo avuto il calcio...ma non un calcio patinato da copertina traslucida bisettimanale, un calcio rustico, campestre, rupestre, un calcio fatto di spogliatoi senza cuscini e tè caldo, un calcio fatto di docce fredde, un calcio fatto di vegetallumina e olio canforato, di pacche sulla spalla e persino di sigarette fumate nell'intervallo, fra un tempo e l'altro, si stesse vincendo o meno, poco importava.
-Giocammo su un campo in erba...per la prima volta nella nostra vita, fa, e digrigna i denti sorridendo ironico con quella sua espressione sardonica, sogghignante, il capo ondeggiante ad accompagnare enfaticamente le parole del racconto....
-E chi aveva giocato, mai, fino ad allora, su un campo in erba? Era la prima volta, ma non slo per me, per tutti noi. Ricordo che l'allenatore era il mitico "Fagiolino", indimenticabile, direi...me lo ricordo persino come giocatore, bassino, giocava dietro in difesa e aveva un bel calcio, un bel piede...beh, insomma, a farla breve(premessa inutile e beffarda in un racconto che si preannuncia torrenziale-altro che Paolini, lui è solo uno che ha capito che il racconto orale narrato è teatro), iniziamo a giocare e la partita è equilibrata. Il campo è a Surbo, lì nei pressi di Lecce. Ricordo che iniziò a piovere e , già il campo era in erba, poi con la pioggia , bagnandosi, ci invitò a nozze circa gli interventi in scivolata...mai potuti fare sui campi in terra o sansa. Fatto sta che li mettiamo sotto, gli impediamo di giocare come vogliono. Premetto(l'ennesima delle infinite premesse e parentesi e rivoli del torrente in piena della narrazione principale)che nel Lecce giocavano giocatori che poi hanno calcato palcoscenici della serie A e uno di loro , un certo Progna, non so se ve lo ricordate(dice rivolto a me e mio fratello), ha poi giocato anche in nazionale.
Io e mio fratello accenniamo al fatto che lo conosciamo, ma ci tacciamo subito per non rompere l'incanto narrativo. Narrare i ricordi è un po' come riviverli, ritornare giovani, ritornare su quel campo, fare un viaggio castanediano in un altra dimensione, che così deve sembrare ritornare a vivere i ricordi , viverli di nuovo con qualche aggiustatina d'immaginazione qua e là per riempire i buchi neri durante il ripetersi dell'azione narrativa.
-Insomma questo Progna era inarrestabile, due cosce che sembravano due prosciutti San Daniele, portava avanti la palla saltandoci come birilli...anche se noi reggevamo bene, Ciccio Zoccoletta fece un partitone, tanto che poi dopo la partita il presidente del Casarano fece un offerta di non so quanto, e all'epoca era molto, ma mo' non mi ricordo quanto...comunque fece un partitone, colpi di testa in tuffo, entrate in tackle, un partitone, fece...Fagiolino dalla panchina mi fece capire che questo Progna andava in qualche modo ridimensionato, così alla prima occasione che si presentò, come ben ricordi, Nico, io ero un centrocampista interditore, l'ho affrontato e l'ho atterrato. L'arbitro mi redarguì pesantemente, ma la cosa finì lì. Poi c'erano anche altri giocatori forti che giocavano già in serie B con il Lecce, anche se in panchina; ma in questi casi, si sa, lo stare a contatto con campioni che vivono tensioni e pressioni enormi  , fortifica ...Fra di loro c'era un certo Tusino , un attaccante. Ma Ciccio Zoccoletta gli mise la museruola. Non gli fece prendere un pallone.
Il tempo passa, sotto il sole, noi con i piedi e metà polpacci nell'acqua, ma la storia si fa avvincente...
-Ma Progna continuava a fare il bello e cattivo tempo, era inarrestabile. Comunque quasi alla fine del primo tempo stavamo zero a zero. Beh, dissi, qua devo fare qualcosa se no questo ci farà un gol o lo farà fare a qualcuno dei suoi. Ad un certo punto su una palla vagante a centro campo, eravamo tutti e due in ritardo, io e Progna, e  che cazzo , c'era l'erba, l'erba bagnata, mi lanciai in scivolata per prendere il pallone, ma lui ce la fece ad arrivare prima- per forza, con quei prosciutti di gambe-mi anticipò. Ma io a quel punto mi ero già lanciato in tackle ed entrai con i tacchetti sul suo ginocchio, nel quale gli si aprì un taglio evidente che sanguinò immediatamente. L'arbitro mi si avvicinò e disse, questa è una partita di pallone non una guerra. Tirò fuori il cartellino rosso e mi espulse. Ma la cosa che ricordo con grande piacere di tutta questa faccenda fu che Progna non accennò minimamente a lamentarsi, persino mentre era lì a bordo campo mentre gli mettevano i punti alla ferita al ginocchio, non disse niente. E quando mi andai a scusare mi dette la mano con un calore inaspettato. Non lo dimenticherò mai. Questo è professionismo. Era già un professionista e ragionava da professionista. Ma neanche da professionista italiano, sembrava quasi inglese, di mentalità inglese...
-Sarà stato di mentalità inglese ma non dubito che la sera stessa si sarà fatto un piatto di orecchiette al sugo e ricotta forte con un bel bicchiere di Primitivo rosso di rinforzo, dico.
Mio fratello sorride e anche Tonino, che ondeggia ancora sulle sue gambe ben piantate da mediano interditore. Si lamenta che non può più giocare, i maledetti menischi, le maledette ginocchia , sta meditando di fare qualche altra attività. Ma nell'attesa non fa niente. Sta fermo. Medita sui suoi ricordi e non riesce ad accettare che non potrà più giocare nemmeno con gli amici sui campetti di periferia della Città Bianca.
-Ti consiglio la bicicletta, o il nuoto, dico, sono due cose che fanno molto bene a chi ha problemi alle ginocchia.
-Lo so, fa lui, ci sto pensando...ma io sono uno che proprio il pallone ce l'ho sempre avuto nel sangue e mi ci vuole un po' di tempo per accettare di abbandonarlo, come un vecchio amore, una nave scuola, da cui torni tutte le volte in cui qualcosa è andato storto. Ed è come averla persa per sempre, quella nave scuola....









sabato 18 marzo 2017

Diario di un pedalatore urbano, due...

Sabato pomeriggio, ho già letto qualche brano del Dhammapada, scritto il capitolo di un giallo che sto scrivendo e le gambe mi fremono, richiedono movimento. Bevo un paio di mate memore della biografia di Guevara dove l'argentino appare sempre con questo necessario tiramisù droga benefica in mano mentre lo succhia in una cannula, mentre mi bardo di tutto punto, pantaloncini imbottiti, un paio di magliette cotonate, guantini , calzettoni ritensivi e casco e occhiali da sole alla Blade, vampiro diurno. 
Poi vado nel box delle bici del condominio, la mia bici presa dal Decathlon dieci anni orsono che ha resistito a tutto, intemperie e inattività, nel tempo in cui correvo a piedi e basta, come aerobica salutista, la inforco ed eccomi fendere un insospettabile vento, per questi lidi, parliamo di Corsico, hinterland milanese e western meneghino. Di qui a poco salgo sul ponte che da Corsico mi porta verso Cesano Boscone  e traffico accettabile, mentre penso , lo penso sempre in bici nel traffico, al classico rapporto costi benefici che implica che andare in bici nel traffico fa molto meglio alla salute che non andare in bici nel traffico, ed eccomi giunto al cospetto dell'Ipercoop La Torre, nei pressi di Baggio, già Milano e già popoloso quartiere foriero di linguaggi periferici che arricchiscono gli intricati rimati testi dei nostri rapper da parchetto e canna serale(che hanno sostituito noi che eravamo, a quell'età, i ragazzi dl muretto e delle pomiciate oceaniche), svoltare verso via Bisceglie, capolinea della linea rossa della metropolitana , mentre due ragazzine in età scolare tentano il suicidio attraversando la strada da parte a parte in superficie, per non volerlo fare dal sottopassaggio, forse per godersi, in definitiva, questo sole improbabile di marzo .Taglio Baggio nel mezzo e mi dirigo verso l'Ospedale San carlo, sto pedalando sostenuto da un quarto d'ora e ho in mente di arrivare fino al parco di Trenno, in via  Novara, che con questo sole sia pur velato effetto abat-jour coperto da sottana precoito, deve essere uno spettacolo unico di uomini e donne che nulla hanno a che vedere con "Uomini e Donne" di canale 5. Taglio a destra e faccio un leggero dislivello che mi porta verso via Novara , attraversando via Carlo Marx , in mezzo a palazzi che ricordano, guarda caso, kombinat dell'ex DDR o padiglioni d'allenamento di una mitica squadra di calcio della Germania comunista , nei pressi dell Karl Marx stadium dove giocava il Karl Zeiss Jena che seppellì la Roma decenni fa sotto una valanga di reti inopinatamente definite dopate. Pedalare ti fa viaggiare nel viaggio e la mente vaga alla ricerca di immagini del passato fiutando immagini non ancora verificatesi o avvenute in mondi inesistenti o in altri mondi ancora, è l'effetto dopamina dello sforzo aerobico. Eccomi in via Novara, attraverso un semaforo vicino ad una chiesa, in via Sant'Elena, dove si sta svolgendo un funerale, poco dietro in ultra strada un mercato è in via di disallestimento, sullo sfondo di una casa d'epoca che ha sulla facciata la ragnatela di un edera che si fa verde solo in inverno.
Entro nel parco e percorro la stretta linea d'asfalto rabberciato alla meglio ma che ancora tiene, sul lato estremo , seguendo altri due bikers che hanno la pedalata decisamente più fluida, ma io mi godo il paesaggio, lungo la linea di alberi senza foglie, verdi d'inverno anch'essi, scheletriti, sotto i quali la linea di panchine ospita ,ciascuna, degli anziani probabilmente gay(da come guardano ammiccanti) che godono di immaginazione nel veder passare giovani virgulti joggers o bikers , come se l'immaginazione fosse l'eiaculazione del più potente organo sessuale, che è la mente, nel tramonto delle loro vite che mai nessun viagra risveglierà, perchè questi rimedi raddrizzano membri senza ridar libidine...
Continuo lungo la lingua d'asfalto, per circa tre chilometri, pur non essendo giovane e pur non essendo virgulto, ma con la passione per l'osservazione rotante e svolto poi, una volta al termine del parco, tornando indietro dalle viette centrali, zigzagando fra scenette che mi si mostrano, che testimoniano la varietà multiculturale di questa città: due russi o ucraini, chi lo potrebbe dire, in campo neutro dove sono, mangiano seduti su delle panchine di legno e tracannano le loro birre in santa pace, mentre dei ragazzi pachistani e indiani , poco dietro di loro giocano a cricket e più avanti su uno dei campi di calcio con porte, bandierine e persino linee delimitanti bianche, ci si accinge ad una sfida fra arabi e centrafricani e più oltre, campi da tennis, dove giocano delle ragazzine bionde nordeuropee, attigui a campi da basket pieni di ragazzi cinesi, persino alti, ennesimo luogo comune sfatato, mentre incontro bikers e joggers nati ognidove su questo pianeta terra e soprattutto restando con addosso questa sensazione incredibile di accettazione e tolleranza e anzi di curiosità di incontrarsi e confrontarsi, magari mescolarsi, anche , al termine , restando ognuno con le proprie convinzioni, credo religiosi e politici, come se stessi attraversando una Repubblica Democratica Multiculturale dello Sport, ulteriore testimonianza che lo sport unisce persino chi non fa sport, o è spettatore, come questi latinamericani vicino ai quali passo andati al parco a fare un barbecue(ma comunque osservano e osservando partecipano) , o studenti universitari stesi su un plaid nell'erba, a prendere il sole mentre studiano o la signora matura con gli occhiali che sta godendosi un libro di Sveva Modigliani, seduta sotto il sole velato, di questo Sabato pomeriggio trascorso in bici. 
Con nella mente queste belle immagini mi accingo a tornare, ma solo dopo essermi fermato una decina di minuti per qualche serie di addominali o trazioni calisteniche, giusto per mantenere un minimo di tono muscolare un po' dappertutto, su questo tronco cono bitorzoluto che sembro essere diventato con gli anni e l'ernia del disco.
Ripasso da via Carlo Marx ed ho già quasi un'ora nelle gambe, ma non sento alcuna stanchezza, la pedalata è ancora fluida, sincronizzata alle armoniche immagini già viste e all'armonia che si diffonde semplicemente osservando il piacere di chi ti guarda, tu, anziano pocopiù che cinquantenne coi capelli brizzolati che si intravedono sotto il caschetto protettivo nero, mentre non ti sogni minimamente di barcollare, ma sembri un tutt'uno con il tuo cavallo metallico, sfrecciando sull'asfalto urbano, mentre ti infili nel budello di calcestruzzo come un vecchio pazzo senza tempo.

sabato 4 marzo 2017

Milano:diario di un pedalatore urbano...

Da qualche tempo uso andare in bicicletta. Prima correvo, poi, un po' l'età  un po' l'accentuarsi dei postumi di un'ernia del disco, mi hanno consigliato questa scelta. L'attività aerobica abbinata al mantenimento del testosterone tramite il sollevamento pesi, insieme, rallentano il processo di invecchiamento, in particolare, per l'uomo. Ma più l'attività aerobica. Il non poter più correre, oltre a farmi aumentare di peso, mi aveva gettato in uno stato di prostrazione psicofisica. Non funzionava più niente e, principalmente, nonostante non si riesca a credere, la mente. Il faticare allenando polmoni e cuore, in prima analisi, sembrava essere quel nepente necessario a sopportare meglio la vita. Tornando all'attività aerobica, nella versione ciclata, sono rinato. Il mio metabolismo funziona alla perfezione, il mio umore è sempre alto, mantengo un buon peso corporeo senza costringermi a diete estenuanti e foriere di depressione e la mia mente sembra averne tratto ulteriore giovamento, affilata, lucida, sempre gravida di nuove idee.


Oggi di mattina pioveva, ero libero dal lavoro, mi sono quindi alzato tardi. Ho messo su radio Deejay, approntato la colazione con cioccolata calda preparata con il latte e biscotti perlinati di scaglie di cacao.
Poi ho dato un'occhiata a internet, letto un po' di stati su Facebook e su Twitter, sempre le solite cose trite e ritrite che nonostante tutto finiscono per condizionarti la giornata. Non che il numero di likes rappresenti qualcosa che possa determinare il mio umore, perlomeno per me, ma desta in me sempre una certa impressione constatare il numero di likes che trovo in calce a stati rappresentati da foto neanche tanto belle o da emerite amenità. Gli stati che dicono qualcosa, che fanno riflettere o che superano i tre righi hanno pochi likes, o non li legge nessuno,  al massimo qualcuno mette il like senza nemmeno leggerli, così, sulla fiducia. Abbiamo iniziato a non leggere più giornali, poi proseguito a non leggere più libri, ora non leggiamo più neanche Facebook e Twitter. Fine. Breve storia del suicidio collettivo del mondo. Inoltre più gli stati sono divisivi, netti nel prendere una posizione, meno likes beccano. Non vorrei qui tracciare un'analisi dettagliata sulla fenomenologia dei social media, ma i segnali sono preoccupanti. E potrei persino correre il rischio di  vedere questa mia osservazione  considerata frutto di una mentalità vetusta poco incline ai cambiamenti . Capite che le mie preoccupazioni aumentano ad libitum. Ma poi qualcuno potrebbe dire, cosa te ne frega del mondo, non sarai tu a salvarlo e...eh no, non mi metto l'animo in pace.Non saro' io a salvarlo , ma non voglio essere complice inerte della deriva culturale, principalmente della mia deriva culturale. 

Poi alle tre del pomeriggio è uscito il sole, non pioveva più. Mi sentivo nervoso, annoiato, forse questa cosa del fare durate la settimana di lavoro mille cose in un giorno ti abitua ad un iperattivismo che ti fa diventare come un cavallo:i cavalli da corsa sono talmente abituati a correre che potrebbero correre fino a farsi scoppiare il cuore, perchè non ne possono fare a meno. A qualcuno tutto questo ipeattivismo potrebbe piacere, ma io lo faccio perchè lo devo fare, perchè sono una persona onesta e sono educato a vivere del mio lavoro. Non è una cosa che puoi decidere, lo fai e basta, perchè l'imprinting familiare è quello, l'educazione all'onestà e a guadagnarsi il pane onestamente ce l'ho nel sangue. Ma è anche una condanna, perchè secoli di aggiogamento impiegatizio ci hanno costretti a vivere senza osare. Anche se osare porta comunque al distacco dagli altri , dalla società. Ecco forse perchè non lo facciamo, siamo esseri sociali e vivere in cima ad una piramide d'oro non renderebbe il nostro animo più ricco che condividere gli affanni del vivere quotidiano. Ad ogni modo , per scuotermi da questo torpore, decido di prendere la bicicletta. Ora io da anni posseggo una bici acquistata dal Decathlon, di prezzo modesto ma di gran pregio. Io amo andare per le strade urbane, ho scoperto, più che su quelle extraurbane. Mentre pedalo mi piace osservare la gente, gli autobus, le auto, i cani, i ratti, le nutrie, i gabbiani e i piccioni, i falchi inurbati in città, gli altri ciclisti, e i loro colori, i loro vestiari, le loro bici, vedere se anche loro, come me, hanno la sella antiprostatite, con un foro in mezzo, cose così.
Scendo nel vano parcheggio biciclette, tiro fuori il mio cavallo metallico, fedele, non tradisce mai, lo inforco , apro il cancello elettronico..ed eccomi per strada. Attraverso le strade nei dintorni di casa, via Baracca, Via Montello, a Corsico, poi salgo su un ponte metallico verde che sormonta il naviglio come il collo di un brontosauro addormentatosi mentre stava sgranocchiando una margherita sul prato dall'altra parte del corso d'acqua. Una volta passato dall'altra parte del naviglio, inizio a percorrere la ciclopedonale che in sette chilometri mi porterà nei pressi della stazione di Porta Genova, a Milano. Incontro altri ciclisti, chi con bici da corsa all'ultimo grido, in fibra di carbonio, vestiti di tutto punto, impeccabili,  chi con city bike, bici da città, parafanghi e luci d'ordinanza  e qualche joggers che osservo con nostalgia , e di questi alcune ragazze che vanno come treni, decise e con passo tonico. Percorro la striscia d'asfalto in solitaria, , a destra il naviglio pieno d'acqua, e a destra del naviglio il traffico del sabato pomeriggio, un sabato pomeriggio di Carnevale, ma a parte noi ciclisti, persino io con casco tipo Sturmtruppen di Bonvi, pantaloncini a bermuda attillati con rinforzo nelle parti basse e giubottino attillato rosso vivo, non si vedono altre "maschere" . Per il momento almeno. 
Sulla sinistra, ma è chiuso, c'è un riparatore di bici, qualcuno che aveva avuto l'idea di piazzarsi proprio sul percorso ciclabile, con l'idea mica peregrina, di riparar bici. Un idea per la mia vecchiaia, insomma , se mai arrivero' ad avercela una vecchiaia, visti i tempi infausti forieri di accidenti improvvisi non sempre genetici ma sempre più ambientali. Molto buddhista, se vogliamo e se penso che nel futuro più prossimo alla mia dipartita, quando tutto torna, o quasi, a come quando t'affacciavi al mondo, vorrei tornare alla manualità, dopo lo sguazzo nel secolo digitale.
E vado, la bici a volte, nella pedalata fa strani rumori al mozzo dei pedali, e questo perchè credo abbia preso troppa acqua,  essendo uscito io tante volte con la pioggia, scricchiolii sinistri che non mi preoccupano, che definisco funzionali, nell'economia di uno studio empirico che ho fatto sulla mia bici in questi ultimi mesi. Ogni tanto provo le marce, ne saggio la funzionalità e tutto sembra andare per i verso giusto, mentre a destra passa un "quattro con" gravido di giovani virgulti provenienti dal vicino Circolo canottieri Olona, da sempre esclusivo ritrovo ludicomotorio dei ragazzi della Milano bene.
Mi concentro sulla pedalata e sul respiro, ho preso il ritmo, sento che i polmoni cominciano a godere delle respirazioni ampie e il cuore sta cominciando a pompare come si deve, mentre incrocio due cicliste che vanno di buon passo e mi mettono ulteriormente di buon umore.
Sono quasi arrivato a Porta Genova, dopo aver superato l'Olona, nel trambusto del traffico al di là del naviglio. Taglio per i navigli, insinuandomi nel pubblico del "sabato sui navigli", coppiette a spasso con i loro cagnetti mordi aria, barmen appoggiati ai muri fuori dai locali a fumare distesi e dare un 'occhiata alla fauna muliebre. D'un tratto sono nell'intrico di Porta Ticinese, prendo a destra, direzione Porta Romana, cercando di evitare la bellissima ma sconnessa pavimentazione stradale in porfido di Corso di Porta Ticinese.
Strano traffico rado, nonostante sia il sabato del carnevale Ambrosiano, che qui a Milano ci tengono.
Passo da Porta Romana, la lascio sulla destra, la strada è quasi sgombra, con qualche pozzanghera residua della pioggia mattutina. Becco tutti semafori verdi, modulando l'andatura, a distanza, in modo da non fermarmi mai completamente. D'un tratto sbuco in Porta Venezia e mi insinuo su Corso Buenos Aires, di recente riasfaltato. Mi metto a destra , continuando a meravigliarmi per lo scarso traffico. A destra e a sinistra i marciapiedi  sono pieni di gente, siamo in pieno Centro, Milano, la strada dei negozi e del passeggio pomeridiano della Milano bene. Signore vestite da mannequins, con i figlioletti vestiti da marziani, uomini ragno, fantastici quattro, winx, non sia mai uno Zorro, un Arlecchino o un Pulcinella, dovessero passare, loro e i loro figli, per demodè giurassici non-al-passo-coi-tempi, out  e chi più ne ha più ne metta.
Mi fermo ad un semaforo. Una macchina mi si affianca, dall'interno proviene un motivo disco ispanico ad altissimo decibelaggio e l'equipaggio della vettura, composto di ragazzi e ragazze, cantano a squarciagola riprendendo il passeggio del corso con i loro videophonini, destando la simpatia e l'ilarità generale. La ragazza che siede a destra del guidatore, occhiali raiban, ispanica, labbra carnose e sorriso Instagram mi fa un primo piano col suo smartphone, mentre fermo con il piede sul marciapiede attendo il verde.
Sono quasi in piazzale Loreto, a destra La Vucciria, locale che smercia specialità gastronomiche sicule tipo arancine e cannoli , poi il Mac Donald, effluvi di  cibo da niente si diffondono nell'aria. Giro intorno a Piazzale Loreto, con i suoi palazzi  a corona intorno alla piazza e i display pubblicitari con ora e temperatura e mi infilo in Via Padova. A destra e a manca, le pensiline dei bus sono stracolme di gente sud del mondo in attesa:arabi, sudamericani, indiani, cinesi, sembra di attraversare un piccolo concentrato di New York shekerato . Vado via lungo via Padova, sulla sinistra due alberi striminziti e tre o quattro trans incappottate e occhialate da sole chiacchierano nel cono di luce di qualche raggio di sole, sedute su delle panchine, finchè non passo sotto un ponte, verso Crescenzago, con ai lati una panoplia di Kebab, pizzerie, ristoranti cinesi e negozi cinesi d'abbigliamento. Qui sui lati niente grattacieli, sono rimasti in Loreto . E del resto nemmeno in Corso Buenos Aires ce ne sono, solo qualche gigantografia pubblicitaria su palazzi rivestiti di ponteggi di Belen Rodriguez, con tattoo sul deltoide, la cui immagine, ad orologeria, ho ancora nella testa.
Mano mano che mi avvicino a Crescenzago le auto aumentano. Ad un certo punto, sento che sto respirando troppo smog e , alla faccia degli studi che attestano che andare in bici in città inquinate fa comunque meno male che non andarci, in un calcolo di costi benefici, decido che è il caso, neanche a dirlo, di cambiare aria.
Torno indietro. Rifaccio via Padova e incontro due camionette dell'esercito, con alla guida due donne soldato,abbastanza androgine, scena a cui non sono abituato, che riecheggiano immagini di guardie del corpo Gheddafiane. Sono lì per ordine pubblico e chiedono documenti a tutti, alle stesse donne, latine, per lo più, principesse di femminilità, che, di sera , non in divisa , durante la  libera uscita, nascoste da sguardi indiscreti,  pregheranno in ginocchio di poter amare in stanze ad ore senza essere stanze ad ore.
Faccio una deviazione, a metà Buenos Aires e prendo per via Vitruvio, verso la Stazione Centrale. Passo dalla Centrale, l'ampio piazzale Duca D'Aosta, a destra, con sullo sfondo la facciata littoria della stazione, ospita i soliti skaters che si lanciano in evoluzioni sui sedili di pietra della aiuole, mentre qualcuno li riprende e li posta in diretta su youtube sperando in  nuovi sponsors. Taglio per via Melchiorre Gioia e poi a destra imbocco il tunnel che porta alla Stazione di Porta Garibaldi. Il traffico comincia ad essere intenso adesso. Passo in mezzo ai grattacieli della City di Milano, che tanto fanno gonfiare i petti di centinaia di impiegati che li popolano digitando h24 dati nei loro computerini portatili mentre dal loro loculo vitreo trasparente osservano il panorama urbano della città, ignari di essere glie eleganti pesci tropicali malpagati dei padroni di questi acquari, che li illudono di essere fighi, perchè sono  puntini nella scacchiera di vetri di un palazzo, che, visto dal basso verso il cielo non  pare nient'altro che l'improponibile strada di vetrometallo che l'uomo costruisce verso Dio. Penso a tutte quelle finestrelle e a quando, di notte, tutte accese, per fare da vetrina alla città, costituiscono uno spreco energetico che potrebbe alimentare l'energia di milioni di frigoriferi di Nairobi. O di Kuala Lampur. 
Lascio la city, a destra ho il cimitero Monumentale, dove non vorrei finire, anelante invece un piccolo e dimentico cimitero di provincia, solo per ospitare un urna con le ceneri.
Poi costeggio parco Sempione, verso il castello, Sulla ciclabile molti joggers e ciclisti, che si allenano in circolo intorno all'area verde. E quando giungo all'area pedonale del Castello Sforzesco, sono quasi le 17(ero partito alle 15), eccolo finalmente, il Carnevale. Organizzato, con tanto di auto dei vigili urbani, autorizzazioni e gruppi mascherati che danzano e cantano, gruppi latini, con vestiti da ballerine, che tornano alla spicciolata dalla festa che è già finita-e sono appena le 5 del pomeriggio, le cinco de la tarde, dico...Mentre i camion della nettezza urbana sono già al lavoro per spazzare i coriandoli sparsi in quest'area, in questa specie di gabbia a cielo aperto in cui tutto è organizzato, blindato e , permettetemi, scontato...Gruppi di genitori con figlioletti, questi più popolar, più nazpop, diciamolo, sciamano via alla fine della festa, anche qui a zero Zorri e Arlecchini....
Mi involo in via Carducci, passando davanti allo storico Bar Magenta, antico nido di studenti della Cattolica fra una lezione e l'altra di etica pubblica e fra uno spinello e l'altro di etica privata. Faccio un pezzo di porfido , tutta via De Amicis, pedalato all'impiedi, come uno scalatore al tour de France, per salvarmi quanto più possibile i montalbaniani gabbasisi, e sbuco in corso Genova. Da lì in poi ho ripercorso il naviglio al contrario, in questo strano giorno , al termine di questo strano giro, che più che un eterno ritorno, mi è apparso un mai verificato carnevale..Ambrosiano o meno che fosse, ai posteri i dettagli...

martedì 6 dicembre 2016

Ecco come veniamo da lontano

Caro compagno Canepa, come vedi ho dato della tua lettera la parte essenziale, sia perchè pubblicarla per intero avrebbe richiesto troppo spazio, sia perchè all'inizio e alla conclusione tu hai voluto aggiungere espressioni rivolte e me personalmente. Ne sono gratissimo  a tua moglie e a te , ma preferisco non riportarle. Debbo invece spiegare ai lettori  la ragione per la quale accenni due volte al tuo proposito di "vendicare" tuo fratello. Egli era un partigiano (buon sangue non mente), miracolosamente sfuggito al famoso assedio con cui le SS avevano occupato nel 1944 la Benedicta , una località sui monti di Voltri(se non erro). Passato subito dopo ad operare nei Gap di Voltri, e arrestato dai tedeschi in occasione di un agguato tuo fratello fu incarcerato e infine, con due compagni, inviato a Dachau, da dove, povero ragazzo, non è più tornato. Di qua il tuo desiderio di "vendicarlo" e la tua decisione, a questo scopo, di iscriverti al Pci.
Eccoci giunti al punto della tua lettera che mi preme porre in rilievo. Siamo nel 1945 o nel 1946 e forse De Gasperi pensa ( e certamente già ne sono convinti in America) che i comunisti non sono democratici e che, un giorno o l'altro, come poi avverrà, bisognerà sbarcarli dal governo. Essi sono dei sovversivi assettati di sangue e dei barbari, che la democratica e cristiana civiltà occidentale, deve allontanare da sè. Ebbene proprio in quei giorni , un compagno, che ha il compito di insegnare a diventare un buon comunista, ti spiega che tu non devi nutrire sentimenti di vendetta nei confronti di nessuno, neppure nei confronti di chi , attraverso chi sa quali sevizie e patimenti, ti ha massacrato il fratello. I suoi assassini , quelli sì, fanno parte della civiltà occidentale, li ha benedetti il Papa, e ancora oggi, per bocca di quanti li esaltano ogni giorno, sono degni di essere onorati e riveriti. Ebbene tu sei un testimone vivo e vegeto : da chi ti sei sentito insegnare la prima volta in vita tua che bisogna rifiutare il sangue e la violenza e che bisogna cercare la pace nella giustizia e nella democrazia ? Chi ti ha avviato per primo verso la solidarietà, la fraternità e l'amore? Quando i comunisti dicono che vengono da lontano, non fanno una questione di date, fanno soprattutto una questione di sentimenti ne di ideali. Essi sanno che non sono stati i primi a nascere, ma sentono che sono stati sicuramente i primi a unirsi indissolubilmente a chi fatica e a chi soffre. Certo hanno camminato col mondo che cambia , ma le loro mani pulite sono quelle di allora e la loro fedeltà a chi lavora e a chi vuole un mondo pacifico e giusto non l'hanno mai rinnegata .
Lorsignori che oggi ci conoscono forse ancor meglio di quanto ci conosciamo noi  , amano dire spesso che siamo cambiati in meglio. Ma tu non ti fidare , compagno Canepa, Lorsignori, infatti, subito dopo aggiungono  che non siamo cambiati,che siamo sempre gli stessi. Questa contraddizione si spiega. Da un  lato essi hanno bisogno di affermare che la "loro" democrazia  ci ha almeno in parte convertiti, col suo potere di persuasione, e così siamo cambiati,abbiamo fatto passi "avanti". D'altra parte gli occorrono dei comunisti  dei quali non si smetta mai di diffidare , che facciano sempre paura, per seguitare a vincerci:dunque, in fondo, siamo sempre gli stessi. 
Quello che è che è vero, e tu me lo provi. Siamo sempre gli stessi, proprio così, e lorsignori, quando ci pensano crepano di rabbia. Con mio infinito piacere.(Ma questo, per l'amor del cielo, non lo dire, caro compagno Canepa, al tuo antico istruttore).

Fortebraccio, alias di Mario Melloni corsivista storico dell'Unità (anni '70,'80)...quando ancora era un giornale comunista, che dico, di sinistra.


Parliamo del Pci quando era il partito di Enrico Berlinguer. Ricordo ancora quando , a poco meno di 19 anni, con la sezione del Pci di Ostuni, andai ad assistere ai funerali di Berlinguer. Una folla sterminata aveva invaso Roma e i miei ricordi sono un po' frammischiati. Essendo un ragazzo molto curioso e intraprendente, là dove l'intraprendenza era strettamente legata alla curiosità, men che mai nelle vicende esistenziali e di incasellamento sociale della vita, mi muovevo in tutta quella folla di gente di popolo . Alcuni di essi erano militanti  e simpatizzanti del Pci, ma molti altri , paradossalmente i più commossi, erano gente comune. Gente per la quale fino al giorno prima i comunisti erano pericolosi agenti del Kgb infiltrati in Italia , pronti a sequestrare prime case e a rapir figliolanze . Queste scene mi restarono a lungo nella mia mente di giovane idealista... e ne ho ancora oggi ricordi indelebili. Ricordo che , nei pressi di Botteghe Oscure, la storica sede del Pci, dov'era la salma di Berlinguier e si faceva la fila per un ultimo saluto o un pugno alzato, ad una certa ora del pomeriggio, vidi un'autobianchi a 112 parcheggiarsi con calma. Dalla vettura, con una certa triste e caracollante tranquillità, vidi uscire niente meno che Giorgio Almirante, viso cereo, la giacca poggiata appesa sul braccio destro. Migliaia di persone che costituivano il budello di carne umana che si apriva davanti a Botteghe Oscure, nel silenzio più imbarazzante, un silenzio gravido persino di rispetto-rivedo la scena al rallenti, quasi, mentre la descrivo-osservarono Giorgio Almirante, il fascistissimo, l'uomo della Repubblica Sociale, colui che aveva combattuto i partigiani fino alla fine, l'uomo la cui firma compariva sui bandi di fucilazione dei partigiani dell'ultima guerra, camminare a passo lento  e avviarsi verso l'ingresso della sede del Pci. Ricordo che mi avvicinai per seguire meglio la scena. Il silenzio continuo' a lungo. Anche mentre Giorgio Almirante veniva accolto da Giancarlo Paietta, uno dei dirigenti considerato storicamente più ortodosso, duro, intransigente e , vieppiù, antifascista. Giancarlo Paietta gli stringe la mano. I due scambiano qualche convenevolo. Almirante sosta qualche minuto in rispettoso silenzio davanti alla salma di Enrico Berlinguer, storico avversario in innumerevoli tribune politiche. Fu un ossequio alla correttezza dell'uomo Berlinguer, più che al comunista Berlinguer, un uomo, pensai allora di percepire in quel gesto, che comunque la pensasse tutto si sarebbe potuto dire fuorchè che non fosse stato onesto, retto, corretto, coerente. Tutte doti che doveva avere un politico di razza. Poi , sempre in un silenzio gravido percheno di ammirazione, Giorgio Almirante ripasso' in mezzo alla folla di"comunisti" e nessuno di loro ebbe un moto di stizza, nessuno di loro gli urlo' contro insultandolo, nessuno di loro, nemmeno all'orecchio del compagno ebbe una parola malevola, nei confronti del segretario dell'Msi. Tante cose vidi quel giorno e come potete constatare, nonostante avessi 19 anni, mi sono rimaste scolpite in mente , incancellabili. Sono stato un ragazzo fortunato, ho potuto osservare all'opera i protagonisti della vita politica di quegli anni ed ho ascoltato molti comizi , specialmente di Enrico Berlinguer. Un uomo buono e soprattutto un politico la cui levatura culturale e umana, eredità di personaggi dallo spessore immenso come Gramsci , lo porto' a formulare una via originale al comunismo, potremmo dire italiana, che storicamente e giornalisticamente fu nota sotto la definizione di "Eurocomunismo", ma che fu qualcosa d'altro, di più grande. Fu come applicare il Buddhismo alla politica, la legge del karma che insegna a reprimere la violenza della vendetta in attesa che il naturale svolgimento degli eventi rivolga contro chi ha osato violare il patto con gli dei dei di ogni religione e con i numi tutelari di ogni spiritualità, quella stessa violenza o ancora e meglio, la neutralizzazione vitalizia della stessa. Fu come se Berlinguer ispirato da quel gigante del pensiero della sua stessa terra, Antonio Gramsci, un Buddha laico, un illuminato, avesse dentro di se' percepito, che sentimenti di vendetta o la rabbia, le cosiddette passioni oscuranti , come le definisce il Buddhismo zen, servono solo a privare di energie chi le prova. Energie che potrebbero essere dirette altro, in modo più proficuo e positivo per se stessi e per gli altri. 


Sono di questi giorni gli echi delle polemiche seguite al recente referendum a favore della riforma di alcuni articoli della Costituzione, bocciato, per altro , dalla maggioranza degli elettori. Com'è noto ai più il partito di Renzi, denominato Pd, aveva spinto ossessivamente per vincere la competizione referendaria, presentando agli elettori il quesito referendario(parecchio criticato da fior di costituzionalisti) come il primo momento di un'ampia sequela di riforme che , a giudizio dello stesso Renzi, avrebbe dovuto cambiare il paese. Pur senza entrare nel merito di questi quesiti e della loro bocciatura netta nel risultato finale, cio' che mi ha colpito è l'arroganza e la spocchia smargiassa dei dirigenti di questo partito (che dovrebbe essere l'erede del Pci di Berlinguer) nel non accettare il responso delle urne. Fino a definire gli elettori che hanno bocciato i quesiti referendari, "un accozzzaglia pseudoestremista". Che mi verrebbe da sorridere se penso che fra i promotori del No al referendum c'erano persone di provato equilibrio istituzionale e culturale, uomini come Stefano Rodotà ( in lizza persino per diventare presidente della Repubblica) e Gustavo Zagrebelsky, eminente giurista ed ex giudice costituzionale. Ma invece provo tristezza nell'assistere a queste  squallide esibizioni verbali , che magari perchè espresse in forma appena dotta, dovrebbero risultare meno offensive.

In definitiva questo capitolo l'ho scritto per dire che io mi sento ancora un uomo di sinistra e che il mio essere di sinistra viene da questa eredità. E non mi importa se molti cercheranno di rinchiudere in un dimenticatoio la storia di questa eredità culturale o se cercheranno di infangarla -masnada di teleurlatori da talk show televisivo-argomentando, mi si perdoni la nuances verbale inopportuna, con le solite storielle dei pogrom staliniani e delle purghe di comunismi che di comunismo avevano appena le falci e martello sulle spillette agli occhielli di cappotti neri da gerarchi comunque. Io vengo da quell'eredità, che è una cosa buona e cerchero' di serbarla sempre nel mio cuore, anche e soprattutto tutte le volte che la canea degli insultatori mi e ci assalirà. Perchè Fortebraccio e Berlinguer vengono da più lontano di questi pappagallini urlatori. Le cose che hanno detto loro vengono dalla notte dei tempi. Persino da prima di Buddha. E voi mi insegnate che se si resiste al tempo senza scomparire, allora si merita l'immortalità.

lunedì 14 novembre 2016

Devi solo aspettare che accada. E riderci sopra (Rocco Schiavone docet)

Fa freddo, in questo novembre strano. Si è subito nel breve volgere di qualche giorno passati dagli innaturali 20 gradi a 3 gradi . Sono riapparsi i cappotti, i cappelli di lanugini varie, magari stilosi, magari con il numero 23 in evidenza non a significare enigma numerologico da film dell'orrore, ma forse un più prosaico riferimento a Michael Jordan, cestista americano coloured ormai ritiratosi, le sciarpe, i guanti, occhiali da sole invernali e fumo di aliti affannosi per le strade milanesi sui marciapiedi della disperazione, perchè chiunque cammini in mezzo a questo freddo improvviso con l'alito da tricheco affannato è un  disperato alla ricerca di se stesso, degli altri, di un piacere svanito con l'estate, dell'estate stessa che si fa fatica a capire che è annegata nelle nebbie ottobrine. In macchina ascolto i Marillon, l'ultimo album, Fear, che delizia il mio palato da raffinato ascoltatore di musica e i padiglioni auricolari  abitualmente adusi al chiasso dei centri commerciali o del vocio serale nel reticolo dei navigli, quando a piedi, solo  e con la compagnia invisibile dei miei pensieri, mi insinuo nella spianata di corpi che sono lì in pose spleen , ragazze giovani e belle che vivono il momento meglio che possono inconsapevolmente buddhiste. Taglio la città immettendomi in qualcuno dei  viali che la cingono concentricamente a fianco di autoarticolati ,già pieni di ragazzi e ragazze  che escono ed entrano da scolaresche in pieno fermento, ofidici come enormi millepiedi metallici. Cerco un centro di gravità e l'unica dottrina, l'unica filosofia che mi dà qualche risposta è il buddhismo. Ma solo alcune e neanche tutte soddisfacenti. Perchè il ribelle genetico che è in me cerca risposte definitive(se possibile). Per esempio al fatto che dobbiamo invecchiare, che i nostri organi si ammaleranno, che,in definitiva, faremo meno sesso, aspetto focale questo,perchè vogliate o meno considerarlo, il sesso, è il barometro della qualità delle nostre vite e persino delle nostre anime. In attesa che le grandi religioni monoteiste ci spieghino perchè dovremmo vivere come monaci per guadagnarsi un paradiso i cui connotati non ci sono chiari e nel quale non si sa neanche se si potrà godere dei cibi più prelibati, di bei corpi con cui sollazzarsi sulle lettighe aeriformi delle nuvole...gli unici che ci spiegano che la sofferenza deriva dalla scomparsa dei piaceri mano mano che ci avviciniamo alla morte, sono i buddhisti. I quali  , anch'essi, incorreggibili, ci dicono che se non vogliamo reincarnarci in qualcosa di peggio della vita che abbiamo vissuto dobbiamo vivere bene questa( in assenza di brama, si capisce)per cercare di non riviverla più. Ma io sono un occidentale e sono carne viva, sono sangue e sperma e qualche volta merda e , piaccia o non piaccia ai corifei della buona accoglienza delle anime, è con questi fluidi che dobbiamo avere a che fare finchè siamo in vita corporea su questa terra. Per cui mi piace pensare che il principe dei filosofi orientali, Buddha, abbia tracciato una via, ma che il suo libero arbitrio consista nel lasciarci liberi di peccare per avere la curiosità di andare a vedere in cosa ci reincarneremo.  Non lo possiamo escludere. Ma perlomeno l'uomo del sermone di Benares è qualcuno che ha preso atto, lo ribadisco, che provare i piaceri della vita per poi esserne privati genera sofferenza e noi è contro questa sofferenza che dobbiamo combattere. E contro il male inferto agli altri che ritorna indietro colpendoti in modo dieci volte più potente. 

Sto parlando di farsi una canna. Nella mia vita ho provato un mucchio di droghe( adesso sembro quasi un fattone, direi sperimentato, via)  e la peggiore è la cocaina. Ovviamente io posso parlare per quella polvere di marmo mischiata ad anfetamina che chiamano cocaina. Non ho esperienza diretta della sostanza. Non essendo ricco e non essendo mai stato nei paesi produttori. Dobbiamo fare a fidarsi, diciamo pure. Beh, quella roba posso testimoniarlo è letale, distrugge la volontà di chi la assume e se dopo che hai sniffato vai a fare sesso, se hai la fortuna di avere un'erezione dignitosa, ritieni ogni precauzione superflua. Ti senti Dio, un supereroe della Marvel che non puo' morire e infili il tuo coso  nella tasca del Diavolo, nelle feritoie dell'Inferno. Dimenticandotene persino il giorno dopo, impegnato come sei a riconoscerti come essere umano e tentando di distinguerti dal verme ameboide che sei diventato nella fase down. Ma la marijuana no.E per marijuana intendo erba , non hashish che  è marijuana in zollette di resine di  comprovata natura biologica (cacca). L'erba è una medicina.Quando sei teso ti rilassa, quando sei ansioso ti calma, quando sei giù di corda ti dà la carica, ti mette di buon umore, se la prendi prima di fare sesso la cosa stupefacente diventa il sesso e non più la sostanza. Ma l'erba è umana, animata di vita propria, ha un suo cervello...la pianta che noi crediamo morta , sente se tu non ami la natura e non celebri la sua morte, il suo funerale, la sua cremazione, come un rito religioso. Ed è quello il momento in cui puo' prenderti male, aumentando la tua aggressività e invertendo la beneficità dei suoi effetti ritorcendoli contro di te. E'una pianta che sente molto il karma. Sono anni che non fumo, ma me ne è rimasta la voglia. Più che altro sul piano filosofico. Magari non fumero' mai più, per svariati motivi, non ultimo perchè non voglio diventare dipendente dagli speculatori, da chi la spaccia. Ma diavolo, reclamo il diritto di dire che di questa sostanza ne viene proibita la vendita legalizzata perchè è vero che ha un forte potenziale eversivo. E'nemica del potere perchè crea armonia nelle persone che la fumano insieme, crea complicità, allegria, smorza la voglia di lavorare, di fare (wu wei taoista indotto), di produrre beni e servizi, mette voglia di fare sesso, mette appetito e fa ammalare di meno. E nelle società capitaliste nessuno puo' mettersi contro l'industria farmaceutico-sanitaria. Devo poter vendere le loro pillole malsane di Cialis e Viagra a prezzi da far rovinare la gente economicamente, rendendola dipendente e creandole effetti collaterali che alimenteranno il sistema sanitario. Un circolo vizioso , in cui il vizio non ha neanche la virtù del piacere diffuso a chi lo frequenta, ma solo a chi lo gestisce. I pensieri rimbalzano sulle pareti della mia calotta cranica, trasformandosi e ricombinandosi, e io sono ancora in macchina, la musica in sottofondo, sono fatto di beatitudine. La solitudine voluta e cercata per stare in compagnia dei mie pensieri, mi centuplica, ricombinandole , miriadi di sintesi chimiche di teorie e points of  view. E io ritorno improvvisamente alla presenza mentale. A pensare a quello che sto facendo, alle cose una per volta, ad avere attenzione in quello che faccio. Tanto quello che penso continua a scorrere e si depositerà nei tessuti cerebrali rispuntando in seguito, magari filtrato e più vivido. Perchè nel frattempo ti sei concentrato a vedere la vita così com'è. Cerchi di non pensare, di acquietare i tuoi pensieri, ma non ci riesci. Rivedi in forma di reverie filmica le immagini di un film visto di recente, con Marco Giallini che interpreta mirabilmente la figura di un funzionario di polizia borderline , Rocco Schiavone, anarchico, che usa il proprio ruolo per diventare un piccolo Dio e sfogare il proprio odio nei confronti di chi sbaglia. Decidendo quali errori meritano la punizione e quali far passare in cavalleria. E anche lui, inizia la giornata rollandosi una canna in ufficio. Poi caracolla per le strade della provincia italiana, rimuginando saggi filosofici e creando teorie balzane, per offrire sul piatto d'argento di conferenze stampa a dirigenti insulsi, fior di criminali che hanno sulla coscienza innocenti. Ed ecco che si diventa un piccolo Dio. Si diventa per se stessi un piccolo centro di gravità permanente. Per cui le canne, le sigarette o l'assenza totale delle stesse, sono solo strumenti venefici o benefici, comunque la si pensi, per arrivare alle stesse verità che l'uomo cerca da sempre. Per colmare tutti i tipi di sete, fra le quali la più importante è la sete di giustizia. Tutti gli approdi possibili, fra i quali il più importante è il porto della verità. Per cui , ognuno cerchi il modo migliore per essere felice, o, se preferite, soffrire di meno, in attesa di quel cambiamento di stato chiamato morte. Dopo il quale, seguendo  il filo di un mio ragionamento , quando si sono elaborati pensieri elevati o raffinati, quando la mente ha raggiunto vette inaspettate, beh, allora merita di vivere per sempre. E accade. Ho il diritto di pensarlo, ho il diritto di vivere come un taoista fino a 250 anni, ho il diritto di morire prima, ho il diritto di provare desideri sessuali fino all'ultimo giorno, ho il diritto di rendermi la vita piacevole, senza che il piacere duri l'intero arco della giornata perchè esso si compie per differenza con la sofferenza, ho il diritto di trasvalutare tutti i valori pur non essendo Nietzsche, con meno sponsors, semplicemente donando i miei pensieri all'umanità, ho il diritto di amare l'umanità quanto di detestarla, anche se so che detestarla mi fa soffrire. Beh , che volete, magari sto facendo di tutto per reincarnarmi  nell'Angelo del Male. Così poi nella vita successiva faro' il bravo. Sto semplicemente cercando di dire che siamo uomini e sappiamo amare e odiare e che , tecniche filosofiche o meno, fra cent'anni saremo ancora qui, io su una macchina d'inverno, la musica in sottofondo, nebbia intorno, macchine, nebbia, ponti , autostrade, tangenziali, tangenti, coglioni che declamano in radio il sapere in pillole Zigulì, attenzione a cio' che stai facendo...tanto poi qualche imbecille ubriaco di wiskej legalizzato dallo stato che ti venga addosso lo trovi sempre. Devi solo aspettare che accada. E riderci sopra.

venerdì 7 ottobre 2016

Buddhista occidentale

Da ragazzo frequentando il catechismo non avevo la contezza di cosa volesse dire possedere una spiritualità. Mi ricordo una volta che la catechista fece cenno ad un concetto dal titolo :il pane è vivo. Subito nella mia mente ed in quella di molti altri miei compagni di catechesi si materializzo' il cartoon di michette e panini e filoncini che se ne andavano a spasso per fare una gita. E una risata continua e irrefrenabile ci prendeva con buona pace della povera signora che faceva catechesi(ma chi gliel'aveva ordinato poi di dedicarsi alla catechesi, ci sono molti modi di guadagnarsi il paradiso, persino in terra), la quale non sapendo come governarci ci cacciava via. Io e alcuni altri discoli del catechismo passavamo più tempo fuori che dentro le sale del catechismo. Per noi Dio era una cosa seria, molto più seria di panini , taralli e friselle che se ne andavano a spasso ballando il tango. Non lo conoscevamo ma ne avvertivamo la potenza, lo temevamo, subliminalmente immaginavamo che noi saremmo stati puniti. Ma che anche la catechista sarebbe finita all'inferno, colpevole di non averci interessato. Dio l'ho imparato dopo, anni e anni dopo, quel tanto che bastava per rendermi conto che i processi della tua vita sono mossi dalla tua volontà e che Dio se esiste è lontano sideralmente dall'idee che adulti , sacerdoti e operatori religiosi in generale volevano darci di Lui. Uno dei miei compagni di catechesi era omosessuale e lì dentro non facevano altro che parlare di Sodoma e Gomorra e di come se ci fossimo fermati ad osservare la distruzione di quelle che per alcuni sono naturali pulsioni, saremmo stati trasformati in statue di sale. Ma poichè cio' non avveniva venivamo incentivati maggiormente all'idea che la faccenda fosse una bestiale fregatura. Io guardavo le cose da un punto di vista pratico, nonostante le mie letture di storia riguardanti le crociate e le sante inquisizioni. E vedevo che quelli che si battevano il petto a messa la domenica erano quelli maggiormente disposti a dare al prossimo delle sonore fregature. Cercavano di turlupinare e fregare il prossimo dal lunedì al sabato, per poi, di domenica, recitare il mea culpa. Una religione ben comoda, che aveva come contraltare in politica la Democrazia Cristiana. Ognuno ha avuto la propria Unione Sovietica e il suo PCUS. Io ho avuto la Democrazia Cristiana. I preti si facevano le amanti , qualcuno faceva dei figli e le alte gerarchie invocavano il perdono, dicevano che sbagliare era umano. Stavano soltanto precostituendosi alibi per se stessi. Gente in buona fede, nella chiesa, ne ho conosciuta, animati da fede autentica e per qualche tempo li ho invidiati. Io che ero e sono buono solo al pregare Padre Pio quando sono in pericolo. Salvo poi dimenticarmene una volta scampato quel pericolo. Del resto sono pugliese, per me non invocare Padre Pio sarebbe stato come nascere a Livorno e farsi tatuare una svastica sul braccio. 
Ma nella mia vita ho sempre avuto un brutto vizio. Un vizio imperdonabile, qualcosa che alla fine ti costringe a vivere ai margini della società e , vuoi o non vuoi, a divenire un essere solitario, per nella socievolezza caratteriale che mi sono sempre ritrovato ad avere. Un vizio che non ti perdona nessuno, principalmente, udite udite, certi insegnanti di Liceo o di Università , per i quali se qualcuno alle proprie dipendenze legge e vieppiù finisce per formulare delle proprie teorie, fuori dalle sedi ufficiali del potere della cultura accademica o francobollata, è un velleitario. Diventi un reietto, uno zimbello, un giullare, qualcuno da ridicolizzare. E naturalmente il greggiume costituito dai montoni paraocchiati , colonnelli e capitani dell'esercito dei"voglio contare" , e dalle bestie da soma abituate a tirare la carretta per mogli e figli e mariti cui interessano le copertine dell'ufficialità e nient'altro, si accodano diventando massa di manovra a difesa dei propri miserabili privilegi di caste inesistenti. Io credo fermamente invece che ciascun individuo dotato di intelligenza, perspicacia, curiosità e coraggio delle proprie idee, valga la pena di essere ascoltato ed è in grado di dire cose, formulare tesi , produrre teorie, infinitamente più innovative e interessanti di qualunque parruccone accademico e televisivo. Dire questo in una società basata sul potere della televisione e del prestigio di casta è in qualche modo rivoluzionario. Quando lo capiremo sarà troppo tardi. 
E leggi che ti rileggi, mentre la massa indistinta gioca ai cavalli senza essere Bukowski, scrive libri perchè è carino e simpatico in Tv, o semplicemente va allo stadio a vedere la partita, o la guarda su Sky o va al cinema a sgranocchiare pop corn perdendosi il meglio delle battute dei protagonisti a causa del sottofondo masticatorio, o fa la fila in pizzeria il sabato sera, o va a puttane nella migliore delle ipotesi(che qualcosa potrebbe in quest'ultimo caso imparare), la mente si nutre. Lo devi fare perchè significa respirare dopo che sei stato sott'acqua tutto il giorno e non hai potuto farlo, mentre intorno a te si parla di aria fritta al punto che se ti cade una patata dal piatto si frigge all'istante. Leggere per me è come bere un secchio d'acqua gelida appena attraversato un deserto. E' come andare a correre per un maratoneta. Attendere la dose quotidiana per un tossicomane. 
Così leggendo e leggendo ho incontrato il Buddhismo. Testi classici, Dhammapada, il Sutra del Loto, i discorsi del Buddha. Una filosofia, più che una religione. Una religione infinitamente più tollerante delle altre religioni, Ebraica, Cristiana, Cattolica, Mussulmana, Induista. Una religione fondata da un uomo che , unico al mondo, perlomeno per quello che ci è stato tramandato per iscritto, si pose il problema di combattere il dolore dell'esistenza. Vivere per poi ammalarsi, invecchiare, dopo aver visto i tuoi cari, i tuo amici, morire, cosa ci puo' essere di più terribile? Essere condannati ad un ciclo di rinascite finchè non si riesce a vivere in modo virtuoso e non ci si estingue nel Nirvana. Che significa mai più rinascere. E di conseguenza mai più dolore. Geniale, come pensiero filosofico. Buddha è indiscutibilmente il principe dei filosofi, per questo ne ho uno tatuato sul deltoide. Qualcuno dice che quando ti tatui qualcosa , quell'insieme di segni prende vita e vive con te. Ora io non sono nè vorrei essere un Buddha. Anche perchè la virtu' eccessiva mi annoia, e spegne la mia creatività. E resta il fatto che sono un occidentale. Dio o chi per lui, fonte di energia, mi ha creato in questo emisfero. E chi nasce in un emisfero, pur essendo blasfemo e reietto, sul piano culturale, ne fa parte appieno. Ma la filosofia inventata da quest'uomo pacifico, che camminava sull'erba dando l'impressione che godesse di quel semplice gesto, ad ogni passo, che si rese conto che sul piano delle leggi della fisica il male eccessivo arrecato da un uomo ad un altro uomo, per uno scambio osmotico, torna indietro centuplicato contro chi lo compie (la legge del Karma) e che capì che vivere il presente in ogni suo attimo lasciando in un'epochè primordiale intonsa e inesplorata, passato e futuro e , ancora, vivere il presente con attenzione, curando al massimo livello ogni dettaglio, aiuta indiscutibilmente a vivere meglio. Prima e meglio di qualsiasi psicanalisi, di qualsiasi psichiatra o imbonitore occidentale. Gli orientali vanno a chiarire i propri dilemmi dai monaci buddhisti. I quali sono molto più interessati a pacificare la vita di chi soffre che a sfoggiare le proprie abilità miracolistiche. Vivere in modo sostenibile come diceva San Francesco, non abusare delle forze della natura, trattare il pianeta come un organismo vivente. Naturalmente anche fra loro , fra  buddhisti, vi sono esegeti e interpreti del pensiero religioso, ma quanta tolleranza vi è in loro! E che pensiero infinitamente rivoluzionario nell'essere compassionevoli! Nell'osservare criminali, carogne e cattivi di turno con la consapevolezza che siano persone che soffrono proprio nel mentre generano sofferenza ad altri. Nessuno aveva osato tanto!

Ma come ho detto sono un occidentale. E devo compiere ancora molta strada prima di trasformare la mia rabbia per le ingiustizie che osservo ogni giorno, in amore, devo reincarnarmi in molte forme di vita ancora prima di calmare i  miei bollenti spiriti . Magari reincarnarmi  in una iena o in uno scarabeo stercoraro, prima di giungere ad una vita perfetta ed estinguermi nel nulla, nell'a-sofferenza. Mi accontenterei di tendere ad una vità che volge verso la virtu'. Ma senza fretta. Perchè una delle lezioni che ho appreso dalla vita è che devi attraversare l'inferno , conoscerlo e infine annoiarlo. Si spegne da solo. Come un caro amico d'infanzia che muore d'infarto perchè tu sei stato resistente a tutti i suoi pugni. 

lunedì 19 settembre 2016

Settembre nero

Il 28 di agosto, Corsico, dintorni di Milano, ma anche Milano Ovest, ma anche Milano Centro, spazi per parcheggiare fruibili, vuoti  o semivuoti, traffico raro, strade sgombre, semivuote, puoi andartene in giro, in macchina ma anche , perche' no , in bicicletta e riconoscere i monumenti, gli scorci della citta' che normalmente avvolti nella cappa del traffico, nella calca della folla assiepata alle fermate di tram e bus o sottoterra, in metropolitana, disturbo sonoro e spaziale, che ti obnubila, puoi passare un'intera giornata in piazza Duomo e non renderti conto della splendida costruzione che hai davanti, perche' intorno hai la torre di Babele sparpagliata in piano. 

Prima settimana di settembre, non si parcheggia neanche un ago, posti vicino ai marciapiedi zero, traffico asfissiante, nella calura dell'estate che ancora dardeggia di giorno e di pomeriggio, ma il Moloch della produzione deve riprendere, il Moloch della crescita che non c'e', e tutti sono preoccupati, telegiornali, giornalisti ,giornalai, giornalai che fanno i giornalisti, giornalisti che dovrebbero fare i giornalai, imprenditori sedicenti tali, adetti ai lavori, venditori venditopi d'auto, sono preoccupati che ci sia un calo della produzione. Come se produrre beni e servizi sia l'unico progresso accettabile , infischiandosene del progresso umano e spirituale e del fatto che, magari, un po' di beni prodotti in meno facciano respirare un boccheggiante pianeta che affoga nelle plastiche e respira anidride carbonica espirando diossina. Intanto in giro c'e' un 'atmosfera agorafobica, tutti ancora in vacanza, in attesa dell'apertura delle scuole che per i piu' significa babysitteraggio aggratis...I parchi bellissimi enormi pieni di campi di calcio, di basket, di beach volley, da tennis, di percorsi sterrati per mountain bike e joggers, sono vuoti, deserti, tutti nei centri commerciali, tutti a comprare cose che gia' hanno in casa e quando vanno a casa scoprono che le hanno e le frustrazioni aumentano, ma no, ci si giustifica subito, ci si autogiustifica, la permalosita' consumistica dell'accettare, dell'accettarsi, in fondo le cose uguali poi non sono, le altre erano vecchie, ce ne volevano di nuove, uguali ma nuove, sembra la visione dei partiti che governano che sembrano diversi ma sono uguali, uguali ma diversi come doveva essere il Pci di Berlinguer, ricordate? Il Pci di Berlinguer dei film di Moretti, e invece proprio i figli di quel Pci , stanchi del pauperismo, stanchi che si dicesse che essere comunisti doveva implicare l'andare con le pezze al culo, sono diventati i grandi maestri del produttivismo, hanno preso i piani quinquennali sovietici, li hanno migliorati, messo in mezzo un po' di libera concorrenza, libera a parole, cosi, per confondere le idee, condito con un po' di flessibilita',istituito le domeniche lavorative obbligatorie, tanto dirigenti di partito, d'azienda, liberi professionisti dell'imbroglio legalizzato, ma quando cazzo mai andranno a lavorare di domenica, ci hanno convinto che in tutto il mondo tutti lavorano di domenica[ma quando mai, vedi in Germania],  sono quelli che vanno nei centri  commerciali a guardare un po' di fica, fra una polpettina svedese, una patatina Pai,un Martini con olivetta ogm, e possono poi andare in Tv a vantarsi di aver allargato lo spettro delle ore disponibili per la vendita dando posti di lavoro...che e' bello a dirsi ma le imprese prendono la gente che hanno e gli fanno fare formazione dall'uomo molla dei Fantastici quattro e li spalmano sulla griglia oraria mettendoli a lavorare di Domenica, ma non era il giorno del signore, una volta? Rassegnatevi, ora e' diventato il  giorno dei signori, di quelli che a lavorare di domenica non ci vanno, che invece vanno allo stadio a vedere la partita, poi a cena fuori, tanto i ristoranti sono aperti fino a tardi, di domenica, ebeh, rassegnatevi, ci sono categorie di lavoro che sono costrette a lavorare di domenica quando gli altri non lavorano, su su siate ragionevoli, si lo siamo, ma quanto sono pagate per il disturbo di lavorare la domenica? Va beh, cambiamo argomento perche' rispondere farebbe solo venire acidita' di stomaco.


Settembre a Milano arriva con il suo corredo di confusione, sono tutti nevrotici, incazzati, le vacanze sono finite ma sono ancora in vacanza il tempo e bello, quindi occupo lo spazio vitale che per tutto agosto e' stato occupato dagli stranieri, che non hanno soldi per andare in vacanza e per loro agosto tutti i giorni e' una domenica lavorativa, neanche sui navigli c'e' posto, tutti fuori in bici, ma bici da corsa in fibra di carbonio ultimo grido, per conservare la forma dell'estate, o a fare jogging, per conservare l'abbronzatura dell'estate, o di camminata veloce, per conservare il ritmo relax dell'estate, anche se di relax non c'e' n'e' stato, ma si sa noi italiani abbiamo una forte immaginazione, pur di fare invidia al prossimo siamo capaci di dire che siamo stati in Patagonia , uffachenoia, che era un deserto unico, chilometri e chilometri senza incontrare un solo essere umano, solo natura intorno, alberi, prati, animali, uccelli uccelli, prati alberi, animali, non lo dicono che in pratica stavano da Dio, Deus sive natura spinoziano da scomodare, ma lo lasciano trasparire, per vedere le facce d'invidia paonazza che monta, e invece magari sono stati a Rimini e ogni giorno si dovevano alzare presto per prendere lettino e ombrellone e andare presto a mangiare in albergo perche' la forchetta oraria del pranzo allinclusive se no chiudeva e restava giusto quella da mangiarsi, la forchetta oraria, appunto...e via cosi...

In macchina devi stare attento, a Milano, perche' dalla tranquillita' di agosto si passa alla gente che esce dai parcheggi da tutti i pizzi, spericolati, senza remore, senza frecce, devi guidare con mille occhi, se vai in giro a piedi evitare di essere calpestato da millepiedi, in bici devi evitare le insidie della strada e del naviglio, fuori sulla pista ciclabile con quei terribili cagnetti da compagnia che i mariti portano in giro per socializzare con altre donne  e tradire le mogli, hai perso le sicurezze spaziali dell'estate e dell'agosto di qualche giorno prima, ma quando sono tornati, ti viene fatto di pensare, come hanno fatto a tornare tutti in un giorno senza fare incidenti anche se incolonnati come quando erano partiti quindici giorni prima? No, i veri extraterrestri sono loro, ed ora hanno invaso il pianeta, i nuovi rettiliani, strisciano sull'asfalto della citta', strisciano davanti ai loro capi, strisciano davanti ad assessori e politici per un posto all'asilo nido comunale, strisciano per sedersi ai bar di sera e consumare una grappa in due standosene delle ore a raccontarsi bugie, sulle carriere dei figli, su come stanno bene e sono felici, su quanto guadagnano e che ora sono in vacanza, una vacanza lunga lunga-si, infatti, dietro l'isolato in pizzeria, si sente la stessa autoambulanza che sta passando di li, quando chiamano sullo smartphone-, eccoci qui, ancora oggi, a sognare l'Australia, o per meglio dire la sua scarsa densita'....