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martedì 26 ottobre 2021
Diventare vecchi 2
lunedì 25 ottobre 2021
Diventare vecchi
Diventare vecchi
Dunque, tutti dobbiamo diventare vecchi e morire. Sono due cose a cui l'uomo non può sfuggire. Anzi, a pensarci bene, invecchiare e morire è la migliore delle ipotesi, visto che si può anche morire da giovani. Anch'io sto invecchiando. I primi segni li ho avuti sul piano atletico. Prima correvo, mi facevo i miei 5 chilometri al giorno. Poi, verso i 50 anni, i polpacci hanno incominciato a indurirsi ed erano più le volte che finivo l'allenamento camminando che quelle in cui lo finivo correndo. Quando uno corre e beneficia delle sensazioni endorfiniche della corsa, di quel benessere che ti accompagna tutto il giorno, be', difficilmente accetta subito questo fatto. Per cui all'inizio mi ostinavo a far riposare i polpacci, per poi riprendere a correre quando stavo meglio. Ma la forchetta temporale fra quando stavo meglio e quando avevo i polpacci bloccati, ha iniziato ad allargarsi. Per cui erano più le volte in cui non facevo niente di quelle in cui mi allenavo. Se invece camminavo potevo farlo tutti i giorni. Camminare stava al centro fra il non fare nulla e il correre. Camminare era democristiano e quando sei avanti con gli anni sei più incline ai compromessi. Certo, ci sono settantenni che corrono tutti i giorni e stanno da Dio...e poi ci sono ventenni in sedia a rotelle. Sul piano della salute devi stare al centro, non ce n'è. Finchè ce la fai, tra le altre cose.
Poi mentre lavoravo-progetto e vendo arredamenti-ho notato che ci vedevo peggio. Quando stampavo i fogli con gli ordini da passare ai clienti, per leggerli dovevo tenerli molto lontani. Mano mano che passava il tempo-siamo sempre intorno ai 50 anni-dovevo sempre di più allontanare i fogli se volevo riuscire a leggere. In quel periodo il mio supereoe preferito era l'uomo molla dei Fantastici 4. Lui poteva tenere quei fogli in mano alla distanza che voleva. Ma non poteva funzionare, non solo perchè non ero un supereroe, anche perchè la gente lo notava. Decisi che era il momento di una visita oculistica. L'oculista sentenziò che da lontano ci vedevo bene ma da vicino manifestavo i primi segnali di presbiopia. Non riesci a leggere come i vecchi. C'era di che deprimersi. Insomma l'oculista mi prescrisse le lenti da presbite e io andai da un ottico che mi fece degli occhiali facendomeli pagare, indovinate quanto? La risposta è semplice: un occhio della testa. In seguito appresi che potevo comprarmi degli occhiali da un qualsiasi farmacista con due gradi di presbiopia che sarebbero andati più che bene e senza la montatura in tartaruga. Povere tartarughe. E la parola c'aveva pure il termine “rughe”, dentro. Iniziò il difficile periodo dell'abituarsi ad usare gli occhiali. Quando li devi usare solo per leggere, all'inizio, tendi a dimenticarteli, ad usarli meno, con la bislacca idea che così il processo di deterioramento della vista si rallenti. Tornai a fare l'uomo molla dei Fantastici 4, fino a che non mi convinsi a portarmi gli occhiali da vista dietro. Ma per metterli ogni volta dovevo prendere l'abitudine. Tre volte non gli usavo e una sì, per leggere. E sforzandomi facevo la faccia dello stitico, per cui i miei interlocutori si preoccupavano doppiamente per la mia salute. Poi iniziarono le difficoltà vere e tragicomiche. Una volta dovevo andare ad un appuntamento con un'amica. Mi dette l'indirizzo , era verso viale Zara, a Milano. Scaricai google maps sul telefono (altro capitolo del diventare vecchi: difficoltà con la tecnologia) e partii in macchina. Intanto il navigatore mi fece fare un giro della madonna...dico della madonna perchè fu un miracolo se arrivai all'ora prevista. Parcheggiai e scesi dalla macchina. C'era aria di concludere qualcosa quindi mi fregavo già le mani mentalmente. Non ho saputo spiegarmi meglio di così, scusate. Mi avvicinai al portone e cominciai a guardare i citofoni. Avevo lasciato gli occhiali a casa, ovviamente. Per cui non vidi i cognomi scritti sul citofono. Ma non volevo umiliarmi a telefonare per avvisare la mia amica che ero sotto il portone e che mi aprisse. Ero in difficoltà. Dovevo telefonare con una scusa.
La chiamai. Sono sotto casa, dissi, perchè non scendi a fare due passi, magari beviamo qualcosa in un bar , ti va? Lei per tutta risposta mi disse-meglio di no, sono già nuda. Non sapevo cosa dire e dissi, aprimi, per piacere, allora. Non lo vedi il cognome sul citofono? Disse.
Ripresi la macchina e me ne andai a casa. E la mia amica non mi telefonò più. Oppure telefonò e io non risposi. Perchè senza occhiali non riconoscevo i numeri sul display del telefono. Non lo saprò mai.
Poi iniziarono i problemi con lo smartphone. Mi dimenticavo gli occhiai sistematicamente ,quando ero in giro, e usando whatsapp non distinguevo bene le lettere. Ancora non avevo imparato bene il mecanismo del t9 per cui spesso le mie risposte erano incomprensibili o sbagliate o fuori contesto.
Una volta un mio amico mi fece rileggere una conversazione di qualche giorno prima su whatsapp.
-Ciao, come stai? Lui.
-Porno movies, Io
-Cosa?Lui
-Sono in girino. Io.
-Ma sei fatto?
-Non l'ho fatto. Io
-Sono Gimmy, hai presente? Lui.
-Patrimonio dell'umanità. Io.
Dissi che non avevo gli occhiali e che pur digitando secondo logica il cellulare scriveva quello che gli pareva. Eh, ma stai attento, che il t9 memorizza i risultati delle ultime ricerche...tipo, per esempio, Porno Movies, disse. Ma anche Patrimonio dell'umanità. Solo che questa ricerca è più normale. Ah, feci. Bella fregatura. E mettiteli, sti occhiali...Pure Rocco ormai li porta, disse lui. Rocco? Rocco chi?, chiesi. Siffredi, fu la risposta. Be', come si dice, chi di spada ferisce...dopo che glieli ha fatti mettere ad una generazione di pesone! Conclusi.
Continua.....
lunedì 11 ottobre 2021
Diario di Ottobre 2021
Diario ottobre 2021
Ieri in giro per Milano. Prima in macchina, poi alcuni tratti a piedi. Da casa mia a Corsico, prima passo su via Milano, direzione Milano. Lo dico perchè c'è anche via Milano direzione “ si esce da Milano”. Vicino ad un ponte di metallo che sorvola il naviglio in modo permanente ( un aereo non lo farebbe...in modo permanente, giusto?), parcheggio. Con lo smartphone fotografo due bellissimi graffiti: Battiato e Gino Strada. Realizzati su parete di mattoni rossi uno a fianco all'altro. Non posso fare a meno di pensare che quel muro si va affollando sempre di più. Solito gesto apotropaico ( era in generale, non mi sento un giusto del pianeta, sia chiaro) e risalgo in macchina.
In tangenziale c'è un traffico tremendo. Auto dappertutto. Qualcuno non manda giù di essere sorpassato e ingaggia un duello da formula uno. Poi 50 metri più avanti deve fermarsi in coda. Il mondo è pieno di gente che se avesse un lampeggiante lo userebbe per andare al bar a prendersi un caffè prima degli altri. Ci sarà sempre qualcuno che è arrivato prima. Per esempio il barista.
In viale Certosa, ad un certo punto a metà, nei giorni scorsi avevo visto un graffito che raffigurava Vittorio Feltri vestito da nazista. Scendo sotto un elevated che taglia in due viale Certosa. Il graffito è lì. Gli hanno distrutto la faccia. Non si riconosce più il viso. Che mancannza di ironia! Credo che Vittorio Feltri si sarebbe divertito un mondo a restare su quel pilone che sostiene la elevated vestito da nazista. E' un uomo di spirito. Lo conosco. Una volta feci un corso di giornalismo con lui. Conversammo amabilmente. L'importante è non riprenderlo con una telecamera. Se no si trasforma come un vampiro.
Da viale Certosa mi dirigo in auto verso il centro. Scendo in Stazione Centrale e faccio un giro alla Feltrinelli Express. Esco senza aver acquistato nessun libro. Sto provando a smettere. Ma non comincerò con l'eroina. Li prendo a nolo in biblioteca. Sto facendo un esperimento. Voglio vedere quanto mi ricorderò di tutti i libri letti senza averli vicino in una libreria. E poi a casa non ho più posto per i libri. Troppi libri sono come nessun libro. Generano ignoranza. E' come bere vino di qualità, la cosa. Prendi le migliori bottiglie e il fegato soffrirà, perlomeno, giustificatamente.
Percorro piazza Duca D'Aosta, che per chi non conosce Milano, è lo spiazzo antistante la Stazione Ferroviaria principale. Dei turisti spagnoli fanno foto ai senegalesi seduti sul bordo delle aiuole dietro un mucchio di biciclette parcheggiate. “ Esto no es uno zoologico, hijos de putas” , gli grido. Le due signore e un tizio di mezza età che stavano fotografando scompaiono all'istante borbottando qualcosa. Sono stato in Spagna e di migranti ne ho visti a iosa. Dove fotografi fotografi ne becchi comunque qualcuno. Ma non li stai fissando come animali in uno zoo!
A piedi mi dirigo verso porta Venezia e di lì andrò verso piazza Duomo. Bella giornata di sole, molta gente in giro. Chi con mascherina chi no. Turisti spagnoli e francesi, venuti qui a Milano per la finale di Nation League fra le due rispettive nazionali di calcio. In piazza San Babila mi incuneo nel mezzo di Corso Vittorio Emanuele. Incoccio in una fila infinita di ragazzi davanti ad un locale nuovo. Five Guys, si chiama. Do una scora su google sul mio smart e leggo che è una specie d Mac Donald fondato dai coniugi Murrel, statunitensi e affidata poi ai loro 5 figli. I five guys. Sembra un gruppo musicale “ I cinque ragazzi”. Hanno punti ristoro in tutto il mondo. Incredibile quanto tirino gli hamburgher. Ma io due ore di fila per mangiarmi le noccioline in attesa infinita di un hamburger, nemmeno allo Zoo di Oria. Oria, provinciaq di Brindisi, c'era uno Zoo ( a proposito di zoo, declinato al plurale). Ci andavo da ragazzo molto giovane. C'erano degli orsi bruni che mangiavano qualsiasi cosa gli lanciassi. C'era chi gli lanciava sigarette. E le mangiavano. Oltre all'inciviltà delle cosa si poteva dedurre che i poveri plantigradi facessero letteralmente la fame. Ecco perchè me lo ricordo. Io agli orsi lanciavo gli arachidi comprati ad una bancarella fuori dallo zoo. Insomma, per tornare alla fila davanti ai Five Guys, io vengo dai panini di Mimino. Mimino aveva un alimentari sotto casa ad Ostuni. Calvo, bassettino, introverso. Rifondatore della lingua italiana con i suoi cartellini sul cibo dietro al bancone tipo “uovi freschi”. Ma era un pezzo di pane, un uomo buono.Lui se avesse potuto i panini te li avrebbe regalati. Un panino costava 500 lire. Il mio preferito: tonno e giardiniera. Five Guys per me potete chiamarvi Five Against One.
giovedì 7 ottobre 2021
Diario di Ottobre
Diario di ottobre
C'è stata un'altra riunione di condominio. Io odio le riunioni di condominio. Mi fa capire che tipo di persone siano la maggioranza delle persone.Gente che non la pensa come me . E mai la penserà come me. Si è votato per la nuova impresa di pulizie. C'era da scegliere tra due preventivi pressochè identici. L'amministratore ha parlato delle due ditte. Come ha fatto il nome del titolare di una delle due ditte, Mohamed non so che cosa, Battiato, il condomino brizzolato segregazionista ( mammamia quanto sono politically correct) con l'orecchino, soprannominato da me così perchè “curava” l'egiziano delle ditta precedente e diceva che non lavorava (il pezzo più famoso di Battiato si intitola La cura), ha cominciato a sbraitare dicendo assolutamente no. Bisognava votare per l'altra ditta il cui titolare aveva un nome italiano. Anche il bulgaro che abita qualche piano più su del mio ha detto la stessa cosa. “Prendere italiani” ha urlato. Hanno votato tutti per la ditta del titolare italiano. Io mi sono astenuto, meravigliando tutti perchè non sapevano che ci si potesse anche astenere. Poi si sono accodati a me anche altri. Strano ma vero. Poi l'amministratore ha aggiunto che i dipendenti della ditta dell'italiano erano tutti romeni. Sto ancora ridendo. Il bulgaro era caduto dalla padella nella brace. Battiato ha digrignato i denti. D'altra parte se nessun italiano vuol più fare lavori di bassa forza, che si può fare? Dove lavoro, la ditta che si occupa di pulizie ha dipendenti egiziani, peruviani e filippini.
Ho prenotato un libro alla biblioteca centrale di Corsico: La capanna dello zio Rom, di Andrea G. Pinketts, scrittore che conosceva molto bene Milano e vi ci ambientava le sue storie, mirabilmente. L'ho fatto online. Appuntamento per il ritiro. Quando entro in biblioteca dietro il plexiglass ci sono tre impiegate con la mascherina che mi chiedono il green pass. Dopo che sono entrato. Il libro ha una copertina plastificata.- Avete sanificato la copertina? Chiedo beffardo, com'è mia natura fare in certi casi. Casi come questo. Casi umani. L'impiegata appare spiazzata. -Non credo, dice. - E allora? Abbiamo fatto Oronzo, dico io parafrasando un'espressione presa a prestito dal mio dialetto d'origine. Vado via ridendo a crepapelle interiormente. Il colmo per uno scrittore amante de libri? Morire di Coronavirus a causa di un libro.
Sto cercando di partecipare a dei concorsi letterari. Ma trovare un modello di file per cartelle editoriali, si fa prima a trovare un addetto alle pulizie italiano. Be', ci sta. Come dicono a Baggio. Ma anche a Bari vecchia, mi dicono. C'è da rispettare righe e caratteri, numeri precisi. Gli scrittori che riescono a stare nei limiti, delle due l'una: o hanno tutta la vita a disposizione per limare il racconto, aggettivo più aggettivo meno. Oppure sono raffinati matematici. E la matematica, per quanto mi riguarda, c'entra con la scrittura come una bicicletta con un salmone.
mercoledì 29 settembre 2021
Diario settembre 2021
Diario settembre 2021
Mentre sono in fila in un bar dell'aeroporto di Malpensa, ho davanti una giovane ragazza alta, filiforme, leggins neri, scarpe nike, capelli biondi che si arricciano un po' sul finale. Davanti a me ordina un succo d'arancia e un cornetto. Poi passa al banco per la consumazione. Vetri in plexiglass anticovid ovunque . Io prendo un caffè doppio e un cornetto integrale. Di solito faccio una colazione Bond. La colazione di James Bond: frutta fresca, yogurt magro e un caffè forte. Ma in quel bar di frutta non ne hanno. E nemmeno yogurt. In silenzio sorseggio il caffè e addento il cornetto. La bionda filiforme, sicuramente una modella, a fianco a me, beve il succo d'arancia e mi sorride.
-E' orribile, dico ad alta voce, riferito al cornetto che pare di cartone. Lei mi sorride e dice-stessa cosa il succo...è acido. E' brasiliana, l'accento è inconfondibile. Continuo a parlare in portoghese. Si meraviglia della mia pronuncia. Parliamo del più e del meno. Non avrà più d 25 anni. Fa la modella.-Bell'uomo, dice prima di andarsene. Osservo la mia immagine nello specchio. Non mi ritengo affatto un bell'uomo. Passabile. Sicuramente non il fico che agita i sogni di ragazze giovani, palestrato, tartaruga addominale e leggermente metrosessuale. Sono un vecchio gorilla peloso dalla chioma ormai brizzolata. Quello che posso dire è che noi non percepiamo l'immagine di noi stessi nel modo in cui, anche esteticamente, gli altri la percepiscono. Possiamo avere qualcosa di particolare che colpisce i nostri interlocutori, qualcosa che evoca loro un ricordo. Un vecchio amore. Siamo surrogati di un ricordo. Sono un surrogato di ricordo. Mi pulisco le labbra con un tovagliolino. Saluto le due bariste. Sono bruttine e acide come il succo della brasiliana. Non mi degnano di uno sguardo.
In aereo avevo finito di leggere , Il sorriso di Jackrabbit, di Joe R. Lansdale. Ennesima avventura dei due detective texani, Hap Collins, bianco eterosessuale che pende per i democratici e Leonard Pine, nero omosessuale che vota repubblicano. L'emblema delle contraddizioni del sistema americano, per intenderci. I genitori di una ragazza soprannominata Jackrabbit per via dei denti sporgenti, è scomparasa. Sua madre e il fratello, due razzisti bianchi dichiarati, si rivolgono a loro per ritrovarla. I due detective setacciano il parentado tra cui un padre predicatore cristiano ortodosso morto in circostanze orripilanti e alcuni suoi spasimanti e si scopre che ha anche un figlio. Hap e Leonard seguorno le tracce di Jackrabbit sino a Marvel Creek, un'altro dei nomi fantomatici dietro cui si nascondono di certo reali cittadine texane. Si imbattono in una serie di personaggi pirandelliani, felliniani, pasoliniani, predicatori di culti paleocristiani, gestori di sfasciacarrozze completamente ignoranti, gemelli killer, vecchie conoscenze criminali e un misterioso personaggio soprannominato Il professore, che si definisce segregazionista non razzista che i due eroi della famigerata saga di Lansdale non lesinano di prendere costantemente in giro con ironia pesante. -Segregazionista è un altro modo per dire razzista, dice ad un certo punto Leonard Pine, l'unica differenza è che la parola più lunga delle due indossa un cappello e una cravatta. Be' non vi svelo il finale perchè è un giallo. Si ride molto. Ci sono battute che potrebbero diventare aforismi immortali. Ma meglio lasciarle nel libro e non esportarle sui social. Potrebbero farle sembrare uscite dai cioccolatini perugina. E io voglio bene a Lansdale.
Sulla scrittura.
Non basta avere talento per farsi leggere. Io ho sfidato le leggi di natura dell'editoria italiana. Ho iniziato a pubblicare con case editrici, i primi due libri... poi per conto mio, su piattaforme editoriali indipendenti. Uno scrive perchè ha passione, perchè lo fa stare bene, perchè è catartico e curativo. Poi se automaticamente trasmette qualcosa che allieta o accompagna la vita degli altri, be', che male c'è? Lanciai una sfida, ridicolizzato da tutti, sul fatto che sarei diventato uno scrittore senza l'ausilio del mainstream editoriale, senza il doping della pubblicità delle grandi casi editrici, convinto com'ero e come sono, che alla fine il tipo di lettore a cui mi rivolgo è come me. Me ne frego assolutamente degli scrittori pubblicizzati come bestselleristi. In libreria apro un libro, ne leggo due capitoli e se c'è un minimo di magia che mi cattura, lo prendo. E molto spesso la stessa cosa mi accade in rete. Sempre più frequentemente in rete. Compro libri di autori misconosciuti che si sono rivelati capolavori assoluti, a mio giudizio. La qualità di quello che scrivi, alla lunga, paga!
Molti scrittori affermati, non faccio nomi tanto si possono desumere da come scrivo io, in modo opposto e contrario al loro, cioè, sostengono che pubblicare per conto proprio non porta da nessuna parte e che bisogna aspettare di essere pubblicati da grandi editori altrimenti è meglio smettere di scrivere. Ovviamente lo dicono ora che sono affermati. Direi che queste affermazioni valgono da sole a farvi capire che tipo di scrittori essi siano e che cosa significhi per loro scrivere. Io invece consiglio a tutti di scrivere...a prescindere dalla pubblicazione. Scrivere è autoanalisi continua e gratuita. Può solo fare bene. E leggere, ovviamente. Per concludere posso dire che sono passato dall'essere letto da parenti e amici, inizialmente, ad essere acquistato, letto ed apprezzato da un piccolo pubblico di lettori. Non ho certo vinto la sfida lanciata alle companies editoriali ( ho comunque rifiutato proposte editoriali da case editrici medio-alte che volevano pubblicarmi gratis-ma io sono un uomo libero, di vincere o perdere, vivere o morire), ma mi sono tolto la soddisfazione di spegnere sorrisetti ironici ad un bel po' di coglioni.
martedì 21 settembre 2021
Diario settembre 2021
Impara ad affliggerti che a godere anche i coglioni sono buoni, dice piu' o meno lo scrittore russo Erofeev. Quanta verita in questo aforisma.
Sto rileggendo di Diario di Anna Frank. La tredicenne tedesca scrisse un bellissimo diario prima di morire di tifo in un campo di concentramento in Germania. Resta uno degli scritti fondamentali sulla persecuzione degli ebrei da parte dei tedeschi. Avete letto bene. Tedeschi. Non nazisti. La famiglia di Anna Frank si rifugio'prima in Olanda e poi quando l'Olanda fu invasa dai tedeschi trascorse del tempo in un nascondiglio con la sua famiglia e con un altra. Scoperti furono deportati in Germania. Ne consiglio vivamente la lettura, di questo Diario. Anna immagina di scrivere ad una sua amica immaginaria, Kitty. Ha 13 anni e le piace leggere. Non ama la matematica ( anche io non l'ho mai amata). E' corteggiata da ragazzi piu' grandi e spesso gli adulti o gli insegnanti la rimproverano perche' chiacchiera molto . Racconta che agli ebrei era proibito tutto : andare in tram, possedere una bicicletta, mangiare un gelato in un bar qualunque, andare al cinema. Tutto. Praticamente prigionieri prima di essere prigionieri. Ma lei non perde mai il sorriso e la leggerezza dei suoi 13 anni. Scritto in modo semplice ma efficace, a tratti geniale...sarebbe diventata una grande scrittrice se i tedeschi non l'avessero fatta morire di tifo in un campo di concentramento . Oggi c'e' chi si permette di stampare la sua foto in bianco e nero su striscioni ultras per dare degli "ebrei", come forma d'offesa fra tifoserie. Se qualcuno si chiede a cosa serva la cultura in un epoca in cui un palestrato televisivo puo'andarsene in giro con una Bentley senza aver mai letto o studiato niente , be' leggete il Diario di Anna Frank e troverete una possibile risposta. Serve a testimoniare. Serve a dire io c'ero. Serve a spiegare che puo succedere ancora.
Dieci anni fa fondavo su Facebook un gruppo di letteratura dedicato a Bukowski. Oggi mi sono dimesso da amministratore. E nel farlo ho scritto sul gruppo di circa 20 mila iscritti le mie motivazioni:
"Ho deciso di dimettermi da amministratore di questo gruppo. Avevo fondato questo gruppo anni fa per parlare del poeta e dello scrittore Bukowski. Ho visto nel corso del tempo uno svilimento, una frantumazione, una parcellizzazione aforismatica del grande scrittore americano, inaccettabile... tanto che immagino che se fosse vivo avrebbe vomitato. Frasi associate a foto di donne nude ipermoderne che stanno a Bukowski come una bicicletta a una trota. Una continua banalizzazione. Solo ogni tanto qualcuno posta delle cose belle e ne commenta altre. Per loro mi dispiace, ma la maggior parte degli iscritti al gruppo cercano l'anima gemella o di farsi una sega all' ego con la mano di uno scritto di Bulowski. Sia ben chiaro, la liberta' e' libera ma anche io lo sono. E sono libero di sentirmi disgustato da tanta pochezza, da tanta superficialita', da tanta violenza...e' come se i libri di Bukowski, guardando molti post, fossero stati bruciati. Non me ne frega niente di cosa pensate, non sono qui ne' per candidarmi alle elezioni ne' per vendere libri. E' solo che non era lo scopo che mi ero prefissato, per questo gruppo.. Naturalmente il gruppo continuera' ad esistere . Finche' lo vorranno gli altri amministratori da me nominati. Buona fortuna a tutti. E senza il benche'minimo rancore da parte mia per nessuno. Ognuno e'arbitro della propria presunta intelligenza. Sottoscritto compreso . Non sono migliore di nessuno, ci mancherebbe. E' che non mi sento in sintonia con lo spirito che e'andato acquisendo il gruppo da me fondato.
Ps: Anche io so essere leggero e amo le cazzate. Ma essere leggeri non vuol dire sorbirsi necessariamente montagne di aria fritta. Non vorrei che la mia anima prendesse il colesterolo ...
venerdì 17 settembre 2021
Suicidi dei minorenni
L' Italia negli ultimi tempi sta assistendo ad un fenomeno nuovo: i suicidi. E sono suicidi di giovanissimi, spesso minorenni. Abbiamo sempre sorriso beffardamente noi dei paesi occidentali di cultura latina riguardo agli scandinavi. Provvisti di uno stato sociale che garantiva tutto lasciando i propri cittadini in un agio cosi' totale da indurli al suicidio . Ad avere tassi alti del numero di suicidi, per noia, dicevamo. Perche' non dovevano lottare per ottenere qualcosa. Questa indigestione dei diritti, secondo i fans dei liberismo sfrenato , produceva infelicita' e aumentava i suicidi. E' di questi giorni la cifra diffusa dai mass media di 4000 minorenni suicidi in Italia in un anno. E un conseguente aumento di suicidi di minori in tutto il mondo. Le motivazioni addotte dalle schiere degli specialisti parlano di covid 19, di crisi economica ed altro. Nessuno o pochi isolati illuminati centrano il punto. E parlano di dittatura della civilta'dell'immagine. Io propendo per questa tesi. In un mondo dove gli stereotipi di bellezza vengono costantemente diffusi da media e social e in cui si propone la bellezza stessa, quella che propongono loro, come primo gradino della scalata che porta al successo, spesso nei giovanissimi si produce un senso estremo di inadeguatezza alla vita. A cio' si aggiunga l'assenza totale delle tutele genitoriali di genitori pesantemente impegnati nel lavoro o in ulteriori scalate al successo vieppiu' economico, nonche', nella maggior parte dei casi, in strategie appena di sopravvivenza e di insegnanti poco attenti, spesso perche si trovano a dover gestire scolaresche di numero esorbitante , che ecco che viene facile per i nostri ragazzi rifugiarsi nell'isolamento dei telefonini , dei tablet e compagnia bella. Un isolamento che nel mentre da'sicurezza in virtu' di una virtualita' che ti illude di scegliere migliori amici e migliori fidanzati illudendoti in questo modo di aggirare gli ostacoli della vita reale- nel momento in cui nella virtuale, di vita, ti sembra di navigare in una bolla di successo e di popolarita'- induce un isolamento dell'anima, dello spirito, che spesso sfocia in gesti estremi. E anche non essere " in" sui social porta alla diffusione di una cultura dell' inadeguatezza che finisce per spingere i giovanissimi ad atti estremi arrivando a spettacolarizzare il pericolo corso o addirittura a mettere in rete le immagini del proprio suicidio, per interposta persona, s'intende. Che societa' e' questa dove gli inventori e i propugnatori di internet, quelli di Cupertino, come direbbe dispregiativamente Crepet, traggono profitto dallo scarico in rete di immagini di suicidi in nome della liberta'd'espressione. Si tratta di una liberta di espressione da ebeti, la loro, sghemba e zoppa e comoda, nel momento in cui genera profitti elevatissimi. Che consentono a questi signori vite agiate infarcite pero' di opportune proibizioni di un uso spasmodico dei social ai propri figli. Cui suggeriscono di dedicarsi ad altro. E' pura schizzofrenia. Il capitalismo non temperato da regole e' pura schizzofrenia. Fare profitti sulla pelle degli altri affittando chiavi inglesi o servizi non cambia la sostanza . E fingere di non essere consapevoli dei danni inflitti n on e'un alibi buono per tutte le stagioni.