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domenica 24 aprile 2022

Franz e Rolf

 

Franz e Rolf

(Racconto per il XXV aprile 2022)


Franz disse a Rolf, questi partigiani non mollano mai. In fondo li ammiro. Rolf lo guardò in cagnesco. Non devi parlare così, è alto tradimento. Stavano appostati dietro ad un rupe. Lontano si sentivano raffiche di mitra. Le senti? Disse Franz. Sono raffiche di sten. Sì, le sento, maledetti! Disse Rolf. Che facciamo, disse Franz. Teniamo la posizione, disse Rolf. E poi? Replicò Franz. E poi...poi si vedrà. Già, disse Franz. Io ho una moglie e due figli, a Berlino. Rolf non disse niente. Non aveva molto da dire. Aspettava. Ad un certo punto Franz disse, senti, non possiamo stare piantati qui in eterno, dibbiamo muoverci! E chi l'ha detto? Disse Rolf. Lo dico io, disse Franz. E chi sei tu, il Fuhrer? No, che c'entra. E che non ce la faccio più a stare fermo qui, disse Franz. Vuoi farti accoppare dai partigiani? Quei banditi non hanno pietà. Franz non disse niente. Dopo un po', fece. Non ti sembra di dire delle enormità? In che senso, chiese Rolf. Nel dire che sono dei banditi. Tu al posto loro non difenderesti la Germania? Io lo sto già facendo, disse Rolf. Franz non disse niente. Aspettavano. Sono dei banditi, disse Rolf, dopo un po', rompendo il silenzio. Molti di loro stavano in carcere per reati comuni. Erano omicidi, assassini. Be' che vuol dire? Disse Franz. Quando si combatte una guerra io in campo metto quelli che la sanno combattere. Io se fossi negli italiani schiererei dei serial killer. Dì, un po', ma da che parte stai? Fece Rolf. E' che sono stanco di questa guerra. Noi stiamo perdendo, disse Franz. I russi stanno riconquistando tutti i loro territori. Quelli sono capaci di arrivare a Berlino a piedi. Abbiamo fatto un bel casino, dalle loro parti. 20 milioni di morti. Sono sicuro che Stalin ha chiamato a combattere i parenti delle vittime. Rolf non disse niente. Poi fece, qui siamo in Italia. Gli italiani non sono i russi. Possono essere anche peggio, disse Franz. Questi qui avevano un impero! Di che impero parli, fece Rolf, di quello di Mussolini? No, no...quello Romano. Quello si che era un impero. Quando conquistò i popoli gli dette l'autonomia. Già, disse Rolf. E poi i barbari...cioè noi, li abbiamo distrutti. Dopo un po' non sparavano più. C'era uno strano silenzio. Mani in alto, sentirono dire in italiano. Quel poco di italiano che conoscevano gli fece alzare le mani. Lentamente e senza girarsi posarono i loro fucili. Poi, sempre lentamente, si girarono. Brigata Garibaldi.Vi dichiariamo nostri prigionieri, disse un uomo sulla cinquantina, brizzolato. Era vestito alla men peggio e impugnava uno sten. Franz guardò Rolf. Rolf non ricambiò quello sguardo. E ora cosa ci faranno? Preparati a morire, fratello. Io al posto loro non avrei nessuna pietà...dopo quello che abbiamo fatto alla loro gente. Ma noi...noi...abbiamo obbedito agli ordini. Rolf non disse niente. Giratevi, disse il partigiano che stava al centro di un gruppetto di altri cinque, armati sino ai denti e che stavano di fronte ai due tedeschi. E' il momento, Franz, disse Rolf. Franz chiuse gli occhi e pensò alla sua famiglia. Rolf chiuse gli occhi e non pensò a nessuno. Perchè non aveva nessuno a cui pensare. Sto pensando a cosa dire, disse Franz, prima di morire. Rolf non disse niente. L'uomo brizzolato con lo sten in mano si avvicinò. Lasciate qui le armi e le divise. Il tenente qui (fece rivolto ad un suo compagno), vi darà degli abiti civili. Non vogliamo uccidervi. Cerchiamo i vostri capi...quelli delle esseesse. Diteci dove sono e vi lasceremo andare. Franz guardò Rolf. Rolf guardava dritto davanti a lui. E vedeva solo roccia. Non vi diremo niente, disse Rolf. Voi non siete un esercito regolare, siete dei banditi. Consegnateci agli americani. I partigiani si guardarono fra loro. Confabularono un po'. Noi siamo italiani e questa è la nostra terra. Gli americani sono venuti per aiutarci...dicono. Ma pensate che dopo che ci avranno aiutati se ne andranno? Se vi consegnamo a loro, quelli sono capaci di darvi una medaglia. Andiamo. Diteci dove sono i vostri capi. Poi vi consegneremo agli americani. Franz guardò Rolf. Erano entrambi rivolti verso quel manipolo di uomini vestiti e aramati in modo differente . Vestiti e armi recuperati chi sa dove. Sono nascosti nel bosco, disse Rolf. Franz lo guardò sorpreso. Ammanettali, disse il capo dei partigiani al suo luogotenente, un uomo sulla trentina avvolto in un giubbotto di lana di pecora tinteggiato di verde. Il gruppo di uomini si diresse verso il bosco, con davanti i due tedeschi disarmati e in manette. Il bosco sarebbe stata la fine per loro. O un nuovo inizio.

giovedì 14 aprile 2022

Gruss gott

 Con il mio amico d'infanzia, Giulio Vix, nel maggio del 1999 andammo a Imst, in Austria. Volevamo vedere il concerto dei Rolling Stones. Giulio venne in treno a Milano, da Lecce. Poi in macchina saremmo andati a Imst. Avevo la Punto, all'epoca. Per strada ci fermano in Valchiavenna . Mangiammo in un crotto e bevemmo in abbondanza del vino rosso frizzantino fresco appena uscito da una di quelle fredde cantine dove si usava lasciarlo decantare. Ci rimettemmo in macchina e ci dirigemmo al confine. Durante il viaggio ci esercitammo nel parlare un nostro linguaggio inventato anni prima e che consisteva nel tradurre dall'inglese intraducibili espressioni gergali o frasi del nostro dialetto d'origine: l'anglostunese. Uno dei cavalli di battaglia linguistici era "water to the pipe" , che traduceva dal dialetto "acqua alla pipa", e si usava in vari contesti in cui si voleva intendere un niente di combinato. Arrivati alla frontiera ci fermò una guardia di frontiera, in divisa militare, austriaca.  Gruss gott  , ci disse. Io e Giulio ci guardano l'un l'altro. Gruss gott, ripete' l'austriaco. Io scesi dalla macchina e aprii il portabagagli. La parola assomigliava alla nostra italica " cruscotto" e cruscotto poteva voler dire portabagagli. Una volta aperto il portabagagli , l'uomo neanche ci guardo' dentro. Gruss gott, prese a gridare. Entrai in macchina e aprii il cruscotto, quello vero non il supposto equivocato in austriaco da me. L'austriaco non guardo'  neanche nel cruscotto. Io e Giulio ci guardammo. L'uomo ci fece segno di levare le tende. Gruss gott, continuava a gridare. Riprendemmo il cammino e giungemmo in un villaggio Sos dove saremmo stati ospitati. Scendemmo dall'auto e subito fummo accolti da dei ragazzi che ci urlavano: gruss gott, gruss gott, e ridevano a crepapelle. Io e Giulio ci guardammo. Si vede che si e' sparsa la voce, disse Giulio. 

Quando tornammo in Italia, dopo il concerto , raccontammo  l'episodio ad un oste , mentre mangiavamo qualcosa poco dopo il confine . Lui rise a  crepapelle. Gruss gott? Significa buona giornata,  disse. Io e Giulio ci guardammo e ridemmo.  Nel 1999 non c'era Google. Per questo avevamo ancora qualcosa per cui ridere. E per questo abbiamo ancora qualcosa da raccontare.

 

sabato 2 aprile 2022

Dio e il Diavolo

 Si sedettero al tavolo. Era un tavolo lunghissimo, così avrebbero potuto tenere le distanze: Dio e il Diavolo. Giocavano la loro partita. In palio l'influenza sugli umani. Si osservavano da lontano. Non erano cambiati per niente, dall'alba dei tempi.

-Allora , come va, vecchio, disse il Diavolo.

-Vecchio è il mio aspetto, ma io sono il senza età.

-Attento, vecchio, non commettere peccato di superbia, disse il Diavolo.

-Ti ho scacciato dalla mia corte, figlio degenere e ribelle e vedo ancora oggi che ho fatto bene, disse Dio.

-Mi hai regalato un altro regno: la terra.

-La terra è di mia pertinenza, tu lì sei solo un ospite.

-Un ospite influente, a quanto pare: diluvi, terremoti, pandemie, guerre, violenze, sesso libero.

-La partita è in corso e verrà la pace e verrà la quiete e gli uomini vivranno in armonia.

-Ma ci credi in quello che dici?

-Io credo in me stesso...e credo nell'uomo.

-Peccato che l'uomo non creda in te.

-Sulla terra sono più quelli che credono di quelli che non credono e tu stai perdendo.

-Puah...credono, dici? Lo fanno solo per finta. Credere per guadagnarsi il paradiso me lo chiami credere?

-E' un modo di credere...in attesa del modo giusto. A furia di credere la fede arriva, disse Dio.

Il Diavolo incassò il colpo.

-Parliamo del Paradiso. Sei sicuro che tutti i tuoi ospiti ti sono stati fedeli?

-Certo, altrimenti non starebbero lì...

-Già...il Paradiso...il luogo della felicità totale, dell'armonia totale...dell'assenza di sofferenza...be'...in effetti è proprio in questo modo che uno si accorge di essere morto.

-Che vuoi dire?

-Che è un posto noioso...guarda quanti ospiti illustri che ho io...guarda quanti personaggi che hanno fatto la storia, sono miei venerati ospiti. Passare il tempo in loro compagnia è molto più interessante che la felicità assoluta. La felicità assoluta assomiglia all'assenza di se' stessi. Guardali lì i tuoi ospiti. Non odiano nessuno. Ma lo vuoi capire che l'odio è una forma di amore rovesciato?

Dio incassò il colpo.

-Comunque verrà un tempo di pace e armonia e l'uomo vivrà a lungo e bene, disse Dio.

-Non credo che l'uomo sopravvivrà a se stesso. Si sta suicidando. Gli hai dato il libero arbitrio e lui cosa ha fatto? Lo ha consegnato a me. 

Dio stava perdendo? Per la prima volta ebbe un dubbio. No. Non era possibile, lui era l'infallibile, l'indubitabile.

-Dai, ammettilo, stai perdendo, lo incalzò il Diavolo.

-Perdere delle battaglie non significa perdere la guerra. E quella la vincerò io, disse Dio.

Il Diavolo si scosse sulla sedia. La sua era una sedia elettrica , ma la usava come vibromassaggio.

-Vedremo alla fine , chi vincerà...certo, puoi sempre eliminarmi. Solo così potrai assicurarti la vittoria.

Dio restò un poco a riflettere...

-Perchè dovrei eliminarti? Per fare di te un martire? In fondo mi fai comodo. Tu rappresenti il male e ciò mi permette di fare la differenza con il bene.

Il Diavolo si scosse sulla sua sedia elettrica del 1955. Su quella sedia erano morti decine di assassini.

-Dimmi una cosa, disse il Diavolo. Cos'è per te il bene?

Dio restò qualche minuto a riflettere. Era vecchio e stanco. Lo avevano dato per morto un mucchio di volte. Nietzsche lo aveva dato per morto. E molti altri. Ma lui non moriva. Lui era l'immortale.

-Bene è credere in me. Bene è far del bene. Bene è non uccidere. Bene è non usare il sesso in modo inadeguato.

Il Diavolo sorrise:- Bene è credere in te? Ma quanti umani non credono in te e si comportano meglio di quelli che in te ci credono? Bene è non uccidere? Quante guerre ha condotto l'uomo in nome del crocifisso? Bene è non usare il sesso in modo non adeguato? La fai facile, tu. Prima hai creato l'uomo, il suo corpo, i suoi sensi e poi gli dici come deve usarli? Sei un Dio non molto democratico, non ti pare?

Dio guardò il Diavolo...non poteva odiarlo, era peccato. Non poteva ucciderlo, era peccato. E poi perchè avrebbe dovuto eliminarlo. Con chi avrebbe giocato, poi, le sue partite con in palio l'influenza sugli umani?

-Ti perdono, disse Dio rivolto al Diavolo. Ti perdono per tutti i tuoi peccati. Pentiti. Se ti penti ti accoglierò in Paradiso. E la pace regnerà sulla terra.

-Non posso pentirmi. Perchè è nella mia natura, essere come sono. E sei tu che mi hai creato. Puoi solo uccidermi. Ma non puoi farlo. Perchè verresti meno ai tuoi principi. Scacco matto.

Dio sorrise. Si alzò dal tavolo. Si tolse la maschera. Le riprese si interruppero. La troupe si sparse sul set.

Il Diavolo anche si tolse la maschera.

-John, mi avevi quasi convinto, disse Arny, l'attore che interpretava Dio.

-Non sarebbe stato difficile, rispose John.

-Perchè? Chiese Arny.

-Il male è seducente...il bene...be', il bene è più difficile...

-Non lo so, disse Arny...io ho da poco smesso col wiskey...

-Tanto prima o poi ricomincerai, disse John.

-Io non credo, replicò Arny.

-Che ne dici di scommettere? Chiese John.

-Io non scommetto mai...io sono Dio, non ricordi?

John rise. -Dai, andiamo a bere qualcosa, disse ad Arny.

-Acqua minerale, disse Arny.

-Te l'ho sempre detto...disse John.

-Cosa?

-Tu ti immedesimi troppo nella parte...disse John.

-Non è forse questa l'essenza dell'attore?

-Certo, certo. Questa e potersi pagare le bollette...

Risero entrambi e uscirono dal set...


martedì 29 marzo 2022

Gracyanne

 Gracyanne

Ero seduto ad un tavolo da cucina da qualche parte in piazza Prealpi, a Milano. Avevo conosciuto Gracyenne al Festival Latinamericano che tutte le estati si svolge ad Assago in mezzo a zanzare e fumi d'arrosto. Gracyenne lavorava lì, allo stand brasiliano. Ogni tanto mi passava sotto banco una birra Brahma e io me la bevevo a canna bella gelida. Non so perchè, ci stavamo simpatici. Ma non c'era mai stato nulla di sessuale, non so dire perchè. Lei era una brasiliana atipica, seno prosperoso e bacino stretto. Di solito le brasiliane tipiche hanno un seno piccolo e il bacino largo. E ballava benissimo il samba, cosa che le aveva scolpito il corpo, dal momento che esistono balli di alcuni paesi e culture che sembrano inventati a posta per lasciare un segno nei corpi e nei caratteri. E a furia di ballare il samba i brasiliani sono allegri e in forma e bruciano la birra come se niente fosse. Ora ero seduto a questo tavolo della dimora dove Gracyenne abitava. Di fronte a lei c'era Franco. Franco era andato in pensione a 50 anni, lavorava in ferrovia e dopo la pensione aveva continuato a lavorare come camionista. Diceva che i soldi della pensione a MIlano non gli bastavano se non per vivere da pezzente e lui la vita da pezzente non la voleva fare. La casa era di Franco e  Gracyanne, diciamo così, era la sua donna. O almeno a me così pareva. Gracyenne mi aveva invitato per farmi assaggiare la cucina brasiliana di cui io sono particolarmente ghiotto e nello specifico, fagioli neri e churrasco. Il churraco era l'arrosto tipico di carne,  brasiliano, il cui pezzo forte era costituito dalla picanha: codone di vitellone cotto fino ad un punto in cui la parte interna del codone doveva restare semicruda. Ci voleva arte per cuocerlo così e lei quell'arte la conosceva.Mentre degustavo il riso basmati bianco mischiato ai fagioli neri speziati e mixati alla farofa( farina di mais inframezzata da tocchetti di wurstel), scoppiò il casino. Franco cominciò a dire che forse era il caso che loro due si sposassero. Così quando lui non ci fosse più stato, perlomeno a lei sarebbe rimasto qualcosa, la casa per esempio. Lei avvampò in viso e rispose di no. Non si voleva sposare. Voleva essere libera. Disse, voi calabresi poi vi sposate e e accampate diritti sulla nostra libertà. Lo so che siete così, è successo ad una mia amica. Franco era calabrese. Da 40 anni a Milano. Parlava ancora con l'accento calabrese. Poi, disse Gracyanne, comincerai a dire che non posso uscire da sola e che non posso andare a ballare da sola. Gracyanne aveva 32 anni, Franco 65. Mentre litigavano io mangiavo e bevevo birra brasiliana. Poi ad un certo punto si rivolsero a me, chiedendomi cosa ne pensassi. A me passò l'appetito. Ero alla terza fettina di picanha. La trangugiai velocemente, perchè pensai, ora mi passerà l'appetito. Che vi devo dire, dissi, la picanha è eccezionale. Silenzio. Attesi. Poi dissi così. C'è una certa differenza d'età, fra voi due. Per cui non si può pretendere che Gracyanne non completi il suo ciclo di esperienze. Che, d'altra parte Franco, tu, hai già fatto. Per cui secondo me la cosa migliore è fare un accordo. Avevo sentenziato. Piegai la testa sul piatto e continuai a mangiare. Era tutto squisito. Poi Franco mi guardò e disse, sei stato con lei, vero? No, dissi, sollevando la testa dal piatto. Ad ogni modo dovresti chiederlo a lei. Lui non riusciva a guardarla in faccia. Gracyanne era giovane e bella, ma perchè gli uomini di una certa età non si rassegnano  al fatto che una donna giovane e bella la debbano dividere anche con gli altri? Ovviamente fra gli altri non c'ero io, in questo caso. E poi, perchè quando una donna dice di voler uscire da sola per divertirsi, deve necessariamente fare sesso con altri? Io e Gracyanne eravamo amici e non era mai accaduto nulla, al riguardo. Io non ne avevo fatto una malattia. E neanche lei, del resto. E secondo te, io dovrei permettere a questa qui di andarsene in giro a fare la puttana? Il pasto era rovinato. Gracyanne mi guardò dispiaciuta. Sapeva quello che stavo pensando. Mi conosceva bene. Sapeva che mangiare era parte del mio approssimarmi al piacere. Mi alzai dal tavolo. E andai a prendermi il giubbotto. Dì un pò, ce l'hai con i calabresi, vero, mi inveì contro Franco. Ce l'ho con gli stronzi, dissi. Mi hai rovinato il pranzo, aggiunsi. Gracyanne era mortificata. Venne ad abbracciarmi. Mi abbracciò stretto stretto. Passarono gli anni e Gracyenne era andata a vivere da sola. Ci siamo incontrati una volta al festival latinoamericano. Sai una cosa, mi disse passandomi una brahma sottobanco. Cosa?Chiesi. Ho sempre voluto andare con te, disse. E perchè non l'hai fatto? Le chiesi.  Perchè amavo Franco. Non l'ho mai tradito. Volevo solo essere lasciata libera di non tradire. Ma voi uomini, queste cose non le capite. Sollevai la birra. Bevvi a canna. Noi uomini non capiamo molte cose, affermai. Finii la mia birra. Da quel giorno non ho più visto Gracyanne. Ovunque tu sia, buona fortuna.


venerdì 18 marzo 2022

Elogio di un certo tipo di ignoranza.

 Elogio di un certo tipo di ignoranza.

Dunque, ci mi conosce e chi mi segue sa che non seguo talk show politici o trasmissioni simili. Trasmissioni cosiddette di approfondimento. Io leggo libri. C'è chi pensa che in questo modo si è fuori dal mondo. Può darsi, ma il mio mondo e quello di molti come me, consiste nell'alzarsi la mattina, andare a lavorare, fare la spesa...sono uno del popolo. Sono del popolo. Non è che il popolo mi stia particolarmente simpatico e immagino che la cosa sia reciproca, ma diciamo che le cose che faccio e dico per esprimermi ma le finanzio da me. Per cui, giuste o sbagliate che siano, si suppone che io non abbia interessi economici, al riguardo. Non posso dire la stessa cosa per la maggior parte dei nostri giornalisti radiotelevisivi o della carta stampata, i quali, "poverini", devono dire e scrivere quello che gli conviene, quello che fa comodo a chi li paga. Tranne rare eccezioni, che pure ci sono. Ebbene, sappiate che io non vi guardo e non vi leggo. Vi vedo sollevare le spalle in segno di noncuranza. Be', io sono il popolo e non vi guardiamo. Sappiatelo. Io se mi posso bere una birra e mangiare una pizza in compagnia parlando di calcio, figa, e qualche volta, di filosofia, con gli amici avrò fatto per me e per gli altri qualcosa di molto più utile dello starvi a sentire. Avrò esercitato il mio diritto di non ascoltarvi e di non leggervi e di sentirmi, per questo, ignorante esattamente come prima. Anche perchè se vi ascoltassi non vi capirei. O forse vi capirei troppo bene. Avete famiglia, mutui da pagare, siete ospiti in trasmissioni scintillanti-tranne quando va via la luce e restano i vostri cervelli a brillare ( ma non erano le mine, che brillavano?). Andate in vacanza a Portofino, cose così. Perchè dovreste dire e scrivere cose che siano utili al popolo? Voi siete l'elite, siete l'intellighenzia, sapete parlare e scrivere...Ma il vostro tempo sta per scadere. L'ignoranza vi travolgerà. Con la sua semplicità. Perchè, come diceva un mio amico, quando ascolti qualcuno parlare, chiediti sempre, chi lo paga? Esiste una parola per spiegare questo atteggiamento, demagogia. Ma almeno è sincera! Non pretende niente. Voi pretendete di parlare , scrivere ed essere ascoltati e letti, mentre esprimete notizie e questioni nelle quali nemmeno credete o pensate. E per questo siete diventati star televisive. Io resterò in pizzeria a parlare di calcio, figa e, qualche volta, di filosofia, con gli amici. Sarà tutto tempo guadagnato alla vita rispetto a quello perso ad ascoltare le vostre idiozie vestite di giarrettiere di pizzo che fanno tanto eccitare i vostri editori. Come parlare del sangue del popolo. Di cui non vi importa nulla. Nemmeno che vi dica in faccia, io compro il giornale e sono il vostro datore di lavoro. A quel punto vi inalberate e invocate la libertà di pensiero. Del vostro pensiero, si capisce. Scrollate le spalle e parlate di invidia. Non c'è problema, l'ignoranza vi seppellirà. E sarete stati voi a invocarla, col vostro essere acritici. Venite in pizzeria a parlare di calcio, figa e , qualche volta, non sempre, di filosofia, dopo una dura giornata di lavoro, se ne siete capaci. Vi divertirete molto di più che impiegare il vostro tempo a curare il reflusso gastrico, sorto per non essere mai riusciti a dire, veramente, quello che pensate. E nel caso vi foste riusciti e avesse coinciso con il pensiero del vostro editore, sarebbe solo perchè vorreste, un giorno, prendere il suo posto. Per non incontrare mai il popolo, in pizzeria. 

mercoledì 16 marzo 2022

Diario di marzo.

 Mi mancano venti minuti prima del lavoro all'Ikea. In questi giorni su 4 clienti 3 sono ucraini. Arredano case per parenti profughi. Non parlano della guerra e non cercano solidarietà. Hanno fretta e basta. 

Sono uscito a camminare ed ho incontrato Carlo Marx. Chiamo così un vecchio con la barba bianca e gli occhiali. Anche lui cammina tutte le mattine. Solo che lo fa scalzo. In tutte le stagioni. Dice che la cosa lo tiene a stretto contatto con la terra. Così si ricorda di non volare troppo coi pensieri. E' un vecchio simpatico. Ma non parla molto. Ha già parlato abbastanza. E sa che gli umani non ascoltano. Lo capisco io quando vendo un armadio. Devi ripetere le cose cento volte. Siamo abituati allo  zapping televisivo per non avercelo anche del pensiero.

Sulla guerra dico poche cose. Chi mi conosce sa che sono pacifista. Sono stato anche presidente del movimento per la pace, dalle mie parti in Puglia, quand'ero praticamente in fasce. Sottolineo solo che noto che c'è una gran voglia di menar le mani. Specie negli uomini. Specie in quelli che hanno smesso di menare la mani alle donne. Traduco dal mio dialetto d'origine: non vuol dire picchiare, quest'espressione ha un significato più libidinoso.

 La guerra deve finire. Ma io non mi schiero nè con la Nato nè con lo Zar. E chi alimenta il conflitto non fa altro che tifare per la morte. Da entrambe le parti. Zelensky ha detto una cosa ragionevole. Gliene do atto. Ha detto che l'Ucraina non può far parte della Nato. L'avesse detto prima non sarebbe nato questo conflitto? Non lo so e non credo. Ma così si mette fine alla sofferenza del popolo ucraino. I ricchi ucraini si sono già pagati residenze all'estero. Chi resta sono i poveri e gli idealisti. Naturale, anch'io difenderei la mia casa attaccata. Ma lo farei in silenzio e per me stesso e per la mia famiglia. Ne' per Zelensky, nè per la Nato, nè per far prendere voti ad Enrico Letta. Uno che si mette l'elmetto per paura che gli sfugga qualche idea intelligente! L'Italia ripudia la guerra. Articolo 11 della costituzione. La guerra è un affare e Zelensky, le armi che gli stiamo inviando, le sta pagando. Lo ha detto lui stesso. Tutti questi politici che vogliono menare le mani, perchè non fanno un corteo e non vanno a Kiev? Perchè non si mettono in mezzo ai due eserciti e non fanno cessare la guerra? Perchè non vogliono. Questo è un modo intelligente e bellico di fermare la guerra che sta uccidendo, come sempre, solo i poveri. Chi alimenta il conflitto è complice di Putin. Io penso questo.

Piedi a terra...come Carlo Marx...



mercoledì 9 febbraio 2022

Il teorema di Ofra Haza, diario di febbraio.

 Lunedì 7 febbraio è una data che ricorderò a lungo. Ero libero dal lavoro e rientravo a casa, in macchina, dopo aver fatto la spesa al Lidl. Dopo aver parcheggiato davanti al mio palazzo sono uscito dalla macchina per scaricare le sporte e subito mi sono accorto che si stava per scatenare una specie di tromba d'aria. Vento fortissimo, raffiche continue, che sollevavano foglie, polvere e detriti. Ero al centro della via dove abito, a Corsico, con la coda dell'occhio ho visto avvicinarsi in volo un oggetto, dapprima, in lontananza piccolo, poi mano mano che si avvicinava, più grande. Aveva le sembianze di un grande uccello in volo, di un rapace, di un gipeto, un gipeto scuro e gigantesco. E stava piombando sospinto dal vento proprio su di me. Io ho avuto un riflesso, per la mia età, insospettabile, ho lanciato per terra le sporte della spesa e mi sono tuffato in mezzo a due macchine parcheggiate in fila, davanti a me. L'uccello è piombato sulle automobili senza ghermirmi. Leggo troppi fumetti. Infatti non era un uccello o una creatura dell'inferno uscita da una storia di Dampyr. Era una fusoliera di metallo, contorta, enorme, che si era staccata, a causa della tromba d'aria, dal palazzo  alle mie spalle. Diavolo! Avrebbe potuto tranciarmi in due di netto...a giudicare come aveva ridotto le auto in mezzo alle quali mi ero tuffato. Due minuti dopo la fusoliera era al centro della strada e aveva interrotto il traffico. Un mio vicino napoletano, mi si è avvicinato, con le mani nei capelli. "Ho assistito ad un miracolo, putive murì". Io ancora sotto shock ho detto," voi napoletani vedete miracoli dovunque". Ho avuto la freddezza di fotografare "l'avvoltoio monaco (gipeto) metallico con il mio telefonino, mentre alcuni vicini cercavano di spostarlo per consentire il transito alle auto in coda in attesa. Mille pensieri mi sono sorti nel corso della giornata. Il personaggio dei miei gialli, il Maresciallo Santoro, avrebbe detto:" come pugliese non posso non credere in Padre Pio. Specie quando sono in pericolo o sono malato. In questo senso sono un italiano medio, un uomo medio". Poi nel corso della giornata ho pensato a Ofra Haza, cantante israeliana fine anni '80( bellissima), che con la sua canzone in arabo Im Nin'Alu su base dance, ha capeggiato le classifiche musicali di tutto il mondo. Ha avuto una vita segnata da vicende incredibili: nell'87 cadde con un Cessna nel deserto e fu ritrovata viva, dopo giorni, unica superstite. Un miracolo. Nel 2000 muore di aids dopo essere entrata in coma. Ed ecco il mio teorema. Il teorema di Ofra Haza: Dio non ha piani per nessuno, semplicemente non era il mio momento. Ne' mi sognerei di fare il fico e dire che sono stato abile e atletico nel cavarmela nella circostanza. Ho avuto culo. Ma nella vita frenetica che conduciamo non ho ancora realizzato del tutto, l'accaduto. Perchè bisogna andare avanti, ci sono le bollette da pagare e il lavoro mi attende. E io continuo a vivere mentre altri molto più virtuosi e utili di me, muoiono. E nessuno può farci niente.