java

sabato 25 febbraio 2023

Yoga

 

Yoga


Di recente, dopo anni, ho ripreso a praticare yoga. 15 o 20 minuti al giorno, però tutti i giorni. Mi avvicinai a questa disciplina più di vent'anni fa, a Milano. Frequentai un corso di Asthanga Yoga, una forma di yoga molto energica , al limite della ginnastica occidentale. La mia istruttrice fu Elena De Martin , una biondona slanciata, magra, che teneva corsi che davano la possibilità di pagare le lezioni, volta per volta, dando la possibilità a chi lavorava su turni, di poter apprendere questa disciplina, senza necessariamente scadenze settimanali fisse. Pagavo qualcosa come dieci euro a lezione e le lezioni duravano quasi due ore. Era in  via Ettore Ponti, a Milano ( si chiamava Accademia Teosofica)e , a dire il vero, non so più se esista ancora. Perchè dopo aver frequentato per un anno in modo discontinuo, feci Hata Yoga, una forma più statica e meditativa, presso la palestra Musokan, a Baggio, nell'interland milanese e vicino dove abitavo , all'epoca. Queste ultime lezioni venivano tenute da un'insegnante, sempre italiana, molto agèè, ma che non dimostrava assolutamente i propri anni, una bellissima donna che ci faceva fare varie posizioni con un sottofondo di musica adatta in una sala profumata di incensi. Poi ho continuato per conto mio, vuoi i turni di lavoro sempre più inconciliabili, vuoi che una volta a casa , dopo il lavoro, non avevo voglia di immergermi nel traffico per raggiungere qualsiasi luogo, ho continuato a praticare yoga, avvalendomi di libri e video su internet...e soprattutto mi sono messo a studiarlo per conto mio. Come ogni buon sperimentatore. All'inizio, in via Ettore Ponti, concepivo lo yoga come una ginnastica più sofisticata che avesse lo scopo di mantenerti in forma. Avanti con gli anni, studiando gli effetti di questa disciplina sul mio corpo ne ho avvertito i benefici spirituali, che sono enormemente più importanti di quelli corporei strictu sensu. Noi occidentali concepiamo tutto in funzione competitiva e notai che molti praticanti di yoga , di Ashtanga Yoga, si ponevano come obbiettivo l'esecuzione delle posture alla ricerca di una perfezione estetica che facesse sentire loro dei fichetti che riuscivano ad assumere posizioni che invece altri non riuscivano a raggiungere e mai ci sarebbero riusciti. La qual cosa ha lasciato invalsa la falsa credenza che per praticare yoga bisogna essere magri , vegetariani, non fumatori, al limite dell'ascetismo. Per non parlare di coloro che si avvicinavano alla disciplina per godere dei benefici, indubitabili, in verità, sulla propria sfera sessuale. Sotto questo profilo lo yoga che ho visto praticare in certi luoghi e in occidente non presentava valenze diverse da quelle risultanti dalla frequentazione di una qualsiasi altra palestra di fitness. Dopo anni di pratica credo invece di aver capito che i benefici dello yoga derivino invece dalla respirazione lunga e attiva che si è costretti a tenere per mantenere una postura molto a lungo. La respirazione è la porta della meditazione e lo yoga non fa altro, attraverso l'assunzione delle varie posture, che costringerti subliminalmente e involontariamente a respirare bene e a meditare. Cosa che accelera i processi di calma della mente e delle temperie caratteriali. Una disciplina che ti rimanda al tuo centro di gravità permanente ( leggete lo splendido saggio sullo Yoga di Mircea Eliade). Inoltre ho capito che tutti indistintamente, a prescindere da età, forma fisica e peso corporeo, possono praticare yoga e godere dei suoi benefici. Molti attori si sono avvalsi dello yoga per migliorare la propria attitudine recitativa ( per esempio Marlon Brando) e parecchie persone hanno migliorato il proprio carattere e la propria forza interiore, per non parlare della resistenza al dolore sia fisico che spirituale ( le due cose sono collegate), e in modo notevolmente più pacifico che picchiare qualcun altro in una palestra di karate o di qualsiasi altra palestra di arti marziali. La sfida è con te stesso e con i tuoi limiti e spesso il non riuscire ad eseguire perfettamente una posizione potrebbe significare che sei vittima di qualche blocco emotivo. Anche se sei obeso, puoi praticare yoga e se all'inizio non riesci ad eseguire perfettamente le posture suggerite dalle varie forme dello Yoga, lo sforzo nell'eseguirle segna un cammino, segna un fatto incontrovertibile: sei in cammino verso la conoscenza corporea e interiore di te stesso. Naturalmente questo gli orientali lo avevano capito e l'osservazione di animali che assumevano posture in reazione ad eventi che li riguardavano, ha ispirato i primi estensori di codici di posture che sono sopravvissute da millenni sino ai nostri giorni. Per quanto mi riguarda dopo anni di pratica dello yoga sono riuscito a parlare in pubblico senza incepparmi e a tenere sotto controllo le mie emozioni, con buona pace della vulgata riguardante le varie arti marziali che non sono altro che un compendio di tecniche per neutralizzare fisicamente un avversario. Perlomeno come le concepiamo noi occidentali. Nello yoga l'avversario sei te stesso e quando sei riuscito a mettere te stesso in una condizione massima di equilibrio emotivo, che è nato un guerriero, un vero guerriero. Perchè il tuo peggior nemico sei tu.


lunedì 6 febbraio 2023

L'assenza dell'assenzio, di Andrea G. Pinketts

 


L'assenza dell'assenzio, di Andrea G. Pinketts


Andrea G. Pinketts è morto pochi anni fa all'età di 57 anni. La sua passione per i sigari maturata in giovane età gli è stata fatale. E' morto per un cancro alla gola. Lo conobbi anni fa in un bar in centro a Milano. Chiacchierammo amabilmente di letteratura e non si negò allo scocciatore curioso che ero all'epoca ( e che sono rimasto oggi). Notai che scriveva e leggeva in mezzo ad un trambusto terribile. Ogni tanto alzava la testa da quello che stava facendo ( scrivere, rigorosamente a penna, e leggere) e ascoltava la gente intorno. A volte parlava con loro. Poi proseguiva con i suo lavoro. C'era sempre una birra alla spina davanti e il toscano, rigorosamente Antico Toscano , semispento, in una mano. Scrittore milanese, ma di origine trentina e bolognese, ha saputo narrare Milano come nessun altro, dietro la scusa dei suoi romanzi noir, infarciti di calembour e giochi di parole che mi hanno fatto amare ancora di più la lingua italiana e mi hanno fatto odiare sedicenti imprenditori idioti che cianciano di insegnare l'inglese sin dalle elementari che tanto l'italiano non lo parla nessuno che è come il croato. “L'assenza dell'assenzio” è un romanzo pubblicato nel 1999, da strade blu, Mondadori e in questa storia il protagonista assoluto (e lo è in quasi tutti i suoi libri), lo squinternato detective bevitore, fumatore di sigari, ex giornalista investigativo, ex fotomodello, praticante di kendo e chi più ne ha più ne metta, risponde al nome di Lazzaro Santandrea ( il cognome è il nome di un bar frequentato da Pinketts). In questo noir ambientato a Milano, Santandrea-Pinketts indaga sulla scomparsa di tre persone che si chiamano Assenzio, una delle quali è un bambino. Trascinando il lettore con la sua scrittura pirotecnica, come un Maradona della lingua italiana, accompagnato dai suoi fedelissimi compagni di ventura,Antonello Caroli, attore fallito di origine di Cerignola,e Pogo Il dritto, un reduce degli anni '70, fanatico dei suoi camperos, architetto che sbarca il lunario facendo il taxista, ci fa viaggiare sulle ali di un umorismo straordinario (che potrei definire un perfetto frullato di Bergonzoni e Totò ), lungo il corso delle sue indagini, senza mai annoiare. Ad un certo punto compaiono mafiosi russi, Antonello Caroli deve gestire un canguro come lavoro supplementare alle sue comparsate cinematografiche, Pogo il dritto è alle prese con la gestione di un figlio e della sua attuale compagna, l'ennesima Cristina, suonatrice di pianoforte, mentre Lazzaro Santandrea si fidanza con una ragazza della Milano bene. Orsetta Orsini, con tendenze suicide per impedirne la realizzazione...mentre gli Assenzio scompaiono. E Santandrea indaga, con la prosa dei suoi pensieri unica nel suo genere, di cui vi fornisco un classico esempio: “Antonello Caroli rideva sino alle lacrime. Stava attraversando Piazza De Angeli, la Los Angeles alla sua portata. Bella e fredda, spietata come Hollywood Babilonia con storie che dalla pasticceria Excelsa finivano al metrò. A volte sotto il metrò. Quando erano disperate. Ma Piazza De Angeli teneva al suo standing di spartiacque tra le pizzerie, le gelaterie di via Marghera e altre strade meno epicuree come via Trivulzio dove ha sede la Baggina, ricovero per anziani. Caroli era partito da Quinto Romano al trotto. I suoi lineamenti piacevolmente equini lo avrebbero condotto prima o poi in qualche maneggio. Un uomo chiamato cavallo. Un cavallo pazzo che rideva e piangeva in un elegante completo antracite. La Baggina prendeva il nome proprio dal fatto di essere una strada che porta a Baggio. A lui l'avevano raccontata così. Ma poteva essere una baggianata. L'allampanato attore stava percorrendo il percorso inverso a quello biologico. Dal tempio degli anziani, un cimitero degli elefanti, più volte grassato da cacciatori d'avorio e politici corrotti, si stava avvicinando alla giovinezza. Alle pizzerie, alle gelaterie, all'American Contourella ( fitness, che fitness la volta bbona).” La prosa imbizzarrita di questo testo mi ha risollevato parecchie giornate grigie, mettendomi di buon umore. Introvabile, ormai, se non ordinandolo su internet ( come ormai tutti i libri migliori, e quelli di Pinketts rientrano nella categoria), “L'assenza dell'assenzio” è un libro che vi aiuterà a vivere meglio. Con più ironia e più autoironia. Nonostante le autoreferenzialità del personaggio-autore, il suo egotismo, la sua falsa modestia, ritengo che anche in questo testo Pinketts si sia candidato a rappresentare un evoluzione di Gadda in termini surreali. I suoi personaggi, di primo acchito inverosimili, per chi come me vive da trent'anni a Milano, appaiono invece ben più reali di quelli veri. E secondo me esistono davvero. Pinketts gli ha solo cambiato i nomi. E gli ha cucito addosso storie romanzate. Buona lettura!


giovedì 2 febbraio 2023

Al Bennet




Hemingway aveva le corride, Bukowski gli ippodromi, io ho il centro commerciale Bennet di Cesano Boscone. Perchè la gente è il più interessante spettacolo del mondo e non devi pagare il biglietto. Pomeriggio libero dal lavoro. Barba lunga e incolta, la mia compagna lavora... ciondolo fa i corridoi del Centro, diretto al Padiglione Goloso. Una spianata di tavolini circondata da ogni sorta di fornitore di junk food di varie catene che distribuiscono cibo scadente ma a buon mercato. Al centro della spianata di tavolini un maxischermo. C'è una partita: Lazio-Fiorentina. Mi siedo ad uno dei tavolini e guardo la partita: una noia mortale. Tattica e basta. Nessuno fa un dribling per saltare l'uomo, splendida metafora per incontrare il prossimo. E driblerai anche lui. Ma non succede. Ragnatele di passaggi e non succede niente. In linea con i tempi che viviamo, direi. Se uno per indicarti un oggetto ti spiana uno smartphone con una foto per indicarti cosa voglia: tutta la parte del capire l'oggetto, a cosa serve, come si chiama, nel cervello non c'è più. Silvan della mente. Di questo passo saremo governati da politici che schiacciano pulsantini su un aggeggio elettronico. Tutta la parte relativa ai problemi non ci sarà più. Più o meno come prima. Cambia il metodo resta l'esito: se vuoi risolvere un problema te lo devi risolvere da solo. Come dicono i capi dei killer nei film in cui i loro sottoposti falliscono in continuazione. Dopo il primo tempo della partita mi faccio una piadina. Ma non la posso ordinare ad una persona fisica. Devo usare un totem elettronico esterno alla piadineria e devo pagare con il bancomat. Se vuoi una piadina diversa da quelle che prevede il menu devi andare al supermercato e comprarti gli ingredienti. Poi paghi ad una cassa senza cassiera. Se non vuoi fare due ore di fila alle casse normali. Il disco vibra sul tavolo-ti danno un dischetto che vibra e illumina quando è pronta la piadina. Nel frattempo mi sono deliziato con la partita di passaggi. Torelli della Lazio e torelli della Fiorentina e non succede assolutamente niente. Davanti a me ci sono due donne arabe di mezz'età con un bambino. Il bambino mangia le patatine. Così sta zitto. Mentre le due donne parlano di esami medici. Circolano fra i tavoli, poco dopo in cerca di una penna. E, indovinate un po', io sono l'unico che ha una penna nel marsupio. Non sono un koala, ma ho un marsupio. E c'è sempre una penna, casomai mi scappasse di scrivere. E a volte lo faccio, in mezzo ai tavolini. Circondato da ragazzi che ingoiano hamburger del retrostante Mac Donad. Qualcuno mangia una pizza di quelle alte di Spontini. Altri lo spritz servito su un vassoio dal bar accanto al Mac Donald. Dove hanno sempre una musica sparata a palla. Non si sentono nemmeno le ordinazioni. Una volta un tizio voleva delle tartine con i Ritz. Gli hanno servito uno Spritz. A quel punto, che fai? Bevi. Indizi su un possibile studio su come la discomusic sparata a palla faccia diventare alcolizzati. Sospetto che anche se chiedi una cedrata ti servono uno Spritz. Anche se vai con lo smartphone e mostri al barman la foto di un bicchiere di cedrata Tassoni lui , dopo un'attenta osservazione, vi dirà ah, ma è uno Spritz giallo!

Mangio la mia piadina di farina di kamut, così recita il menu, e dentro c'è del prosciutto, squacquerone e rucola e altra roba che non distinguo più. Avevo visto la piadina su una foto sullo schermo del totem elettronico. Si siedono al tavolo a fianco due famiglie di latini. Hanno bambine piccole al seguito che sguazzano fra i tavolini sorridenti e giocose. E le mamme dietro per controllare che non si facciano male o non scompaiano. I papà mangiano tartine, bevono Spritz e osservano annoiati la partita. Si esaltano solo se prende la palla qualche giocatore sudamericano. Ma anche lui la passa ad un altro giocatore. Non rischia il dribling. Non sia mai possa procurare piacere a qualcuno. Al tavolo a destra si siedono dei giovani. Non superano i vent'anni. Uno di loro parla con accento calabrese. Di sicuro è nato da queste parti, ma deve essere che in famiglia si è conservato il dialetto. O l'accento. Si lamenta per la Juventus. Non ha più il vento in poppa, ultimamente e lui non può più fregiarsi del titolo di tifoso della grande Juve. E non può più sfottere gli altri. Sfottere gli altri per interposti meriti altrui, s'intende. Nel frattempo la Lazio ha segnato. Un gol casuale in mischia. Un giocatore che su un cross la mette dentro muovendo il piede d'esterno. Era lì per caso. Come in attesa di uno Spritz. Nessuno esulta. Beh è normale, non giocano squadre di blasone. Dopo il primo tempo faccio due passi fra i corridoi. Poca gente. Solite famigliole che escono con i figlioletti, liberi dal lavoro. Per loro è come uscire nella piazza del paese. Ora c'è il Centro Commerciale. Tutti dicono di detestare la gente, gli altri. Ma crepasse dio se non escono la domenica per vedere gli altri. Per criticarli, invidiarli, misurarsi, a volte persino, scontrarsi. Nel secondo tempo la Fiorentina pareggia, un bel gol . Di un sudamericano. L'ho capito da come hanno esultato i latini al tavolo vicino alle sedia dov'ero seduto io ...che, come qualcuno che è andato a Roma avevo perso la poltrona. Ma a Roma non si andava per prenderla, una poltrona? Ma io ero semplicemente andato alla toilette. Il signore anziano che era seduto, si alza e mi dice, ho visto che era seduto lei qui...Lo osservo. Ma è sicuro di sentirsi bene? Dico. Sì, sì...è giusto, lei si è alzato per andare in bagno. Grazie dico. Stia pure. Solo che è proprio vero, sa. Cosa? Chiede lui. Gli amici si vedono nel momento del bisogno. Lui mi osserva. Mah, fa, se l'è una battuta, non l'ho capita. Pasolini diceva, se quello che dici non è compreso, non sei vivo. Già, forse non ero io. Ma il mio fantasma. E quella sedia dov'ero seduto era una sedia per fantasmi. Per dieci minuti ci si era spalmato quel vecchio gentile. Forse era il fantasma formaggino!

lunedì 30 gennaio 2023

L'amaro lucano

 L'Amaro Lucano


Facevo la spesa al Gigante. Facevo lo slalom gigante col carrello al Gigante, in altre parole. Di solito vado al Lidl, ma ero capitato al Gigante. Boh, sarà stato per la mia sindrome di Davide contro Golia o per le omonime caramelle che al Lidl non vendevano, fatto sta che giro con il carrello in questo enorme supermercato che prende il nome dalle sue dimensioni, credo. C'era un addetto che stava caricando la frutta. Metteva la frutta nelle cassette e metteva le cassette negli scaffali pronti per la vendita. Notai che parlava da solo. Lui notò che io notai e mi sorrise. Sì, lo so, a volte mi succede. Quando senti che sei circondato da zombies. In che senso, gli chiesi. Barba folta, capelli lunghi, occhialini da vista , emanante un buonissimo odore di patchouli. Sì, perchè la maggior parte delle persone il prosciutto che comprano lo usano per foderarsi gli occhi, disse. L'accento era lucano, le considerazioni amare. Mi venne da definirlo un amaro lucano. Beh, ci sta, come dicono a Baggio, Milano Ovest, dove sono nati i rappers più importanti del paese Italia. Per esempio, continuò imperterrito, questa faccenda della guerra. Putin ha ragione, mi fa ad alta voce. Tre persone si girano e perdono di vista il loro carrello, per pochi secondi. Poi riprendono subito a tenerlo sotto controllo. Non me ne frego, mi ascoltino pure. Io non credo in niente di quello che mandano i telegiornali. Sono tutti venduti agli americani, dicono solo quello che gli dice di dire Biden. Mi fermo incuriosito ad ascoltarlo. Ma veramente credi nel sistema politico di Mosca, gli chiedo. Be', che differenza c'è? Lì se parli male del potere ti arrestano. Da noi il discorso è più sofisticato: ti uccidono socialmente, non fai carriera, resti tutta la vita isolato nell'anomimato. Peggio della galera. Beh, c'è del vero, faccio, in quello che dici, ma perchè sei così amareggiato? Sono laureato in fisica, mi fa. 110 e lode. Ho fatto tutti i concorsi che cristo creò. In questo paese vanno avanti solo i raccomandati. Ecco, io per esempio, sono una persona onesta, che crede nel merito, mi sono laureato con merito...ed eccomi andare al Cnr a Bologna, parlare con un tizio che ad un certo punto, mentre gli sto dicendo i mie titoli accademici, mi fa, ma lei conosce qualcuno a Roma? A Roma, dico, be' a Roma c'ho mia zia, capito, io proprio ingenuo, era anni fa, poi, aggiungo, ho degli amici. E lui, nessuno di questi amici lavora in ministeri? A Roma tutti lavorano in ministeri, no?, va be', lasciamo stare. Poi mi sono presentato in tutti i reparti di medicina nucleare di tutti gli ospedali milanesi. E tutti i dirigenti con cui ho parlato, la stessa storia. Uno di questi mi disse, ma lei com'è arrivato qui? E io, proprio ingenuo, gli dico, ho preso la metropolitana a Romolo, poi sono sceso a Piazza Abbiategrasso e di là ho preso il pullman. E lui imperterrito, lei non ha capito, come è arrivato qua? Tramite CHI? Insomma, un altro mi manda Picone. Io una volta ero anarchico, leggevo Bakunin, lui diceva che per essere liberi dovevi abbandonare persino la famiglia, poi mi sono innamorato di mia moglie. Io mia moglie la amo. Lei si preoccupa per me. Dice che  le mie manie di grandezza sono servite appena a farmi finire al Gigante. Sorrido alla sua battuta. Anche lui sorride. Ma Putin è un dittatore, dico. Vero, ma almeno è uno che detta delle regole e tutti le devono rispettare ed è il solo modo per avere equità fra le persone. La libertà all'umanità dà come risultante che emergono sempre i più furbi, i più arroganti e i più forti a fottere. Negli animali, per esempio, la legge del più forte la fa la forza fisica e l'abilità nel sapersi adattare all'ambiente, fra gli uomini la legge del più forte nasce da un consorzio di persone furbe che si mettono insieme al fine di coltivare i propri interessi a spese degli altri, degli onesti, dei fragili. Sembra il ritratto di Putin, dico. E di Zelensky, aggiungo. Ecco, vedi, dire questa cosa già ti pone in svantaggio, fa. Non mi preoccupo, dico, sono campione del mondo di gommone contro transatlantici. A quel punto arriva un tizio, deve essere un capo. Si rivolge all'Amaro Lucano. Che stai facendo, gli chiede. Rispondo io per lui. Mi sta aiutando a scegliere la frutta, dico. Ah, ok, dice lui. Ah ok. Sanno dire solo questo quelli che non hanno argomenti. E quelli a cui non frega assolutamente niente di quello che hai detto. Mettiamo anche questo “ah, ok” nel calderone dei rapper di Baggio. Ci salutiamo con Amaro Lucano. Capisco che il suo è stato solo uno sfogo. Ma se gli sfoghi aumentano si avrà una dermatite, in questo paese. In questo mondo. In questa vita.





sabato 28 gennaio 2023

Burroughs

 


Burroughs


Nato a Saint Louis, il 5 febbraio del 1914, morì a Lawrence il 2 agosto del 1997. Fu uno scrittore statunitense dalla biografia che è di per sé un romanzo e forse, dico, forse, l'unico romanzo che abbia un senso compiuto rispetto a tutti quelli scritti da lui. Nonostante ciò Burroughs ha influenzato la letteratura, il cinema, la musica in diversi modi. Tramite i suoi scritti , le sue interviste e i suoi interventi, camei e collaborazioni. Rampollo di una famiglia ricca e benestante nota per la produzione di calcolatrici meccaniche ( il nonno aveva inventato la prima macchina addizionatrice scrivente), nel trentadue entrò ad Harvard, per studiare letteratura inglese e successivamente antropologia. Dopo la laurea i suoi genitori decisero di sostenerlo economicamente, sperando in una sua folgorante carriera accademica e di prestigio ma in realtà per tenerlo lontano dalla famiglia a causa delle sue aperte tendenze omossessuali. Una famiglia decisamente progressista, si sarebbe detto. Burroughs invece liberatosi delle imposizioni della famiglia viaggia in tutto il mondo dedicandosi ad ogni tipo di sperimentazione compresa quella dell'uso delle droghe. Non lavorò mai davvero e l'unico impegno lavorativo di cui si abbia notizia consistette in un lavoro di disinfestatore, esperienza da cui nacque in seguito un suo testo dal titolo “lo Sterminatore.” Nel 1939 si amputò l'ultima falange del dito sinistro sostenendo che fosse parte di un rituale indiano. Mostrò il dito al suo analista dell'epoca che lo fece internare. Un'altra versione di questa storia invece fa risalire quest'episodio ad un pegno d'amore nei confronti di un suo giovane amante. Viene in mente qui una leggenda che circola sulla vita del pittore fiammingo Van Gogh, che pare si fosse tagliato una porzione dell'orecchio sinistro per donarlo ad una prostituta da lui frequentata in un bordello vicino a dove lui viveva e lavorava. Alcuni invece sostengono che il fiammingo si amputò l'orecchio perchè affetto dalla sindrome d Menier( la sindrome provoca attacchi progressivi e invalidanti di vertigine). Altri ancora dicono che Van Gogh si tagliò il lobo dell'orecchio sconvolto dalla gelosia in quando Gaugin, suo amico ed altrettanto eccellente pittore, condivideva con lui la peripatetica in questione. Nel 1943 conosce Allen Ginsberg, poeta della Beat generation, con cui ha anche una lunga relazione. E con lui tutto il consesso dei poeti e degli scrittori della beat generation, Jack Kerouac, ricordiamo il suo “ Sulla strada”, Gregory Corso, poeta di origini italiane e Neal Cassidy, che diverrà famoso, sostanzialmente, per essere il protagonista del libro citato che dette il successo a Kerouac:  libro che originò il termine Beat Generation...che significa sostanzialmente Stanco , Abbattuto e trae origine dagli ambienti afroamericani degli anni 50. Ma Kerouac aggiunse a questo termine anche il significato gioioso di Beato , Ottimista. Generazione che si estrinsecò in campo letterario e culturale e che si contraddistinse con proteste contro il sistema anticapitalista di tipo pacifico, la cui immagine paradigmatica potrebbe essere rappresentata dalla ironica piantumazione di fiori nelle canne dei fucili di poliziotti e militari che si opponevano alle proteste pacifiche. Le quali ebbero il loro acme nella protesta contro la guerra in Vietnam. Ma torniamo a Burroughs: nonostante fosse omosessuale-in molti suoi scritti , espliciti, illustra con dovizia anche la sua pratica preferita di quel tipo di omosessuale, che per non tracimare nel linguaggio volgare, consiste nel restare con le ginocchia sbucciate una volta rialzatisi in posizione eretta ( la definizione l'ho tratta da una ghiotta definizione della pratica preferita, riferita in un'intervista, da Brigitte Nielsen), si sposò per ben due volte. La prima volta con una certa Kappler, una nobile austriaca che desiderava prendere la cittadinanza americana ( quindi fu per pura galanteria) la seconda volta con Joan Vollmer, un'amica con cui condivideva la sua insana passione per le droghe. Nei suoi viaggi per il mondo, Bourroghs, capita a Tangeri, dove viene raggiunto dai suoi amici della Beat Generation che lo venerano come un santone, per la sua cultura enciclopedica e per le sue teorie originali ed eversive circa il potere. Ma Burroughs non si sentì mai uno di loro. Tanto che una volta ebbe a dire che lui ai poliziotti non avrebbe lanciato solo i fiori ma anche i vasi con tutto il terriccio all' interno. Ma nonostante questo suo distanziarsi, Burroughs, deve molto a Ginsberg e Kerouac, che mettono insieme i suoi scritti deliranti, di cui era circondato nella sua umile dimora di Tangeri e riescono a mettere insieme un libro, il cui titolo sarà “Il Pasto Nudo” ( l'ispiratore del titolo fu Kerouac). In precedenza Burroughs aveva scritto “La scimmia sulla schiena”, un libro vergato in forma comprensibile, forse l'unico, autobiografico, in cui racconta della sua tossicodipendenza. Il titolo deriva dall'espressione tipica dei tossici statunitensi nel definire i vari effetti dell'eroina. Come avere una scimmia sulla schiena, appunto. Ma Il Pasto Nudo, pubblicato solo nel '59 in Francia, fa diventare Burroughs uno scrittore famoso. E' un successo internazionale. E inaugura una tecnica di scrittura, denominata cut up, più evidente nei lavori successivi, e sperimentata grazie ai consigli di un suo amico e amante, scrittore anche lui e pittore, Bryon Gysin, conosciuto a Tangeri. Questa tecnica consiste nello scrivere e poi strappare le pagine scritte, ricomponendole in modo casuale. Il tutto doveva dar vita ad un nuovo senso del linguaggio scritto che doveva definirsi compiuto proprio per la sua incompiutezza e che , in definitiva, si candidava a rappresentare sogni, deliri ed esplorazioni di mondi i cui confini erano aperti dall'uso delle droghe. Ma l'episodio che segnò l'esistenza di Burroughs e lo spinse a diventare uno scrittore, risale al suo soggiorno a Città del Messico. Una sera con sua moglie Joan Vollmer, sono entrambi ubriachi fradici e lei (o lui, non si saprà mai), si sfidano a giocare a fare Guglielmo Tell che colpisce un bicchiere posto in testa a lei. Burroughs che da sempre aveva avuto una fascinazione per le armi ( una delle tante, insieme a Scientology, credere negli ufo, nei codici maya e nella mitologia egizia), spara per colpire il bicchiere, ma uccide la moglie. A tutt'oggi non si sa come Burroughs riuscì a non essere processato per uxoricidio. Per le autorità messicane fu un incidente e basta. Da quell'episodio che Burroughs dice, lo segnò per sempre, nacque la decisione di diventare uno scrittore. Per non morire. E di dedicarsi per tutta la vita alla ricerca di una libertà che, con ogni mezzo necessario, è il caso di dire, droghe, stati alterati di coscienza, letteratura, mistica, stregoneria, magia persino, liberasse lui dal suo enorme senso di colpa e l'umanità dall'adamitico senso di colpa più generale .Dell'episodio Burroughs riferisce che mentre puliva una pistola che doveva vendere ad un suo conoscente, accidentalmente partì un colpo. 41 anni dopo ( sua moglie era morta nel '51), si sottopone col suo amico , il poeta Allen Ginsberg, ad una cerimonia di purificazione tenuta da un "medicine man" Navajo. Al termine di questa cerimonia, un Burroughs stanco, prostrato dagli anni e dagli eccessi ( gli hanno inserito un bypass coronarico), dichiara di essersi liberato dal demone che lo aveva portato ad uccidere sua moglie. E questo per continuare ad ammantare la sua esistenza di un'aura misteriosa ( per alcuni, invece fu in comodo alibi, ma come, non era morta per un colpo accidentale?)  grazie alla quale , quest'uomo, ha lasciato segni indelebili nell'arte e nella cultura contemporanea: vediamone alcuni:

Ha partecipato come attore ai film Chappaqua di Conrad Rooks (1966), Decoder di Klaus Maeck (1984) e Drugstore Cowboy di Gus Van Sant (1989); in quest'ultimo film interpreta un ex prete tossicodipendente.

  • Ha partecipato al videoclip di Election Day degli Arcadia[7], in una scena in cui, seduto al buio vicino ad una scalinata, tira un cristallo numerato sul pavimento e viene illuminato con una torcia da Nick Rhodes.

  • Ha partecipato al videoclip Last Night on Earth degli U2: nella scena finale si vede Burroughs che chiude gli occhi. Il videoclip fu girato pochi giorni prima che Burroughs venisse colto dall'attacco cardiaco che lo uccise.

  • L'interesse di William S. Burroughs per la magia (in particolare per la magia del caos) lo indurrà nel 1993 all'iniziazione presso l'organizzazione IOT (Illuminati di Thanateros), fondata nel 1978 da Ray Sherwin Peter J. Carroll.[8]

  • Ha partecipato, prestando la sua voce a Sharkey's Night, un brano dell'album Mister Heartbreak (del 1984) di Laurie Anderson.

Influenza nella musica

Il nome del gruppo rock psichedelico Thin White Rope fu ispirato da una metafora usata dallo scrittore per definire il liquido seminale maschile.

Il gruppo musicale inglese Soft Machine prese il nome dal romanzo La macchina morbida.

La canzone The Wild Boys dei Duran Duran è deliberatamente ispirata al suo romanzo del 1971, dal quale il regista Russell Mulcahy intendeva trarre un film. Mulcahy creò l'omonimo videoclip – per la cifra-record di un milione di sterline dell'epoca – nel tentativo di illustrare le sue idee; ma il film, ancor più ambizioso e costoso, restò irrealizzato. Burroughs finì poi col figurare in un cameo di sette secondi con gli Arcadia, progetto collaterale di alcuni membri del gruppo.

La canzone Scentless Apprentiece dei Nirvana è ispirata a un romanzo di Burroughs, ci fu anche una collaborazione tra Kurt Cobain e Burroughs per creare "The Priest they called him"

Nel 1992 invece è l'italiano Faust'O, al secolo Fausto Rossi, ad omaggiare Burroughs con il brano Morbide Macchine dove collabora come autrice Laura Valente.



Normal Mailer, famoso scrittore americano, ricordiamo il suo: “ Il nudo e il morto”, crudo libro sulla seconda guerra mondiale, scritto a soli 26 anni, ha detto di lui: Burroughs è l'unico scrittore americano che può fregiarsi dell'appellativo di genio.


Il pasto nudo” è il primo libro di una tetralogia che , insieme a Città della notte rossa”, “Strade Morte” e “Terre Occidentali”: sono libri difficili, dal genere indefinibile, un mix di fantasy, horror, fantascienza , saggio antropologico e autobiografia, in cui spiccano scene di sesso esplicito e violenza estrema, attraverso cui il padre ( abbiamo visto putativo) della Beat generation, illustra teorie originali ed eversive. Eccone alcuni esempi: la Cia ha sperimentato la bomba atomica perchè le radiazioni uccidono oltre che i corpi delle persone, anche le loro anime, dando luogo ad un morte definitiva, dietro il potere ufficiale c'è un potere soprannaturale forse di origine extraterrestre denominato Banda Nova che condiziona la vita sul pianeta terra, la felicità degli uomini, le loro libertà sessuali, utilizzando molti strumenti, compreso la diffusione tramite magnetofoni nascosti di bisbigli che condizionano le menti ( il Bisbigliatore è uno dei personaggi ricorrenti), l'imposizione di un Dio unico riproduce gerarchicamente la forma di governo dittatoriale ed è stata favorita da chi pensava che il rivolgersi ad un phanteon di dei, che derivavano dalle forze della natura, mettesse in crisi le strutture stesse del potere per sua natura centralizzato, la libertà sessuale è una condizione negata perchè il sesso è una delle forme in cui si esercita la libertà del piacere sui propri corpi e su quelli altrui, se fossimo pienamente appagati sessualmente il consumismo morirebbe, le multinazionali vogliono distruggere la natura per ricrearne un'altra artificiale, trattati sulle droghe, sperimentate direttamente e studiate alla luce della quasi laurea in medicina quando era a Vienna ( in un'intervista sostenne che droghe come eroina, morfina e cocaina, non favorivano alcun processo creativo e che invece marijuana, lsd e company, potevano aprire aree del cervello, inizialmente, favorendo invece detto processo e  che comunque aree di cervello inesplorate potevano continuare ad essere frequentate anche dopo l'uso delle suddette droghe, senza soffrire di dipendenza) e altre decine di teorie che, chissà, magari un giorno, faranno gridare a tutti, non solo a Norman Mailer, che il nostro William Seward Burrough, fosse veramente un genio!






sabato 21 gennaio 2023

Diario, gennaio 2023

 




Diario, gennaio 2023

Seduto al pc, la pagina bianca, senza sapere assolutamente cosa scriverò o di cosa scriverò. Radio Play Classica in sottofondo. Il mondo virtuale a volte può essere utile. Per queste cosette e per il mondo medico-scientifico. Tutto il resto è fuffa a buon mercato. Henry Miller diceva che la scrittura è una meravigliosa tortura. Ti siedi sul tuo altare, una tastiera, la sua era di una macchina da scrivere, e magari hai avuto una giornata non proprio per la quale e tu ti concedi questo privilegio. Pensi che la scrittura non scorrerà. E invece arriva sempre. Lo scrittore è come un prete, la macchina da scrivere il suo altare e Dio lo scrivere. Tutto il resto è fuffa. Leggo ogni tanto delle recensioni a degli scrittori che mi piacciono e sono negative. Questo mi spinge ancora di più ad andare avanti con questa follia. E mi fornisce un'opinione sul genere umano. Bukowski mi ha insegnato che le vere parole oscene non sono cazzo o merda ma uccidere e rubare. E quant'è pieno il mondo di persone che parlano pulito e uccidono e rubano. Senza essere Arsenio Lupin, ladri e gentiluomini, voglio dire. Kerouac mi ha insegnato che puoi scrivere come immagini di un film che non sarà uguale a nessun film mai visto. Descrizioni che implicano visioni sulle cose che si osservano che valgono mille film messi insieme. Per scrivere bene devi leggere buoni scrittori e vivere. Non ci vuole altro. I corsi di scrittura non servono a niente! Quelli che li tengono dovrebbero andare in miniera, starci per un po' e poi scriverci un libro su. Se riescono a farlo cercando di capire cos'hanno scritto, con il tremore delle mani di ore infinite di martello pneumatico. Flaubert scriveva i suoi libri creando le scene nelle stanze in alcune dimore. Mettendo le sedie in un certo modo, il tavolo in un certo modo e gli oggetti del tavolo in un altro modo. E non sapeva ancora se sarebbe stato letto. Il genio è la capacità di scrivere in modo semplice concetti molto complessi, ripeteva Bukowski. Io credo che il genio sia la capacità di scrivere non avendo nessuna aspettativa. Infatti io lavoro tutti i giorni e l'aspettativa non me la posso permettere. Anche perchè non è retribuita. Ma non crediate che mi senta un genio. Magari non sono neanche una brava persona. Molti scrittori non lo erano e non lo sono. Si può scrivere benissimo e sembrare buoni essendo persino dei serial killer. Si chiama tecnica, allenamento. Una volta un tizio dopo che avevo citato alcuni scrittori mi disse, ma non dici mai niente di tuo? Tutto quello che dico è mio, gli risposi. Le citazioni diventano di chi le usa. Tranne in chi le usa per sfoggiare. Ma non è il mio caso. Disse che lui amava la robotica e che se un robottino poteva fargli da assistente da vecchio, lo avrebbe preferito e qualsiasi umano. Io preferisco gli umani tutta la vita, con tutti i loro difetti e tutte le loro paturnie. Perchè ti costringono al confronto con loro. E ti rendono umile. Finite in una casa di riposo con qualcuno che vi pulisce il culo e parliamone, se non gli sarete grato. Nonostante lo debba fare per lavoro. Uno scrittore che ho conosciuto, Pinketts, uno di cui non si trova più niente in libreria, scriveva e leggeva nei bar. Diceva che aveva bisogno anche degli scocciatori e che alla fine il prodotto di quello che lui scriveva era anche il risultato dell'umanità che incontrava, mentre leggeva. Io da anni faccio la stessa cosa. Porto sempre un libro in tasca. Al lavoro, in pausa, mentre gli altri chiacchierano e io con loro. Eppure non perdo il filo. Ad esempio se Saramago scrive, al povero non dare, al ricco non dovere, al frate non promettere. Perfetta definizione del modo di fare e agire del potere. Date retta a me. Non pagate nessuno psicanalista. Leggetevi anche solo dieci minuti di un libro, tutti i giorni. Di un libro buono, però. Passerete dieci minuti ad ascoltare qualcuno cha ha qualcosa da dirvi. E riuscirete a trovarci sempre qualcosa di utile. Certo, anche nei libri brutti c'è del buono. Il fatto che vi fanno pensare a quanto poco rispetto ci sia per l'Amazzonia, per esempio. E rispondete sempre a chi vi chiede cosa state leggendo. Spiegateglielo. In qualsiasi modo glielo spiegherete sarà il miglior modo per spiegarglielo. Ecco, vedete. La scritture è venuta e qualcosa ho scritto o qualcuno ha scritto per me che batto sulla tastiera. Questo non lo saprò mai. E' uno dei misteri della scrittura. Un mistero della fede. Nella religione della scrittura. Chi l'avrebbe mai detto, ma si può essere preti anche senza essere preti. Buonanotte
















sabato 14 gennaio 2023

Diario, gennaio 2023





 Diario , gennaio 2023

Flash Back.

Guardavamo sempre, nel pomeriggio, Quando si ama, una soap opera americana che in Italia fu fra le più seguite. Trasmessa su Rai due dal 1986 al 1999. Dopo pranzo a casa con i miei, ad Ostuni, prendevamo il caffè e ci mettevamo in poltrona per guardarcela in santa pace. Mia madre diceva che la rilassava. Persino mio padre, scettico di natura su queste cose, aveva preso l'abitudine di seguirla. C'era un personaggio Harry Sovolsky, interpretato dall'attore americano Ed Moore, che era una specie di maniaco, violento, che improvvisamente irrompe nelle vite intrecciate di 4 famiglie bene che si svolgevano a Corinto, in Pensylvania, che , con l'andare delle puntate finisce per diventare, tutto sommato meglio dei cosiddetti “perbene” che minacciava. Harry Sovolsky aveva un debole per una milf bellona, tale Gwyneth Alden, interpretata dall'attrice Christine Tudor Newman, inarrivabile, all'inizio. Ma poi fra i due scoppia un amore improbabile, tipo la bella e la bestia. Sovolsky, doppiato da Luigi Montini, aveva una voce rauca e arrabbiata e minacciava di risolvere le sue controversie sempre con modi spicci e delitti per strangolamento. Faceva sempre un gesto con le mani come se torcesse il collo ad un cappone. E mio padre quando vedeva quel gesto, rideva a crepapelle e lo rifaceva. Ci vorrebbe un Sovolsky nella politica italiana, diceva. Uno che scapuzza colli. Lo diceva in senso metaforico, ovviamente. Ma poi restò invalsa in noi questa cosa. Per cui quando ci trovavamo davanti a profonde ingiustizie e osservavamo cose che non andavano , nella vita di tutti i giorni, usavamo dire: qui ci vorrebbe un Harry Sovolsky. La soap opera, agli ultimi posti negli Usa, in Italia fece un record di ascolti mai più eguagliato. Vai a capire perchè. Misteri antropologici.


Andando al lavoro in macchina di solito ascolto radio Kiss Kiss. Alle 8,30 di alcuni giorni fa, nella fascia oraria di Pippo Pelo Show, la coppia di conduttori radiofonici stava intervistando telefonicamente tale dottor Rossi, sessuologo. Alle 8,30. Il tema era il calo del desiderio sessuale nei maschi italiani , che secondo il Dottore era da addebitarsi alla rinnovata libertà e indipendenza della donna che creando un'aspettativa di prestazione nei suddetti maschi italiani, provocava questo calo.In studio la coconduttrice non diceva niente. Il conduttore uomo, tale Pippo Pelo, imperversava con le sue tirate maschiliste e giustificazioniste del calo del desiderio nei maschietti, da attribuire alla libertà di cui gode la donna. Sorgono alcune domande: ma l'amore e l'intesa, dove le mettiamo? Niente, il sesso ridotto a puro esercizio idraulico. La verità è che se la storia è come un gambero e procede un passo avanti e due indietro, la storia sessuale degli italiani è un gambero a cui hanno tolto le marce per andare avanti e procede a retromarcia. Lasciamo stare le storie di sesso nelle mutande di ciascuno di noi, il parlarne troppo sottende sempre il praticarne poco o niente. E' sempre la stessa storia. Poi, indomiti, il Dottor Rossi e Pippo Pelo, proponevano un'altra questione di irriducibile e cruciale importanza: citando una donna che dichiarava su un whatsapp che teneva sempre in borsetta un sex toy, cosa di cui il marito sarebbe stato a conoscenza, dichiaravano incommensurabilmente che il terzo incomodo, il sex toy, poteva giovare alla vita sessuale della coppia. Ora, a parte il constatare che alle 8,30 sono argomenti questi che fanno pensare che la fascia protetta sia dedicata ormai alle trasmissioni notturne che ascoltano solo pochi aficionados ( intendiamoci, io sono fra coloro che ritengono più oscene notizie su guerre e delitti), da quest'ultimo argomento, ne diparte la constatazione che è inutile essere gelosi se la vostra donna cambia spesso forma e materiali del portascottex. O no? Lasciamo stare le borsette delle nostre mogli attaccate all'attaccapanni, ben chiuse con i loro segreti. E' il bello della vita. E non c'entra nulla con i mariti che preferiscono manovrare joystick sulla plancia della playstation, anziché dedicare i pomeriggi liberi alle mogli. O no?