LA MIA LIBERAZIONE
Anche quest'anno ci sarà la ricorrenza del 25 aprile, l'anniversario della liberazione. Il governo invita alla sobrietà, come se volesse proibire agli italiani di gridare che quel fatidico 25 aprile del 1943 ci siamo liberati dal Nazifascismo, o meglio di un regime che dichiarandosi nazionalista non ha esitato a vendere i propri patrioti ai nazisti tedeschi, non ha esitato a combattere gli insorti partigiani nascondendosi dietro le camicie grigie delle SS, non lesinando, oltretutto, di denunciarli allo straniero, facendoli fucilare, torturare, massacrare, italiani come loro. Traditori, dicevano, ma non c'è peggior traditore di chi vende il proprio paese allo straniero! Una liberazione avvenuta con il contributo decisivo degli angloamericani, decisivo e interessato, visto quanto l'abbiamo pagato in termini di sovranità nazionale. Tutti i politici italiani che hanno toccato gli interessi economici,e militari, degli americani, a prescindere dalla loro collocazione politica, sono stati uccisi, politicamente, umanamente, infine, in alcuni casi, fisicamente, come nella peggiore tradizione dell' Unione Sovietica riguardo ai propri dissidenti: Craxi, per Sigonella, Andreotti, per la sua filopalestinesità, persino Berlusconi, per l'amicizia con Putin, per non parlare di Conte, che voleva aprire alle economie russa e cinese, se potevano fornire al nostro paese materie prime a prezzi bassi e non a prezzi capestro angloamericani, sono stati fatti fuori, a vario titolo. Di recente ho riletto due libri sulla Resistenza,"Il Partigiano Johnny", di Beppe Fenoglio e "I piccoli maestri", di Luigi Meneghello. Questi due romanzi sono definiti, in letteratura ma anche e soprattutto politicamente, appartenenti al filone antiretorico delle Resistenza. Che cosa si intende con ciò? Lo si capisce leggendoli: essi narrano e raccontano , nel territorio Cuneese, Fenoglio e nel vicentino, Meneghello, senza nessuno sconto al realismo più realista, una rivolta partigiana da barzelletta, pur nella sua drammaticità, riguardo all'efficienza bellica delle brigate partigiane. Senza sconti narrano delle sconfitte e delle fughe, laddove invece una retorica legata al Partito Comunista del primo dopoguerra, ci ha raccontato una Resistenza, eroica, spregiudicata, esperta nella guerriglia, guevariana prima del tempo. E quindi la Einaudi ha voluto compiere un'operazione di trasparenza storica, a suo dire, con la pubblicazione di questi libri in cui la resistenza viene descritta con tinte tragicomiche. Io non sono assolutamente d'accordo con questa cosiddetta operazione di trasparenza storica, per due ordini di motivi: il primo è che , pur nell'improvvisazione più ingenua e puerile, il fatto che migliaia di italiani, abbiano avuto il coraggio di andarsene in montagna, a prescindere dall'efficacia militare delle loro azioni, in quel momento storico difficilissimo, in cui nel fare quelle scelte si rischiava la vita, ha rappresentato, sul piano storico e antropologico-ricordo che sui suoi diari Ciano scriveva che Mussolini diceva di odiare gli italiani ritenendoli pavidi e imbelli-un momento di coraggio civile altissimo. Se si vuole essere trasparenti sul piano storico, deve emergere questo aspetto, che invece nei due autori, decisamente avversi ai comunisti, non, è il caso di dire, traspare. In secondo luogo, nei libri citati, sia pure a denti stretti e in modo velato, i due ammettevano che di tutte le brigate partigiane, le più coraggiose e intrepide, le più motivate e organizzate, erano le brigate dei partigiani comunisti e che essi pagarono più di tutti il fio del proprio ardimento, in termini di vite umane. E la retorica è l'unico mezzo, arma spuntata o meno, per restituire ad essi la dignità storica e politica che meritano. Per cui all'invito di questo governo pusillanime, servo e genuflesso al riccone americano di turno, di osservare sobrietà per questo 25 aprile del 2025, per questa festa della liberazione, non ho altro da rispondere se non che "Bella Ciao" ce l'ho sempre avuta allo stesso ritmo dei battiti del mio cuore, perchè antifascisti si nasce e si muore e in mezzo si sarà fatto sempre un mucchio di casino. Ed è stato sempre così, tutte le volte il mio cuore Bella Ciao, batte in silenzio e mi ricorda che la mia liberazione NON E' la liberazione di: Giorgio Napolitano, Massimo D'Alema, Paolo Mieli, Corrado Augias, Fabio Fazio, Michele Serra. La mia liberazione è quella di LIDIA MENAPACE, partigiana e pacifista e quella di tutti i partigiani morti per la libertà e perchè non ci dovessero essere più guerre. Viva il 25 aprile e viva l'Italia Antifascista!
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