I figli di Matusalem
“Mi chiamo Andrea Pincherle ed ho girato il mondo a piedi.
Tu dici che raccogli storie,” mi disse,” ed io ho una storia da
raccontarti.” Sorseggiò la tazzina di caffè che aveva davanti,
inspirò profondamente e attaccò a raccontare. Sulle prime non
scrissi niente, lo ascoltavo rapito, perché lui aveva una voce da
conduttore radiofonico e raccontava bene, con le pause giuste
fra un episodio e l'altro. “Nel 1980, era maggio, a piedi, stavo
passando per un paesino del Salento, giù nel sud Italia
mediterraneo. Stavo percorrendo una strada sterrata e avevo
finito l'acqua nella borraccia. Avevo sete. Sulla destra c'era un
pezzo di terreno cinto da muri a secco pieno di alberi d'ulivo
che sembravano molto rigogliosi. Più rigogliosi di tutti gli altri
ulivi che stavano nei pezzi di terra lì intorno. Scavalcai il muro
che cingeva quel terreno, spinto non so bene da quale forza
misteriosa. Mi ero messo in testa che dietro quel muro e in
quel pezzo di terra avrei trovato da bere. Passai a passo lento
in mezzo all'uliveto. Erano alberi imponenti, ciascuno di loro
doveva avere centinaia, forse migliaia di anni. I loro tronchi
erano delle sculture naturali viventi e sembravano
rappresentare delle forme umane o animali. Ad un certo punto
mi venne in mente che quegli ulivi dovevano aver catturato
delle scene particolari e dovevano averle “fotografate”
traducendole in forme plastiche con i loro tronchi e con i loro
rami. Poi mi trovai davanti ad una piccola abitazione con i
muri completamente dipinti di bianco, credo di calce. Sul lato
sinistro della casa c'era un ulivo maestoso, doveva essere
millenario. Sembrava una specie di guardiano di quella
piccola casa, una sorta di sentinella vegetale. Mi avvicinai.
C'era una porticina di legno e bussai per vedere se ci fosse
qualcuno. Dopo alcuni secondi la porta si aprì. Un signore
magro, il viso scolpito come un campo segnato dai solchi di un
aratro trascinato da muli, apparve nella cornice della porta
facendosi avanti con passo da ninja. Buongiorno, mi disse. Io a
mia volta lo salutai e gli chiesi se avesse dell'acqua da offrirmi,
poiché faceva caldo ed ero assetato. Lui senza indugio mi
invitò ad entrare nella sua piccola dimora bianca che spiccava
in mezzo al rosso della terra argillosa ed al verde degli ulivi
secolari.” Pincherle fece una pausa e sorseggiò ancora il suo
caffè, che doveva essersi raffreddato. Ma non se ne crucciò più
di tanto. Poi mi guardò ancora con i suoi occhi verdi, profondi
e buoni e riattaccò:” io in quel periodo stavo visitando la
Puglia a piedi, ennesimo territorio che esploravo. Non puoi
conoscere bene una terra se non la accarezzi con le suole delle
tue scarpe. Comunque quell'uomo disse di chiamarsi Angelo.
Mi fece accomodare ad una sedia con la seduta in corda e
prese un secchio di zinco. Aspetta qui, disse, torno subito.
Tornò dopo qualche minuto con il secchio pieno di acqua. Ne
versò un poco in una tazza di creta rossa e me la porse. Io un
po' titubante mi stavo chiedendo da dove venisse quell'acqua,
ma lui prima che glielo chiedessi mi disse, viene dal mio pozzo,
è acqua piovana. Dentro il pozzo c'è Gastone, l’anguilla. Da
vent'anni. È ancora vivo sai? Fece. È il mio depuratore. Bevi
che è fresca. La bevvi. Credo di non aver mai bevuto nella mia
vita acqua così saporita, se si può usare la parola saporita
parlando di acqua. Poi mi detti un'occhiata in giro e vidi una
culla. Sbirciai meglio e lui mi invitò ad avvicinarmi. Nella culla
c'erano delle piantine d'ulivo. Ne restai sorpreso. Angelo aveva
un'età indefinita: poteva avere dai 50 ai 70 anni, chi può dirlo?
Quella vita all'aria aperta doveva averlo tenuto in forma, tutti
quegli anni. Poi aggiunse, a proposito di Gastone, l'anguilla:
deve sentirsi molto solo lì in fondo al pozzo. Io gli chiesi se si
sentisse solo. Sì, disse, da quando ho perso Gemma mi sento
molto solo. Vedi, quella culla? L'ho fatta con il legno della
potatura di Matusalem. Quando vide il mio viso interrogativo
si affrettò ad aggiungere, Matusalem è l'ulivo che hai visto a
sinistra della casa. Ha più di mille anni. Ha visto persino la
regina Elisabetta quando era giovane. Io lo guardai perplesso.
Gli ulivi camminano, sai? Disse. Qualche centimetro al mese,
se vogliono. Io all'epoca avevo la tv in bianco e nero e
Matusalem si era spostato di 30 cm per vederla bene dalla
finestrella. È lì che ha visto la regina Elisabetta, in un
telegiornale. Ora poi, Matusalem, si è rispostato. Da quando
ho messo la tv a colori. Non gli piace. Ebbi l'impressione che
quell'uomo non fosse del tutto sano di mente. Parlava con gli
alberi e con gli animali come se fossero persone. Mi raccontò
che Gemma, sua moglie, era morta di un brutto male e che
intratteneva con Matusalem, l'ulivo, un rapporto molto
speciale. Ci parlava. Disse che Matusalem, aveva riferito a sua
moglie che sarebbe arrivata una malattia degli ulivi e che
bisognava piantare dei nuovi ulivi dai suoi noccioli. Che
sarebbero stati immuni da quella malattia. E che avrebbero
assicurato il futuro degli uliveti di tutta la regione. Noi non
avevamo avuto figli. Quegli ulivi sarebbero stati i nostri figli.
Ricordati, mi disse, infine, quando arriverà la malattia, questi
piccoli ulivi magici assicureranno il futuro di tutto il territorio.
E così è stato, "concluse Pincherle. Avevo la mia storia, una
bella storia, ma non sapevo se fosse vera. 45 anni dopo sono
stato in quel tratturo che costeggia il terreno di cui mi aveva
raccontato Pincherle. Gli ulivi del terreno erano molto in
forma. Mentre quelli intorno quasi tutti secchi, degli scheletri
vegetali. Non c'era nessuna piccola casa, dove doveva esserci,
ma l'ulivo c'era: Matusalem. Sembrava proprio lui. Detti
un'occhiata in lontananza nei terreni circostanti. In ogni
terreno c'erano due o tre alberi verdi che non erano stati
colpiti dalla malattia che li fa seccare: erano i figli di
Matusalem, quelli della culla.
E avrebbero assicurato un futuro a quelle terre. Guardai gli
alberi intorno a Matusalem. Ogni tronco sembravano Angelo e
Gemma intenti in qualcosa. Angelo non doveva esserci già più.
Era una storia vera. E io ve l'ho raccontata quasi 50 anni dopo!
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