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giovedì 7 agosto 2025

Agli italiani non piacciono gli stranieri...

 

Prendo atto che agli italiani non piacciono gli stranieri. Lo si evince anche dal recente referendum, uno dei quesiti, il meno votato e per giunta con parecchi voti contrari, è stato proprio quello sull'abbreviazione degli anni per concedere la cittadinanza. E sta bene. Gli italiani non avendo le palle di prendersela con chi li rapina tutti i giorni, gente loro simile, italiani anche loro- ma non eravamo una nazione? Non eravamo prima gli italiani? Forse era prima alcuni, italiani-se la prendono con i più attaccabili, cioè gli stranieri, rei di favorire l'abbassamento dei salari, di creare problemi di ordine pubblico. Tutto vero, mi sta bene. E però allora, se sì vuol rinunciare agli stranieri, gli italiani facciano i lavori umili che non vogliono fare più, perché vogliono fare tutti i dirigenti ( ma nel capitalismo i dirigenti sono pochi, è quello il capitalismo, solo i figli dei borghesi possono guadagnare in un mese quanto la maggior parte di noi guadagna in un anno), riprendano a fare figli, assumendosi la responsabilità di educarli e mantenerli, anziché adottare cani i gatti, accudiscano i propri genitori, senza piagnucolare in cerca dell'ucraina o della bielorussa di turno ( che praticamente rinunciano a vivere, queste ultime ) e vadano in pensione a 70 anni a causa della crescita zero a causa della crisi economica a causa del fatto che nessuno più sa fare niente. Poi anche un'altra cosa: la Meloni improvvisamente vara un decreto flussi migratori per 500 Mila extracomunitari ( eh, ma sono regolari, dice, cioè non sono clandestini perché salvati in mare rispetto al fatto che lei e Salvini sono abituati a farli annegare in mare, Cutro insegna) ...Vorrei dire a quei migranti,
non venite in Italia, perché se vi stanno invitando è perché rimanendo sarete carne da cannone. Abbiamo bisogno di carne da cannone, non possiamo certo mandare in guerra i nostri figli bocconiani o cattolicesi, per fare la guerra ai russi ( in Vietnam sono morti più neri afroamericani che vietnamiti, ricordate?)Una guerra che vogliono gli americani per indebolire noi Europa e i russi. E che farà risorgere l'industria bellica yankee . Ma anche tedesca: il riarmo della Germania , in pratica. Ricordate una cosa: i fascisti ci portano sempre in guerra. È una loro tragica costante.
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Sulla difficoltà della senatrice Segre nell'usare la parola Genocidio!

Sulla difficoltà della senatrice Segre a parlare di genocidio...
La senatrice Liliana Segre , dopo le parole di David Grossman, famoso scrittore israeliano, che , rifiutatosi fino a poco tempo fa di usare la parola genocidio riferita al suo paese riguardo al trattamento che sta riservato ai palestinesi, dichiara dopo essersi documentato di non poter più fare a meno di usarla ( ora. Beh, caro "amico", ti ci sono voluti circa centomila morti fra i quali la maggioranza sono donne e bambini -che notoriamente erano imbottiti di tritolo e si accingevano ad attaccare Israele-per farlo, devo dire che come intellettuale non sei proprio uno sveglione!), si sente in dovere, la senatrice, dicevamo, di prendere la parola per controbilanciare. Ma... controbilanciare cosa? Il tremendo ritardo con il quale uno scrittore e intellettuale si è accorto che Netanyahu vuole ammazzare e deportare tutti i palestinesi? Se aspettava ancora un pò trovava il Club Mediterranèe al posto della striscia di Gaza. Se aspettava un altro pò "striscia di Gaza" sarebbe stato il nome alla moda della strisciata di cocaina Trumpmuskiana del sabato sera nel mondo occidentale al termine dell'orrida settimana di lavoro( si sa che i poveri imitano i ricchi, lavoro a parte). Per chi un lavoro ce l'avesse ancora. La senatrice Segre, in sostanza, si sente in dovere di avvertire che usare il termine genocidio, attenzione, per quello che , E' UN GENOCIDIO, sia chiaro (n.d.a.), potrebbe portare ad un'ondata di antisemitismo e portare acqua al mulino di Hamas. Già, i cattivoni di Hamas, quelli che sono contro l'Lgbt , mentre Israele fa finta di esserne a favore , utilizzato quest'ultimo, come parametro di sviluppo e progresso culturale umano ed esistenziale. Resta da definire come i palestinesi potessero giungere ad un tale livello rinchiusi come sono stati per 57 anni in un campo di sterminio, senza poter uscire da quel confine, prigionieri, PRIGIONIERI, senza istruzione, se non quella che gli è stata consentita:quella dell'Islam radicale, che scientificamente lo Stato di Israele ha promosso per marginalizzare e criminalizzare i palestinesi. Hamas che ha costruito i tunnel per nascondere bombe. Ma ci avete pensato che magari i tunnel sarebbero potuti essere l'unica via d'uscita di un popolo di un paese privo di aviazione e marina? La senatrice Segre dice che la parola genocidio proprio lei non riesce ad usarla. Un pò come La Russa e Meloni non riescono ad usare la parola "antifascismo," diciamo così. E non mi sorprende che oggi siano alleati, i sionisti e questi qui. Alleati degli eredi di quelle camice nere che sghignazzavano dopo i rastrellamenti di Ebrei che dalla stazione di Milano erano in attesa di venir traslocati nei campi di sterminio, tramite treni nazisti. Ora i carnefici di ieri sono alleati dei carnefici di oggi. Quindi, la senatrice Segre è liberissima di dire quello che vuole, ma non lo dovrebbe fare, a nostro avviso, dal pulpito della sopravvissuta, altrimenti si potrebbe pensare che lei stessa a sua volta sia mossa da vendetta, dal momento che dice che il termine genocidio potrebbe fornire l'alibi ai carnefici di ieri per giustificare l'antisemitismo di ieri e di oggi. Ma dato che lei stessa dice che lo stato di Israele non rappresenta l'ebraismo-e su questo siamo certamente d'accordo-come potrebbe il termine genocidio riferirsi a qualche colpevolezza collettiva ebraica? D'altra parte, cosa su chi sia Grossman che la senatrice Segre tacciono, tutti i sondaggi, anche quelli della Cia e del Mossad ( per dire, scusate l'ronia), informano che l'80 per cento degli israeliani sono favorevoli alla politica del governo Netanyahu e quindi, di conseguenza, al genocidio. Quando l'educazione non è liberatrice , il sogno dell'oppresso è opprimere, diceva il grande pedagogista brasiliano Paolo Freire: beh, mi sembra proprio questo il caso. In conclusione, il mio scritto non è una lettera alla senatrice Liliana Segre, ma è il mio punto di vista sulle sue coccodrilliche lamentazioni che ascoltiamo con rispetto e che , con altrettanto rispetto per le nostre intelligenze, respingiamo al mittente. Non sia la carica di senatrice latrice di una verità unica incontestabile e autorevole per definizione. Ci sono molti altri e più autorevoli sopravvissuti ai campi di sterminio, infatti, che hanno opinioni altrettanto autorevoli e incontestabili che propendono perchè la definizione di genocidio sia quella che maggiormente si attaglia a quello che sta accadendo a Gaza.


Joker di Cartapesta

 Joker di cartapesta

Dunque, nel nostro governo c'è anche Matteo Salvini, segretario de "La Lega per Salvini Premier," Vice premier del governo Meloni( ma non doveva fare il premier?Erano finiti i bianchetti in Val Brembana e i Cirò a Cosenza dove ci sono gli emuli dei sudamericani che hanno votato Trump per farsi rimpatriare gratis?) e, udite udite, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Più o meno questo , il suo curriculum attuale. A dire il vero non è un grande politico, anni fa, nel 2019, con il suo partito alle elezioni europee prese il 34% , e avrebbe potuto avere il paese in mano. Ma ha rovinato tutto. E' riuscito a fatica a fare il Vice di Conte, Presidente del Consiglio in quota 5 Stelle... ecco, nel suo destino c'è l'incarico di vice: dev'essere che da ragazzo gli piaceva la serie tv "Miami Vice." Come ministro dell'interno del governo Conte ( qui ce l'ha fatta a non essere Vice, una rondine non fa primavera), ha fatto stare in mare l'Open Arms, una nave carica di migranti appena salvati da un naufragio, in giro per tutto il mediterraneo a rischio di far morire di fame e sete equipaggio e migranti, sostenendo che quella nave avrebbe dovuto attraccare in un porto sicuro in Spagna, per la precisione a Madrid. Ora, come tutti sanno a Madrid non c'è il mare. Ma , del resto, che problema c'è? Quelli che votano per Salvini sono come lui, per loro la geografia è un'opinione. Anche a un'altra nave, la Diciotti, fu impedito dal nostro Tex Willer de noartri, di sbarcare dei migranti e Salvini è dovuto andare a processo lamentandosi del fatto che la magistratura spendesse dei soldi dello stato per processi inutili in cui si voleva condannare un patriota. Uno che voleva difendere il suolo patrio portando la maglietta di Putin sotto la casacca e la stella di David sul portafoglio ben gonfio dei complimenti dei nazisti israeliani che lo hanno di recente premiato come amico di Israele . Quest'uomo è amico di tutti tranne che degli italiani. O meglio, è amico solo di quelli che lo votano, che prima erano quelli del nord  ( al grido di "Roma ladrona"  e a "morte i terroni"), poi, quando sono arrivati "i baluba," i migranti, i terroni- ladroni -mafiosi, visto che votavano anche loro e che c'era un nuovo nemico che non contava un cazzo, sono stati promossi a italiani. Subito dopo il premio di Israele, Salvini ha depositato un progetto di legge per far punire chiunque critichi il governo di Israele e Netanyahu, così, giusto per buttarla in caciara, da bravo Joker di cartapesta, cercando di svincolarsi dalla brutta nomea che gira sul suo conto e cioè che egli sia una marionetta del suocero, un faccendiere purtroppo caduto in disgrazia e che però ha avuto l'idea geniale del ponte sullo stretto di Messina, un'opera che proietterà Salvini nel firmamento dei Vice Primi Ministri più importanti del secolo che non ce l'hanno fatta a diventare primi ministri...non senza prima aver dato la colpa dei ritardi dei treni ( lui è anche , dicevamo, ministro dei trasporti, quando non fa il tifoso del Milan, il critico letterario o cinematografico, il facebookologo, l'instagrammatico e "quant'altro"-che non è a Madrid, vicino al porto) a dei fantomatici attentatori amici di Fantomas, che , dopo Miami Vice, è notoriamente  la seconda serie tv favorita del nostro "campione"...



sabato 3 maggio 2025

May Day

 Dunque, sono stato al May Day a Milano. E' il primo maggio alternativo alla classica manifestazione sindacale mainstream che si svolge tutti gli anni e che termina in piazza Duomo con il solito stucchevole comizio del sindacalista di turno che si è oramai dimenticato di cosa significhi lavorare. Il May Day è una manifestazione dei Cobas, del sindacalismo di base che sta prendendo forza da una trimurti sindacale sostanzialmente prona alle esigenze del nuovo padronato multinazionale, un sindacalismo mainstream che ha in questi anni assecondato rapporti di lavoro di tipo feudale, ma anche dei circoli anarchici e libertari, un mondo che si presenta con un look fuori da ogni schema, e nella giornata calda ne abbiamo visti di personaggi folkloristici, di giovani geizi discinti, di ragazzi e ragazze birrainmano, che fumavano canne (a me scandalizza più il deputato in giacca e cravatta che tira di cocaina),  animalisti, ambientalisti, antiproibizionisti, io diverso da loro, ma in mezzo a loro, con lo stesso abito spirituale ma anche no (capito cos'è la libertà?) , una galassia libertaria che si oppone al disegno teocratico di questo governo che ostenta come una grande vittoria l'aver lasciato per strada trentamila lavoratori del settore cannabis light equiparando, non si sa bene su che basi scientifiche, la cannabis light, quella senza la sostanza definita dopante, il Thc, alla marijuana con il Thc, una roba come paragonare la birra al whiskey, i nostri scienziati. Una pura crociata ideologica priva ormai di basi scientifiche circa la pericolosità della cannabis light e intrisa del classico pregiudizio da casalinga di Voghera "fatta", lei si,  di "ok il prezzo è giusto", che non vede l'ora di scaricare le sue frustrazioni applaudendo possibili patiboli con i fila legioni di "drogati" che circolano a torso nudo per le strade di Milano inorridendo i turisti ben vestiti e ben paganti e benpensanti. Un governo che vuol mettere la museruola e i ceppi alle caviglie di possibili movimenti di protesta contro grandi e dispendiose opere ciclopiche che hanno solo il vantaggio di arricchire le imprese quando c'è un'intera rete idrica e dei trasporti pubblici da risanare. Una decina circa di tir con dentro enormi sound system , da Piazzale Loreto hanno sfilato sulla circonvallazione, passando da viale Abruzzi e proseguendo per viale Gran Sasso...già, quel piazzale Loreto che di Milano e dell'antifascismo ne era stato il simbolo e che ora da tanto troppo tempo si vuol far cadere nel dimenticatoio, quasi i fascisti non esistano più , risorgenti invece con l'alibi del bravo ragazzo Ramelli massacrato a chiavi inglesi in un clima creato da chi non ha mai voluto ammettere la sconfitta della storia e delle idee, oserei dire, dello spirito, mantenendo alta la tensione e continuando , fuori e dentro lo stato, una silenziosa guerra civile che li ha portati a risorgere sotto le bandiere della tanto odiata Democrazia dietro cui oggi si nascondono, approfittando della droga dell'iperconsumismo, questa si autentica sostanza dopante, che ottenebra i cervelli dei più giovani e vulnerabili...ma anche i padri non scherzano, sono fuori casa seduti sui navigli per lo spritz serale a guardare le minorenni...E infatti non c'è da meravigliarsi, se fra le migliaia e migliaia di giovani ragazzi e ragazze, che hanno sfilato per il May Day, vestiti in modo originale, bizzarro, figli del popolo, della classe media, senza neanche tante idee per la testa, ma spinti da un generale disagio, esistenziale: diversi a scuola per non leggere i libri che leggono tutti, per non ascoltare la musica che ascoltano tutti, per non fare i fichi in palestra , per non praticare arti marziali ed esercitarle per strada contro gli extracomunitari, diversi per non avere corpi alla moda, gusti sessuali alla moda, ci sia  qualcuna delle figlie di quegli uomini che si sono arresi allo spritz sui navigli per consunzione dell'idea che si possa cambiare qualcosa. Ad un certo punto del corteo un giovane mascherato mi si rivolge dicendomi:" almeno voi nel '68 ci avete provato, a cambiare le cose". Io lo guardo è gli dico:" così vecchio mi fai?", sorridendo. Lui si accorge della gaffe e dandomi del lei si scusa:" non volevo darle del vecchio, volevo dire che lei sembra uno che ha lottato e che ci ha provato, le vostre generazioni, voglio dire...ma soprattutto volevo dire che questi ragazzi non hanno assolutamente niente in testa, sono venuti qui per bere e fare casino", "beh," dico io," e ti sembra non avere niente in testa uscire di casa per bere e fare casino? Non è questa la manifestazione di un disagio di una generazione che soffre di bullismo sociale, a cui noi abbiamo scippato il futuro? E logico che non vedono la fine del tunnel, così lo arredano, si sdraiano davanti a uno stereo con una birra e se la spassano, perchè il tunnel potrebbe non avere un'uscita". "Ma lei chi è?", mi chiede questo ragazzo alto quanto me, ma magro, volto mascherato, maglietta nera del Fronte Animalista, polsiera con i colori della Palestina. "Sono solo uno che vuol vedere le cose così come sono, voglio stare in mezzo, uno che non vuol sentire dai telegiornali che migliaia di giovani drogati sono scesi per le strade di Milano per fare casino, quando si vede bene che questi ragazzi non farebbero male ad una mosca, sono solo spaventati dal futuro. E guardano a quella che una volta era la sinistra con sospetto. Piuttosto tu, perchè sei qui? " "Perchè bisogna esserci, continuare a lottare, io ho viaggiato e ho studiato per conto mio e ho capito molte cose, una delle cose che ho capito è che non dobbiamo permettere al mondo di farci diventare come vogliono che diventiamo". "Bene , ", dico,"il tuo compito è dirlo a loro, a questi ragazzi. Hanno bisogno di qualche dritta, di qualche guida...e io sono troppo vecchio per queste cose...Non mi fate scendere in piazza di nuovo, a sessant'anni...anche se per manifestare dissenso in pensione non si va mai".



 

giovedì 24 aprile 2025

LA MIA LIBERAZIONE

 LA MIA LIBERAZIONE

Anche quest'anno ci sarà la ricorrenza del 25 aprile, l'anniversario della liberazione. Il governo invita alla sobrietà, come se volesse  proibire agli italiani di gridare che quel fatidico 25 aprile del 1943 ci siamo liberati dal Nazifascismo, o meglio di un regime che dichiarandosi nazionalista non ha esitato a vendere i propri patrioti ai nazisti tedeschi, non ha esitato a combattere gli insorti partigiani nascondendosi dietro le camicie grigie delle SS, non lesinando, oltretutto, di denunciarli allo straniero, facendoli fucilare, torturare, massacrare, italiani come loro. Traditori, dicevano, ma non c'è peggior traditore di chi vende il proprio paese allo straniero! Una liberazione avvenuta con il contributo decisivo degli angloamericani, decisivo e interessato, visto quanto l'abbiamo pagato in termini di sovranità nazionale. Tutti i politici italiani che hanno toccato gli interessi economici,e militari, degli americani, a prescindere dalla loro collocazione politica, sono stati uccisi, politicamente, umanamente, infine, in alcuni casi, fisicamente, come nella peggiore tradizione dell' Unione Sovietica riguardo ai propri dissidenti: Craxi, per Sigonella, Andreotti, per la sua filopalestinesità, persino Berlusconi, per l'amicizia con Putin, per non parlare di Conte, che voleva aprire alle economie russa e cinese, se potevano fornire al nostro paese materie prime a prezzi bassi e non a prezzi capestro angloamericani, sono stati fatti fuori, a vario titolo. Di recente ho riletto due libri sulla Resistenza,"Il Partigiano Johnny", di Beppe Fenoglio e "I piccoli maestri", di Luigi Meneghello. Questi due romanzi sono definiti, in letteratura ma anche e soprattutto politicamente, appartenenti al filone antiretorico delle Resistenza. Che cosa si intende con ciò? Lo si capisce leggendoli: essi narrano e raccontano , nel territorio Cuneese, Fenoglio e nel vicentino, Meneghello, senza nessuno sconto al realismo più realista, una rivolta partigiana da barzelletta, pur nella sua drammaticità, riguardo all'efficienza bellica delle brigate partigiane. Senza sconti narrano delle sconfitte e delle fughe, laddove invece una retorica legata al Partito Comunista del primo dopoguerra, ci ha raccontato una Resistenza, eroica, spregiudicata, esperta nella guerriglia, guevariana prima del tempo. E quindi la Einaudi ha voluto compiere un'operazione di trasparenza storica, a suo dire, con la pubblicazione di questi libri in cui la resistenza viene descritta con tinte tragicomiche. Io non sono assolutamente d'accordo con questa cosiddetta operazione di trasparenza storica, per due ordini di motivi: il primo è che , pur nell'improvvisazione più ingenua e puerile, il fatto che migliaia di italiani, abbiano avuto il coraggio di andarsene in montagna, a prescindere dall'efficacia militare delle loro azioni, in quel momento storico difficilissimo, in cui nel fare quelle scelte si rischiava la vita, ha rappresentato, sul piano storico e antropologico-ricordo che sui suoi diari Ciano scriveva che Mussolini diceva di odiare gli italiani ritenendoli pavidi e imbelli-un momento di coraggio civile altissimo. Se si vuole essere trasparenti sul piano storico, deve emergere questo aspetto, che invece nei due autori, decisamente avversi ai comunisti, non, è il caso di dire, traspare. In secondo luogo, nei libri citati, sia pure a denti stretti e in modo velato, i due ammettevano che di tutte le brigate partigiane, le più coraggiose e intrepide, le più motivate e organizzate, erano le brigate dei partigiani comunisti e che essi pagarono più di tutti il fio del proprio ardimento, in termini di vite umane. E la retorica è l'unico mezzo, arma spuntata o meno, per restituire ad essi la dignità storica e politica che meritano. Per cui all'invito di questo governo pusillanime, servo e genuflesso al riccone americano di turno, di osservare sobrietà per questo 25 aprile del 2025, per questa festa della liberazione, non ho altro da rispondere se non che "Bella Ciao" ce l'ho sempre avuta allo stesso ritmo dei battiti del mio cuore, perchè antifascisti si nasce e si muore e in mezzo si sarà fatto sempre un mucchio di casino. Ed è stato sempre così, tutte le volte il mio cuore Bella Ciao, batte in silenzio e mi ricorda che la mia liberazione NON E'  la  liberazione di:  Giorgio Napolitano, Massimo D'Alema, Paolo Mieli, Corrado Augias, Fabio Fazio, Michele Serra. La mia liberazione è quella di LIDIA MENAPACE, partigiana e pacifista e quella di tutti i partigiani morti per la libertà e perchè non ci dovessero essere più guerre. Viva il 25 aprile e viva l'Italia  Antifascista!



sabato 19 aprile 2025

L'assalto di squadra

 L'assalto di squadra

L'assalto di squadra era uno dei picchi addestrativi della scuola AUC. Ora, non ricordo esattamente di quanti componenti fosse composta la squadra, forse 5 o sei. Ricordo che si doveva avanzare su una porzione di territorio a sbalzi. Ad ogni sbalzo che consisteva nel sollevarsi da stesi a terra e avanzare per alcuni metri , all'estrema destra, c'era un compagno, che doveva essere molto robusto per trasportare un grosso tipo di mitragliatrice, detta Mg, con un accompagnatore, detto servente, che aveva il compito di reggere il nastro dei proiettili, sulla sinistra avanzavano i fucilieri più dotati nel tiro. L'assalto era preceduto dal lancio della Vipera Bofors, sostanzialmente un sistema di lancio di un piccolo missile, che cadendo sul terreno davanti alla squadra faceva esplodere tutte le possibili mine presenti. In definitiva noi avevamo un oggetto che lo simulava, perchè con tutti i rischi che si correvano lanciando bombe a mano o sulle linee per esercitazioni ai tiri, con tutti i vari Allievi Ufficiali entrati nella Scuola a calci in culo e caciotte a Marescialli e Colonnelli che si giravano verso gli istruttori col fucile carico in possesso dell'attitudine militare di un canguro di corsa su un cavo fra due grattacieli, anche no, la Vipera Bofors vera...Io avevo il compito di sparare su una sagoma dopo che uno dei compagni della mia squadra fosse passato tagliando la linea di tiro, per posizionarsi sulla mia sinistra, ma più avanti. Avevamo fatto parecchie esercitazioni con pallottole KB, sostanzialmente plastiche, ma poi abbiamo fatto l'esercitazione finale con pallottole vere, capite bene la responsabilità nello sparare su una sagoma poco dopo il taglio del collega, nel mio caso il Tenente Heinz, com'era soprannominato. Ricordo che prima dell'assalto mi disse:” Vecchiu (che era il mio soprannome), spara dopo ca su passatu”. Io sparai mentre passava e centrai la sagoma in testa, Heinz mi bestemmio i morti, il capitano Corallo e il Tenente Diggi mi osservarono con un misto di orgoglio e preoccupazione. Ci avevano visto lungo, sparavo bene. Ero un anarchico pacifista e sparavo meglio di gente che si credeva nata guerrigliera. Io sapevo il rischio che correvo, ma lo avevo, in qualche modo, calcolato. Il Capitano Corallo, che mi aveva in uggia perchè sapeva che lo imitavo e lo prendevo in giro, credo che provò una certa ammirazione, per me, in quel momento. Si dette un cenno d'intesa con il Tenente Diggi ,massiccio Coppola, diceva quello sguardo...In queste cose non c'entra l'ego, c'entra la responsabilità nel salvaguardare l'incolumità di un compagno, di un amico...E' una delle poche cose che ti insegna il servizio militare...Questo in un'esercitazione. In una situazione reale, credo che avrei potuto centrargli il culo, ad Heinz...Ma spero che non succederà mai...
Da "C'era una volta il servizio militare", testo non ancora pubblicato.


lunedì 14 aprile 2025

Henry Miller

Henry Miller è stato per me uno dei più grandi scrittori del '900. Ormai è un classico, se definiamo classici tutti quegli scrittori i cui libri hanno retto alla prova del tempo. Si tratta di uno scrittore anomalo, lui stesso diceva di sé che era costituzionalmente incapace di scrivere un best seller, ma che la scrittura poteva implicare lo scrivere una lettera ad una persona sola, e che la passione che avesse sorretto quello scritto doveva essere in grado di ripagare completamente l'autore dello scritto, senza un riscontro di pubblico buono solo a solleticare il proprio ego. E lo si capisce , Miller, in questo viaggio fantastico attraverso la sua scrittura, dalle prove iniziali, "Il tropico del cancro", scritto a Parigi, narrazione autobiografica delle sue esperienze di esule americano in terra francese, squattrinato, scandaloso, per l'epoca, parliamo degli anni 30, censurato come opera pornografica in Francia e ripubblicato e ricensurato 30 anni dopo negli Stati Uniti, scandaloso per la descrizione di scene di sesso esplicito, scandaloso per l'ideale di vita libertino, scandaloso per l'uso colto e raffinato delle parole associato, chissà perchè, al ragionamento in base al quale il sesso deve essere associato ai ranghi linguistici più bassi delle società umane-quando le culture da cui veniamo avevano creato Dei che avrebbero fatto arrossire Jean Genet-, via andando con, "Il tropico del capricorno", compendio delle esperienze americane, tornando indietro a prima della sua esperienza francese, in un paese, come gli Stati Uniti, che non gli piace, perchè non ha cultura e non è in grado di trasmettere nient'altro che" il Vangelo del  lavoro", che per Miller , anarchico, colto, artista puro, non è altro se non "la dottrina dell'inerzia", inerzia mentale, culturale, spirituale, la morte degli individui ridotti a meccanica di braccia e gambe ai fini produttivi. Poi vennero , "Sexus","Plexus", "Nexus", trilogia della Crocifissione Rosa, circa tremila pagine autobiografiche che mettono in scena il rapporto fra il grande scrittore americano, di origine ebraica, e per questo meno sospetto riguardo alla denigrazione della propria cultura di provenienza, figlio di un sarto di lusso Newyorkese, con sua moglie June, una bellissima donna di origine austriaca che sognava di fare l'attrice ma finì per fare l'entraineuse, mantenendo il marito, allorchè si era accorta che la sua scrittura lo avrebbe reso celebre. E con lui anch'essa. C'è tanto sesso in quelle pagine, anche sesso fedifrago, ma anche tanto amore, per la letteratura, per l'arte, per l'uso disinvolto dello strip-tease psicologico della galleria dei suoi personaggi, ben più pornografico della descrizione pur cruda delle scene di sesso, ne denudava l'anima, ai suoi personaggi,Miller,  come Dostoevskij, ma in modo più moderno, parlando per esempio delle tendenze bisessuali della moglie come di una normale opzione presente in molti esseri umani, "senza omofobia restando macho alfa", aspetto questo suo estremamente affascinante, di chi ha assimilato la cultura come portato di più culture e non ne resta schiacciato ma arricchito. Ad ogni modo June Miller , sua moglie, contribuisce alla sua ascesa come artista, garantendogli una relativa sicurezza economica, in attesa di diventare un vero artista...anche se Miller già sapeva di esserlo. Un artista vero lo sa se lo è, al di là di ogni goffa autocelebrazione, se è una persona seria che sa ridere di sé e degli altri. Nel 1939 Miller viaggia in Grecia e ci resta un anno intero, con la scusa che va a trovare Gerald Durrell, poeta inglese. Ne uscirà fuori , "Il Colosso di Marussi, "che prede il titolo da  George Katsinbalis, splendida figura fisicamente taurina di poeta greco (presentatogli da Durrell) che lo affascina con le sue opere ma soprattutto con i suoi racconti di vita. La Grecia lo conquista, gli ispira fra le pagine più belle che abbia scritto. I Greci sono poveri ma sono felici, tranne alcuni che soffrono dell'abbaglio consumistico nei confronti degli americani, sanno riconoscere il genio, hanno capito che il genio non sta nella celebrità e nel denaro, ma nell'intelligenza e nella sicurezza del sé, nell'assoluta inequivocabile consapevolezza dell'avere un valore artistico a prescindere da un riconoscimento commerciale. Le sue pagine descrittive dei vari luoghi, delle varie città greche, sottolineano la luce che è sempre presente, laddove lui proviene dal buio francese e dalla tetraggine americana- i francesi gli piacciono ma non si concedono, gli inglesi hanno sempre una scopa nel culo, gli americani li detesta, i greci li ama, perchè pur nella stupidità ignorante di alcuni di loro conquistati alla tenzone bellica mondiale che sta per scoppiare, sono assolvibili in quanto privi degli strumenti di difesa critica che il continente europeo o gli americani hanno. Un capolavoro, in cui non sono presenti scene di sesso, se non con altri, non con l'autore, come protagonisti, lui cinepresa di parole che accarezza mirabilmente le immagini che gli passano davanti, dando il meglio di sé, sul piano della narrazione. Sempre intervallata da riflessioni sull'idiozia del genere umano che, capitalista, comunista, islamista, non sa far altro che trascorrere la propria esistenza combattendo, muovendo guerre a vicenda. "Abbiamo visto due guerre mondiali e ne vedremo una terza e una quarta e forse più. Non ci sarà una speranza di pace finché il vecchio ordine non andrà in pezzi. Il mondo deve ridiventare piccolo com'era l'antico mondo greco, tanto piccolo da includere tutti. Solo quando sarà incluso fino all'ultimissimo uomo, ci sarà una vera società umana", scrive un Miller vaticinante. Importante per la vita e la carriera di Henry Miller, fu la sua relazione con l'intellettuale francese Anais Nin, immortalata in un libro di lettere, "Storia di una passione". Anche Anais Nin ha velleità artistiche e al contrario di Miller, ma con intenti simili, da francese, per alcuni periodi, vive negli Stati Uniti, in attesa di sfondare come scrittrice. Io ho letto i sui diari, in cui parla anche di Miller e posso affermare che sono dei capolavori: pensate, una scrittrice scrive dei diari in cui racconta la propria vita e gli sforzi fatti per affermarsi come artista ed essenzialmente vivere economicamente della propria produzione artistica e diventa il capolavoro della sua vita. Anche lei pensa che Henry Miller sia un genio; forse l'unico che non lo pensa è lui, distaccatosi, con il tempo, la scrittura e l'esperienza, dall'ego dell'artista e arresosi all'evidenza pura dell'arte per se stessa. "Il tempo degli assassini", "Riflessioni sulla morte di Mishima", "Il giudizio del cuore", sono lavori di critica letteraria ma scritti da scrittore, non da critico letterario, e perciò più interessanti, in cui , un Miller maturo letterariamente e più sicuro della sua vasta enciclopedica cultura, lascia che la sua penna pennelli squarci illuminanti di esistenze spesso ignote, pur parlando di altri autori, pittori, artisti." Incubo ad aria condizionata," invece è un altro capolavoro scritto da Miller di ritorno dall'esperienza francese, in patria, che poi patria non poteva avere, come tutte le persone colte che sono esuli culturali. In questo testo mette in scena il miller-pensiero anticonsumistico: Miller non ha una macchina (non gli interessavano-io penso che si nasca così, nemmeno a me hanno mai interessato e quelli a cui interessano di solito sono stupidi), va in bicicletta o a piedi, per scelta culturale, oltre che per perenne squattrinamento ( il genio resta genio anche quando non si sa vendere-anche se Hemingway diceva il contrario e si vede la differenza di scrittura, piatta e insulsa e monotona, quella di Hemingway, "genio" mainstream), odia il traffico e l'inquinamento che in quegli anni vengono invece percepiti quasi come diamanti di sviluppo e gioielli di progresso, percependone, come tutti i poeti veggenti, le potenzialità malefiche, ama la cultura che la maggior parte della gente identifica con i giornali, che invece Miller intuisce essere solo un portato propagandistico al servizio del mercato dei loro editori, osserva schiere di disoccupati in fila davanti ai cantieri di lavoro e capisce che l'America è brava soltanto a vendere il proprio sogno. Ne "I libri della mia vita", libro introvabile, ormai (io però ce l'ho), Miller parla dei migliori libri letti, che hanno contribuito alla sua formazione culturale o che lo hanno ispirato nel suo percorso artistico, ma anche di "libri viventi", scrittori e artisti da lui incontrati e frequentati, dedicando fra le pagine più belle della sua carriera di scrittore, allo scrittore francese, Blaise Cendrars ( introvabili i suoi libri tradotti in italiano), che scrisse i suoi capolavori con la mano sinistra, pur non essendo mancino, a causa di una ferita di guerra rimediata nella sua esperienza come legionario. Henry Miller scrisse più di trenta libri e poco più della metà sono stati tradotti e pubblicati in Italia. Ha ispirato migliaia di scrittori e artisti, anche se molti di loro lo hanno negato: Bukowski per esempio, che parlò di interesse, rispetto a lui, quando Miller scrive di sesso, e noia quando filosofeggia, lo riecheggia nei suoi scritti, e anche negli scritti di altri che dicono di snobbarlo, si evince chiaramente che lo hanno copiato mutandone lo stile, e quando non in quello, nello spirito ribelle e di artista puro, che incarnava. Miller non ha desinato prefazioni persino ai sopravvalutatissimi scrittori della Beat Generation ( che grazie al marketing americano sono arrivati a noi cercando di convincerci che erano degli scrittori e non dei clown ciarlatani, Burroughs in testa), che invece , pur essendo contemporanei, hanno finto di ignorarlo. Oggi Miller sta comodo con molti dei suoi libri, negli scaffali dei classici della letteratura e interessa e continuerà ad interessare schiere di lettori attenti, appassionati di letteratura, artisti, ma anche e soprattutto, a ispirarci  come esseri umani, continuando a donarci quel suo certo modo di guardare il mondo con l'incanto di un bambino pronto a usare la propria fionda, se vede qualcosa di storto...