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martedì 25 giugno 2024

L'ultimo vagabondo americano, di Jack Kerouac.

L'ultimo vagabondo americano, di Jack Kerouac.

E' un libro di racconti del grande scrittore americano di famiglia francocanadese. Un Kerouac, in questo libro, ai massimi livelli, narra le vicende di un'epoca, a cavallo fra gli anni '50 e '60, in cui, uno scrittore doveva raccogliere materiale narrativo. E il modo migliore per farlo era fare esperienza, immergersi nel gorgo della vita, vivere lavori semplici, manuali, considerati di bassa forza, che fornissero quel milieu dostoevskijano foriero di un Pantheon di personaggi che rappresentassero la cifra antropologica di un'epoca che ha avuto uno spirito libertario e anarchico senza eguali. Kerouac racconta le sue esperienze come mozzo di bordo, come frenatore in ferrovia, alternandole ai racconti di viaggi, che svolge alternandoli ai lavori e con quel poco che guadagna , investendo nella mobilità esplorativa di paesaggi naturalistici e umani esistenziali: in Messico e Marocco ( ospite di William Bourroughs a Tangeri), dove conia il termine Fellaheen, normalmente  agricoltore arabo, ridandogli un nuovo significato, nel senso di "semplice della terra", sì, i Fellaheen sono i semplici della terra ed erediteranno il mondo ( concetto molto cristiano, e Kerouac, seppur forsennato studioso di buddhismo non abbandonò mai il cattolicesimo, e anzi usò il buddhismo per cercare analogie spirituali fra le due dottrine) e sperimenta droghe, mescalina, oppio, marijuana. Gustosa le descrizione della scena newyorkese dell'epoca, con riferimenti a Thelonious Monk e John Coltrane ed al famigerato Village ( prese a prestito dal jazz la prosodia musicale spontaneista e priva di correzioni che s'era inventato e con esiti espressivi notevoli). Parla di un'eperienza solitaria al confine con il Canada, lavorando come avvistatore di incendi, per 63 giorni, autoimpostasi per depurarsi dalle droghe, dal sesso e da bagordi vari. In seguito viaggia in Europa: Parigi e Londra, in particolare, -viene fermato in Inghilterra e vogliono rimandarlo indietro perchè ha in tasca 15 centesimi di dollaro, ma si salva mostrando un giornale che parla di lui come scrittore in un articolo sul grande Henry Miller, adorato in Francia-, chiudendo questa carrellata di racconti, infine, con un piccolo capolavoro: breve saggio sulla scomparsa dell'Hobo americano, del vagabondo sotto le stelle che viaggia gratis sui treni merci notturni, dorme in sacchi a pelo, insegna ai bambini esperienze di vita, va in autostop, inghiottito ormai nel buco nero di un consumismo esasperato che sta inghiottendo l'America in una spirale di terrore per ogni forma anarchica di libertà  rinchiudendola negli scantinati  di una morale bigotta soggetta solo al mercato...Kerouac in questo libro ci insegna che il vero scrittore, il vero narratore, non esce da alcuna Università, da alcun circolo letterario, studia leggendo i grandi scrittori cui hanno dato successo i lettori ( era un epoca in cui il marketing lo stabilivano ancora più i lettori che le macchine propagandistiche) e si sporca le mani con la vita vera, con l'aspetto del sopravvivere, portandosi in giro la sua valigia di libri da leggere e taccuini da riempire. Consigliatissimo.



mercoledì 19 giugno 2024

Aaron Bushnell

 Di solito quello che scrivo è abbastanza intriso di umorismo e ironia, sarcasmo a volte, satira più comunemente. Ed è per me molto difficile scrivere di questa storia drammatica: quella di Aaron Bushnell: 25 anni, americano. La mattina del 25 febbraio, domenica, in divisa da aviatore, si recava a piedi davanti all'ambasciata israeliana a Washington. Aveva appena scritto su Facebook: "molti di noi si stavano chiedendo che cosa avresti fatto se fossi vissuto durante la schiavitù . O durante le leggi di Jim Crow( leggi a favore della segregazione razziale) degli stati del sud? O durante l'apartheid? Cosa farei se il mio paese stesse commettendo un genocidio? La risposta è: quello che sto facendo proprio adesso! ". Il post aveva in allegato un collegamento sulla piattaforma Twitch. Aaron ha cominciato a cospargersi il corpo di liquido infiammabile, che aveva con sé e mentre lo faceva disse: " il mio nome è Aaron Bushnell, sono un membro in servizio attivo dell'Aeronautica degli Stati Uniti e non sarò più complice del genocidio. Sto per intraprendere un atto di protesta estremo ma rispetto a ciò che la gente ha vissuto in Palestina per mano dei loro colonizzatori non è affatto estremo! Questo è ciò che la nostra classe dirigente ha deciso che sarà normale!". Dopodiché ha acceso il suo Zippo, storico accendino tipico dei militari americani, e si è dato fuoco. Mentre bruciava vivo, finché non è caduto privo di sensi, ha continuato a gridare "Palestina libera!". Morirà poche ore dopo in un ospedale vicino in preda ad atroci tormenti . Durante questo suo atto di autoimmolazione, secondo quello che ha riportato la stampa anche di regime  (mainstream lo lascio dire ai giornalisti che si atteggiano a fighi e invece sono più falsi di una Marlboro albanese ), pensate un po' , un poliziotto bianco gli ha puntato la pistola contro intimandogli di arrendersi. O qualcosa del genere. Mentre un membro dei servizi segreti americani, guarda caso di colore, diceva all'agente  con la pistola puntata, "mi serve un estintore non mi servono armi"... circostanze che nessuno può negare, visto che il tutto è stato filmato in un video, fatto sparire velocemente da Twitch."Per non turbare le coscienze degli spettatori". Sottotesto: "perché ce l'ha chiesto la CIA". Altro sottotesto: " fra un po' si va a pranzo,  non vorremmo incidere sui consumi alimentari nazionali facendo diminuire le vendite di hamburger grigliati ". Però il video qualcuno l'ha visto e qualcosa è trapelato, come detto. La notizia della morte di Bushnell è passata del tutto inosservata, ed è stata data in qualche telegiornale con una modalità curiosa quanto vergognosa. Tipo," un militare americano si è suicidato dandosi fuoco davanti all'ambasciata israeliana a Washington." Punto e basta. Mentre, occorre dirlo,a Jan Palach che si immolò nell'allora  Cecoslovacchia dandosi fuoco ,a Praga, durante l'occupazione Sovietica, hanno, giustamente, eretto un monumento ed è citato in tutti i libri di storia!!! E questo ci dice tutto sulla falsa democrazia in cui viviamo! Subito dopo è iniziata su certa stampa e da parte di alcuni media la coyotesca campagna di delegittimazione mentale di Aaron Bushnell. Ho letto di tutto, indignandomi non poco, anche perché a scartabellare bene le pagine di internet mica un fascicolo della Cia, si evince chiaramente che Aron Bushnell non era affatto malato di mente. Certuni sono arrivati persino a dire che apparteneva ad una setta religiosa Cristiana di fanatici e che il soggetto era da inquadrare in quel milieu. In realtà Bushnell era uscito da quella Setta distrutto e prostrato e si era arruolato in aviazione, proprio per sfuggire alle rigide regole di questi fanatici cristiani. I sedicenti giornalisti che hanno scritto queste cose non sono lontanamente degni di allacciare le scarpe agli edicolanti che alle 4:00 di mattina scaricano  pile di giornali vicini ai loro chioschi e che se da tali giornali o meglio dalla loro vendita, non dipendesse il mantenimento delle loro famiglie, c'è da immaginarsi che si dedicherebbero volentieri  a farne un bel falò. Poi qualche altro giornalista pagato da Israele si è inventato che era un pericoloso anarchico, perché partecipava con dei militanti libertari alla distribuzione di aiuti per i senzatetto, come volontario. Una cosa come quella del malato di mente. Già, un malato di mente esperto informatico dell'aviazione degli Stati Uniti. Ma ci prendete tutti per imbecilli? E poi anarchico in che senso?  In alcune frasi ritrovate sui social, Bushnell parla della mancanza di fiducia nelle autorità statali, e parla di una militanza del fare, dove aiutare le persone( vedi i senzatetto) in concreto...Bushnell assisteva anche un autistico di cui era diventato amico. Ma la stampa di regime, quello Democratico, della serie, da noi si vota quindi facciamo quel cazzo che vogliamo, perché siamo democratici, ce l'ha detto il popolo, grida all' anarchico . Ricordate Pinelli? E Valpreda?Poi io conosco migliaia di anarchici e solo una minoranza è violenta, la maggior parte sono persone libere che aiutano altre persone in difficoltà! Ma loro, la stampa di regime, deve dire che era un malato di mente e anarchico! Aaron Bushnell ha lasciato un testamento scritto in cui dice che le sue ceneri devono essere sparse in Palestina, quando questo paese sarà libero! Ti saluto Aron Bushnell, per me sarai il nostro Jan Palach d'occidente, sarai nei nostri cuori, nei nostri ricordi e sarà per te il miglior monumento che  ti si potesse dedicare!




lunedì 17 giugno 2024

L'Ulisse di Joyce ad Ostuni

Ero seduto nella villa comunale , in prima fila,  ad Ostuni ed era in corso uno spettacolo particolare sull'improvvisato palco con annessa una fontana all'interno della quale nugoli di tortore si abbeveravano,  quelle stesse tortore che una volta i cacciatori con doppietta cacciavano distesi nell'erba fra gli uliveti,  quei cacciatori che vedevo davanti all'armeria di viale Pola e che discutevano per ore sulle cariche delle cartucce...e ora se le avessero viste  quelle tortore,  li, a pochi metri dall'esibizione,  che avevano perso tutto il fascino del selvatico che li portava persino a  cacciarle  di frodo...li,come galline in un pollaio che guardavano quel gruppo di persone che si stavano esibendo con uno sguardo bonario quasi di accondiscendenza. Forse è così che accadrà per neri e omosessuali.  Quando diventeranno un'abitudine,  quando li vedrai in giro senza nascondersi e a sposarsi , nessuno ci farà più caso...Certo ci sarà sempre comunque un Vannacci di turno che dirà: va bene i negri,  va bene i gay, ma adesso che si possano sposare tra loro. È alla stupidità che non ci si abiterà mai, purtroppo. L'esibizione contemplava una serie di letture tratte dall'Ulisse di Joyce,  un libro di oltre mille pagine che immagino avessimo letto in tre o quattro che eravamo lì seduti,  tra il pubblico. E sì,  perché o sei una professoressa di lettere e ti pagano per farlo, per leggerlo, voglio dire, e ci imbastisci persino una lezione sul significato del tradurlo ( ancora oggi i traduttori di tutto il mondo non sono d'accordo sulla traduzione di alcuni termini,  ma non ne parlano su Facebook)o se sei una persona normale con famiglia,  figli,  un lavoro,  cucinare,  la scuola dei ragazzi, il corso di ballo per i ragazzi,  la palestra del grande,  la scherma della piccola,  la piscina del medio ( poi non ci vuole andare e il medio te lo manda come emoticon su Whatsapp) e già, e i social? Dove li mettiamo? E i selfies mentre prendi il sole in terrazza e ti si sta bruciando il sugo sul fuoco, nel frattempo,  dove li mettiamo? Insomma, non hai tempo per leggerlo,  sicuro. Ma non importa,  tutto ciò. L'importante è parlare di Joyce ...e c'è un uomo avanti con gli anni,  un editore che è l'organizzatore,  uno che faceva il medico prima di andarsene in pensione, vestito di bianco, scarpe bianche,  pantaloni bianchi,  cintura bianca, camicia bianca,  giacca bianca e cravatta? Bianca che domande faccio? Barba da vecchio saggio, occhiali da vista e capelli superstiti sventolanti nel vento di scirocco che soffia sul palco,  pieno di fogli di carta in mano che perde ogni tanto ( immagino sia stato un medico con la scrivania da notaio piena di carte,  disordinata,  ma dalle diagnosi precise e molto empatico, che spesso è cosi), regista dell'evento,  aggiusta anche i microfoni,  ogni tanto,  piombando all'improvviso dietro lettori e lettrici, somiglia a Fellini,  ecco, è così che mi piace chiamarlo, il vulcanico deus ex machina dell'evento,  mentre dirige l'orchestra di professoresse,  alunni e due bravissime attrici nerovestite, che leggono a puntate, ora per ora della 24 ore di una giornata a Dublino che ha per protagonista Mister Bloom e una corte di personaggi incredibili tra i quali il professor Dedalus. Una storia di mille pagine,  letta stasera fra mille accenti pugliesi o niente accenti attoriali  , in cui il  geniale James Joyce tira fuori dal suo cilindro di narratore un' enciclopedia di argomenti che vanno dallo spregio dei poteri forti per la sua epoca, stato e chiesa,  mescolando  indipendentismo irlandese e colonialismo inglese,  antisemitismo inglese e massoneria di Mr Bloom, discorsi da shampiste e tradimenti,  la concezione della storia di Stephen Dedalus...Le professoresse appassionate ( detto a zero ironia) dirigono i loro alunni,  e sperano, tutti noi lo speriamo,  che di tutto questo bellissimo spettacolo , anche io lo spero , speriamo ,dico, che qualcosa di questo bellissimo circo letterario,  allietato dalle note di un gruppo musicale che suona musica irlandese,  gli Irish Coffee ( e come si dovevano chiamare?),resti nella memoria di questi ragazzi,  che almeno qualche modo di dire,  che ne so," va via veloce come la posta" perlomeno resti come modo di dire,  magari attualizzato in un " va via veloce come una mail", che almeno non si trasformi invece in un irritante " bella zio, ci stava proprio dentro" e Sisina e Oronzo,  seduti in quarta fila, siano stati colti nel dire"Ronzi, ma Don Giovanni significa donnaiolo?"." Così sembra, Sisi"."Ma Don Giovanni non é il nostro prete?"." Sisi,  non hai capito niente,  allora,  una cosa è la predica un'altra cosa è la vita,  e l'uomo è uomo". Perché in questo caso il professor Joyce che insegnava inglese in un'oscura scuola privata di Trieste potrebbe dire, sommesso,  sotto la sua bombetta,  gli occhiali da vista rotondi,  ecco, avete visto? L'Ulisse lo possono leggere tutti,  poi ognuno lo capirà a suo modo,  come le mille traduzioni dei suoi mille traduttorli!