Ero seduto nella villa comunale , in prima fila, ad Ostuni ed era in corso uno spettacolo particolare sull'improvvisato palco con annessa una fontana all'interno della quale nugoli di tortore si abbeveravano, quelle stesse tortore che una volta i cacciatori con doppietta cacciavano distesi nell'erba fra gli uliveti, quei cacciatori che vedevo davanti all'armeria di viale Pola e che discutevano per ore sulle cariche delle cartucce...e ora se le avessero viste quelle tortore, li, a pochi metri dall'esibizione, che avevano perso tutto il fascino del selvatico che li portava persino a cacciarle di frodo...li,come galline in un pollaio che guardavano quel gruppo di persone che si stavano esibendo con uno sguardo bonario quasi di accondiscendenza. Forse è così che accadrà per neri e omosessuali. Quando diventeranno un'abitudine, quando li vedrai in giro senza nascondersi e a sposarsi , nessuno ci farà più caso...Certo ci sarà sempre comunque un Vannacci di turno che dirà: va bene i negri, va bene i gay, ma adesso che si possano sposare tra loro. È alla stupidità che non ci si abiterà mai, purtroppo. L'esibizione contemplava una serie di letture tratte dall'Ulisse di Joyce, un libro di oltre mille pagine che immagino avessimo letto in tre o quattro che eravamo lì seduti, tra il pubblico. E sì, perché o sei una professoressa di lettere e ti pagano per farlo, per leggerlo, voglio dire, e ci imbastisci persino una lezione sul significato del tradurlo ( ancora oggi i traduttori di tutto il mondo non sono d'accordo sulla traduzione di alcuni termini, ma non ne parlano su Facebook)o se sei una persona normale con famiglia, figli, un lavoro, cucinare, la scuola dei ragazzi, il corso di ballo per i ragazzi, la palestra del grande, la scherma della piccola, la piscina del medio ( poi non ci vuole andare e il medio te lo manda come emoticon su Whatsapp) e già, e i social? Dove li mettiamo? E i selfies mentre prendi il sole in terrazza e ti si sta bruciando il sugo sul fuoco, nel frattempo, dove li mettiamo? Insomma, non hai tempo per leggerlo, sicuro. Ma non importa, tutto ciò. L'importante è parlare di Joyce ...e c'è un uomo avanti con gli anni, un editore che è l'organizzatore, uno che faceva il medico prima di andarsene in pensione, vestito di bianco, scarpe bianche, pantaloni bianchi, cintura bianca, camicia bianca, giacca bianca e cravatta? Bianca che domande faccio? Barba da vecchio saggio, occhiali da vista e capelli superstiti sventolanti nel vento di scirocco che soffia sul palco, pieno di fogli di carta in mano che perde ogni tanto ( immagino sia stato un medico con la scrivania da notaio piena di carte, disordinata, ma dalle diagnosi precise e molto empatico, che spesso è cosi), regista dell'evento, aggiusta anche i microfoni, ogni tanto, piombando all'improvviso dietro lettori e lettrici, somiglia a Fellini, ecco, è così che mi piace chiamarlo, il vulcanico deus ex machina dell'evento, mentre dirige l'orchestra di professoresse, alunni e due bravissime attrici nerovestite, che leggono a puntate, ora per ora della 24 ore di una giornata a Dublino che ha per protagonista Mister Bloom e una corte di personaggi incredibili tra i quali il professor Dedalus. Una storia di mille pagine, letta stasera fra mille accenti pugliesi o niente accenti attoriali , in cui il geniale James Joyce tira fuori dal suo cilindro di narratore un' enciclopedia di argomenti che vanno dallo spregio dei poteri forti per la sua epoca, stato e chiesa, mescolando indipendentismo irlandese e colonialismo inglese, antisemitismo inglese e massoneria di Mr Bloom, discorsi da shampiste e tradimenti, la concezione della storia di Stephen Dedalus...Le professoresse appassionate ( detto a zero ironia) dirigono i loro alunni, e sperano, tutti noi lo speriamo, che di tutto questo bellissimo spettacolo , anche io lo spero , speriamo ,dico, che qualcosa di questo bellissimo circo letterario, allietato dalle note di un gruppo musicale che suona musica irlandese, gli Irish Coffee ( e come si dovevano chiamare?),resti nella memoria di questi ragazzi, che almeno qualche modo di dire, che ne so," va via veloce come la posta" perlomeno resti come modo di dire, magari attualizzato in un " va via veloce come una mail", che almeno non si trasformi invece in un irritante " bella zio, ci stava proprio dentro" e Sisina e Oronzo, seduti in quarta fila, siano stati colti nel dire"Ronzi, ma Don Giovanni significa donnaiolo?"." Così sembra, Sisi"."Ma Don Giovanni non é il nostro prete?"." Sisi, non hai capito niente, allora, una cosa è la predica un'altra cosa è la vita, e l'uomo è uomo". Perché in questo caso il professor Joyce che insegnava inglese in un'oscura scuola privata di Trieste potrebbe dire, sommesso, sotto la sua bombetta, gli occhiali da vista rotondi, ecco, avete visto? L'Ulisse lo possono leggere tutti, poi ognuno lo capirà a suo modo, come le mille traduzioni dei suoi mille traduttorli!

Nessun commento:
Posta un commento