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mercoledì 30 ottobre 2024

Non sono scaramantico


Non sono scaramantico

Prendo l'autobus 325 dietro casa, Corsico, quartiere Giardino, ore 7,30, devo andare a Porta Garibaldi a Milano per prendere un treno per la Puglia per qualche giorno di riposo. Quando salgo è quasi vuoto, poi mano mano, fermata dopo fermata, sotto un cielo plumbeo di un lunedì mattina d'esordio lavorativo terminato il week end, comincia a popolarsi di varia umanità: studenti, lavoratori, anziani insonni che vanno ai supermercati, stranieri di ogni provenienza planetaria compresi i nati in Italia da genitori di ogni provenienza planetaria...Dopo un pò, a metà percorso circa, diretti a Romolo, fermata della metropolitana della linea verde, l'autobus, balena arancione di vetrometallo ha il ventre pieno di anime formicolanti e all'interno, più di qualcuno, magari avanti con gli anni, indossa la famigerata fpp2, perchè il covid c'è ancora e miete vittime persino fra persone cosiddette sane nell'assoluto silenzio imposto dal complottismo militante dei social chiassosi che parlano di dittatura sanitaria tutte le volte tranne quelle in cui dovrebbero parlarne...e cioè quando gli danno un appuntamento per una tac a fra tre anni...e comunque la mascherina non è il vaccino, giusto per precisare. E certo disturba la percezione estetica delle persone e di quelli che hanno attività commerciali proprie memori degli anni passati che li ha costretti a non incassare abbastanza per farsi le loro abituali vacanze tropicali. Del resto non si vive di solo lavoro ( e giustamente) e se si dovesse star male c'è mezzo paese che paga le tasse per mantenere tutti: politici, sanità pubblica, ah, scusate, ci sono pure i pensionati che pagano le tasse sulle pensioni che gli bastano appena per pagarsi i farmaci, tranne i salvavita, si intende, quelli che uno prende per stare in piedi come Breznev ai bei tempi che furono, col sorriso del rigor mortis riedizione sovietica di "Week End col morto"... Scendo in viale Romolo, mi infilo nella sotterranea percorrendo un tunnel, valigia al seguito e giaccone sosia di Matteo Messina Denaro per il freddo umido mattutino davanti ai tornelli della metropolitana, ci sono le macchine automatiche erogabiglietti intasate da file di persone come processionarie davanti ad un pioppo senza scampo e poco vicino c'è un bar, che vende biglietti anch'esso, ma alla cassa c'è una coda come quella del dragone cinese di Chinatown in qualsivoglia quartiere cinese di una metropoli mondiale...Ergo, passo dall'ingresso per disabili, non ho molto tempo e devo fare di necessità virtù. Ma vedo che non sono l'unico portoghese. Anche i treni della metro sono affollati, scorgo una ragazza molto giovane che sta leggendo sul suo telefonino, recitandole, a mezza voce a mò di preghiere, alcune sure del Corano. Mi colpisce perchè è molto giovane ed era salita con me a Corsico. E non indossa l'Hijab, il copricapo che indossano le ragazze arabe e che lascia il viso scoperto coprendo il capo a mò di cornice. Dopo alcune fermate me ne sto in piedi osservando tutti che osservano i loro telefonini e nessun libro, scendo a Porta Garibaldi. L'uscita dai tornelli è libera, vicino al gabbiotto di sorveglianza vuoto a quest'ora. Sono in largo anticipo e salendo le scale mobili verso la superficie sulla destra incombenti e suggestivi spuntano i grattacieli della city di Milano nei quali si specchiano i palazzi circostanti e i vari boschi in verticale da 40 mila euro di spese condominiali l'anno abitate da varie celebrità sportive e del mondo dello spettacolo. Entrato nella hall della stazione il consueto capannello di persone che staziona davanti ai tabelloni elettronici con gli orari delle partenze dei treni. Noto subito un certo nervosismo fra gli astanti in attesa, molti dei quali di sicuro pendolari abituali, mentre qualcuno dice che sembra esserci stato un guasto ai sistemi informatici sulla linea per Varese e in sovrappiù, presso la stazione Certosa, un treno avrebbe investito un ragazzo.-Pure uno stronzo suicida, dice qualcuno. Un italiano sui 40, specifico perchè è uno dei pochi in attesa, essendo la maggior parte stranieri, sbotta. Ce l'ha con Salvini-che lì se diverte a far l'opinionista, s'è dimenticà che l'è el minister dei trasporti, il pirla qui, non arriva un treno in orario nemmen per sbaglio, ciumbia! Io do un occhiata al mio treno, ma è ancora presto per me, manca un'ora e mezza. Sempre con valigia ruotante al seguito, come un Sisifo viaggiatore contemporaneo entro col mio fardello in Feltrinelli Express, la libreria. Cercavo qualche libro di Ennio Flaiano da regalare a mia madre che o adora, ma non ne hanno. Hanno libri di Murakami, Gamberale, Erri De Luca, Baricco...a, beh, poi hanno i classici. Prendo un libro di racconti di Scott Fritzgerald: un classico non tradisce mai , è sopravvissuto a tutto, un classico è stato scritto a penna, corretto, tradotto, letto da generazioni, ed è ancora lì, immortale. Poco dopo bighellonando con la mia valigia e la giacca di Matteo Messina Denaro, quella che indossava quando l'hanno arrestato, mi aggiro per la stazione e faccio lo slalom fra decine di persone che escono dai tornelli dei treni delle ferrovie Nord: la forza lavoro di Milano, che vive nei paesi limitrofi perchè a Milano vivere costa un occhio della testa, se sei Polifemo, per giunta. Sono tutti in ritardo di un'ora e a molti quell'ora sarà sottratta dalla paga della giornata dai loro padroni ai quali non importerà nulla se qualcuno si è suicidato o c'è stato un guasto agli impianti: la produzione non può attendere! Meraviglioso capitalismo occidentale...Metteteci anche queste cose nei libri di ringraziamento all'occidente, mi raccomando! Mentre sono lì in giro decido di entrare al Carrefour; ce n'è uno al piano inferiore e ci arrivo scendendo una scala mobile. Prendo un paio di focacce e della cioccolata e delle bottigliette di tè al limone...per il viaggio! Meno di 10 euro. Esco e mi accomodo sotto una scala che porta in superficie dove c'è un lungo sedile di marmo. Consumo un pezzo di focaccia al pomodoro e bevo un pò di tè. Una volta finita la frugale colazione, mi aggiro per il piano inferiore alla ricerca di qualche posto in cui acquistare block notes per scrivere. Mi sono dimenticato di portarmene appresso e mi accingo ad un viaggio di più di 10 ore e mi è indispensabile: alla Feltrinelli i soliti Moleskine di chatwiniana memoria che costano uno sproposito , cosa pensano che siano già riempiti di scritti di Chatwin e si possano vendere a Soteby ,con questi prezzi? Infine trovo un bel block notes del formato che mi piace a me tipo a grandezza quaderno e molto corposo e a soli due euro. Anch'io, come Chatwin, ho trovato i miei notes di riferimento e il luogo che li vende. E' un negozietto di oggetti di pubblica inutilità che però costano poco e fanno fare bella figura se li regali: carte da gioco, colori, soprammobili, cose così e, dato che siamo a Milano, l'è un negozio de barlafus. Ma a qual punto un annuncio per me drammatico: il mio treno non solo è in ritardo, la la sua partenza è stata spostata in Stazione Centrale. Mentre medito seduto, sul da farsi, sulle scale per il piano superiore, era seduto, si alza in piedi uno spilungone: quarant'anni, vestito casual, jeans , scarpe da tennis, occhiali da vista, zainetto Invicta, sbarbato. -E' il mio treno, dice E io -è anche il mio , dico istintivamente.- A Centrale ci si può arrivare a piedi in dieci minuti, che dice, ci andiamo?.-Certo, dico. Ci accingiamo a salire su una scala mobile e di lì sullo spiazzo antistante la stazione di Porta Garibaldi, mentre camminiamo con molta naturalezza scambiamo alcuni convenevoli. Lui è marchigiano, di stanza a Milano, con famiglia a Milano, moglie milanese. -I milanesi benchè parlino male di Milano non se ne staccano facilmente, dice, devo scendere ad Ancona perchè lavoro lì , all'Università.-Docente?, Chiedo.-Insegno ad ingegneria, Costruzioni. -Io lavoro all'Ikea, dico.-Oh, fa, ci andiamo spesso, io e mia moglie.-Chieda di me la prossima volta, mi chiamo Danilo e sono l'unico Danilo. Annuisce. Passiamo in mezzo ai grattacieli di vetrometallo della City, in piazza Gae Aulenti. Di colpo, dopo un pezzetto di Via Melchiorre Gioia, ci ritroviamo in via Vitruvio. -Sono venuto da casa mia ,in stazione, a piedi, dice, ci ho messo meno di dieci minuti. Abito in via Cenisio. Però, penso, non male, passo svelto! Arrivati in Stazione Centrale, io sempre con la mia valigia ruotante al seguito, veloci come ninja nel traffico del lunedì mattina a Milano, entriamo dal centro della stazione, con la sua facciata littoria in rilievo e sto per prendere la scala mobile. Ma lui mi stoppa e dice-facciamo le scale, andiamo in un punto info delle ferrovie dove si entra con un qr code. La valigia gliela porto io. Prima che io potessi dire qualcosa me la sfila di mano e comincia a salire le scale, un'enorme rampa di scale che dà accesso al piano dei binari. Una volta saliti entriamo in questo ufficio, non pienissimo di gente, del resto l'ingresso pare esclusivo. Le impiegate dietro i desk hanno facce terree. Si informano su dove dobbiamo andare. E una di loro ad un certo punto dice-il treno per Lecce adesso ferma in Porta Garibaldi. Il professore aveva lezione alla 12...Chiede se ci sia un treno alternativo. Si informano. Nel frattempo, io dico, devo decidere se prendere un calendario e cominciare dal primo santo dell'anno e bestemmiarli tutti o tornare in Garibaldi. Lui mi guarda e poi dice...Io non posso. Poi mi osserva di nuovo e dice, ma sì, vengo con lei, si fanno due passi.-Meglio di no, dico, pensi alla sua lezione, i ragazzi non devono aspettarla...Mi sorride, ci stringiamo la mano. Ho mezz'ora di tempo per andare da Centrale a Garibaldi. Potrei prendere la metropolitana. Ma non lo faccio. C'è sempre un senso di sfida, nelle cose che faccio, c'è sempre un testare i propri limiti, c'è sempre un tratto di imprevedibilità nel mio carattere, nella mia vita. Tornando indietro sui marciapiedi fotomodelle con enormi valigie rotanti che avevano un passo da lumache, come se avessero tutto il tempo del mondo. Fuori dai coglioni, ho un treno da prendere, urlo: la sciura da Milano da bere con cagnolino al seguito che ha appena fatto colazione e fuma una sigaretta schifando degli operai erranti in tuta da lavoro. Lei con l'alito di Grisù...Riattraverso Gae Aulenti e sono di nuovo al cospetto della stazione di Porta Garibaldi. Mentre attraverso la strada pattuglie della polizia in moto impediscono a tutti di attraversare la strada... poco dopo passa un auto blu. Davanti alla stazione di Porta Garibaldi dove ci sono migliaia di pendolari in attesa di prendere un treno e altri che forse perderanno la giornata di lavoro e qui c'è l'autorità che si fa scortare dalla polizia per evitare qualsiasi ritardo. Che paese feudale, il nostro . Se penso ai Re e ai Dittatori che si camuffano per andar per osterie a vedere come viveva il popolo questa democrazia mi sembra una dittatura oligarchica dei figli di puttana sulla maggior parte delle persone comuni. Alla fine ce la faccio ad arrivare . 5 minuti e appare il binario sul tabellone dei treni, treno 9805, in ritardo 50 minuti, freccia rossa. Il binario è il 17, fortuna che non sono scaramantico!



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