Benito Cereno.
È un romanzo breve di Herman Melville e narra le vicende di un ammutinamento ben camuffato che sfocia in tragedia. Amasa Delano, un comandante di un mercantile americano presta soccorso ad un mercantile spagnolo che sembra arenarsi ormai alla deriva in una piccola isola vicino al Cile. Facendo conoscenza con il capitano del mercantile ispanico, Benito Cereno, accompagnato dell'assistente africano, Babo, inizialmente non si accorge nonostante alcuni incidenti che potevano costituire indizi precisi, che si trattava di un mercantile di schiavi africani che si erano ribellati al loro destino e avevano ucciso il loro padrone e gli ufficiali di bordo nel tentativo di tornare con la nave stessa che li trasportava nel loro continente d'origine, l'Africa. Il comandante Benito Cereno era in realtà soggiogato dal suo pseudoassistente nero, Babo, e tutti gli schiavi del mercantile avevano presi in ostaggio i bianchi ispanici dell'equipaggio superstiti a vari accidenti che il comandante spagnolo si era dovuto inventare, sotto minaccia. Lo sguardo del comandante americano sembra indulgere ad una certa tolleranza o curiosità, nell'osservare gli schiavi neri sul mercantile spagnolo, fino a quando non deve fronteggiare la loro furia vindice, la furia di disperati che non hanno più nulla da perdere nel voler lottare per la loro libertà. La rivolta a bordo fu sedata nel sangue dagli americani. L'episodio si verificò in realtà davvero nel 1799 e Melville ne rievoca le vicende da par suo, da quel grande narratore di mare qual'e'. Il.testo fu accusato di razzismo ma ad una più accurata lettura si percepisce invece nella narrazione una sottile ammirazione solidale, da parte dell'autore, per uomini considerati merce, esseri inferiori, capaci invece di intelligenti intrighi al fine di vender cara la propria pelle. Pur finendo sconfitti. Ma a volte quando l'alternativa è essere prigionieri , combattere, indipendentemente dall'esito finale, è un estremo esercizio di libertà e una vittoria comunque.

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