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domenica 29 settembre 2024

Continuare a vivere

 Continuare a vivere

Tratto di costa ad Ostuni che va da Mangiamuso ai Camerini: mare obliquo di maestrale e sulla piazzetta prospiciente una recente costruzione a parallelepipedo che forse darà origine ad un ristorante o ad un bar su due piani. In mezzo alle panchine di marmo, seduti in più comode private sedie con sedute in tela, c'erano tre persone, ad occhio e croce anziane, che si godevano il vento tiepido del maestrale e l'aria marina dell'autunno incipiente, in cielo nuvole a pecorelle. Di fronte a questi tre anziani c'era un altro uomo, avanti con gli anni anche lui, magro , con gli occhiali da vista, uno e 75. Parlava animatamente e gesticolava come se i gesti facessero parte e aggiustassero anzi i discorsi che andava facendo. E di fronte a lui sempre i tre anziani. Sui lati due più vecchi, mentre l'uomo al centro, con meno anni, pareva, pur corpulento, portava baffi e capelli neri non tinti con in testa una lieve chierica. Parlava ad alta voce rispondendo e interrogando lo smilzo occhialuto.-Quando vai a casa abbraccia tua moglie, falle sentire il tuo affetto. Falle sentire che la ami. Il magro diceva qualcosa ma non riuscivo a sentirlo, ero piuttosto lontano e aveva una voce flebile. Così, piano piano, mentre fumavo un toscano disperdendo il suo fumo aromatico nel maestrale, mi avvicinai. L'uomo corpulento, seduto al centro indossava una tuta blu ginnica e scandiva bene le parole, ad alta voce, venate di un accento a me familiare. Di Ceglie Messapica. Continuava a dire-Luigi, di cosa hai paura? Di perdere tua moglie? Non la perderai, falle sentire che le vuoi bene, abbracciala, dalle calore...Luigi a sua volta diceva delle cose, ma ancora non lo sentivo bene. Mi sono avvicinato ulteriormente. Mi hanno guardato, ma non si sono inibiti. Hanno permesso che li ascoltassi. In un certo senso volevano un pubblico, ma non per spettacolo, per empatia.-Luigi, diceva l'uomo in tuta blu con i baffi, ho capito, soffri di ansia. Hai paura che tua moglie cade, che si fa male? Luigi, dormi bene? Ero abbastanza vicino per sentire Luigi, adesso.-C'ho un peso sul petto e non riesco a liberarmene, disse  Luigi metà in italiano e metà nel dialetto di Ceglie Messapica.-Hai qualche preoccupazione economica? Chiede il baffuto. Gli altri due anziani seduti ai suoi lati, si sono alzati, hanno richiuso le loro sedie di tela pieghevoli e se ne sono andati. Ne avevano abbastanza, ma non della conversazione fra i due, forse del maestrale, dello iodio, della vita.-Non tengo preoccupazioni economiche, diceva Luigi, prendo mille euro al mese di pensione, più c'è anche la pensione di mia moglie. Una volta che ho pagato il condominio, mi bastano. Pure 700 euro al mese, mi bastano. I soldi non mi servono, me li faccio bastare. Il baffuto rivolto a me a quel punto mi dice, anche rivolto a lui, a Luigi, si capisce, al mare di maestrale, il pubblico dell'empatia-Luigi lavorava a Milano, smontava e rimontava motori meccanici. Poi quando è andato in pensione se n'è tornato qui. Luigi, ha continuato, hai dei figli? Luigi ha annuito.-Mio figlio è laureato in economia e commercio, mò sta in Polonia. -E quante volte lo vedi?-Na vonda l'anne, ha detto Luigi. -Ti manca tuo figlio, Luigi?-Beh, è normaile ca me manghe.-Ma ti telefona?-Tutte le giurne me chiama allu telefone, sempre.-Luigi, mandagli un messaggio tutti i giorni, a tuo figlio, fagli sentire che gli vuoi bene, fagli sentire il tuo affetto. Basta un audiomessaggio.-No, ma io a casa tengo due telefoni tecnologici e non li uso, non mi interessa, voglio solo togliermi questo peso sul petto...-Luigi, dormi bene?-Sì, dormo bene, solo che a volte mi alzo alle sei di mattina e mi sento oppresso, sento un peso.-Già sei fortunato che dormi bene, io sono due anni che non dormo di notte. Ho provato di tutto. Poi un giorno ho buttato tutto, farmaci, pastiglie, gocce, ca na serve a niende..Anche Baffo sotto chierica in Tuta blu è di Ceglie Messapica. Sullo slancio continua il discorso che sta facendo. La sua autobiografia richiesta dalle circostanze.-Luigi, c'hai tua moglie e tuo figlio, vivi bene e alla giornata, circondati di persone intelligenti, fattela con i meglio di te, i fessi non ti fanno bene. Io ho fatto 40 anni il ferroviere in Germania e ho perso una moglie e un figlio. Tengo 73 anni e ne capisco di queste cose. Ne capisco meglio degli psicologi, perchè l'esperienza mi ha portato a questo. Fatti un caffè, ogni tanto un bicchiere di vino, una birra...-Ma io sono astemio, andavo in bicicletta fino all'anno scorso. Quest'anno non sono andato: vedevo che in salita mi sorpassavano, gli altri, in bicicletta...e non sono andato più...Poi incontro certi che mi dicono, vai con una giovane. Ma io questa è una cosa a cui non penso . Pure se mi dice si , la giovane, capisco che non è una cosa giusta per la sua vita.-Luigi lascia stare quelli che ti dicono queste cose e dicono di farle. Sono bambini rimasti non cresciuti, la vita non gli ha insegnato niente. Pure se tua moglie sta in carrozzella, abbracciala, falle sentire il tuo affetto. Ci sono molti modi di amare, lasse perde li fessa...Luigi si rivolge a me-lo so che ha ragione, dice, lo so, l'altro giorno stavo passeggiando qui e c'erano due giovani, una coppia...mi sono avvicinato e gli ho detto, chiedo scusa se mi permetto di importunarvi, ho bisogno di parlare con qualcuno...Beh, si sono comossi. Siamo stati a parlare più di un'ora. Dopo magghie sendute megghie...sì, mi sentivo meglio, sentivo che il peso se n'era andato...Ma poi come lo scopro che parlo con quelli che sono meglio di me?-Lo sai, gli ho detto a quel punto intervenendo, e sei fortunato a saperlo...perchè quando ci hai parlato il peso se ne va...ecco qual'è il metodo...-Il signore se ne intende, è intelligente, ha detto Baffo sotto Chierica In Tuta Blu. Poco dopo si è alzato dalla sedia e rivolto a me e a lui, ha aggiunto-Luigi è molto sensibile. Lui non deve prendere nessuna pastiglia, nessun farmaco. La sua malattia si chiama sensibilità , e a chi dice che le persone sensibili non campano molto, dico, campano soffrendo, ma la sofferenza è vita. Quelli che non soffrono sono già morti...Poi ci ha stretto la mano, a me e a Luigi. Ce ne siamo andati in tre direzioni diverse, ma la meta era sempre la stessa: continuare a vivere...



sabato 28 settembre 2024

Marco in treno

Marco in treno

Sono salito a Porta Garibaldi, carrozza 10. Ho trovato posto vicino al finestrino. Diretto in Puglia, treno proveniente da Torino, diretto a Lecce. Un signore di mezz'età, brizzolato, capelli lunghi legati dietro la nuca a codino è stato molto gentile facendomi accomodare e indicandomi il posto che cercavo, il numero era scritto in piccolo e sembrava un indovinello trovarlo. Mi ha permesso di sistemare valigia e giaccone senza sbuffare, ma con empatia e pazienza. Poco dopo abbiamo cominciato a parlare. Era di Torino e veniva da lì, doveva scendere ad Ancona, poi da lì avrebbe preso un regionale per Grottammare per stare qualche giorno con una sua amica che lo avrebbe gentilmente e gratis et amore dei ospitato. C'era del tenero fra loro? Insinuo. No. Una mia cara amica, del resto lei ha visto di arrangiare la sua vita con un altro sposato a sua volta. Sorride. Cose normali, aggiunge. Si parlava di Torino, in seguito, città ospitale di gente che ti saluta ancora per strada, di origine meridionale, nipoti di quelli che sono venuti a Torino in fabbrica nei sessanta per costruirci le 500 mycar che tanti di noi si sono visti rubare ed hanno ripreso con la formula del riscatto, abbandonata in qualche bosco o campagna. A Torino, quando ci sono stato, sembrava di stare al sud, le ragazze sono belle, hanno facce appulolucanocalabrosiculocampane, solo che ora parlano con accento piemontese, che è come ssentire un nero sudafricano  parlare afrikaner. Ma l'attitudine dei nonni è rimasta. A chiacchierare e socializzare. Provate a cadere per strada a Milano e forse l'unico che vi darà una mano sarà uno straniero (la parola extracomunitario non mi piace). I milanesi non sono cattivi, ma devono lavorare, non c'è tempo e i loro dirigenti non tollerano ritardi perchè la produzione ne risentirebbe. La produzione di qualsiasi cosa, forbici, grembiuli, saponette, cuscini, portafogli, tutte quelle cose che scopri già di avere quando fai un trasloco. Dopo un pò ci presentiamo: si chiama Marco. Emiliano di origine, una famiglia particolare, molto particolare, con una storia particolare, che forse un giorno scriverò, dice. Ora che non lavoro e sono in attesa della pensione Ape. 1100 euro al mese. E che ci fai a Torino con 1100 euro al mese? Bella domanda, fa lui. Dopo una vita di lavoro e tasse pagate a tutti quelli che prendono mazzette dalle aziende per non farle pagare a loro. Facevo il tipografo, poi l'azienda ha chiuso, due anni di disoccupazione, poi ho assistito i miei, e poi ancora la possibilità di chiedere di andare in pensione in anticipo. Mi sta seguendo quella che chiamo la mia badante digitale, del padronato. Magro, indossa bermuda e una t-shirt della Decathlon, solo un piccolo zaino al seguito: sono un camminatore, dichiara. Una cosa che ho scoperto di recente e che camminare mi mantiene in salute e mi permette di osservare il mondo, cosa che non ho potuto fare per quasi 40 anni. Torino una volta si difendeva dalla globalizzazione, era piena di localini dove potevi mangiare a basso costo e bene. Ma ora li hanno chiusi tutti, o quasi , e se vuoi lavorare devi farti assumere da un centro commerciale: se eri salumiere al banco salumi, macellaio idem, ragioniere impiegato in cassa o contabilità, finchè non metteranno una macchina che fa tutto lei. Per fortuna che ancora sopravvivono circoli e associazioni dove ti puoi riunire  per fare due chiacchiere e mangiare bene e per poco. Per le vacanze ti scambi casa con gli amici, restando nell'ambito "sopravvivenza". Certo, dico io, viviamo sempre quello che gli americani sperimentano 10 o 20 anni prima, siamo la Portorico d'Europa, le democrazie occidentali non hanno bisogno di dittatori, sono sistemi perfetti, in cui sei mantenuto sulla soglia della sopravvivenza per provvedere a produrre, che è tutto il tempo, e non te ne resta più per pensare. La dittatura perfetta di cui si può dire: epperò puoi votare. Certo. Puoi votare , certo, puoi votare uno dei due schieramenti che sceglierà quali multinazionali privilegiare. Non puoi goderti nemmeno la pensione, commenta lui, perchè non basta per pagarti i farmaci salva-vita e tu puoi vivere fino a 80 anni tenuto in piedi dalla formalina e senza neanche più energia per prendere a calci nel culo chi ti ha ridotto così imprigionandoti in questa non-vita. Adesso non ricordo bene chi di noi due ha detto cosa di quanto scritto se uno una cosa o l'altra o viceversa, ma non importa perchè la pensavamo in modo uguale con parole diverse. Ogni tanto affitto una stanza, continua Marco, della mia casa, così per fare qualche soldo. Sono stato sposato, continua a spot, 10 anni, però non ho avuto figli e così lei non ha potuto pretendere molto quando ci siamo separati. Troppo possessiva, troppo pervasiva, troppo di lei, poco o niente di me... e io in fin dei conti, ho scoperto che a me ci tenevo. Dopo, storie di sesso qua e là, molte amicizie. Poi ho dovuto badare ai miei genitori. Mi sono anche fatto assumere come caregiver, un pò per loro e un pò per me, perchè avevo perso il lavoro, così sono riuscito ad avere qualche marca in più. Ma sono stato onorato di averlo fatto. Mia madre ha avuto il parkinson ed è stato più complesso. Mio padre , raggiunti i 90 anni, da un giorno all'altro si è steso nel letto, si è addormentato e non ha più voluto mangiare. Si è spento dormendo. Nel sonno. Occhiali da vista spessi, abbronzato. Abbronzatura da parco, ci tiene a precisare. Spero che questi 4 giorni al mare, il tempo faccia bello, sono i miei unici giorni di vacanza. Eppure sono felice, fa ad un certo punto, dopo una pausa. Ho mia sorella e molti amici che mi vogliono bene e mi invitano a stare da loro, perchè stanno meglio economicamente e scrivo periodicamente delle recensioni di libri su gruppi di whatsapp, perchè non tollero altri social. C'è chi dice che scrivo bene, così magari mi sentirò invogliato, un giorno, a scrivere la storia della mia famigia o la mia. Lo farò per me e basta, un esercizio di memoria perchè ormai le storie che pubblicano sono quelle di quelli che hanno vinto e decidono di pubblicare loro anche quelle che decidono loro dei vinti. Non ti lasciano nemmeno perdere in pace. Ad Ancona scende. Prima ci stringiamo la mano. Erano anni che non parlavo con qualcuno in treno...con qualcuno o qualcosa che non avesse una faccia di vetro...


martedì 10 settembre 2024

Elizabeth Costello

 Elizabeth Costello

Elizabeth Costello è il titolo di un libro di J.M. Coetzee, scrittore sudafricano, bianco, occorre precisare, già premio Nobel per la Letteratura nel 2003, successivamente spostatosi a vivere in Australia, paese nel quale , presumo, ha trovato parecchie affinità ambientali con il proprio paese d'origine. Lo scrittore in questo racconto che si potrebbe definire saggio narrativo, immagina  (non è alla sua prima apparizione fra i libri di Coetzee, al riguardo) la vita di una scrittrice del tutto inventata, Elizabeth Costello, per l'appunto, affrontando per capitoli alcuni argomenti molto interessanti, come: Il realismo, Il romanzo in Africa, Le discipline umanistiche in Africa, Il problema del male, Eros, Davanti alla porta. La Costello è descritta come una scrittrice anziana, sempre stanca, con poca voglia di partecipare a eventi o premi, che tuttavia, se messa davanti al fatto compiuto, snocciola tutte le sue opinioni raccolte in una vita letteraria la cui fama viene fatta risalire prevalentemente tramite un libro, The House of Eccles Street, che ha per protagonista Molly Bloom, moglie di quel complesso personaggio che risponde al nome di Leopold Bloom, protagonista  cardine dell'Ulisse di Joyce. Nel primo capitolo la scrittrice, alle prese con un discorso che deve tenere per il conferimento di un importante riconoscimento letterario negli Stati Uniti, è accompagnata dal figlio, un accademico in permesso sabbatico, con cui ha un dialogo fitto e franco, non si capisce quanto e fino a che punto riconciliatorio, riguardo ai loro pregressi rapporti di scarsa empatia. Il discorso alla premiazione verte sul realismo e per illustrare l'argomento la Costello cita il racconto della Scimmia di Kafka, scimmia antropomorfa che racconta il punto di vista degli animali a degli umani. Qui appare in tutta evidenza l'animalismo di Coetzee. Animalismo che riappare ne Il problema del male, dove la Costello, invitata in Olanda, deve in qualche modo mettere a tacere le voci su un discorso precedente nella stessa sede, voci di antisemitismo, allorchè, forse fraintesa, sicuramente fraintesa, viene accusata di insensibilità in quanto cita fra i continui olocausti a cui l'umanità pare da sempre drammaticamente abituata, gli allevamenti intensivi di animali da macello. Qui  entra in crisi perchè si trova a commentare, a proposito di nazismo e male assoluto, il libro di uno scrittore inglese che descrive con un inusitato e violento realismo al limite  del compiacimento sul terreno dell'orrore  , la fine dei congiurati di Hitler, riscritta in forma di racconto di fiction dal romanziere inglese...che tra l'altro è presente fra gli ospiti. Decidendo che quello che Paul West, questo il nome dell'autore inglese, ha scritto, al netto della libertà di espressione che comunque va riconosciuta, per la sua crudezza nel narrare l'umiliazione di questi uomini torturati in ogni modo prima di essere uccisi, sia inaccettabile. Nel capitolo sul romanzo africano , la Costello parte per una crociera invitata a tenere sulla nave che la ospita, dietro compenso, ovviamente, un ciclo di conferenze di letteratura e lì, confrontandosi con uno scrittore africano già conosciuto in precedenza, coglie l'occasione per dichiarare che il Romanzo africano praticamente non esiste, perchè scritto da uomini di colore per compiacere mercati europei che suggeriscono quadri di riferimenti narrativi all'insegna dell'esotismo, che è questo che gli occidentali , europei o americani o australiani, richiedono che debba essere l'ingrediente di quella letteratura che, invece, in Africa, non ha alcun successo: perchè la narrativa africana è prettamente orale  e di difficile divulgazione scritta. Nel capitolo sull' Eros la Costello , sapientemente eterodiretta dal suo autore, ci ricorda la vicinanza tra il sesso e la morte, rammentando un episodio relativo ad una sua amicizia con un uomo molto anziano con cui fa sesso prima ch'egli muoia di cancro. Nel capitolo sulle discipline umanistiche in Africa la Costello si lascia andare ad un confronto con una sua sorella. Blanche, fattasi suora missionaria e votatasi al cristianesimo, polemizzando con lei su come l'umanesimo africano non debba necessariamente essere pervaso da pietas cristiana se gli zulu ricordano l'eleganza delle statue greche. Nell'ultimo capitolo, davanti alla Porta, Elizabeth Costello immagina di essere chiamata a varcare l'al di là. Le chiedono se ha un qualche credo e non si decidono a farla passare, i vari guardiani e giudici dell'al di là immaginari, prima che ella avesse dichiarato una fede, qualsiasi fede. Ma lei in modo articolato e complesso fa capire che non può rispondere con certezza a quella domanda: perchè una scrittrice non può permettersi il lusso di credere. Quasi che una scrittrice fosse una scienziata dell'anima o, come lei stessa dice, una segretaria del'invisibile. Libro complesso e appassionante, molto ben scritto. Da rileggere e meditare. Consigliatissimo!



domenica 8 settembre 2024

Costacurta ha i peli sulle orecchie...

 Costacurta ha i peli sulle orecchie...

Settembre, domenica, piove...Sono al Bennet di Cesano Boscone, tutto il falansterio che contiene una panoplia di negozi e spacci di fast food all'interno del quale c'è anche il Bennet viene chiamato Porte di Milano. Appena fuori attiguo al parcheggio scoperto, in prossimità delle sliding doors di ingresso al Centro Commerciale, l'ingresso sul retro del Centro, me ne sto seduto su una delle panchine dell'area fumatori. Ci sono 4 panchine e davanti un posacenere industriale ricolmo di cicche di sigarette. Io fumo un toscano sulla panchina più defilata vicina alle porte mobili d'ingresso. Sulle altre panchine a fianco sono seduti dei ragazzini di una gamma d'età che va dai 12 ai 16 anni e mangiano pollo a tocchetti del Kfc e patatine in cartocci. Sputano per terra in continuazione, uno di loro attraverso la fessura fra gli incisivi, e porta sul capo un cappellino da baseball messo al contrario. Parlano tutti fra loro come rappers italiani che parlano come rappers afroamericani solo che sono bianchi...Tutto uno sdilinguirsi di "bro" e "fra", che stanno pèr "brother" e "fratello". Lo sputatore acrobatico si alza, va incontro ad una coppia di mezz'età appena uscita dalle porte scorrevoli e che sta per fumare e mentre la donna sta estraendo dal pacchetto una sigaretta, gliene chiede una. Nel frattempo arrivano dei raiders cingalesi , piove e c'è da credere che le richieste di cibi da asporto siano tante, oggi. Hanno parcheggiato le loro biciclette elettriche con i telefonini ancora accesi su Google Maps fissi sui manubri e ricoperti da custodie plastiche trasparenti antipioggia. Non sono mica poi tanto giovani , la loro scalata sociale  partita dai risciò li ha portati alle bici elettriche nella meravigliosa Europa delle opportunità. C'è anche un italiano che arriva poco dopo, raider anche lui, si salutano come i rappers, ciao fra, come stai bro...Nel frattempo due dei giovanissimi con sguardi da Baby Gang, valutano se possono chiedermi qualcosa, mi soppesano con lo sguardo. I sigari non sono di moda e gli ricordano i loro nonni, se non i loro bisnonni che  negli scarni racconti dei genitori probabilmente vengono ricordati riferendosi a loro con un bel " quel figlio di puttana del tuo bisnonno fumava sigari..."I due che si defilano, nel frattempo, probabilmente mi giudicano troppo grosso per le loro pretese persino da scrocco, troppo in forma, benchè canuto...Inoltre hanno sicuramente notato il tatuaggio sul polpaccio- sono in bermuda-, una faccia di stregone Yanomami. "No buono", devono aver pensato in qualche loro sintesi linguistica personale. Alle mie spalle imbastiscono un discorso: "Sputo acrobatico" dice all'altro,"Cappuccio di felpa calzato", "te brother, che avresti fatto?";"per come sono fatto io non avrei parlato", dice Cappuccio calzato; " i rappers  americani hanno dei buoni avvocati, poi loro sanno rigirare il racconto come si deve, a parole", dice Sputo acrobatico; " non c'entra, io per come sono fatto non avrei parlato". Poi osservo una coppia sui 35, uomo e donna, due bambini al seguito, un bambino sui dieci anni e una bambina sui sette o otto anni con occhiali da vista spessi. Sono appena usciti dal Centro, attraverso le porte scorrevoli. Il padre estrae dalla tasca un pacchetto di sigarette e ne offre una alla moglie. E le accendono, aspirano e espirano forte il fumo che si vaporizza in cielo come una nube. Il padre ha appena rimproverato la figlia per qualcosa, lei piange. La madre, capelli corvini e completo scuro con gonna lunga e spacco vertiginoso, ai piedi anfibi neri, dà ragione al marito. Due ragazzini, i più piccoli della comitiva, non avranno 14 anni, il primo dei due biondino, molto femminile, capelli biondi lunghi legati dietro la nuca a codino, stanno mangiando delle patatine e quelli seduti insieme a loro sulle panchine, vicini, più grandi, affondano le mani nei loro cartocci e ghermiscono pugni di "fritte"...per dirla come loro. Il ragazzino femmineo saluta un giovane che appare all'improvviso, più grande di tutti, forse diciottenne. Cammina ciondolando come un adulto, come un boss di qualcosa adulto. Lì saluta tutti, apre un pacchetto di sigarette intonso e le distribuisce. Poi ecco appena uscite dalle sliding doors, due ragazze sui sedici anni, leggins neri e completi neri, capelli lunghi e inumiditi. Fumano da grandi. L'aspirante boss, il ragazzotto moro , capelli rasati di fresco, baffetti incipienti, le guarda come se fossero appartenenti alla sua scuderia. Il piccolo biondino femminile gli dice:"mio fratello ha saputo che sono stato alle giostre di Corsico e mi ha picchiato". Il grande ride e gli fa una carezza sulla fronte. C'è un mondo in quella carezza, ma non mi va di approfondirlo. Finisco il mio toscano e mentre uno dei due riders cingalesi sta partendo dopo aver messo al sicuro due sacchetti di cibo nella bag sul retro della sua bici elettrica da portare a chissà quali miss e mister "dieci minuti per due spaghetti, anche no", attraverso le sliding doors...Salgo da un nastro mobile trasportatore al piano superiore dove c'è il cosiddetto"Rione goloso", una piazzetta lungo la circonferenza della quale ci sono filiali delle mille catene di fast food e al centro una spianata di tavolini e sedie per consumare, davanti ad uno schermo televisivo gigantesco al momento su Sky. Mi siedo ad uno di questi tavoli biancorossi Lanerossi Vicenza e osservo lo schermo. Qualcuno sta intervistando Costacurta e i primi piani sono incredibilmente dettagliati. Costacurta ha molti peli sulle orecchie...Il cingalese che se n'era andato per la consegna portava un impermeabile alla tenente Colombo e per proteggersi le scarpe dalla pioggia c'aveva messo su due sacchetti di plastica con la bandiera dell'Unione Europea...