java

sabato 28 settembre 2024

Marco in treno

Marco in treno

Sono salito a Porta Garibaldi, carrozza 10. Ho trovato posto vicino al finestrino. Diretto in Puglia, treno proveniente da Torino, diretto a Lecce. Un signore di mezz'età, brizzolato, capelli lunghi legati dietro la nuca a codino è stato molto gentile facendomi accomodare e indicandomi il posto che cercavo, il numero era scritto in piccolo e sembrava un indovinello trovarlo. Mi ha permesso di sistemare valigia e giaccone senza sbuffare, ma con empatia e pazienza. Poco dopo abbiamo cominciato a parlare. Era di Torino e veniva da lì, doveva scendere ad Ancona, poi da lì avrebbe preso un regionale per Grottammare per stare qualche giorno con una sua amica che lo avrebbe gentilmente e gratis et amore dei ospitato. C'era del tenero fra loro? Insinuo. No. Una mia cara amica, del resto lei ha visto di arrangiare la sua vita con un altro sposato a sua volta. Sorride. Cose normali, aggiunge. Si parlava di Torino, in seguito, città ospitale di gente che ti saluta ancora per strada, di origine meridionale, nipoti di quelli che sono venuti a Torino in fabbrica nei sessanta per costruirci le 500 mycar che tanti di noi si sono visti rubare ed hanno ripreso con la formula del riscatto, abbandonata in qualche bosco o campagna. A Torino, quando ci sono stato, sembrava di stare al sud, le ragazze sono belle, hanno facce appulolucanocalabrosiculocampane, solo che ora parlano con accento piemontese, che è come ssentire un nero sudafricano  parlare afrikaner. Ma l'attitudine dei nonni è rimasta. A chiacchierare e socializzare. Provate a cadere per strada a Milano e forse l'unico che vi darà una mano sarà uno straniero (la parola extracomunitario non mi piace). I milanesi non sono cattivi, ma devono lavorare, non c'è tempo e i loro dirigenti non tollerano ritardi perchè la produzione ne risentirebbe. La produzione di qualsiasi cosa, forbici, grembiuli, saponette, cuscini, portafogli, tutte quelle cose che scopri già di avere quando fai un trasloco. Dopo un pò ci presentiamo: si chiama Marco. Emiliano di origine, una famiglia particolare, molto particolare, con una storia particolare, che forse un giorno scriverò, dice. Ora che non lavoro e sono in attesa della pensione Ape. 1100 euro al mese. E che ci fai a Torino con 1100 euro al mese? Bella domanda, fa lui. Dopo una vita di lavoro e tasse pagate a tutti quelli che prendono mazzette dalle aziende per non farle pagare a loro. Facevo il tipografo, poi l'azienda ha chiuso, due anni di disoccupazione, poi ho assistito i miei, e poi ancora la possibilità di chiedere di andare in pensione in anticipo. Mi sta seguendo quella che chiamo la mia badante digitale, del padronato. Magro, indossa bermuda e una t-shirt della Decathlon, solo un piccolo zaino al seguito: sono un camminatore, dichiara. Una cosa che ho scoperto di recente e che camminare mi mantiene in salute e mi permette di osservare il mondo, cosa che non ho potuto fare per quasi 40 anni. Torino una volta si difendeva dalla globalizzazione, era piena di localini dove potevi mangiare a basso costo e bene. Ma ora li hanno chiusi tutti, o quasi , e se vuoi lavorare devi farti assumere da un centro commerciale: se eri salumiere al banco salumi, macellaio idem, ragioniere impiegato in cassa o contabilità, finchè non metteranno una macchina che fa tutto lei. Per fortuna che ancora sopravvivono circoli e associazioni dove ti puoi riunire  per fare due chiacchiere e mangiare bene e per poco. Per le vacanze ti scambi casa con gli amici, restando nell'ambito "sopravvivenza". Certo, dico io, viviamo sempre quello che gli americani sperimentano 10 o 20 anni prima, siamo la Portorico d'Europa, le democrazie occidentali non hanno bisogno di dittatori, sono sistemi perfetti, in cui sei mantenuto sulla soglia della sopravvivenza per provvedere a produrre, che è tutto il tempo, e non te ne resta più per pensare. La dittatura perfetta di cui si può dire: epperò puoi votare. Certo. Puoi votare , certo, puoi votare uno dei due schieramenti che sceglierà quali multinazionali privilegiare. Non puoi goderti nemmeno la pensione, commenta lui, perchè non basta per pagarti i farmaci salva-vita e tu puoi vivere fino a 80 anni tenuto in piedi dalla formalina e senza neanche più energia per prendere a calci nel culo chi ti ha ridotto così imprigionandoti in questa non-vita. Adesso non ricordo bene chi di noi due ha detto cosa di quanto scritto se uno una cosa o l'altra o viceversa, ma non importa perchè la pensavamo in modo uguale con parole diverse. Ogni tanto affitto una stanza, continua Marco, della mia casa, così per fare qualche soldo. Sono stato sposato, continua a spot, 10 anni, però non ho avuto figli e così lei non ha potuto pretendere molto quando ci siamo separati. Troppo possessiva, troppo pervasiva, troppo di lei, poco o niente di me... e io in fin dei conti, ho scoperto che a me ci tenevo. Dopo, storie di sesso qua e là, molte amicizie. Poi ho dovuto badare ai miei genitori. Mi sono anche fatto assumere come caregiver, un pò per loro e un pò per me, perchè avevo perso il lavoro, così sono riuscito ad avere qualche marca in più. Ma sono stato onorato di averlo fatto. Mia madre ha avuto il parkinson ed è stato più complesso. Mio padre , raggiunti i 90 anni, da un giorno all'altro si è steso nel letto, si è addormentato e non ha più voluto mangiare. Si è spento dormendo. Nel sonno. Occhiali da vista spessi, abbronzato. Abbronzatura da parco, ci tiene a precisare. Spero che questi 4 giorni al mare, il tempo faccia bello, sono i miei unici giorni di vacanza. Eppure sono felice, fa ad un certo punto, dopo una pausa. Ho mia sorella e molti amici che mi vogliono bene e mi invitano a stare da loro, perchè stanno meglio economicamente e scrivo periodicamente delle recensioni di libri su gruppi di whatsapp, perchè non tollero altri social. C'è chi dice che scrivo bene, così magari mi sentirò invogliato, un giorno, a scrivere la storia della mia famigia o la mia. Lo farò per me e basta, un esercizio di memoria perchè ormai le storie che pubblicano sono quelle di quelli che hanno vinto e decidono di pubblicare loro anche quelle che decidono loro dei vinti. Non ti lasciano nemmeno perdere in pace. Ad Ancona scende. Prima ci stringiamo la mano. Erano anni che non parlavo con qualcuno in treno...con qualcuno o qualcosa che non avesse una faccia di vetro...


Nessun commento:

Posta un commento