Alcuni giorni fa è deceduto un mio vicino di casa. Entravo in casa di sera con la mia compagna e vicino al portone d'ingresso c'erano un mucchio di persone. Due tizi, sui sessanta uno, brizzolato, più giovane l'altro , capelli lunghi, ci hanno chiesto, a me e Synthia, se per caso abitassimo al piano rialzato. Alla nostra risposta affermativa ci hanno comunicato che , Roberto, il nostro vicino di casa era deceduto. Loro lo chiamavano al telefono da un paio di giorni, essendo suoi buoni amici, ma lui non rispondeva. A quel punto sono andati davanti alla porta dell'appartamento con i pompieri, preventivamente preavvertiti e hanno forzato l'ingresso. Dentro ci hanno trovato Roberto, un tassista in pensione, di poco più di settantanni, capelli brizzolati lunghi dietro, sorriso spontaneo, solitario, privo di vita. Probabilmente un malore, non si sa bene ancora. C'era un mucchio di gente che stava entrando in quell'appartamento, compresa una donna, medico legale. Io e Synthia avevamo preso delle arepas da El Jaladito, street food salvadoregno in quel di Molino Dorino, a Milano, che i salvadoregni chiamano popusas, siamo entrati in casa, ci siamo guardati in faccia in silenzio, abbiamo messo il cibo in frigo e ci siamo seduti sul divano letto. Non avevamo più fame. Synthia ha pianto, perchè lo conosceva bene e scherzava sempre con lui, quando lo vedeva uscire dall'appartamento prospiciente il nostro, al piano rialzato. Spesso gli portava una bottiglia di spumante, qualche piatto tipico del Venezuela che lei è versata a cucinare, così, perchè lei è socievole ed espansiva. Qualche volta lo sfotteva per questa sua abitudine di vedere film porno sul pc a notte inoltrata ( si sentivano gli ululati di paicere), aspetto che non ci infastidiva più di tanto, anzi ci divertiva, e lui nicchiava sorridendo beatamente. Sono solo, cosa posso fare, diceva. Era un tassista in pensione che aveva l'hobbie del pianoforte e del violino ( un autodidatta fenomenale, al riguardo) e spesso, nel pomeriggio, lo sentivamo suonare, attraverso i muri del suo appartamento confinante con la sua cucina. Era un solitario, raramente abbiamo visto entrare nel suo appartamento qualcuno, uomo o donna che fossero, ma intratteneva lunghe telefonate con i suoi amici, i cui echi ascoltavamo a volte nei pomeriggi estivi o in alcune mattinate autunnali inoltrate. Quello che mi ha colpito della sua scomparsa è che, non avendo parenti, o comunque, se li aveva, non vicini, nessuno, a parte i due amici citati ( che tra parentesi ho riconosciuto in quanto alcuni anni fa suonarono al citofono per restituirmi il portafoglio che avevo perso in strada-mi avevano trovato tramite la carta d'identità), nessuno si è interessato alla sua scomparsa, se non in termini di pettegolezzo. Alcuni condomini del palazzo nei giorni successivi, intrattenendosi in conversazioni "amabili" come un kriss puntato alla gola di un agnello neonato, si sono lasciati andare a dei commenti spregevoli, ipotizzando l'uso di droghe, da parte sua, preoccupandosi soprattutto del fatto che il suo appartamento, in assenza di parenti, dovesse essere messo velocemente all'asta, perchè le spese non pesassero sulla collettività dei condomini. L'unica che si è posta la questione di fare una colletta per mettere un manifesto che annunciasse il lutto, un leggio con un registro per testimoniare qualche parola scritta dei condomini, è stata Synthia. Quella di essere un solitario, ritiratosi in un appartamento della periferia di Milano, dopo una vita da tassista, pochi amici, una vecchia Bmw oramai piuttosto d'epoca, probabilmente con una pensione appena sufficiente per vivere, è stata una scelta che non mi sento di giudicare. Storie di vita andate male, parenti lontani con cui non si hanno più rapporti, pochi amici, probabilmente qualche vizio, chi lo sa... ma non è stata una vita sprecata. I suoi amici lo ricorderanno, noi lo ricorderemo e il silenzio di questi giorni ha gettato un velo di tristezza sul mio appartamento. Non sentiremo più le urla di piacere delle varie pornostar impegnate a fingere il piacere per regalarlo ad altri a notte fonda, non lo incontreremo più per le scale, col suo sorriso bonario, i capelli bianchi lunghi dietro con una lieve stempiatura, rimpiangeremo , infine, la sua beata solitudine, che non gli farà certo rimpiangere,a sua volta, i pochi piaceri che si concedeva al termine di una vita di lavoro, che, per quanto discutibili potessero essere, non recavano danno a nessuno. Lo immagino sorridere sarcasticamente dei commenti dei vicini sfoderando la sua battuta classica, sull'argomento: il più pulito c'ha la rogna. Ciao, ci mancherai, ci mancherà il tuo insegnamento (involontario, sicuramente) di libertà. Ogni vita è degna di essere vissuta e ricordata. Anche la vita di un uomo solitario, che forse aveva capito come gira il fumo e cioè che parlino pure e giudichino gli altri, io intanto faccio il cazzo che mi pare. E così sia...
java
venerdì 29 novembre 2024
lunedì 18 novembre 2024
Berlinguer, la grande ambizione
Berlinguer, la grande ambizione.
Film di Andrea Segre sulla vita di Enrico Berlinguer. Vi partecipano i migliori attori italiani delle ultime generazioni ed Elio Germano, che interpreta il segretario di quello che fu il più grande partito comunista dell'Europa occidentale, il PCI, è stato semplicemente fantastico. Molto somigliante a Berlinguer, con un accento sardo convincente- non a caso decretato miglior attore al Festival del Cinema di Roma- ha reso davvero credibile la storia di Enrico Berlinguer, un uomo a cui hanno voluto bene anche molti italiani che comunisti non erano. Il film è riuscito a sintetizzare per la prima volta e in modo chiaro come Berlinguer abbia diretto il percorso dei comunisti italiani rendendolo unico e originale rispetto a quello di altri partiti comunisti europei, con il suo clamoroso taglio netto con il socialismo reale sovietico, e con il suo autocratismo illibertario. Berlinguer analizzo' i fatti del Cile di Allende, che prese il potere democraticamente per poi vedersi rovesciato da in golpe militare di destra appoggiato dagli Usa. Questo fatto gli suggerì che per utilizzare il consenso dei lavoratori in modo costruttivo, i comunisti italiani dovessero lavorare per costruire una forma di socialismo nell'ambito delle democrazie occidentali , senza intimorire gli americani. Ed ebbe l'intuizione che questo processo si poteva realizzare attraverso una grande alleanza fra le masse popolari laico comuniste e cattolica . In questo senso ebbe in Aldo Moro( interpretato dall'ottimo Citran) un grande estimatore e alleato. Ma alla vigilia di quello che la storia definì come Compromesso Storico, Moro fu rapito dalle Brigate rosse. E poi tutti sanno i fatti come andarono. Si può discutere se le scelte di Berlinguer fossero giuste, se le sue intuizioni potessero realizzarsi in concreto , ma quello che posso dire, e il film riesce a comunicarlo bene, che quest'uomo minuto che ha arringato moltitudini di persone con una voce roboante che non si capiva come riuscisse ad uscire da quello scricciolo d'uomo, ha dato una grande dignità e un grande orgoglio a milioni di lavoratori e persone insegnando un modo unico e diverso di essere comunisti (non è in questo post che decideremo se a ragione o a torto), appassionando le masse alla politica come pochi. Ultima annotazione a margine del racconto su questo film che consigliò di vedere perché non manca di mostrare il Berlinguer privato nei rapporti con la sua famiglia: io a 19 anni, era il 1984, con la sezione del PCI di Ostuni sono stato ai suoi funerali ed ho assistito ad una scena indimenticabile. Ero proprio di fronte a Botteghe Oscure , dov'era il feretro di Berlinguer, davanti al quale sfilavano i militanti salutandolo a pugno chiuso. E vedemmo arrivare lì nei pressi un Autobianchi 112. Dalla macchina vi uscì fuori un uomo , si tolse la giacca e se la mise sul braccio . Faceva caldo. Era Giorgio Almirante. Fece circa 100 metri a piedi davanti ad una folla di comunisti nel silenzio più assoluto. Entrò in Botteghe Oscure, e poco dopo l'ingresso dov'era la salma di Enrico Berlinguer, ci fu un momento di sconcerto. Passato lo sconcerto un uomo che stava accanto alla bara si fece avanti e andò a stringergli la mano. Era Giancarlo Pajetta, uno dei comunisti più duri di sempre. Bene questi miracoli avrebbe potuto farli solo un uomo. Si chiamava Enrico Berlinguer.
sabato 2 novembre 2024
Benito Cereno.
Benito Cereno.
È un romanzo breve di Herman Melville e narra le vicende di un ammutinamento ben camuffato che sfocia in tragedia. Amasa Delano, un comandante di un mercantile americano presta soccorso ad un mercantile spagnolo che sembra arenarsi ormai alla deriva in una piccola isola vicino al Cile. Facendo conoscenza con il capitano del mercantile ispanico, Benito Cereno, accompagnato dell'assistente africano, Babo, inizialmente non si accorge nonostante alcuni incidenti che potevano costituire indizi precisi, che si trattava di un mercantile di schiavi africani che si erano ribellati al loro destino e avevano ucciso il loro padrone e gli ufficiali di bordo nel tentativo di tornare con la nave stessa che li trasportava nel loro continente d'origine, l'Africa. Il comandante Benito Cereno era in realtà soggiogato dal suo pseudoassistente nero, Babo, e tutti gli schiavi del mercantile avevano presi in ostaggio i bianchi ispanici dell'equipaggio superstiti a vari accidenti che il comandante spagnolo si era dovuto inventare, sotto minaccia. Lo sguardo del comandante americano sembra indulgere ad una certa tolleranza o curiosità, nell'osservare gli schiavi neri sul mercantile spagnolo, fino a quando non deve fronteggiare la loro furia vindice, la furia di disperati che non hanno più nulla da perdere nel voler lottare per la loro libertà. La rivolta a bordo fu sedata nel sangue dagli americani. L'episodio si verificò in realtà davvero nel 1799 e Melville ne rievoca le vicende da par suo, da quel grande narratore di mare qual'e'. Il.testo fu accusato di razzismo ma ad una più accurata lettura si percepisce invece nella narrazione una sottile ammirazione solidale, da parte dell'autore, per uomini considerati merce, esseri inferiori, capaci invece di intelligenti intrighi al fine di vender cara la propria pelle. Pur finendo sconfitti. Ma a volte quando l'alternativa è essere prigionieri , combattere, indipendentemente dall'esito finale, è un estremo esercizio di libertà e una vittoria comunque.

