Berlinguer, la grande ambizione.
Film di Andrea Segre sulla vita di Enrico Berlinguer. Vi partecipano i migliori attori italiani delle ultime generazioni ed Elio Germano, che interpreta il segretario di quello che fu il più grande partito comunista dell'Europa occidentale, il PCI, è stato semplicemente fantastico. Molto somigliante a Berlinguer, con un accento sardo convincente- non a caso decretato miglior attore al Festival del Cinema di Roma- ha reso davvero credibile la storia di Enrico Berlinguer, un uomo a cui hanno voluto bene anche molti italiani che comunisti non erano. Il film è riuscito a sintetizzare per la prima volta e in modo chiaro come Berlinguer abbia diretto il percorso dei comunisti italiani rendendolo unico e originale rispetto a quello di altri partiti comunisti europei, con il suo clamoroso taglio netto con il socialismo reale sovietico, e con il suo autocratismo illibertario. Berlinguer analizzo' i fatti del Cile di Allende, che prese il potere democraticamente per poi vedersi rovesciato da in golpe militare di destra appoggiato dagli Usa. Questo fatto gli suggerì che per utilizzare il consenso dei lavoratori in modo costruttivo, i comunisti italiani dovessero lavorare per costruire una forma di socialismo nell'ambito delle democrazie occidentali , senza intimorire gli americani. Ed ebbe l'intuizione che questo processo si poteva realizzare attraverso una grande alleanza fra le masse popolari laico comuniste e cattolica . In questo senso ebbe in Aldo Moro( interpretato dall'ottimo Citran) un grande estimatore e alleato. Ma alla vigilia di quello che la storia definì come Compromesso Storico, Moro fu rapito dalle Brigate rosse. E poi tutti sanno i fatti come andarono. Si può discutere se le scelte di Berlinguer fossero giuste, se le sue intuizioni potessero realizzarsi in concreto , ma quello che posso dire, e il film riesce a comunicarlo bene, che quest'uomo minuto che ha arringato moltitudini di persone con una voce roboante che non si capiva come riuscisse ad uscire da quello scricciolo d'uomo, ha dato una grande dignità e un grande orgoglio a milioni di lavoratori e persone insegnando un modo unico e diverso di essere comunisti (non è in questo post che decideremo se a ragione o a torto), appassionando le masse alla politica come pochi. Ultima annotazione a margine del racconto su questo film che consigliò di vedere perché non manca di mostrare il Berlinguer privato nei rapporti con la sua famiglia: io a 19 anni, era il 1984, con la sezione del PCI di Ostuni sono stato ai suoi funerali ed ho assistito ad una scena indimenticabile. Ero proprio di fronte a Botteghe Oscure , dov'era il feretro di Berlinguer, davanti al quale sfilavano i militanti salutandolo a pugno chiuso. E vedemmo arrivare lì nei pressi un Autobianchi 112. Dalla macchina vi uscì fuori un uomo , si tolse la giacca e se la mise sul braccio . Faceva caldo. Era Giorgio Almirante. Fece circa 100 metri a piedi davanti ad una folla di comunisti nel silenzio più assoluto. Entrò in Botteghe Oscure, e poco dopo l'ingresso dov'era la salma di Enrico Berlinguer, ci fu un momento di sconcerto. Passato lo sconcerto un uomo che stava accanto alla bara si fece avanti e andò a stringergli la mano. Era Giancarlo Pajetta, uno dei comunisti più duri di sempre. Bene questi miracoli avrebbe potuto farli solo un uomo. Si chiamava Enrico Berlinguer.

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