El Jaladito
Spesso tornando a Corsico da viale Certosa , via via Gallarate, imboccando un anello di strada che ci riconnette alla tangenziale, io e Synthia, vedevano in mezzo agli alberi, tra i cespugli , una luce che sporgeva come da una finestrella, qualche spruzzo di vapore e un mucchio di persone assiepate intorno a dei tavolini. Ora Synthia, la mia compagna, venezuelana, di Maracaibo, è molto curiosa e dotata di istinto urbano, tutte le volte diceva, debe ser un puesto donde se come en la calle. Così una sera ci siamo fermati. Abbiamo parcheggiato nel parcheggio di via Pisacane, territorio di Pero. Siamo scesi e a duecento metri , in lontananza, a lato di un nugolo di tavolini e sedie ricolmi di gente vociante neanche si fosse in un suk del Cairo, musica latina , salsa e reggeatton, vapori di fumo e una luce che mostrava come incorniciata l'icona dell'eroina della serata: una ragazza dal somatico indio, i capelli legati dietro, all'interno di questo cono di luce nella cornice di un camioncino, come una madonna latina, madida di sudore, Ci avviciniamo e passiamo in mezzo a dei tavoli pieghevoli intorno ai quali la gente stava seduta su dei sedili di plastica: tutti latinamericani. Famiglie con bambini al seguito, zii, cugini, ad occhio lavoratori, brava gente, gente che si fa il mazzo da mane a sera e non vuol perdere le abitudini maturate nella madrepatria, lo street food come modalità social sempre in voga dalla notte dei tempi, social primitivo che non tramonta mai, guardarsi in faccia, sorridersi, discutere, davanti ad una bottiglia di cerveza, Heineken, per quel che riguarda Synthya; la quale, vivace, solare e socievole all'ennesima potenza, com'è, entra subito in sintonia con la ragazza che cucina , nel cono di luce, con davanti una piastra elettrica. E la fa sbellicare dalie risate, aggiungendo allegria all'allegria. La ragazza si chiama Rosi. E' salvadoregna, ci spiega che in quel camioncino cucinano e vendono piatti tipici di El Salvador. Carne di manzo con mandioca fritta, insalata giardiniera con peperoncino piccante giallo e le caratteristiche pupusas, meglio conosciute in altri paesi latini col nome di arepas, fagottini di farina di mais ripieni di pollo, carne, formaggio fuso . Mentre Vencenslao, il dinamico e corpulento nero salvadoregno, proprietario del posto, ci piazza un tavolo pieghevole e due seggiole e ci stappa un paio di Heineken, Synthia familiarizza con tutti. C'è un equadoregno bassino, panciuto, che accennando a qualche questione di politica, dopo la recente contestata rielezione di Maduro in Venezuela ( los yanquis queren el petroleo), che quoto, finisce per raccontarci che ha un cognato di Aleberobello e che non ha mai mangiato meglio in vita sua se non durante una recente grigliata estiva in quel di Puglia all'onbra dei trulli., Puglia es un lugar hermoso donde la comida es tan buena! A testimonianza ulteriore del fatto che noi pugliesi siano i sudamericani d'Italia. Nel frattempo le scene cambiano, mangiamo seduti e parliamo con tutti, Synthia scherza con dei salvadoregni che sono seduti su un tavolo all'aperto hanno le loro facce ben piantate davanti ad un piccolo ventilatore che nella circostanza di caldo torrido d'agosto infestato da zanzare modello cicogne, come dice Sybthia, ha lo stesso effetto di una stufa in una tenda tuareg nel sahara. Poi sfotte gli zii o finti zii sposati che fanno la corte a delle ragazze molto giovani, mora una e biondal'altra, le Paola e Chiara del luogo, che finalmente apprendo, leggendo il nome sulla fiancata del camioncino, chiamrsi El Jaladito. Il nome significa moltecose, ma nella circostanza , significa traino, qualcosa che è trascinata, retaggio probabilmente di quando il cibo di strada veniva distribuito su carretti trainati da cavalli. La serata prosegue allegramente e le pupusas sono buonissime (costano solo due euro). Rosi passa a Synthia al volo un flaconcino di Autan, perchè lei è sangue dolce e le zanzare la prediligono. Del resto è anche questo il suo criterio di valutazione delle persone, un istintivo meccanismo di sangue dolce e buone vibrazioni e Rosi, lì, nel caldo torrido, davanti alla piastra, nella cornice di luce del camioncino, figura iconica della serata , la conquista e intenerisce. Rimaniamo quasi per ultimi, in questo luogo misterioso, in questo spicchio di centramerica sul limine dei grandi quartieri milanesi, dove abbiamo passato qualche ora di spensieratezza, alla maniera dei latini, che è poi la stessa di tutti i paesi che non hanno dimenticato da dove vengono, dalla strada, cioè, e che la strada è la loro casa, la strada la loro vita, la strada li ha fatti incontrare, qualche volta scontrare, innamorare, litigare, vivere tra queste pareti d'aria senza pareti, una delle ultime Ztl, come le chiamo io: Zone Temporaneamente Liberate. Prima di andare via Synthia, di nascosto da me, si fa dare un sacchetto di chicharrones ( cotenna di maiale fritta). Più tardi in macchina si divide con me, divina sorpresa di un momento di felicità di qualche ora, se è vero, com'è vero, che la felicità è nelle piccole cose. Magari dura quanto un pezzo di chicharron. Quien sabe?

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