Gimmi's situation
Con Gimmi ci sediamo al tavolo della mensa. Occhiali da vista, sorriso bonario e ironico, laureato in Scienze Politiche. Sono tifoso del Torino, dice, me l'ha passata mio nonno sul letto di morte, questa passione, Comunista, aveva in camera una foto del grande Torino scomparso in un incidente aereo sulla collina di Superga. Mangiamo allegramente il nostro pasto attenua stress. Sai, continua, io ho lavorato sei anni in un Autogrill, sotto un ponte di zona Viale Certosa. Ne avrei di storie da raccontare. Racconta, faccio, fra un boccone e l'altro di mozzarella e pomodori. Lì vicino c'era un campo Rom e da lì venivano da noi in Autogrill a mangiare, bere il caffè. Una volta mi hanno scheggiato la macchina. Non so come sia successo. Mi hanno detto che il giorno dopo sarebbero venuti a ripararmela. Non li ho visti più per mesi. Un giorno, dopo molto tempo è venuto un capo Rom. Portava un paio di quegli anelli del potere enormi, diamanti, credo. Mi si avvicina io stavo lavorando al banco bar. Gianni, mi dice. Mi chiamava Gianni. Tutti loro mi chiamavano Gianni. Mai Gimmi. Solo Gianni. Gianni, mi dice, più tardi lascia la macchina a questo indirizzo e torna a prenderla domani. Io un po' perplesso ho annotato l'indirizzo e quando sono smontato sono andato a quell'indirizzo. Era un carrozziere Rom. Ho pensato, domani ne trovo due di macchine. E rideva , Gimmi, mentre mi raccontava questa storia. Oh, comunque, fa, il giorno dopo sono andato e la macchina era ancora lì. L'avevano riparata. Devo qualcosa? Ho chiesto. Niente, è stata la risposta, te lo dovevamo fare, il lavoro, ma ce n'erano altri da fare, prima. E ride Gimmi, capito, gli zingari? Dopo dicono...Anch'io sorrido. I luoghi comuni non muoiono mai, dico. Poi, fa, continuando Gimmi, addentando una fetta di salmone affumicato, erano sempre lì, i rom, dentro al bar dell'autogrill. Ridevano e festeggiavano sempre, bevevano, mai un litigio. La gente telefonava alla polizia e una volta è arrivata una pattuglia. E che è successo, chiedo. Hanno parlato un po' e dieci minuti dopo stavano bevendo insieme ai poliziotti e ridevano tutti a crepapelle. Eh, ne ho tante di storie da raccontare, sei anni sono tanti. Perchè la gente chiamava la polizia? Chiedo. Boh, fa. E chi lo sa.Finiamo di mangiare, portiamo i vassoi nei raccogli vassoi. Stai fotografando, Gimmi? Sì, fa lui, col cellulare, scatti all'impronta, istintivi. Vedo sempre le sue foto su Facebook e su Instagram. C'è dell'arte, dentro. Le foto fermano il tempo, lo congelano. Sono quadri, è come l'occhio ha colto l'attimo, quell'attimo che si sceglie e non vedono tutti. Sai, mi fa, mentre torniamo al lavoro: ho deciso di comprarmi una macchina fotografica nuova. Una digitale con lo stesso sistema delle non digitali. La vita è come un gambero, un passo avanti e due indietro. Non in tutto è sbagliato, questo modo di procedere. Non voglio premi né riconoscimenti, voglio mostrare battiti di palpebre e immortalarli per sempre...dopo ti senti bene. Dopo stai bene. Perchè hai fatto quello che dovevi fare. E nessuno ci può fare niente, piaccia o meno. Non è un mondo da fermoimmagine. É un mondo filmico, un modo troppo veloce per fermare battiti di palpebre. Hai ragione Gimmi, andiamo a guadagnarsi il pane, dico. Per questo però bisogna restare con gli occhi aperti. Già, se chiudi le palpebre potresti sognare e nessuno vuole i sogni. Non sono popolari...
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