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lunedì 26 agosto 2024

A spasso con lo scrittore

 Con Tonin, lo chiamo così, con quel cognome che sembra un nome delle mie parti, ci incontriamo sempre alla stazione ferroviaria di San Cristoforo , a Milano, zona Giambellino. Abbiamo quasi un appuntamento fisso, un paio di volte al mese, ci incontriamo in questa stazione ridotta a cantiere-ci stanno facendo un ponte che ha l'ambizione di attraversare il naviglio-quasi in disuso, con biglietterie automatiche, personale latitante, bar assente, vecchi bagni, un parallelepipedo lungo i binari sgretolato dal tempo e infestato di graffiti e all'ingresso laterale un vecchio pino dal tronco nodoso, sotto panchine di calcestruzzo sbriciolate, nel prato secco venti piccioni pasturano semiaddormentati dal un caldo di 35 gradi misto ad un'umidità tropicale. Tonin arriva con il treno delle 16,10 da Lomellina. Scende dal treno e dà un'occhiata in giro con i suoi occhiali da vista, pantaloni attillati e maglietta blu, magro come un chiodo, espressione da saggio del deserto. Ci stringiamo la mano. Tutto bene? Sì, dice. Oggi facciamo via Giambellino? Chiedo. Per me va bene, siamo assolutamente liberi da qualsiasi google maps che non sia la nostra vista e curiosità, dice. Le ricette dello scrittore. Attraversiamo piazza Tirana, di fronte le case popolari fatiscenti sono state abbattute, una sudamericana di colore in carne attraversa la strada, due giovani arabe con l'hijab la incrociano e si salutano. Da molti anni via Giambellino, storico quartiere di migrazione pugliese, specie del foggiano è andata popolandosi di nuovi migranti stranieri provenienti da ognidove nel mondo: arabi, sudamericani, indiani, cingalesi, filippini, tanto che viene fatto di pensare che la globalizzazione ha ucciso anche il sogno del viaggio, oggi le altre culture ci visitano e si mischiano alla nostra, a volte piacevolmente, per quanto mi riguarda. Paradossalmente non c'è più bisogno di viaggiare, basta allargare la cerchia delle amicizie e si possono imparare nuove lingue, nuovi linguaggi , persino altre religioni, sempre comunque il tutto filtrato inevitabilmente dal vangelo del bisogno. Facciamo due passi e subito entriamo in svariati argomenti: Tonin è uno a cui piace parlare ed è molto curioso, sprizza teorie in continuazione da tutti i suoi pori comunicativi: sostiene ad esempio che se vuoi sapere la verità sulle cose, sul mondo, in politica, devi leggere e ascoltare gli estremi, l'estrema destra e l'estrema sinistra, perchè i centrodestra e i centrosinistra del mondo sono un allevamento di classi dirigenti ridotte a gestire i rapporti fra le multinazionali e i governi e gli apparati burocratici degli stati, o quel che ne resta. Lui segue sui social determinati personaggi e ne trae conclusioni, nuove convinzioni...come per esempio Arnolfi un ex terrorista di destra che si dichiara europeista e odia al tempo stesso Stati Uniti e Russia, due facce della stessa medaglia imperialista. Dice che Usa e Russia alimentano un fenomeno migratorio sulla base di immigrati di terza generazione che non hanno più alcun legame con le proprie tradizioni culturali ma sono un patchwork di etnie tenute insieme soltanto da interessi economici e la Russia liberando il governo nigeriano dal divieto migratorio sta usando i flussi migratori per indebolire l'Europa. In sostanza russi e americani giocano la stessa partita economica facendo finta di combattersi solo per indebolire economicamente l'Europa. Oddio sul fatto che gli americani vogliano indebolire economicamente e politicamente l'Europa, non ci vuole il mago Merlino per capirlo, dico. Tonin sorride. Seguo le conversazioni che tengono su Facebook questi estremisti di destra e sorrido delle loro dispute fra galletti da combattimento ormai in pensione , se non nel libro paga della Cia. Perchè al netto del fatto che l'Europa non si libererà mai del giogo americano, il vero obbiettivo è la Russia e la sua distruzione come superpotenza ancora in grado di contrastare gli interessi politico-militari-economici, americani, chiosa. Mentre parliamo incontriamo degli arabi in monopattino e due in bicicletta che, sul marciapiede, ci fanno segno di spostarci. A proposito del globalismo multirazziale che ha solo scopi economici e nessuna voglia di confronto o integrazione. Sulla destra, marciapiede del tutto assolato, una via l'altra, macellerie islamiche, negozi di cibi etnici. Questi negozi, non quelli islamici, vendono superalcolici, dice Tonin, fino a notte fonda. Milano è una città di alcolizzati, non lo sapevi? Del resto come si fa ad essere soddisfatti con la vita che si conduce. Il capitalismo ci ha messi tutti a lavorare, per pagarci da sopravvivere, così non hai il tempo di pensare, questo è il trucco, dice Tonin. Lo diceva anche Bukowski, dico io, in molti suoi libri. A proposito del lavoro straordinario, che il vero scopo era non dare sufficiente tempo libero, perchè si correva il rischio che si potesse pensare. Però il più grande di tutti, continuo, è stato Manuel Vasquez Montalban. Lui ha inventato Pepe Carvalho, strana figura di detective privato, ex comunista ed ex agente della Cia, convertitosi al marxismo della variante gastronomica, arricchendo i suoi finti gialli, in realtà trattati di antropologia,sociologia, storia, filosofia,filtrati da un suo personale umorismo molto catalano e , se la devo dire tutta, simile ad un certo umorismo pugliese. Del resto, aggiungo, l'analisi di un paese deve cominciare da qualche parte e la tradizione gastronomica dice molto se non tutto.  Sarà, dice Tonin, non avevo mai pensato in questi termini. Solchiamo via Giambellino, al centro le rotaie dello storica linea del tram 14. Il Cinema Pussycat, ormai chiuso da anni e ridotto ad un rudere, fatiscenti vestigia di un degrado umano ed esistenziale che lo aveva fatto diventare un bordello intersessuale per sesso a basso costo ed altissimo rischio. Ai lati dei binari del tram delle recenti aiuole, sui rispettivi lati del viale molti Kebab e un arabo che fa cibi da asporto economici con la cucina a vista, con tre donne  impegnate costantentemente a sorridere in mezzo all'aria condizionata dal fritto. Poco dopo sulla destra dove stiamo camminando sul marciapiede con grande attenzione ai particolari spunta una chiesa,  la Chiesa del Santo Curato D'Ars, che si presenta come un capannone industriale con all'ingresso, sul fronte una grande croce d'acciaio che ricorda l'equivalente delle architetture sovietiche in versione cristiana. Una chiesa così, in questo luogo, in questo quartiere dove avevano abitato i genitori di Abatantuono insieme a molti altri della capitanata immigrati nel dopoguerra ( pochi giorni prima avevamo visto la casetta dove abitavano i suoi genitori), non può non essere una chiesa della Teologia della liberazione. Specie ora che il quartiere si è trasformato in multietnico e sono quasi più i mussulmani che i cristiani in linea d'aria. La chiesa di periferia come bastione della difesa della tradizione spirituale, non dell'occidente cristiano, ma di una spiritualità omnicomprensiva di un Dio unitario che sfami i poveri, attraverso un circuito assistenziale senza pregiudizi. Le case del popolo qui non ci sono mai state, che io sappia e allora ben venga la chiesa, al di là della religione, al di là del bene e del male. Stiamo sempre camminando lungo via Giembellino, 25 agosto, più gente in giro, molti sono tornati dalle vacanze mordi e fuggi, di massimo una settimana, alcuni non sono mai partiti, altri sono come quel vecchio con la stampella che sere fa in piazza Tirana si grattava le caviglie per le impietose punture di zanzara, 40 anni a Milano e non può più tornare indietro all'otre di terracotta pieno d'acqua di pozzo, fra un'aratura e l'altra e qualche pomodoro strappato al volo e consumato già salato di suo...gli anni sono passati e i soldi non sono arrivati o sono finiti. Tonin fotografa la chiesa e qualche altro particolare. Mi parla dei suoi lavori, con passione, mi parla dell'arte dello scrivere come una necessità fisiologica, aria per i polmoni incancreniti d'aria molesta, di gente molesta, di sistema di vita molesto, di lavori molesti e persone moleste, persone moleste che racchiudono tesori, vite segrete, pronte per essere raccontate a occhi che sappiano ancora leggere, possibilmente sulla carta e non solo scrutare spunte blu su schermi di vetro. Lungo le pareti dei muri di via Giambellino, graffiti senza significato, o forse un significato ce l'hanno, la schizofrenia comunicativa, a furia di non essere considerati niente è meglio essere considerati vandali. Camminiamo ancora con Tonin, non ha la Tv, legge pochissimo perchè ha letto molto in passato, motivo per cui possiede ora un lessico ricco, molto ricco, naviga molto in rete ed è attento alle novità, ma non ha mai tradito la sacra  musa della scrittura. Tutte le sere , nel tempo libero si mette lì, al pc a limare le sue storie, i suoi personaggi, i suoi racconti, mentre il mondo vive di followers di seni nudi e cuochi di strada e viaggiatori che mostrano qualcosa che le nuove generazioni non hanno mai visto, mentre noi abbiamo visto quello che nessun'altra generazione ha mai visto, e pensato quello che nessun altra generazione ha mai pensato, che è a questo che serve uno scrittore: scrivere, perchè non sai fare altro, di quello che conosci meglio, persino filtrato dalla fantasia...Passiamo davanti ad un altro Kebab, al numero 15 , l'Anatolia Kebab, gestito da dei fratelli curdi che macellano il vitello secondo la tradizione halal, racconto a Tonin. Lui  registra con la mente e con lo sguardo, e certo prima o poi diventerò uno dei suoi personaggi reali con nomi cambiati. O forse no. Poco dopo la storica Piazza Napoli, con il Ducale, cinema d'essai ormai agonizzante, a proposito dell'agonia di un mondo che sta scomparendo e che comprende i libri di carta e i cinema e i pop corn e persino gli intervalli seduti in una sala gremita dove ti volti con lo sguardo da ciclope del tennis e broccoli. Una sosta al drago verde non ce la leva nessuno. Bevo con il cavo delle mani e mi ricordo Diogene il filosofo greco che viveva in una botte e beveva in un guscio vuoto:" ho visto un ragazzo che beveva nel cavo delle mani, lui è più ricco di me". Una donna araba sciacqua la fronte al suo bambino con una mano e con l'altra tiene lontano l'altra piccola, dal fondo della fontana, caldo a 35 gradi, sotto gli alberi di questi giardini di piazza Napoli. Percorriamo un tratto di viale Misurata e , infilatici in un complicato intrico di stradine , finiamo in via Romolo Gessi, dove le facciate dei palazzi, molto belle, d'epoca, come dicono i giornalisti che non sanno di che epoca, ci accolgono gialle e rosate appena accarezzate dalla luce del tramonto. Poco dopo un altro parco e altri bei palazzi. Milano sembra così. un inseme di quartieri a cui non manca mai il parco. Per le famiglie, col drago verde al centro a dispensare acqua e  refrigerio o spaccio di droga, a seconda delle zone e delle situazioni.



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