java

giovedì 19 dicembre 2024

Cristo di è fermato ad Eboli

 Cristo si è fermato ad Eboli, di Carlo Levi.

Ci troviamo qui di fronte ad un testo decisivo per chi voglia comprendere la storia del nostro paese. Carlo Levi, siamo negli anni '30, è un pittore ed un intellettuale torinese, che, come si evince dal cognome è di origine ebraica. Mussolini lo invia al confino, prima a Grassano e poi ad Aliano, in Lucania. In questo bellissimo testo, egli ci racconta le sue vicende di confinato in quelle terre lontane dai luoghi natii: è un medico che però non ha mai esercitato, perchè la sua vocazione è d'artista: è infatti un pittore eccellente. A metà strada tra racconto autobiografico e saggio antropologico, questo testo esplora in maniera analitica e drammatica, senza mancare della giocosità e dell'ironia che tutte le vicende tragicomiche inevitabilmente suscitano, i disastri compiuti dal Fascismo in queste lande abbandonate dagli uomini e da Dio e un universo contadino non privo del suo credo di superstizioni e rassegnazione, continuamente vessato da una borghesia latifondista , ma , soprattutto da una piccola borghesia feudale rozza, ignorante e profittatrice, che cavalca il regime a spese di questo mondo di stenti che ha come brodo di coltura la perenne diffidenza nei confronti dello stato, qualsiasi stato, Fascista ma anche quello antecedentemente liberale ( e infatti simpatizzano per il Brigantaggio, non per i borboni ma per Robinhoodismo), privo di qualsiasi volontà di risolvere i problemi di questa povera gente, persino la piaga endemica della malaria, che Levi si trova a fronteggiare per empatia, recuperando il suo sapere medico-scientifico, quasi costretto dalla misericordia che egli prova per questi derelitti considerati "niente", subumani, esseri inferiori. Attraverso la descrizione dei vari personaggi del paese, dal ridicolo podestà, Don Luigino, arrogante e "fracchiesco", al prete Don Trajella, avversato da tutti per certe sue condotte pedofile di cui era accusato ingiustamente, al fine di screditarlo in quanto uomo di cultura non proprio allineato con il regime ( si capisce il clima), ai medici condotti incompetenti e grassatori, ai farmacisti gabellatori, sino alle intriganti figure di factotum barbieri guaritori, via via descrivendo  il misterioso universo delle donne, potenti padrone del mondo magico e stregonesco, cui attingono a piene mani per resistere all'altra drammatica piaga di questo posto: l'emigrazione dei propri mariti verso l'America senza più ritorno-colpisce la descrizione della presenza nelle misere casupole contadine unicamente di due immagini: la madonna di Viggiano e Roosvelt e mai nessuna immagine del Duce-, il nostro medico pittore che si accompagna al suo fedele compagno di confino, un cane di nome Barone, anch'esso creatura magica, sotto certi versi, si lascia spesso andare a delle lucide analisi politiche, filosofiche, sempre ancorate alla narrazione della storia e mai stucchevoli, che colpiscono per originalità di contenuti e collocano l'autore nel filone antifascista non marxista, dato che il suo punto di vista riguardo ad una possibile soluzione della questione meridionale non passerebbe nè attraverso l'instaurazione di una democrazia liberale, nè tantomeno per mezzo di vagheggiate rivoluzioni socialiste, quanto invece , qui sta la sua originalità, nell'instaurazione di ampie autonomie territoriali, che passerebbero attraverso la fondazione di vere e proprie comuni rurali, comunicanti con altri organismi, autonomi anch'essi. Perchè solo così i sui amati silenziosi, torvi, stentati, saggi, indomiti, rassegnati contadini, potrebbero acquisire istituzioni in grado di soddisfare i loro interessi. Il male del paese, per Levi, non è nemmeno il latifondo, in un certo senso, ma la protervia della piccola borghesia, non a caso spina dorsale del regime. Un regime che non esita a mandare aerei che lanciano bombe ai gas venefici, in Abissinia, per conquistare nuove terre, invece di riparare ponti, aggiustare argini, rimboschire, insistendo ciecamente sullo sviluppo della coltivazione del grano, anzichè degli ulivi e sullo sviluppo della pastorizia, un grano che nasce sempre più in quantità ridotta e non certo per farsi beffe della propaganda di regime infarcita di immagini del Duce che ne falcia qualche stelo. Un grano che non c'è più o è così ridotto da ridurre i contadini in miseria, vessati da gabelle dello stato fascista e persino della Chiesa, che ha perso ogni pietà e ostenta nella persona del prete che sostituirà Don Trajella, decine di salumi e formaggi appesi ai soffitti in un paese che non ha più nemmeno farina con acqua. Il libro, vera pietra miliare della letteratura italiana, miniera di sapienza ricostruttiva di un periodo storico e soprattutto di luoghi, le cui descrizioni crude colpiscono ancora oggi: quanta miseria mentre il regime prometteva terre rubate agli abissini a contadini che non le avrebbero volute, perchè non si fa, non si ruba la terra ad altri contadini e pastori, non è una cosa buona, come suggeriva l'istinto etico di questi uomini ultimi cui Carlo Levi manifesta le proprie simpatie ed il proprio affetto, si conclude nel mentre, ricevuto un telegramma, il medico torinese viene amnistiato a causa della conquista di Addis Abeba. Dice Carlo Levi alla fine, che partendo in cuor suo, sapeva che non avrebbe mai più visto quelle persone del mondo contadino lucano che gli avevano voluto bene e che, in molti casi, aveva guarito. E invece vi tornò, per suo espresso volere, per far seppellire, proprio lì, nel cimitero di Aliano, le sue spoglie mortali. Anni fa visitai la sua tomba, in quel comune sperduto della Lucania o Basilicata, come viene chiamata in epoca contemporanea, e vi rimasi a lungo meditando. Avevo appena letto il suo libro e me lo aveva fatto amare. Pochi giorni fa, a distanza di anni, ho riletto il suo racconto. Ed è stato per me un'ennesima rivelazione. E' uno dei testi decisivi se si vuol capire cosa siamo stati e cosa stiamo diventando. Buona lettura.



venerdì 29 novembre 2024

Roberto

 Alcuni giorni fa è deceduto un mio vicino di casa. Entravo in casa di sera con la mia compagna e vicino al portone d'ingresso c'erano un mucchio di persone. Due tizi, sui sessanta uno, brizzolato, più giovane l'altro , capelli lunghi, ci hanno chiesto, a me e Synthia, se per caso abitassimo al piano rialzato. Alla nostra risposta affermativa ci hanno comunicato che , Roberto, il nostro vicino di casa era deceduto. Loro lo chiamavano al telefono da un paio di giorni, essendo suoi buoni amici, ma lui non rispondeva. A quel punto sono andati davanti alla porta dell'appartamento con i pompieri, preventivamente preavvertiti e hanno forzato l'ingresso. Dentro ci hanno trovato Roberto, un tassista in pensione, di poco più di settantanni, capelli brizzolati lunghi dietro, sorriso spontaneo, solitario, privo di vita. Probabilmente un malore, non si sa bene ancora. C'era un mucchio di gente che stava entrando in quell'appartamento, compresa una donna, medico legale. Io e Synthia avevamo preso delle arepas da El Jaladito, street food salvadoregno in quel di Molino Dorino, a Milano, che i salvadoregni chiamano popusas, siamo entrati in casa, ci siamo guardati in faccia in silenzio,  abbiamo messo il cibo in frigo e ci siamo seduti sul divano letto. Non avevamo più fame. Synthia ha pianto, perchè lo conosceva bene e scherzava sempre con lui, quando lo vedeva uscire dall'appartamento prospiciente il nostro, al piano rialzato. Spesso gli portava una bottiglia di spumante, qualche piatto tipico del Venezuela che lei è versata a cucinare, così, perchè lei è socievole ed espansiva. Qualche volta lo sfotteva per questa sua abitudine di vedere film porno sul pc a notte inoltrata ( si sentivano gli ululati di paicere), aspetto che non ci infastidiva più di tanto, anzi ci divertiva, e lui nicchiava sorridendo beatamente. Sono solo, cosa posso fare, diceva. Era un tassista in pensione che aveva l'hobbie del pianoforte e del violino ( un autodidatta fenomenale, al riguardo) e spesso, nel pomeriggio, lo sentivamo suonare, attraverso i muri del suo appartamento confinante con la sua cucina. Era un solitario, raramente abbiamo visto entrare nel suo appartamento qualcuno, uomo o donna che fossero, ma intratteneva lunghe telefonate con i suoi amici, i cui echi ascoltavamo a volte nei pomeriggi estivi o in alcune  mattinate autunnali inoltrate. Quello che mi ha colpito della sua scomparsa è che, non avendo parenti, o comunque, se li aveva, non vicini, nessuno, a parte i due amici citati ( che tra parentesi ho riconosciuto in quanto alcuni anni fa suonarono al citofono per restituirmi il portafoglio che avevo perso in strada-mi avevano trovato tramite la carta d'identità), nessuno si è interessato alla sua scomparsa, se non in termini di pettegolezzo. Alcuni condomini del palazzo nei giorni successivi, intrattenendosi in conversazioni "amabili" come un kriss puntato alla gola di un agnello neonato, si sono lasciati andare a dei commenti spregevoli, ipotizzando l'uso di droghe, da parte sua, preoccupandosi soprattutto del fatto che il suo appartamento, in assenza di parenti, dovesse essere messo velocemente all'asta, perchè le spese non pesassero sulla collettività dei condomini. L'unica che si è posta la questione di fare una colletta per mettere un manifesto che annunciasse il lutto, un leggio con un registro per testimoniare qualche parola scritta dei condomini, è stata Synthia. Quella di essere un solitario, ritiratosi in un appartamento della periferia di Milano, dopo una vita da tassista, pochi amici, una vecchia Bmw oramai piuttosto d'epoca, probabilmente con una pensione appena sufficiente per vivere, è stata una scelta che non mi sento di giudicare. Storie di vita andate male, parenti lontani con cui non si hanno più rapporti, pochi amici, probabilmente qualche vizio, chi lo sa... ma non è stata una vita sprecata. I suoi amici lo ricorderanno, noi lo ricorderemo e il silenzio di questi giorni ha gettato un velo di tristezza sul mio appartamento. Non sentiremo più le urla di piacere delle varie pornostar impegnate a fingere il piacere per regalarlo ad altri a notte fonda, non lo incontreremo più per le scale, col suo sorriso bonario, i capelli bianchi lunghi dietro con una lieve stempiatura, rimpiangeremo , infine, la sua beata solitudine, che non gli farà certo rimpiangere,a sua volta, i pochi piaceri che si concedeva al termine di una vita di lavoro, che, per quanto discutibili potessero essere, non recavano danno a nessuno. Lo immagino sorridere sarcasticamente dei commenti dei vicini sfoderando la sua battuta classica, sull'argomento: il più pulito c'ha la rogna. Ciao, ci mancherai, ci mancherà il tuo insegnamento (involontario, sicuramente) di libertà. Ogni vita è degna di essere vissuta e ricordata. Anche la vita di un uomo solitario, che forse aveva capito come gira il fumo e cioè che parlino pure e giudichino gli altri, io intanto faccio il cazzo che mi pare. E così sia...

lunedì 18 novembre 2024

Berlinguer, la grande ambizione

 


Berlinguer, la grande ambizione. 

Film di Andrea Segre sulla vita di Enrico Berlinguer. Vi partecipano i migliori attori italiani delle ultime generazioni ed Elio Germano, che interpreta il segretario di quello che fu il più grande partito comunista dell'Europa occidentale,  il PCI, è stato semplicemente fantastico. Molto somigliante a Berlinguer,  con un accento sardo convincente- non a caso decretato miglior attore al Festival del Cinema di Roma-  ha reso davvero credibile la storia di Enrico Berlinguer,  un uomo  a cui hanno voluto bene anche molti italiani che comunisti non erano. Il film è riuscito a sintetizzare per la prima volta e in modo chiaro come Berlinguer abbia diretto il percorso dei comunisti italiani rendendolo unico e originale rispetto a quello di altri partiti comunisti europei, con il suo clamoroso taglio netto con il socialismo reale sovietico, e con il suo autocratismo illibertario. Berlinguer analizzo' i fatti del Cile di Allende,  che prese il potere democraticamente per poi vedersi rovesciato da in golpe militare di destra appoggiato dagli Usa. Questo fatto gli suggerì che per utilizzare il consenso dei lavoratori in modo costruttivo,  i comunisti italiani dovessero lavorare per costruire una forma di socialismo nell'ambito delle democrazie occidentali , senza intimorire gli americani.  Ed ebbe l'intuizione che questo processo si poteva realizzare attraverso una grande alleanza fra le masse popolari laico comuniste e cattolica . In questo senso ebbe in Aldo Moro( interpretato dall'ottimo Citran)  un grande estimatore e alleato. Ma alla vigilia di quello che la storia definì come Compromesso Storico,  Moro fu rapito dalle Brigate rosse. E poi tutti sanno i fatti come andarono.  Si può discutere se le scelte di Berlinguer fossero giuste, se le sue intuizioni potessero realizzarsi in concreto , ma quello che posso dire,  e il film riesce a comunicarlo bene, che quest'uomo minuto che ha arringato moltitudini di persone con una voce roboante che non si capiva come riuscisse ad uscire da quello scricciolo d'uomo, ha dato una grande dignità e un grande orgoglio a milioni di lavoratori e persone insegnando un modo unico e diverso di essere comunisti (non è in  questo post  che decideremo se a ragione o a torto), appassionando le masse alla politica come pochi. Ultima annotazione a margine del racconto su questo film che consigliò di vedere perché non manca di mostrare il Berlinguer privato nei rapporti con la sua famiglia: io a 19 anni, era il 1984, con la sezione del PCI di Ostuni sono stato ai suoi funerali ed ho assistito ad una scena indimenticabile. Ero proprio di fronte a Botteghe Oscure  , dov'era il feretro di Berlinguer,  davanti al quale sfilavano i militanti salutandolo a pugno chiuso. E vedemmo arrivare lì nei pressi un Autobianchi 112. Dalla macchina vi uscì fuori un uomo , si tolse la giacca e se la mise sul braccio . Faceva caldo. Era Giorgio Almirante.  Fece circa 100 metri a piedi davanti ad una folla di comunisti nel silenzio più assoluto.  Entrò in Botteghe Oscure,  e poco dopo l'ingresso dov'era la salma di Enrico Berlinguer,  ci fu un momento di sconcerto. Passato lo sconcerto un uomo che stava accanto alla bara si fece avanti e andò a stringergli la mano. Era Giancarlo Pajetta,  uno dei comunisti più duri di sempre. Bene questi miracoli avrebbe potuto farli solo un uomo. Si chiamava Enrico Berlinguer.

sabato 2 novembre 2024

Benito Cereno.

 Benito Cereno.

È un romanzo breve di Herman Melville e narra le vicende di un ammutinamento ben camuffato che sfocia in tragedia. Amasa Delano, un comandante di un mercantile americano presta soccorso ad un mercantile spagnolo che sembra arenarsi ormai alla deriva in una piccola isola vicino al Cile. Facendo conoscenza con il capitano del mercantile ispanico, Benito Cereno,  accompagnato dell'assistente africano, Babo, inizialmente non si accorge nonostante alcuni incidenti che potevano costituire indizi precisi, che si trattava di un mercantile di schiavi africani che si erano ribellati al loro destino e  avevano ucciso il loro padrone e gli ufficiali di bordo nel tentativo di tornare con la nave stessa che li trasportava nel loro continente d'origine, l'Africa. Il comandante Benito Cereno era in realtà soggiogato dal suo pseudoassistente nero, Babo, e tutti gli schiavi del mercantile avevano presi in ostaggio i bianchi ispanici dell'equipaggio superstiti a vari accidenti che  il comandante spagnolo si era dovuto inventare, sotto minaccia. Lo sguardo del comandante americano sembra indulgere ad una certa tolleranza o curiosità,  nell'osservare gli schiavi neri sul mercantile spagnolo,  fino a quando non deve fronteggiare la loro furia vindice, la furia di disperati che non hanno più nulla da perdere nel voler lottare per la loro libertà. La rivolta a bordo fu sedata nel sangue dagli americani. L'episodio si verificò in realtà davvero nel 1799 e Melville ne rievoca le vicende da par suo, da quel grande narratore di mare qual'e'. Il.testo fu accusato di razzismo ma ad una più accurata lettura si percepisce invece nella narrazione una sottile ammirazione solidale, da parte dell'autore, per uomini considerati merce, esseri inferiori,  capaci invece di intelligenti intrighi al fine di vender cara la propria pelle. Pur finendo sconfitti. Ma a volte quando l'alternativa è essere prigionieri , combattere, indipendentemente dall'esito finale, è un estremo esercizio di libertà e  una vittoria comunque.


mercoledì 30 ottobre 2024

Non sono scaramantico


Non sono scaramantico

Prendo l'autobus 325 dietro casa, Corsico, quartiere Giardino, ore 7,30, devo andare a Porta Garibaldi a Milano per prendere un treno per la Puglia per qualche giorno di riposo. Quando salgo è quasi vuoto, poi mano mano, fermata dopo fermata, sotto un cielo plumbeo di un lunedì mattina d'esordio lavorativo terminato il week end, comincia a popolarsi di varia umanità: studenti, lavoratori, anziani insonni che vanno ai supermercati, stranieri di ogni provenienza planetaria compresi i nati in Italia da genitori di ogni provenienza planetaria...Dopo un pò, a metà percorso circa, diretti a Romolo, fermata della metropolitana della linea verde, l'autobus, balena arancione di vetrometallo ha il ventre pieno di anime formicolanti e all'interno, più di qualcuno, magari avanti con gli anni, indossa la famigerata fpp2, perchè il covid c'è ancora e miete vittime persino fra persone cosiddette sane nell'assoluto silenzio imposto dal complottismo militante dei social chiassosi che parlano di dittatura sanitaria tutte le volte tranne quelle in cui dovrebbero parlarne...e cioè quando gli danno un appuntamento per una tac a fra tre anni...e comunque la mascherina non è il vaccino, giusto per precisare. E certo disturba la percezione estetica delle persone e di quelli che hanno attività commerciali proprie memori degli anni passati che li ha costretti a non incassare abbastanza per farsi le loro abituali vacanze tropicali. Del resto non si vive di solo lavoro ( e giustamente) e se si dovesse star male c'è mezzo paese che paga le tasse per mantenere tutti: politici, sanità pubblica, ah, scusate, ci sono pure i pensionati che pagano le tasse sulle pensioni che gli bastano appena per pagarsi i farmaci, tranne i salvavita, si intende, quelli che uno prende per stare in piedi come Breznev ai bei tempi che furono, col sorriso del rigor mortis riedizione sovietica di "Week End col morto"... Scendo in viale Romolo, mi infilo nella sotterranea percorrendo un tunnel, valigia al seguito e giaccone sosia di Matteo Messina Denaro per il freddo umido mattutino davanti ai tornelli della metropolitana, ci sono le macchine automatiche erogabiglietti intasate da file di persone come processionarie davanti ad un pioppo senza scampo e poco vicino c'è un bar, che vende biglietti anch'esso, ma alla cassa c'è una coda come quella del dragone cinese di Chinatown in qualsivoglia quartiere cinese di una metropoli mondiale...Ergo, passo dall'ingresso per disabili, non ho molto tempo e devo fare di necessità virtù. Ma vedo che non sono l'unico portoghese. Anche i treni della metro sono affollati, scorgo una ragazza molto giovane che sta leggendo sul suo telefonino, recitandole, a mezza voce a mò di preghiere, alcune sure del Corano. Mi colpisce perchè è molto giovane ed era salita con me a Corsico. E non indossa l'Hijab, il copricapo che indossano le ragazze arabe e che lascia il viso scoperto coprendo il capo a mò di cornice. Dopo alcune fermate me ne sto in piedi osservando tutti che osservano i loro telefonini e nessun libro, scendo a Porta Garibaldi. L'uscita dai tornelli è libera, vicino al gabbiotto di sorveglianza vuoto a quest'ora. Sono in largo anticipo e salendo le scale mobili verso la superficie sulla destra incombenti e suggestivi spuntano i grattacieli della city di Milano nei quali si specchiano i palazzi circostanti e i vari boschi in verticale da 40 mila euro di spese condominiali l'anno abitate da varie celebrità sportive e del mondo dello spettacolo. Entrato nella hall della stazione il consueto capannello di persone che staziona davanti ai tabelloni elettronici con gli orari delle partenze dei treni. Noto subito un certo nervosismo fra gli astanti in attesa, molti dei quali di sicuro pendolari abituali, mentre qualcuno dice che sembra esserci stato un guasto ai sistemi informatici sulla linea per Varese e in sovrappiù, presso la stazione Certosa, un treno avrebbe investito un ragazzo.-Pure uno stronzo suicida, dice qualcuno. Un italiano sui 40, specifico perchè è uno dei pochi in attesa, essendo la maggior parte stranieri, sbotta. Ce l'ha con Salvini-che lì se diverte a far l'opinionista, s'è dimenticà che l'è el minister dei trasporti, il pirla qui, non arriva un treno in orario nemmen per sbaglio, ciumbia! Io do un occhiata al mio treno, ma è ancora presto per me, manca un'ora e mezza. Sempre con valigia ruotante al seguito, come un Sisifo viaggiatore contemporaneo entro col mio fardello in Feltrinelli Express, la libreria. Cercavo qualche libro di Ennio Flaiano da regalare a mia madre che o adora, ma non ne hanno. Hanno libri di Murakami, Gamberale, Erri De Luca, Baricco...a, beh, poi hanno i classici. Prendo un libro di racconti di Scott Fritzgerald: un classico non tradisce mai , è sopravvissuto a tutto, un classico è stato scritto a penna, corretto, tradotto, letto da generazioni, ed è ancora lì, immortale. Poco dopo bighellonando con la mia valigia e la giacca di Matteo Messina Denaro, quella che indossava quando l'hanno arrestato, mi aggiro per la stazione e faccio lo slalom fra decine di persone che escono dai tornelli dei treni delle ferrovie Nord: la forza lavoro di Milano, che vive nei paesi limitrofi perchè a Milano vivere costa un occhio della testa, se sei Polifemo, per giunta. Sono tutti in ritardo di un'ora e a molti quell'ora sarà sottratta dalla paga della giornata dai loro padroni ai quali non importerà nulla se qualcuno si è suicidato o c'è stato un guasto agli impianti: la produzione non può attendere! Meraviglioso capitalismo occidentale...Metteteci anche queste cose nei libri di ringraziamento all'occidente, mi raccomando! Mentre sono lì in giro decido di entrare al Carrefour; ce n'è uno al piano inferiore e ci arrivo scendendo una scala mobile. Prendo un paio di focacce e della cioccolata e delle bottigliette di tè al limone...per il viaggio! Meno di 10 euro. Esco e mi accomodo sotto una scala che porta in superficie dove c'è un lungo sedile di marmo. Consumo un pezzo di focaccia al pomodoro e bevo un pò di tè. Una volta finita la frugale colazione, mi aggiro per il piano inferiore alla ricerca di qualche posto in cui acquistare block notes per scrivere. Mi sono dimenticato di portarmene appresso e mi accingo ad un viaggio di più di 10 ore e mi è indispensabile: alla Feltrinelli i soliti Moleskine di chatwiniana memoria che costano uno sproposito , cosa pensano che siano già riempiti di scritti di Chatwin e si possano vendere a Soteby ,con questi prezzi? Infine trovo un bel block notes del formato che mi piace a me tipo a grandezza quaderno e molto corposo e a soli due euro. Anch'io, come Chatwin, ho trovato i miei notes di riferimento e il luogo che li vende. E' un negozietto di oggetti di pubblica inutilità che però costano poco e fanno fare bella figura se li regali: carte da gioco, colori, soprammobili, cose così e, dato che siamo a Milano, l'è un negozio de barlafus. Ma a qual punto un annuncio per me drammatico: il mio treno non solo è in ritardo, la la sua partenza è stata spostata in Stazione Centrale. Mentre medito seduto, sul da farsi, sulle scale per il piano superiore, era seduto, si alza in piedi uno spilungone: quarant'anni, vestito casual, jeans , scarpe da tennis, occhiali da vista, zainetto Invicta, sbarbato. -E' il mio treno, dice E io -è anche il mio , dico istintivamente.- A Centrale ci si può arrivare a piedi in dieci minuti, che dice, ci andiamo?.-Certo, dico. Ci accingiamo a salire su una scala mobile e di lì sullo spiazzo antistante la stazione di Porta Garibaldi, mentre camminiamo con molta naturalezza scambiamo alcuni convenevoli. Lui è marchigiano, di stanza a Milano, con famiglia a Milano, moglie milanese. -I milanesi benchè parlino male di Milano non se ne staccano facilmente, dice, devo scendere ad Ancona perchè lavoro lì , all'Università.-Docente?, Chiedo.-Insegno ad ingegneria, Costruzioni. -Io lavoro all'Ikea, dico.-Oh, fa, ci andiamo spesso, io e mia moglie.-Chieda di me la prossima volta, mi chiamo Danilo e sono l'unico Danilo. Annuisce. Passiamo in mezzo ai grattacieli di vetrometallo della City, in piazza Gae Aulenti. Di colpo, dopo un pezzetto di Via Melchiorre Gioia, ci ritroviamo in via Vitruvio. -Sono venuto da casa mia ,in stazione, a piedi, dice, ci ho messo meno di dieci minuti. Abito in via Cenisio. Però, penso, non male, passo svelto! Arrivati in Stazione Centrale, io sempre con la mia valigia ruotante al seguito, veloci come ninja nel traffico del lunedì mattina a Milano, entriamo dal centro della stazione, con la sua facciata littoria in rilievo e sto per prendere la scala mobile. Ma lui mi stoppa e dice-facciamo le scale, andiamo in un punto info delle ferrovie dove si entra con un qr code. La valigia gliela porto io. Prima che io potessi dire qualcosa me la sfila di mano e comincia a salire le scale, un'enorme rampa di scale che dà accesso al piano dei binari. Una volta saliti entriamo in questo ufficio, non pienissimo di gente, del resto l'ingresso pare esclusivo. Le impiegate dietro i desk hanno facce terree. Si informano su dove dobbiamo andare. E una di loro ad un certo punto dice-il treno per Lecce adesso ferma in Porta Garibaldi. Il professore aveva lezione alla 12...Chiede se ci sia un treno alternativo. Si informano. Nel frattempo, io dico, devo decidere se prendere un calendario e cominciare dal primo santo dell'anno e bestemmiarli tutti o tornare in Garibaldi. Lui mi guarda e poi dice...Io non posso. Poi mi osserva di nuovo e dice, ma sì, vengo con lei, si fanno due passi.-Meglio di no, dico, pensi alla sua lezione, i ragazzi non devono aspettarla...Mi sorride, ci stringiamo la mano. Ho mezz'ora di tempo per andare da Centrale a Garibaldi. Potrei prendere la metropolitana. Ma non lo faccio. C'è sempre un senso di sfida, nelle cose che faccio, c'è sempre un testare i propri limiti, c'è sempre un tratto di imprevedibilità nel mio carattere, nella mia vita. Tornando indietro sui marciapiedi fotomodelle con enormi valigie rotanti che avevano un passo da lumache, come se avessero tutto il tempo del mondo. Fuori dai coglioni, ho un treno da prendere, urlo: la sciura da Milano da bere con cagnolino al seguito che ha appena fatto colazione e fuma una sigaretta schifando degli operai erranti in tuta da lavoro. Lei con l'alito di Grisù...Riattraverso Gae Aulenti e sono di nuovo al cospetto della stazione di Porta Garibaldi. Mentre attraverso la strada pattuglie della polizia in moto impediscono a tutti di attraversare la strada... poco dopo passa un auto blu. Davanti alla stazione di Porta Garibaldi dove ci sono migliaia di pendolari in attesa di prendere un treno e altri che forse perderanno la giornata di lavoro e qui c'è l'autorità che si fa scortare dalla polizia per evitare qualsiasi ritardo. Che paese feudale, il nostro . Se penso ai Re e ai Dittatori che si camuffano per andar per osterie a vedere come viveva il popolo questa democrazia mi sembra una dittatura oligarchica dei figli di puttana sulla maggior parte delle persone comuni. Alla fine ce la faccio ad arrivare . 5 minuti e appare il binario sul tabellone dei treni, treno 9805, in ritardo 50 minuti, freccia rossa. Il binario è il 17, fortuna che non sono scaramantico!



domenica 29 settembre 2024

Continuare a vivere

 Continuare a vivere

Tratto di costa ad Ostuni che va da Mangiamuso ai Camerini: mare obliquo di maestrale e sulla piazzetta prospiciente una recente costruzione a parallelepipedo che forse darà origine ad un ristorante o ad un bar su due piani. In mezzo alle panchine di marmo, seduti in più comode private sedie con sedute in tela, c'erano tre persone, ad occhio e croce anziane, che si godevano il vento tiepido del maestrale e l'aria marina dell'autunno incipiente, in cielo nuvole a pecorelle. Di fronte a questi tre anziani c'era un altro uomo, avanti con gli anni anche lui, magro , con gli occhiali da vista, uno e 75. Parlava animatamente e gesticolava come se i gesti facessero parte e aggiustassero anzi i discorsi che andava facendo. E di fronte a lui sempre i tre anziani. Sui lati due più vecchi, mentre l'uomo al centro, con meno anni, pareva, pur corpulento, portava baffi e capelli neri non tinti con in testa una lieve chierica. Parlava ad alta voce rispondendo e interrogando lo smilzo occhialuto.-Quando vai a casa abbraccia tua moglie, falle sentire il tuo affetto. Falle sentire che la ami. Il magro diceva qualcosa ma non riuscivo a sentirlo, ero piuttosto lontano e aveva una voce flebile. Così, piano piano, mentre fumavo un toscano disperdendo il suo fumo aromatico nel maestrale, mi avvicinai. L'uomo corpulento, seduto al centro indossava una tuta blu ginnica e scandiva bene le parole, ad alta voce, venate di un accento a me familiare. Di Ceglie Messapica. Continuava a dire-Luigi, di cosa hai paura? Di perdere tua moglie? Non la perderai, falle sentire che le vuoi bene, abbracciala, dalle calore...Luigi a sua volta diceva delle cose, ma ancora non lo sentivo bene. Mi sono avvicinato ulteriormente. Mi hanno guardato, ma non si sono inibiti. Hanno permesso che li ascoltassi. In un certo senso volevano un pubblico, ma non per spettacolo, per empatia.-Luigi, diceva l'uomo in tuta blu con i baffi, ho capito, soffri di ansia. Hai paura che tua moglie cade, che si fa male? Luigi, dormi bene? Ero abbastanza vicino per sentire Luigi, adesso.-C'ho un peso sul petto e non riesco a liberarmene, disse  Luigi metà in italiano e metà nel dialetto di Ceglie Messapica.-Hai qualche preoccupazione economica? Chiede il baffuto. Gli altri due anziani seduti ai suoi lati, si sono alzati, hanno richiuso le loro sedie di tela pieghevoli e se ne sono andati. Ne avevano abbastanza, ma non della conversazione fra i due, forse del maestrale, dello iodio, della vita.-Non tengo preoccupazioni economiche, diceva Luigi, prendo mille euro al mese di pensione, più c'è anche la pensione di mia moglie. Una volta che ho pagato il condominio, mi bastano. Pure 700 euro al mese, mi bastano. I soldi non mi servono, me li faccio bastare. Il baffuto rivolto a me a quel punto mi dice, anche rivolto a lui, a Luigi, si capisce, al mare di maestrale, il pubblico dell'empatia-Luigi lavorava a Milano, smontava e rimontava motori meccanici. Poi quando è andato in pensione se n'è tornato qui. Luigi, ha continuato, hai dei figli? Luigi ha annuito.-Mio figlio è laureato in economia e commercio, mò sta in Polonia. -E quante volte lo vedi?-Na vonda l'anne, ha detto Luigi. -Ti manca tuo figlio, Luigi?-Beh, è normaile ca me manghe.-Ma ti telefona?-Tutte le giurne me chiama allu telefone, sempre.-Luigi, mandagli un messaggio tutti i giorni, a tuo figlio, fagli sentire che gli vuoi bene, fagli sentire il tuo affetto. Basta un audiomessaggio.-No, ma io a casa tengo due telefoni tecnologici e non li uso, non mi interessa, voglio solo togliermi questo peso sul petto...-Luigi, dormi bene?-Sì, dormo bene, solo che a volte mi alzo alle sei di mattina e mi sento oppresso, sento un peso.-Già sei fortunato che dormi bene, io sono due anni che non dormo di notte. Ho provato di tutto. Poi un giorno ho buttato tutto, farmaci, pastiglie, gocce, ca na serve a niende..Anche Baffo sotto chierica in Tuta blu è di Ceglie Messapica. Sullo slancio continua il discorso che sta facendo. La sua autobiografia richiesta dalle circostanze.-Luigi, c'hai tua moglie e tuo figlio, vivi bene e alla giornata, circondati di persone intelligenti, fattela con i meglio di te, i fessi non ti fanno bene. Io ho fatto 40 anni il ferroviere in Germania e ho perso una moglie e un figlio. Tengo 73 anni e ne capisco di queste cose. Ne capisco meglio degli psicologi, perchè l'esperienza mi ha portato a questo. Fatti un caffè, ogni tanto un bicchiere di vino, una birra...-Ma io sono astemio, andavo in bicicletta fino all'anno scorso. Quest'anno non sono andato: vedevo che in salita mi sorpassavano, gli altri, in bicicletta...e non sono andato più...Poi incontro certi che mi dicono, vai con una giovane. Ma io questa è una cosa a cui non penso . Pure se mi dice si , la giovane, capisco che non è una cosa giusta per la sua vita.-Luigi lascia stare quelli che ti dicono queste cose e dicono di farle. Sono bambini rimasti non cresciuti, la vita non gli ha insegnato niente. Pure se tua moglie sta in carrozzella, abbracciala, falle sentire il tuo affetto. Ci sono molti modi di amare, lasse perde li fessa...Luigi si rivolge a me-lo so che ha ragione, dice, lo so, l'altro giorno stavo passeggiando qui e c'erano due giovani, una coppia...mi sono avvicinato e gli ho detto, chiedo scusa se mi permetto di importunarvi, ho bisogno di parlare con qualcuno...Beh, si sono comossi. Siamo stati a parlare più di un'ora. Dopo magghie sendute megghie...sì, mi sentivo meglio, sentivo che il peso se n'era andato...Ma poi come lo scopro che parlo con quelli che sono meglio di me?-Lo sai, gli ho detto a quel punto intervenendo, e sei fortunato a saperlo...perchè quando ci hai parlato il peso se ne va...ecco qual'è il metodo...-Il signore se ne intende, è intelligente, ha detto Baffo sotto Chierica In Tuta Blu. Poco dopo si è alzato dalla sedia e rivolto a me e a lui, ha aggiunto-Luigi è molto sensibile. Lui non deve prendere nessuna pastiglia, nessun farmaco. La sua malattia si chiama sensibilità , e a chi dice che le persone sensibili non campano molto, dico, campano soffrendo, ma la sofferenza è vita. Quelli che non soffrono sono già morti...Poi ci ha stretto la mano, a me e a Luigi. Ce ne siamo andati in tre direzioni diverse, ma la meta era sempre la stessa: continuare a vivere...



sabato 28 settembre 2024

Marco in treno

Marco in treno

Sono salito a Porta Garibaldi, carrozza 10. Ho trovato posto vicino al finestrino. Diretto in Puglia, treno proveniente da Torino, diretto a Lecce. Un signore di mezz'età, brizzolato, capelli lunghi legati dietro la nuca a codino è stato molto gentile facendomi accomodare e indicandomi il posto che cercavo, il numero era scritto in piccolo e sembrava un indovinello trovarlo. Mi ha permesso di sistemare valigia e giaccone senza sbuffare, ma con empatia e pazienza. Poco dopo abbiamo cominciato a parlare. Era di Torino e veniva da lì, doveva scendere ad Ancona, poi da lì avrebbe preso un regionale per Grottammare per stare qualche giorno con una sua amica che lo avrebbe gentilmente e gratis et amore dei ospitato. C'era del tenero fra loro? Insinuo. No. Una mia cara amica, del resto lei ha visto di arrangiare la sua vita con un altro sposato a sua volta. Sorride. Cose normali, aggiunge. Si parlava di Torino, in seguito, città ospitale di gente che ti saluta ancora per strada, di origine meridionale, nipoti di quelli che sono venuti a Torino in fabbrica nei sessanta per costruirci le 500 mycar che tanti di noi si sono visti rubare ed hanno ripreso con la formula del riscatto, abbandonata in qualche bosco o campagna. A Torino, quando ci sono stato, sembrava di stare al sud, le ragazze sono belle, hanno facce appulolucanocalabrosiculocampane, solo che ora parlano con accento piemontese, che è come ssentire un nero sudafricano  parlare afrikaner. Ma l'attitudine dei nonni è rimasta. A chiacchierare e socializzare. Provate a cadere per strada a Milano e forse l'unico che vi darà una mano sarà uno straniero (la parola extracomunitario non mi piace). I milanesi non sono cattivi, ma devono lavorare, non c'è tempo e i loro dirigenti non tollerano ritardi perchè la produzione ne risentirebbe. La produzione di qualsiasi cosa, forbici, grembiuli, saponette, cuscini, portafogli, tutte quelle cose che scopri già di avere quando fai un trasloco. Dopo un pò ci presentiamo: si chiama Marco. Emiliano di origine, una famiglia particolare, molto particolare, con una storia particolare, che forse un giorno scriverò, dice. Ora che non lavoro e sono in attesa della pensione Ape. 1100 euro al mese. E che ci fai a Torino con 1100 euro al mese? Bella domanda, fa lui. Dopo una vita di lavoro e tasse pagate a tutti quelli che prendono mazzette dalle aziende per non farle pagare a loro. Facevo il tipografo, poi l'azienda ha chiuso, due anni di disoccupazione, poi ho assistito i miei, e poi ancora la possibilità di chiedere di andare in pensione in anticipo. Mi sta seguendo quella che chiamo la mia badante digitale, del padronato. Magro, indossa bermuda e una t-shirt della Decathlon, solo un piccolo zaino al seguito: sono un camminatore, dichiara. Una cosa che ho scoperto di recente e che camminare mi mantiene in salute e mi permette di osservare il mondo, cosa che non ho potuto fare per quasi 40 anni. Torino una volta si difendeva dalla globalizzazione, era piena di localini dove potevi mangiare a basso costo e bene. Ma ora li hanno chiusi tutti, o quasi , e se vuoi lavorare devi farti assumere da un centro commerciale: se eri salumiere al banco salumi, macellaio idem, ragioniere impiegato in cassa o contabilità, finchè non metteranno una macchina che fa tutto lei. Per fortuna che ancora sopravvivono circoli e associazioni dove ti puoi riunire  per fare due chiacchiere e mangiare bene e per poco. Per le vacanze ti scambi casa con gli amici, restando nell'ambito "sopravvivenza". Certo, dico io, viviamo sempre quello che gli americani sperimentano 10 o 20 anni prima, siamo la Portorico d'Europa, le democrazie occidentali non hanno bisogno di dittatori, sono sistemi perfetti, in cui sei mantenuto sulla soglia della sopravvivenza per provvedere a produrre, che è tutto il tempo, e non te ne resta più per pensare. La dittatura perfetta di cui si può dire: epperò puoi votare. Certo. Puoi votare , certo, puoi votare uno dei due schieramenti che sceglierà quali multinazionali privilegiare. Non puoi goderti nemmeno la pensione, commenta lui, perchè non basta per pagarti i farmaci salva-vita e tu puoi vivere fino a 80 anni tenuto in piedi dalla formalina e senza neanche più energia per prendere a calci nel culo chi ti ha ridotto così imprigionandoti in questa non-vita. Adesso non ricordo bene chi di noi due ha detto cosa di quanto scritto se uno una cosa o l'altra o viceversa, ma non importa perchè la pensavamo in modo uguale con parole diverse. Ogni tanto affitto una stanza, continua Marco, della mia casa, così per fare qualche soldo. Sono stato sposato, continua a spot, 10 anni, però non ho avuto figli e così lei non ha potuto pretendere molto quando ci siamo separati. Troppo possessiva, troppo pervasiva, troppo di lei, poco o niente di me... e io in fin dei conti, ho scoperto che a me ci tenevo. Dopo, storie di sesso qua e là, molte amicizie. Poi ho dovuto badare ai miei genitori. Mi sono anche fatto assumere come caregiver, un pò per loro e un pò per me, perchè avevo perso il lavoro, così sono riuscito ad avere qualche marca in più. Ma sono stato onorato di averlo fatto. Mia madre ha avuto il parkinson ed è stato più complesso. Mio padre , raggiunti i 90 anni, da un giorno all'altro si è steso nel letto, si è addormentato e non ha più voluto mangiare. Si è spento dormendo. Nel sonno. Occhiali da vista spessi, abbronzato. Abbronzatura da parco, ci tiene a precisare. Spero che questi 4 giorni al mare, il tempo faccia bello, sono i miei unici giorni di vacanza. Eppure sono felice, fa ad un certo punto, dopo una pausa. Ho mia sorella e molti amici che mi vogliono bene e mi invitano a stare da loro, perchè stanno meglio economicamente e scrivo periodicamente delle recensioni di libri su gruppi di whatsapp, perchè non tollero altri social. C'è chi dice che scrivo bene, così magari mi sentirò invogliato, un giorno, a scrivere la storia della mia famigia o la mia. Lo farò per me e basta, un esercizio di memoria perchè ormai le storie che pubblicano sono quelle di quelli che hanno vinto e decidono di pubblicare loro anche quelle che decidono loro dei vinti. Non ti lasciano nemmeno perdere in pace. Ad Ancona scende. Prima ci stringiamo la mano. Erano anni che non parlavo con qualcuno in treno...con qualcuno o qualcosa che non avesse una faccia di vetro...


martedì 10 settembre 2024

Elizabeth Costello

 Elizabeth Costello

Elizabeth Costello è il titolo di un libro di J.M. Coetzee, scrittore sudafricano, bianco, occorre precisare, già premio Nobel per la Letteratura nel 2003, successivamente spostatosi a vivere in Australia, paese nel quale , presumo, ha trovato parecchie affinità ambientali con il proprio paese d'origine. Lo scrittore in questo racconto che si potrebbe definire saggio narrativo, immagina  (non è alla sua prima apparizione fra i libri di Coetzee, al riguardo) la vita di una scrittrice del tutto inventata, Elizabeth Costello, per l'appunto, affrontando per capitoli alcuni argomenti molto interessanti, come: Il realismo, Il romanzo in Africa, Le discipline umanistiche in Africa, Il problema del male, Eros, Davanti alla porta. La Costello è descritta come una scrittrice anziana, sempre stanca, con poca voglia di partecipare a eventi o premi, che tuttavia, se messa davanti al fatto compiuto, snocciola tutte le sue opinioni raccolte in una vita letteraria la cui fama viene fatta risalire prevalentemente tramite un libro, The House of Eccles Street, che ha per protagonista Molly Bloom, moglie di quel complesso personaggio che risponde al nome di Leopold Bloom, protagonista  cardine dell'Ulisse di Joyce. Nel primo capitolo la scrittrice, alle prese con un discorso che deve tenere per il conferimento di un importante riconoscimento letterario negli Stati Uniti, è accompagnata dal figlio, un accademico in permesso sabbatico, con cui ha un dialogo fitto e franco, non si capisce quanto e fino a che punto riconciliatorio, riguardo ai loro pregressi rapporti di scarsa empatia. Il discorso alla premiazione verte sul realismo e per illustrare l'argomento la Costello cita il racconto della Scimmia di Kafka, scimmia antropomorfa che racconta il punto di vista degli animali a degli umani. Qui appare in tutta evidenza l'animalismo di Coetzee. Animalismo che riappare ne Il problema del male, dove la Costello, invitata in Olanda, deve in qualche modo mettere a tacere le voci su un discorso precedente nella stessa sede, voci di antisemitismo, allorchè, forse fraintesa, sicuramente fraintesa, viene accusata di insensibilità in quanto cita fra i continui olocausti a cui l'umanità pare da sempre drammaticamente abituata, gli allevamenti intensivi di animali da macello. Qui  entra in crisi perchè si trova a commentare, a proposito di nazismo e male assoluto, il libro di uno scrittore inglese che descrive con un inusitato e violento realismo al limite  del compiacimento sul terreno dell'orrore  , la fine dei congiurati di Hitler, riscritta in forma di racconto di fiction dal romanziere inglese...che tra l'altro è presente fra gli ospiti. Decidendo che quello che Paul West, questo il nome dell'autore inglese, ha scritto, al netto della libertà di espressione che comunque va riconosciuta, per la sua crudezza nel narrare l'umiliazione di questi uomini torturati in ogni modo prima di essere uccisi, sia inaccettabile. Nel capitolo sul romanzo africano , la Costello parte per una crociera invitata a tenere sulla nave che la ospita, dietro compenso, ovviamente, un ciclo di conferenze di letteratura e lì, confrontandosi con uno scrittore africano già conosciuto in precedenza, coglie l'occasione per dichiarare che il Romanzo africano praticamente non esiste, perchè scritto da uomini di colore per compiacere mercati europei che suggeriscono quadri di riferimenti narrativi all'insegna dell'esotismo, che è questo che gli occidentali , europei o americani o australiani, richiedono che debba essere l'ingrediente di quella letteratura che, invece, in Africa, non ha alcun successo: perchè la narrativa africana è prettamente orale  e di difficile divulgazione scritta. Nel capitolo sull' Eros la Costello , sapientemente eterodiretta dal suo autore, ci ricorda la vicinanza tra il sesso e la morte, rammentando un episodio relativo ad una sua amicizia con un uomo molto anziano con cui fa sesso prima ch'egli muoia di cancro. Nel capitolo sulle discipline umanistiche in Africa la Costello si lascia andare ad un confronto con una sua sorella. Blanche, fattasi suora missionaria e votatasi al cristianesimo, polemizzando con lei su come l'umanesimo africano non debba necessariamente essere pervaso da pietas cristiana se gli zulu ricordano l'eleganza delle statue greche. Nell'ultimo capitolo, davanti alla Porta, Elizabeth Costello immagina di essere chiamata a varcare l'al di là. Le chiedono se ha un qualche credo e non si decidono a farla passare, i vari guardiani e giudici dell'al di là immaginari, prima che ella avesse dichiarato una fede, qualsiasi fede. Ma lei in modo articolato e complesso fa capire che non può rispondere con certezza a quella domanda: perchè una scrittrice non può permettersi il lusso di credere. Quasi che una scrittrice fosse una scienziata dell'anima o, come lei stessa dice, una segretaria del'invisibile. Libro complesso e appassionante, molto ben scritto. Da rileggere e meditare. Consigliatissimo!



domenica 8 settembre 2024

Costacurta ha i peli sulle orecchie...

 Costacurta ha i peli sulle orecchie...

Settembre, domenica, piove...Sono al Bennet di Cesano Boscone, tutto il falansterio che contiene una panoplia di negozi e spacci di fast food all'interno del quale c'è anche il Bennet viene chiamato Porte di Milano. Appena fuori attiguo al parcheggio scoperto, in prossimità delle sliding doors di ingresso al Centro Commerciale, l'ingresso sul retro del Centro, me ne sto seduto su una delle panchine dell'area fumatori. Ci sono 4 panchine e davanti un posacenere industriale ricolmo di cicche di sigarette. Io fumo un toscano sulla panchina più defilata vicina alle porte mobili d'ingresso. Sulle altre panchine a fianco sono seduti dei ragazzini di una gamma d'età che va dai 12 ai 16 anni e mangiano pollo a tocchetti del Kfc e patatine in cartocci. Sputano per terra in continuazione, uno di loro attraverso la fessura fra gli incisivi, e porta sul capo un cappellino da baseball messo al contrario. Parlano tutti fra loro come rappers italiani che parlano come rappers afroamericani solo che sono bianchi...Tutto uno sdilinguirsi di "bro" e "fra", che stanno pèr "brother" e "fratello". Lo sputatore acrobatico si alza, va incontro ad una coppia di mezz'età appena uscita dalle porte scorrevoli e che sta per fumare e mentre la donna sta estraendo dal pacchetto una sigaretta, gliene chiede una. Nel frattempo arrivano dei raiders cingalesi , piove e c'è da credere che le richieste di cibi da asporto siano tante, oggi. Hanno parcheggiato le loro biciclette elettriche con i telefonini ancora accesi su Google Maps fissi sui manubri e ricoperti da custodie plastiche trasparenti antipioggia. Non sono mica poi tanto giovani , la loro scalata sociale  partita dai risciò li ha portati alle bici elettriche nella meravigliosa Europa delle opportunità. C'è anche un italiano che arriva poco dopo, raider anche lui, si salutano come i rappers, ciao fra, come stai bro...Nel frattempo due dei giovanissimi con sguardi da Baby Gang, valutano se possono chiedermi qualcosa, mi soppesano con lo sguardo. I sigari non sono di moda e gli ricordano i loro nonni, se non i loro bisnonni che  negli scarni racconti dei genitori probabilmente vengono ricordati riferendosi a loro con un bel " quel figlio di puttana del tuo bisnonno fumava sigari..."I due che si defilano, nel frattempo, probabilmente mi giudicano troppo grosso per le loro pretese persino da scrocco, troppo in forma, benchè canuto...Inoltre hanno sicuramente notato il tatuaggio sul polpaccio- sono in bermuda-, una faccia di stregone Yanomami. "No buono", devono aver pensato in qualche loro sintesi linguistica personale. Alle mie spalle imbastiscono un discorso: "Sputo acrobatico" dice all'altro,"Cappuccio di felpa calzato", "te brother, che avresti fatto?";"per come sono fatto io non avrei parlato", dice Cappuccio calzato; " i rappers  americani hanno dei buoni avvocati, poi loro sanno rigirare il racconto come si deve, a parole", dice Sputo acrobatico; " non c'entra, io per come sono fatto non avrei parlato". Poi osservo una coppia sui 35, uomo e donna, due bambini al seguito, un bambino sui dieci anni e una bambina sui sette o otto anni con occhiali da vista spessi. Sono appena usciti dal Centro, attraverso le porte scorrevoli. Il padre estrae dalla tasca un pacchetto di sigarette e ne offre una alla moglie. E le accendono, aspirano e espirano forte il fumo che si vaporizza in cielo come una nube. Il padre ha appena rimproverato la figlia per qualcosa, lei piange. La madre, capelli corvini e completo scuro con gonna lunga e spacco vertiginoso, ai piedi anfibi neri, dà ragione al marito. Due ragazzini, i più piccoli della comitiva, non avranno 14 anni, il primo dei due biondino, molto femminile, capelli biondi lunghi legati dietro la nuca a codino, stanno mangiando delle patatine e quelli seduti insieme a loro sulle panchine, vicini, più grandi, affondano le mani nei loro cartocci e ghermiscono pugni di "fritte"...per dirla come loro. Il ragazzino femmineo saluta un giovane che appare all'improvviso, più grande di tutti, forse diciottenne. Cammina ciondolando come un adulto, come un boss di qualcosa adulto. Lì saluta tutti, apre un pacchetto di sigarette intonso e le distribuisce. Poi ecco appena uscite dalle sliding doors, due ragazze sui sedici anni, leggins neri e completi neri, capelli lunghi e inumiditi. Fumano da grandi. L'aspirante boss, il ragazzotto moro , capelli rasati di fresco, baffetti incipienti, le guarda come se fossero appartenenti alla sua scuderia. Il piccolo biondino femminile gli dice:"mio fratello ha saputo che sono stato alle giostre di Corsico e mi ha picchiato". Il grande ride e gli fa una carezza sulla fronte. C'è un mondo in quella carezza, ma non mi va di approfondirlo. Finisco il mio toscano e mentre uno dei due riders cingalesi sta partendo dopo aver messo al sicuro due sacchetti di cibo nella bag sul retro della sua bici elettrica da portare a chissà quali miss e mister "dieci minuti per due spaghetti, anche no", attraverso le sliding doors...Salgo da un nastro mobile trasportatore al piano superiore dove c'è il cosiddetto"Rione goloso", una piazzetta lungo la circonferenza della quale ci sono filiali delle mille catene di fast food e al centro una spianata di tavolini e sedie per consumare, davanti ad uno schermo televisivo gigantesco al momento su Sky. Mi siedo ad uno di questi tavoli biancorossi Lanerossi Vicenza e osservo lo schermo. Qualcuno sta intervistando Costacurta e i primi piani sono incredibilmente dettagliati. Costacurta ha molti peli sulle orecchie...Il cingalese che se n'era andato per la consegna portava un impermeabile alla tenente Colombo e per proteggersi le scarpe dalla pioggia c'aveva messo su due sacchetti di plastica con la bandiera dell'Unione Europea...



lunedì 26 agosto 2024

A spasso con lo scrittore

 Con Tonin, lo chiamo così, con quel cognome che sembra un nome delle mie parti, ci incontriamo sempre alla stazione ferroviaria di San Cristoforo , a Milano, zona Giambellino. Abbiamo quasi un appuntamento fisso, un paio di volte al mese, ci incontriamo in questa stazione ridotta a cantiere-ci stanno facendo un ponte che ha l'ambizione di attraversare il naviglio-quasi in disuso, con biglietterie automatiche, personale latitante, bar assente, vecchi bagni, un parallelepipedo lungo i binari sgretolato dal tempo e infestato di graffiti e all'ingresso laterale un vecchio pino dal tronco nodoso, sotto panchine di calcestruzzo sbriciolate, nel prato secco venti piccioni pasturano semiaddormentati dal un caldo di 35 gradi misto ad un'umidità tropicale. Tonin arriva con il treno delle 16,10 da Lomellina. Scende dal treno e dà un'occhiata in giro con i suoi occhiali da vista, pantaloni attillati e maglietta blu, magro come un chiodo, espressione da saggio del deserto. Ci stringiamo la mano. Tutto bene? Sì, dice. Oggi facciamo via Giambellino? Chiedo. Per me va bene, siamo assolutamente liberi da qualsiasi google maps che non sia la nostra vista e curiosità, dice. Le ricette dello scrittore. Attraversiamo piazza Tirana, di fronte le case popolari fatiscenti sono state abbattute, una sudamericana di colore in carne attraversa la strada, due giovani arabe con l'hijab la incrociano e si salutano. Da molti anni via Giambellino, storico quartiere di migrazione pugliese, specie del foggiano è andata popolandosi di nuovi migranti stranieri provenienti da ognidove nel mondo: arabi, sudamericani, indiani, cingalesi, filippini, tanto che viene fatto di pensare che la globalizzazione ha ucciso anche il sogno del viaggio, oggi le altre culture ci visitano e si mischiano alla nostra, a volte piacevolmente, per quanto mi riguarda. Paradossalmente non c'è più bisogno di viaggiare, basta allargare la cerchia delle amicizie e si possono imparare nuove lingue, nuovi linguaggi , persino altre religioni, sempre comunque il tutto filtrato inevitabilmente dal vangelo del bisogno. Facciamo due passi e subito entriamo in svariati argomenti: Tonin è uno a cui piace parlare ed è molto curioso, sprizza teorie in continuazione da tutti i suoi pori comunicativi: sostiene ad esempio che se vuoi sapere la verità sulle cose, sul mondo, in politica, devi leggere e ascoltare gli estremi, l'estrema destra e l'estrema sinistra, perchè i centrodestra e i centrosinistra del mondo sono un allevamento di classi dirigenti ridotte a gestire i rapporti fra le multinazionali e i governi e gli apparati burocratici degli stati, o quel che ne resta. Lui segue sui social determinati personaggi e ne trae conclusioni, nuove convinzioni...come per esempio Arnolfi un ex terrorista di destra che si dichiara europeista e odia al tempo stesso Stati Uniti e Russia, due facce della stessa medaglia imperialista. Dice che Usa e Russia alimentano un fenomeno migratorio sulla base di immigrati di terza generazione che non hanno più alcun legame con le proprie tradizioni culturali ma sono un patchwork di etnie tenute insieme soltanto da interessi economici e la Russia liberando il governo nigeriano dal divieto migratorio sta usando i flussi migratori per indebolire l'Europa. In sostanza russi e americani giocano la stessa partita economica facendo finta di combattersi solo per indebolire economicamente l'Europa. Oddio sul fatto che gli americani vogliano indebolire economicamente e politicamente l'Europa, non ci vuole il mago Merlino per capirlo, dico. Tonin sorride. Seguo le conversazioni che tengono su Facebook questi estremisti di destra e sorrido delle loro dispute fra galletti da combattimento ormai in pensione , se non nel libro paga della Cia. Perchè al netto del fatto che l'Europa non si libererà mai del giogo americano, il vero obbiettivo è la Russia e la sua distruzione come superpotenza ancora in grado di contrastare gli interessi politico-militari-economici, americani, chiosa. Mentre parliamo incontriamo degli arabi in monopattino e due in bicicletta che, sul marciapiede, ci fanno segno di spostarci. A proposito del globalismo multirazziale che ha solo scopi economici e nessuna voglia di confronto o integrazione. Sulla destra, marciapiede del tutto assolato, una via l'altra, macellerie islamiche, negozi di cibi etnici. Questi negozi, non quelli islamici, vendono superalcolici, dice Tonin, fino a notte fonda. Milano è una città di alcolizzati, non lo sapevi? Del resto come si fa ad essere soddisfatti con la vita che si conduce. Il capitalismo ci ha messi tutti a lavorare, per pagarci da sopravvivere, così non hai il tempo di pensare, questo è il trucco, dice Tonin. Lo diceva anche Bukowski, dico io, in molti suoi libri. A proposito del lavoro straordinario, che il vero scopo era non dare sufficiente tempo libero, perchè si correva il rischio che si potesse pensare. Però il più grande di tutti, continuo, è stato Manuel Vasquez Montalban. Lui ha inventato Pepe Carvalho, strana figura di detective privato, ex comunista ed ex agente della Cia, convertitosi al marxismo della variante gastronomica, arricchendo i suoi finti gialli, in realtà trattati di antropologia,sociologia, storia, filosofia,filtrati da un suo personale umorismo molto catalano e , se la devo dire tutta, simile ad un certo umorismo pugliese. Del resto, aggiungo, l'analisi di un paese deve cominciare da qualche parte e la tradizione gastronomica dice molto se non tutto.  Sarà, dice Tonin, non avevo mai pensato in questi termini. Solchiamo via Giambellino, al centro le rotaie dello storica linea del tram 14. Il Cinema Pussycat, ormai chiuso da anni e ridotto ad un rudere, fatiscenti vestigia di un degrado umano ed esistenziale che lo aveva fatto diventare un bordello intersessuale per sesso a basso costo ed altissimo rischio. Ai lati dei binari del tram delle recenti aiuole, sui rispettivi lati del viale molti Kebab e un arabo che fa cibi da asporto economici con la cucina a vista, con tre donne  impegnate costantentemente a sorridere in mezzo all'aria condizionata dal fritto. Poco dopo sulla destra dove stiamo camminando sul marciapiede con grande attenzione ai particolari spunta una chiesa,  la Chiesa del Santo Curato D'Ars, che si presenta come un capannone industriale con all'ingresso, sul fronte una grande croce d'acciaio che ricorda l'equivalente delle architetture sovietiche in versione cristiana. Una chiesa così, in questo luogo, in questo quartiere dove avevano abitato i genitori di Abatantuono insieme a molti altri della capitanata immigrati nel dopoguerra ( pochi giorni prima avevamo visto la casetta dove abitavano i suoi genitori), non può non essere una chiesa della Teologia della liberazione. Specie ora che il quartiere si è trasformato in multietnico e sono quasi più i mussulmani che i cristiani in linea d'aria. La chiesa di periferia come bastione della difesa della tradizione spirituale, non dell'occidente cristiano, ma di una spiritualità omnicomprensiva di un Dio unitario che sfami i poveri, attraverso un circuito assistenziale senza pregiudizi. Le case del popolo qui non ci sono mai state, che io sappia e allora ben venga la chiesa, al di là della religione, al di là del bene e del male. Stiamo sempre camminando lungo via Giembellino, 25 agosto, più gente in giro, molti sono tornati dalle vacanze mordi e fuggi, di massimo una settimana, alcuni non sono mai partiti, altri sono come quel vecchio con la stampella che sere fa in piazza Tirana si grattava le caviglie per le impietose punture di zanzara, 40 anni a Milano e non può più tornare indietro all'otre di terracotta pieno d'acqua di pozzo, fra un'aratura e l'altra e qualche pomodoro strappato al volo e consumato già salato di suo...gli anni sono passati e i soldi non sono arrivati o sono finiti. Tonin fotografa la chiesa e qualche altro particolare. Mi parla dei suoi lavori, con passione, mi parla dell'arte dello scrivere come una necessità fisiologica, aria per i polmoni incancreniti d'aria molesta, di gente molesta, di sistema di vita molesto, di lavori molesti e persone moleste, persone moleste che racchiudono tesori, vite segrete, pronte per essere raccontate a occhi che sappiano ancora leggere, possibilmente sulla carta e non solo scrutare spunte blu su schermi di vetro. Lungo le pareti dei muri di via Giambellino, graffiti senza significato, o forse un significato ce l'hanno, la schizofrenia comunicativa, a furia di non essere considerati niente è meglio essere considerati vandali. Camminiamo ancora con Tonin, non ha la Tv, legge pochissimo perchè ha letto molto in passato, motivo per cui possiede ora un lessico ricco, molto ricco, naviga molto in rete ed è attento alle novità, ma non ha mai tradito la sacra  musa della scrittura. Tutte le sere , nel tempo libero si mette lì, al pc a limare le sue storie, i suoi personaggi, i suoi racconti, mentre il mondo vive di followers di seni nudi e cuochi di strada e viaggiatori che mostrano qualcosa che le nuove generazioni non hanno mai visto, mentre noi abbiamo visto quello che nessun'altra generazione ha mai visto, e pensato quello che nessun altra generazione ha mai pensato, che è a questo che serve uno scrittore: scrivere, perchè non sai fare altro, di quello che conosci meglio, persino filtrato dalla fantasia...Passiamo davanti ad un altro Kebab, al numero 15 , l'Anatolia Kebab, gestito da dei fratelli curdi che macellano il vitello secondo la tradizione halal, racconto a Tonin. Lui  registra con la mente e con lo sguardo, e certo prima o poi diventerò uno dei suoi personaggi reali con nomi cambiati. O forse no. Poco dopo la storica Piazza Napoli, con il Ducale, cinema d'essai ormai agonizzante, a proposito dell'agonia di un mondo che sta scomparendo e che comprende i libri di carta e i cinema e i pop corn e persino gli intervalli seduti in una sala gremita dove ti volti con lo sguardo da ciclope del tennis e broccoli. Una sosta al drago verde non ce la leva nessuno. Bevo con il cavo delle mani e mi ricordo Diogene il filosofo greco che viveva in una botte e beveva in un guscio vuoto:" ho visto un ragazzo che beveva nel cavo delle mani, lui è più ricco di me". Una donna araba sciacqua la fronte al suo bambino con una mano e con l'altra tiene lontano l'altra piccola, dal fondo della fontana, caldo a 35 gradi, sotto gli alberi di questi giardini di piazza Napoli. Percorriamo un tratto di viale Misurata e , infilatici in un complicato intrico di stradine , finiamo in via Romolo Gessi, dove le facciate dei palazzi, molto belle, d'epoca, come dicono i giornalisti che non sanno di che epoca, ci accolgono gialle e rosate appena accarezzate dalla luce del tramonto. Poco dopo un altro parco e altri bei palazzi. Milano sembra così. un inseme di quartieri a cui non manca mai il parco. Per le famiglie, col drago verde al centro a dispensare acqua e  refrigerio o spaccio di droga, a seconda delle zone e delle situazioni.



.





domenica 25 agosto 2024

Il Premio, di Manuel Vasquez Montalban

 Se esiste uno scrittore che ha ancora da dire nonostante non ci sia più, beh, questi è Manuel Vasquez Montalban. In questo ennesimo capolavoro della letteratura gialla, per modo di dire, perchè definire gialli i suoi libri è senza dubbio riduttivo, Manuel Vasquez Montalban mette in scena un racconto ancora una volta straordinario , che prende la stura da un Premio Letterario,Venice, istituito da un miliardario eccentrico, Lazaro Conesal, figura assolutamente contraddittoria e dotata di una propria filosofia cinica che gli ha del resto permesso di farsi una posizione facendosi largo nel capitalismo spagnolo e non solo. Bell'uomo pieno di contraddizioni, come del resto è il capitalismo suo brodo di coltura, il maturo imprenditore mette in scena questo premio di 500 milioni di pesetas, cifra enorme, ma compone una giuria e si avvale di consiglieri che egli paga per non giudicare alcun testo, arrogandosi egli medesimo il ruolo di giudice supremo e di decisore finale circa l'assegnazione del premio. Il luogo della cerimonia, da qualche parte a Madrid, attiguo alla residenza di Lazaro Conesal , si riempie di strani personaggi della letteratura spagnola e di imprenditori, che vorrebbero cogliere l'occasione per scambiare due parole con il Patron, a vario titolo. Pepe Carvalho, detective ex comunista , ex agente della Cia, ex tutto, ormai convertitosi ai piaceri della tavola come gourmet quasi professionale, autodefinitosi marxista della variante gastronomica, viene contattato da Alvaro Conesal, figlio del tycoon spagnolo, al fine di sorvegliare la cerimonia e proteggere il padre, in quanto, avendo molti nemici, corre rischi per la sua vita. L'introduzione al racconto è gustosamente ironica, al limite del sarcastico, a volte persino autoironica, sinonimo di intelligenza dell'autore, fa a brandelli tre quarti dell'intellighenzia letteraria spagnola, non dubitando che dietro decine di pseudonimi si nascondano personaggi realissimi ( che immagino , dato l'alto tasso di permalosità degli intellettuali di tutti i tempi e luoghi se la saranno presa a male). E Montalban mette in scena questa demolizione antropologica intessendo decine di dialoghi fra gli invitati al premio. Carvalho ascolta distratto, più invaghito dei piaceri del meraviglioso bar messogli a disposizione dal figlio di Conesal, che gli consentono di scoprire una marca di Wiskey particolare, lo Scapa, originaria di un'isoletta delle Orcadi scozzesi ( adesso so cosa regalare per un regalo di prestigio). Carvalho non ama molto spostarsi da Barcellona e torna a Madrid dopo alcuni anni , precisamente ci era stato nel 1980, per indagare sull'omicidio del segretario del Partito Comunista Spagnolo, da cui il testo "Assassinio al comitato centrale", e ritrova alcuni protagonisti di quella vicenda, la sua assistente all'indagine, Carmela, che nel frattempo ha avuto un figlio amante dell'Heavy metal che parla come un troglodita postmoderno. Nel frattempo, nemmeno il tempo di prendere posizione nella hall del premio, attigua alla residenza del Conesal, che si sparge la voce che il tycoon è stato trovato morto nella sua camera da letto, presumibilmente a causa dell'ingestione di alcune capsule di Prozac, essendo ciclotimico era affetto da periodi di alti e bassi, sostituite ad hoc con della stricnina. Subito l'indagine prende corpo, la sera stessa del delitto o presunto tale, questo lo lascio alla curiosità di chi voglia leggere il testo , condotta dall'ispettore Ramiro, con Carvalho sullo sfondo, un Carvalho che ritrova un ex torturatore franchista soprannominato Dillinger, ambiguamente a capo della sicurezza di Conesal. Dagli interrogatori con i vari personaggi, critici letterari, ex alleati economici di Conesal, viene fuori di tutto, tradimenti con mogli altrui, intrighi, minacce. Solo la sapiente ragnatela di Carvalho, appollaiato dietro l'apparente sicurezza dell'Ispettore Ramiro, consentirà infine di scoprire la verità. E il premio, infine, sarà stato assegnato? Agli intrepidi lettori il compito di scoprirlo.  Consigliatissimo!



giovedì 22 agosto 2024

Sulle orme del Che, Patrick.Symmes.

 Sulle orme del Che, di Patrick Symmes. 


50 anni dopo il mitico viaggio lungo tutto il Sudamerica di Ernesto Guevara de la Serna Lynch , non ancora noto come Che, in compagnia di Alberto Granado sulla leggendaria moto Poderosa II,  Patrick Symmes , un giornalista liberal americano famoso per i suoi reportage in luoghi e paesi pericolosi, decide di ripercorrere le orme del grande  guerrigliero argentino amato da sempre in tutto il mondo,  alla scoperta dei motivi della sua trasformazione da studente di medicina  a rivoluzionario,  ministro dell'economia di Cuba e portavoce del governo di Fidel Castro all'Onu. Durante questo viaggio intriso del tipico scetticismo yankee e quindi per questo del tutto non agiografico,  traspare una malcelata ammirazione per l'uomo e per il guerrigliero Che Guevara , un uomo apparentemente normale, che combatté tutta la vita con una forma grave di asma e che combatté e uccise restando ferito innumerevoli volte , uccise all'interno di un determinato contesto storico, accanito lettore, eccellente scrittore, brillante oratore e giocatore di scacchi, nonché eccezionale combattente e medico esperto in leprologia.  Ripercorrendo il lungo viaggio che il  giovane Che fece con Granado, Symmes da' anch'egli un nome alla sua moto, Kooky,  diminutivo anglicizzato di Cucaracha,  Scarafaggio,  in onore della canzone colonna sonora del suo viaggio , intervista la prima fidanzata del Che, ancora  viva, attraversa il Perù  , intervista i guerriglieri  del movimento maoista Sendero Luminoso,  in un carcere incredibilmente autogestito, per un accordo che voleva le famiglie delle guardie penitenziarie  minacciate di morte dai militanti del movimento fuori, parla con molti protagonisti viventi che avevano conosciuto il guerrigliero argentino , o che ne avevano ricalcato le orme ispirandosi a lui, come Hugo Blanco, via via , tra una caduta e una foratura via l'altra e un pranzo frugale in un bordello mentre un camionista si dà da fare con una lavorante del posto ,  fino a Vallegrande,  in Bolivia, dove ebbe fine la gloriosa vita dell'argentino, ucciso da un segente dell'esercito boliviano gravido di birra su ordine della Cia. La vicenda si conclude a La Habana  con la cerimonia della sepoltura dei resti del Che a cui Symmes assiste, appena dopo l'inevitabile intervista finale ad Alberto Granado. Opportuna e calzante la postfazione finale di Wu Ming . Lo consiglio a tutti gli amanti dei libri di viaggio,  a prescindere dal contesto storico narrato.


mercoledì 7 agosto 2024

El Jaladito

 El Jaladito


Spesso tornando a Corsico da viale Certosa , via via Gallarate, imboccando un anello di strada che ci riconnette alla tangenziale, io e Synthia, vedevano in mezzo agli alberi, tra i cespugli , una luce che sporgeva come da una finestrella, qualche spruzzo di vapore e un mucchio di persone assiepate intorno a dei tavolini. Ora Synthia, la mia compagna, venezuelana, di Maracaibo, è molto curiosa e dotata di istinto urbano, tutte le volte diceva, debe ser un puesto donde se come en la calle. Così una sera ci siamo fermati. Abbiamo parcheggiato nel parcheggio di via Pisacane, territorio di Pero. Siamo scesi e a duecento metri , in lontananza, a lato di un nugolo di tavolini e sedie ricolmi di gente vociante neanche si fosse in un suk del Cairo, musica latina , salsa e reggeatton, vapori di fumo e una luce che mostrava come incorniciata l'icona dell'eroina della serata: una ragazza dal somatico indio, i capelli legati dietro, all'interno di questo cono di luce nella cornice di un camioncino, come una madonna latina, madida di sudore, Ci avviciniamo e passiamo in mezzo a dei tavoli pieghevoli intorno ai quali la gente stava seduta su dei sedili di plastica: tutti latinamericani. Famiglie con bambini al seguito, zii, cugini, ad occhio lavoratori, brava gente, gente che si fa il mazzo da mane a sera e non vuol perdere le abitudini maturate nella madrepatria, lo street food come modalità social sempre in voga dalla notte dei tempi, social primitivo che non tramonta mai, guardarsi in faccia, sorridersi, discutere, davanti ad una bottiglia di cerveza, Heineken, per quel che riguarda Synthya; la quale, vivace, solare e socievole all'ennesima potenza, com'è, entra subito in sintonia con la ragazza che cucina , nel cono di luce, con davanti una piastra elettrica. E la fa sbellicare dalie risate, aggiungendo allegria all'allegria. La ragazza si chiama Rosi. E' salvadoregna, ci spiega che in quel camioncino cucinano e vendono piatti tipici di El Salvador. Carne di manzo con mandioca fritta, insalata giardiniera con peperoncino piccante giallo e le caratteristiche pupusas, meglio conosciute in altri paesi latini col nome di arepas, fagottini di farina di mais ripieni di pollo, carne, formaggio fuso . Mentre Vencenslao, il dinamico e corpulento nero salvadoregno, proprietario del posto, ci piazza un tavolo pieghevole e due seggiole e ci stappa un paio di Heineken, Synthia familiarizza con tutti. C'è un equadoregno bassino, panciuto, che accennando a qualche questione di politica, dopo la recente contestata rielezione di Maduro in Venezuela ( los yanquis queren el petroleo), che quoto, finisce per raccontarci che ha un cognato di Aleberobello e che non ha mai mangiato meglio in vita sua se non durante una recente grigliata estiva in quel di Puglia all'onbra dei trulli., Puglia es un lugar hermoso donde la comida es tan buena! A testimonianza ulteriore del fatto che noi pugliesi siano i sudamericani d'Italia. Nel frattempo le scene cambiano, mangiamo seduti e parliamo con tutti, Synthia scherza con dei salvadoregni che sono seduti su un tavolo all'aperto hanno le loro facce ben piantate davanti ad un piccolo ventilatore che nella circostanza di caldo torrido d'agosto infestato da zanzare modello cicogne, come dice Sybthia, ha lo stesso effetto di una stufa in una tenda tuareg nel sahara. Poi sfotte gli zii o finti zii sposati che fanno la corte a delle ragazze molto giovani, mora una e biondal'altra, le Paola e Chiara del luogo, che finalmente apprendo, leggendo il nome sulla fiancata del camioncino, chiamrsi El Jaladito. Il nome significa moltecose, ma nella circostanza , significa traino, qualcosa che è trascinata, retaggio probabilmente di quando il cibo di strada veniva distribuito su carretti trainati da cavalli. La serata prosegue allegramente e le pupusas sono buonissime (costano solo due euro). Rosi passa a Synthia al volo un flaconcino di Autan, perchè lei è sangue dolce e le zanzare la prediligono. Del resto è anche questo il suo criterio di valutazione delle persone, un istintivo meccanismo di sangue dolce e buone vibrazioni e Rosi, lì, nel caldo torrido, davanti alla piastra, nella cornice di luce del camioncino, figura iconica della serata , la conquista e intenerisce. Rimaniamo quasi per ultimi, in questo luogo misterioso, in questo spicchio di centramerica sul limine dei grandi quartieri milanesi, dove abbiamo passato qualche ora di spensieratezza, alla maniera dei latini, che è poi la stessa di tutti i paesi che non hanno dimenticato da dove vengono, dalla strada, cioè, e che la strada è la loro casa, la strada la loro vita, la strada li ha fatti incontrare, qualche volta scontrare, innamorare, litigare, vivere tra queste pareti d'aria senza pareti, una delle ultime Ztl, come le chiamo io: Zone Temporaneamente Liberate. Prima di andare via Synthia, di nascosto da me, si fa dare un sacchetto di chicharrones ( cotenna di maiale fritta). Più tardi in macchina si divide con me, divina sorpresa di un momento di felicità di qualche ora, se è vero, com'è vero, che la felicità è nelle piccole cose. Magari dura quanto un pezzo di chicharron. Quien sabe?



sabato 3 agosto 2024

Gimmi's situation

 

                                                     Gimmi's situation

Con Gimmi ci sediamo al tavolo della mensa. Occhiali da vista, sorriso bonario e ironico, laureato in Scienze Politiche. Sono tifoso del Torino, dice, me l'ha passata mio nonno sul letto di morte, questa passione, Comunista, aveva in camera una foto del grande Torino scomparso in un incidente aereo sulla collina di Superga. Mangiamo allegramente il nostro pasto attenua stress. Sai, continua, io ho lavorato sei anni in un Autogrill, sotto un ponte di zona Viale Certosa. Ne avrei di storie da raccontare. Racconta, faccio, fra un boccone e l'altro di mozzarella e pomodori. Lì vicino c'era un campo Rom e da lì venivano da noi in Autogrill a mangiare, bere il caffè. Una volta mi hanno scheggiato la macchina. Non so come sia successo. Mi hanno detto che il giorno dopo sarebbero venuti a ripararmela. Non li ho visti più per mesi. Un giorno, dopo molto tempo è venuto un capo Rom. Portava un paio di quegli anelli del potere enormi, diamanti, credo. Mi si avvicina io stavo lavorando al banco bar. Gianni, mi dice. Mi chiamava Gianni. Tutti loro mi chiamavano Gianni. Mai Gimmi. Solo Gianni. Gianni, mi dice, più tardi lascia la macchina a questo indirizzo e torna a prenderla domani. Io un po' perplesso ho annotato l'indirizzo e quando sono smontato sono andato a quell'indirizzo. Era un carrozziere Rom. Ho pensato, domani ne trovo due di macchine. E rideva , Gimmi, mentre mi raccontava questa storia. Oh, comunque, fa, il giorno dopo sono andato e la macchina era ancora lì. L'avevano riparata. Devo qualcosa? Ho chiesto. Niente, è stata la risposta, te lo dovevamo fare, il lavoro, ma ce n'erano altri da fare, prima. E ride Gimmi, capito, gli zingari? Dopo dicono...Anch'io sorrido. I luoghi comuni non muoiono mai, dico. Poi, fa, continuando Gimmi, addentando una fetta di salmone affumicato, erano sempre lì, i rom, dentro al bar dell'autogrill. Ridevano e festeggiavano sempre, bevevano, mai un litigio. La gente telefonava alla polizia e una volta è arrivata una pattuglia. E che è successo, chiedo. Hanno parlato un po' e dieci minuti dopo stavano bevendo insieme ai poliziotti e ridevano tutti a crepapelle. Eh, ne ho tante di storie da raccontare, sei anni sono tanti. Perchè la gente chiamava la polizia? Chiedo. Boh, fa. E chi lo sa.Finiamo di mangiare, portiamo i vassoi nei raccogli vassoi. Stai fotografando, Gimmi? Sì, fa lui, col cellulare, scatti all'impronta, istintivi. Vedo sempre le sue foto su Facebook e su Instagram. C'è dell'arte, dentro. Le foto fermano il tempo, lo congelano. Sono quadri, è come l'occhio ha colto l'attimo, quell'attimo che si sceglie e non vedono tutti. Sai, mi fa, mentre torniamo al lavoro: ho deciso di comprarmi una macchina fotografica nuova. Una digitale con lo stesso sistema delle non digitali. La vita è come un gambero, un passo avanti e due indietro. Non in tutto è sbagliato, questo modo di procedere. Non voglio premi né riconoscimenti, voglio mostrare battiti di palpebre e immortalarli per sempre...dopo ti senti bene. Dopo stai bene. Perchè hai fatto quello che dovevi fare. E nessuno ci può fare niente, piaccia o meno. Non è un mondo da fermoimmagine. É un mondo filmico, un modo troppo veloce per fermare battiti di palpebre. Hai ragione Gimmi, andiamo a guadagnarsi il pane, dico. Per questo però bisogna restare con gli occhi aperti. Già, se chiudi le palpebre potresti sognare e nessuno vuole i sogni. Non sono popolari...

                                                                      




















Tutte le reazioni:













Tutte le reazioni:





sabato 27 luglio 2024

Trekking rifugio Prabello e Sasso Gordona, giro ad anello dalla Val di Muggio.

 23  luglio, in macchina oltrepassiamo il confine italo-svizzero, da Chiasso e siamo in tre: la crew di sempre, dell'anno scorso, dei trekking d'estate nelle valli lombarde: io , Enrico e Carlo, l'alpinista, la guida, il nipote del partigiano, come lo chiamo io per i mille racconti del nonno antifascista contrabbandiere di talco per necessità lungo il confine svizzero. I doganieri italici neanche ci filano, sbirciano nelle auto con presenze femminili e ci lasciano passare senza degnarci di uno sguardo. Ci inerpichiamo su per una serie di strade che salgono, un dedalo nelle campagne montane e ci infiliamo in un agglomerato di case di montagna e all'improvviso sbuchiamo in una piazzetta con sullo sfondo una chiesa. Siamo a Cabbio, Svizzera Italiana. Mentre scendiamo dall'auto, una panda a metano di Enrico( 8 euro andata e ritorno)notiamo una postina svizzera con un'auto elettrica gialla che ritira dei plichi da una cassettina. Un immagine di tranquillità assoluta, il silenzio nemmeno rotto da un rombo di motore, ora che anche la nostra utilitaria è spenta. Con bacchette e zaini cominciamo a inerpicarci su una salita di asfalto. Su un cancello qualcuno ha dipinto a mano una scritta di vernice verde"basta pisciate di cani", più avanti un signore anziano in bermuda, uno strano capello, barba autroungarica, ci saluta e ci dice, " ma siete vecchi che usate le bacchette?". Ridiamo insieme constatando le abitudini goliardiche degli anziani del luogo che ci tengono ad alimentare l'alone di longevità che si portano dietro gli abitanti della montagna abituati a inerpicarsi sin da bambini sulle palestre naturali che sono i percorsi montani. Poi inizia il percorso vero e proprio su una strada di sassi incastonati alla meglio per dare prensilità agli sterrati. Il percorso, che sarà ad anello, prevede secondo la tabella di marcia di Carlo l'alpinista, due ore e mezza di salita e altrettante di discesa. Ci metteremo di meno, ad una media più o meno di tre minuti al chilometro.  Il percorso è in gran parte sotto il fresco degli alberi del bosco e, considerato che veniamo da Milano, dove ci sono circa 35 gradi, proviamo un naturale e istintivo refrigerio. Saliamo a zig zag e parliamo di un sacco di cose , un sacco di storie e di detti e non detti, che durante l'anno non si ha mai il tempo di raccontarsi. Camminare in montagna è anche raccontare e raccontarsi, dai massimi sistemi a questioni più o meno amene. Mentre camminiamo, Carlo, la nostra guida , che fa strada con un navigatore tra i percorsi indicati dai classici cartelli a punta dipinti del biancorosso Lanerossi Vicenza, tipico dei percorsi di montagna, come mi viene da definire questo bicolore denunciando la mia natura di boomer, ci rende edotti su un mucchio di questioni di carattere ambientale. I letti di torrenti e ruscelli sono asciutti, così da anni, ormai, vista la scarsità di neve in cima, con buona pace dei negazionisti del riscaldamento climatico come Rubbia, che decidiamo all'unanimità e con non poco godimento goliardico di condannare a percorrere questi letti di rocce aguzze a piedi scalzi fino a valle, come penitenza per le sciocchezze che va cianciando. Enrico approva sogghignando alla grande sotto i suoi occhiali da vista gramsciani e l'espressione ironica tipica di noi del sud mediterraneo. Che è poi la stessa di Carlo, nonostante il suo essere del tutto alpino. Più alpino delle alpi, se si può dire. Man mano che saliamo cominciamo a sudare e  le bacchette danno non poco conforto alle nostre schiene impiegatizie, accompagnando gli sforzi della muscolatura delle gambe di appena abituali camminatori di pianura. Ma in montagna è un'altra cosa. Devi scegliere le parole da dire e dirle al momento giusto, infilandole fra uno sforzo respiratorio e l'altro e in mezzo ai rivoli di sudore che cadono copiosi, nonostante la temperatura accettabile, rispetto a quella di provenienza. Lungo il percorso notiamo molti alberi secchi, segno che la siccità sta colpendo persino la montagna, che non ne ha mai sofferto. I loro tronchi sparsi su terreno sono lasciati disordinati, segno d'abbandono di questi sentieri escursionistici, in luogo delle gite in auto il più vicino possibile ai rifugi alpini, ridotti sempre più a mangiatoie per turisti e sempre meno a premi di conforto al termine di uno sforzo che dona salute e tempra lo spirito. Ad un certo punto varchiamo il confine fra italia e Svizzera e qui, spiace dirlo, si nota subito la differenza: percorsi puliti, legna di alberi secchi tagliata e raccolta ordinatamente e case cantoniere attive, a differenza dei vecchi ruderi diruti di quelli che una volta dovevano essere i posti di frontiera italiani, incontrati poco prima,  lasciati incustoditi e in stato di degrado modello Beirut anni '80. Sembravano letteralmente bombardati! Enrico dice, eccerto,  qui da noi bisogna prima fare le gare d'appalto , che poi vincono quelli che pagano i dipendenti due dita negli occhi.   Subito dopo incontriamo delle mucche al pascolo, bianche pezzate d'arancione, che ci guardano con una certa sorpresa ma senza scomporsi più di tanto. Commentiamo che il loro latte deve essere buonissimo, se si nutrono di erba di montagna , certo in contrasto, con le mucche da me viste in un allevamento lombardo, rinchiuse in due metri di box metallico, con la mangiatoia legata alla bocca , sicuramente ripiene di antibiotici...e lo sanno tutti, tanto che una volta per scherzo la mia dottoressa, per un'influenza, mi disse,  si faccia una bistecca, è la stessa cosa che prendere gli antibiotici ed è più gradevole."Dopo due ore e mezza giungiamo in prossimità del rifugio,  scorgiamo la bianca sagoma del Rifugio Prabello, sullo sfondo di una valle in mezzo alla quale si scorge il lago di Como. Ci fermiamo nel recinto, davanti a delle panche di legno e ci cambiamo, gettando un occhio ai tavolacci all'aperto, dove , sono le 11,40 circa, partiti alle 9,30, circa, c'è già seduto qualche avventore. Mentre ci cambiamo e asciughiamo, ammiriamo lo splendido paesaggio di case dai tetti rossi di Como e dintorni e in mezzo a due cime, lo specchio appannato di foschia, ma non per questo meno affascinante, del Lago di Como. Ci avviciniamo ai tavoli di questo rifugio che si presenta come un parallelepipedo con un grande tetto a spiovente, di certo essenziale, ma con un'insospettabile capacità di 25 posti letto, respirando a pieni polmoni l'aria salubre dei 1200 metri. Mentre ci sediamo, Carlo, immancabilmente aveva prenotato il giorno prima, ci accoglie un camminatore di montagna piuttosto agè, un perfetto sosia di Giuseppe Garibaldi e infatti, familiarizzando con noi, così ci dice che possiamo chiamarlo. Ci racconta che viene da un paesino lì nei pressi e che una volta, prima dei bombardamenti alleati, aveva un'azienda tutta sua a Milano. Mentre ci sediamo lo ascoltiamo raccontare...i vecchi hanno da raccontare e , posso di certo dirlo, i vecchi, nell'epoca dei social ridotti a mitraglia-insulti, lo sanno fare meglio di chiunque. E ora mangiamo, il meritato premio. Cinzia, la moglie del cuoco, una bella e sorridente ragazza incredibilmente affabile, tanto che accetterà alla fine che paghi con bonifico, non avendo con me contanti ne' linea telefonica, senza nemmeno chiedermi le generalità ( è proprio gente genuina di montagna, ma dove li trovi più?), ci snocciola il menu ( rimando i più curiosi a visitare il sito internet) e ciascuno di noi sceglie quello che ritiene più opportuno: io ed Enrico scegliamo la polenta uncia (non si può andare in montagna senza consumare la polenta persino d'estate), per i profani, polenta con formaggio fuso. Carlo invece, precisando che è vegetariano ( per lui gli animali hanno un'anima- e sono d'accordo)prende i tagliolini al pesto. Cinzia apprendendo che è vegetariano gli fa una battuta sull'uovo dei tagliolini. L'importante è che non ci sia carne, io sono un vegetariano animalista, il salutista è una conseguenza. Tutto detto da entrambi senza spirito di polemica, ma per puro sfottò reciproco. Innaffiamo il tutto con barbera su consiglio di Garibaldi. Restiamo ad ammirare il paesaggio, mentre mangiamo su un tavolaccio tipico, all'aperto constatando che il tempo atmosferico ha retto stupendamente, regalandoci un' ennesima indimenticabile splendida giornata di pieno contatto con la natura. E ce lo prendiamo come regalo divino, in attesa che l'uomo distrugga tutto, persino i moscerini, diminuiti negli ultimi anni a morire sui deflettori della automobili, ennesimo segnale della morte lenta e permanente del nostro bel pianeta che i signori delle multinazionali non hanno intenzione di consegnare intatto a figli e nipoti. Forse, visto che ora c'è l'intelligenza artificiale, queste menti da australopitechi moderni, pensano che giocoforza anche il pianeta è destinato a diventarlo! Torniamo in discesa e completiamo il nostro percorso circolare, usando i muscoli in frenata ( chi ha detto che in discesa si soffre meno?)continuando a parlare di un mucchio di cose interessanti, di betulle che crescono in montagna perchè hanno acque e terreno fertile, del fatto che intorno a loro crescano dei funghi allucinogeni ( questa la sapevo io) e di quanto era buoni il pane e i dolci fatti da Carlo, con delle particolari miscele di legumi e spezie. Al ritorno passiamo da un supermarket in Svizzera per acquistare prodotti biologici che in Italia, udite udite e ...ma va? costano il triplo. Prendendo un'ascensore incontriamo una famiglia svizzera. I due figli piccoli ci dicono buongiorno. Ci guardiamo in faccia. Be', meno male, non tutti gli esseri umani sono discendenti di popoli alieni che sono stati lasciati sulla terra da astronavi extraterrestri con il compito di distruggere il pianeta...

Foto di Enrico.